15 aprile 2010

Giovanni Pistorio : 4° Congresso Nazionale Slc Cgil

Nel corso dei lavori del Congresso Nazionale SLC CGIL, insieme ai compagni della delegazione piemontese Rabellino e Russo abbiamo elaborato due Ordini del Giorno che, dopo essere stati sottoscritti da numerosi delegati, sono stati consegnati alla Commissione Politica del Congresso.

Il primo dei due riguarda la crisi occupazionale nel settore dei call center in outsourcing ed è quasi identico a quello che già è stato approvato nel corso del Congresso Provinciale SLC CGIL Catania, dal Congresso Provinciale della CGIL di Catania e dal Congresso Regionale CGIL Sicilia. Tale OdG è stato particolarmente apprezzato, per i suoi contenuti propositivi, sia dalla Commissione Elettorale che dalla platea congressuale ed è una perfetta sintesa dell'elaborazione politica che il gruppo dirigente della SLC CGIL Catanese e Siciliano ha costruito in questo ultimo anno.

Sull'Odg che riguarda il Mass Recording (primi firmatari Rabellino- Pistorio-Russo-Biondi-Foti-Licciardello-Denti) si è aperta una grande discussione. L'Odg in questione, infatti, non è stato sostenuto all'unanimità dalla Commissione Elettorale in quanto alcuni tra i suoi componenti, facenti parte della delegazione della Lombardia, hanno espresso opinioni diverse su tale questione, quindi l'esame dell'OdG è stato rinviato alla platea congressuale.

Nel corso del dibattito assembleare (gli animi sono stati particolarmente agitati) sono venute fuori ancora una volta le due posizioni che già erano emerse nel corso dei lavori della Commissione Politica. Infine, dopo l'intervento del Segretario Generale Emilio Miceli, si è convenuto di rinviare la discussione alla prima riunione utile del Comitato Direttivo Nazionale.

Il tentativo di ricomposizione unitaria di Emilio è stato, per me e per quasi tutti i presenti, particolarmente convincente per diversi ordini di ragioni che di seguito provo a sintetizzare (Emilio ha chiesto su tali questioni un impegno vincolante a tutta l'organizzazione)

1)Nelle prossime ore deve essere invitato da SLC CGIL una richiesta di intervento al Garante della Privacy (e ciò anche al fine di tutelare i dati sensibili dell'utente/consumatore;

2)Devono essere sollecitate iniziative comuni da intrarpendere con le associazioni dei consumatori (a Catania abbiamo visto bene in tal senso)

3)la discussione sull'articolo 4 L.300/70 va affrontata al primo Direttivo Nazionale (ancora su tale questione mai si era aperto un reale confronto ed è stato chiamato a decidere, di volta in volta, il coordinamento di settore TLC che non può essere esaustivo delle posizioni dell'intera SLC CGIL);

4)In attesa del dibattito in comitato direttivo nazionale e delle decisioni che verranno prese in tale sede, nessuno a qualsiasi livello potrà sottoscrivere accordi sul Mass Recording.

Lo ammetto, le delegazioni di Sicilia e Piemonte sono state particolarmente dure ed intransigenti sul Mass Recording (abbiamo messo tutto sotto sopra creando un bel casotto )ma tale intrasigenza è stata necessaria per provocare una attenta discussione su una materia che rischiava di sfuggirci dalle mani.

Sui numeri e sulle quote siamo forse eccessivamente indulgenti ma sui principi siamo tosti e duri .

Un vecchio politico che ancor oggi considero il mio vero maestro mi diceva sempre : "cedi sui numeri, quando serve, ma sui principi non si tratta"

Giovanni Pistorio

Segretario Generale

Slc Cgil Catania

Davide Foti: Piano Industriale 2010-2012 di Telecom Italia

Cari Colleghi,

nei primi giorni di questa settimana Telecom ha portato a conoscenza del mercato finanziario,azionisti etc.. le linee guida del nuovo piano industriale 2010-2012. Le dichiarazione dell'amministratore delegato Franco Bernabè fatte nei vari quotidiani non lasciano presagire nulla di buono, anzi... Si vanta di aver avuto un bilancio in attivo, ma continua a piagnucolare sul debito di Telecom, è felicissimo di aver ottenuto una diminuzione del personale del 10% e di aver recuperato una buona efficenza globale dell'azienda. Sottolinea inoltre che nei prossimi anni, per resistere nel selvaggio mercato delle TLC, dovrà esternalizzare e recuperare sul costo del lavoro circa 2-3 miliardi di euro. Rimango basito da quanto dichiarato e sottolineo che i prossimi tre anni non saranno di certo una passeggiata di salute, anzi una vera e propria battaglia di salvaguardia del posto di lavoro. Invece di investire, produrre nuove tecnologie e puntare sulla qualità del servizio ancora una volta Telecom vuole recuperare finanze dall'anello più debole e fondamentale di una azienda di servizi e cioè: "NOI LAVORATORI". Il 19 aprile ci sarà un incontro con le Segreterie Nazionali dove verrà presentato il nuovo piano industriale alle Parti Sociali e dove si scenderà sul particolare dell'esubero. Sono consapevole che al più presto, nei vari territori, bisognerà organizzare assemblee e strategie da portare avanti per scongiurare ogni tipo di esternalizzazione e riduzione del personale. Da oggi qualcosa è cambiato, sta a noi accettare o meno questo cambiamento.

Grazie

Davide Foti

Resp. TLC

RSu Nazionale

14 aprile 2010

4° Congresso Nazionale Slc Cgil: Confermato Segretario Generale Emilio Miceli

BARI - Si è chiusa con la conferma del segretario generale Emilio Miceli (82 voti su 100) la terza e ultima giornata di lavori al congresso nazionale dell’Slc Cgil al teatro Petruzzelli di Bari. Anche oggi, al centro del dibattito, c’è stata la crisi, che tocca pressoché tutti i 38 comparti che formano il sindacato della comunicazione Cgil. A partire da Telecom, dopo le dichiarazioni allarmanti di ieri dell’ad Bernabè, che in occasione della presentazione del nuovo piano industriale ai soci azionisti, ha annunciato nuovi esuberi di personale. “E’ l’ennesimo insulto per i lavoratori - ha affermato Luca Damiani, delegato Slc alla Telecom di Milano -, dopo i tagli portati a compimento nei mesi scorsi e considerando che sempre i vertici del gruppo hanno deciso la distribuzione del dividendo agli azionisti alla prossima assemblea del 29 aprile”.


Le difficoltà investono anche colossi editoriali come il Corriere della Sera. Lo ha riferito Giulio Matarrese, delegato Slc poligrafici del gruppo Rcs, dove il 2010 sarà il sesto anno consecutivo di riorganizzazione con tagli al personale: “Da quest’anno, però, c’è una novità negativa ulteriore, con i prepensionamenti dei giornalisti, che ai affiancano a quelli dei poligrafici, una categoria a rischio ormai di estinzione, ridotti a 6.500 unità; è la seconda parte della crisi, dovuta all’aumento del prezzo della carta”.


Per non parlare di quanto accade a Teleperformance, l’azienda di call center che la settimana scorsa ha improvvisamente annunciato la chiusura, mettendo in mobilità tutti i 900 addetti assunti a tempo indeterminato, 700 dei quali appartenenti della sede di Taranto. “Un’ecatombe per noi - ha denunciato dal palco Andrea Lumino, segretario provinciale Slc, nonché Rsu aziendale -, considerando che trovare anche un lavoro a progetto nella nostra città, già investita dalla crisi dell’Ilva, è un miraggio. Una gestione volgare della crisi da parte del management, che ha motivato la sua decisione con l’assenteismo dei lavoratori, proprio mentre il mese scorso avevamo raggiunto gli indici più alti di produttività”.


Non meno critica è la situazione alla sede di Teleperformance al Parco Leonardo di Fiumicino, ha osservato il collega Luca Alessandrini, delegato Slc di Roma e Lazio, dove il sindacato si batte contro il licenziamento di 200 lavoratori, mentre questi ultimi sarebbero disponibili anche a tornare a collaborazione pur di mantenere il posto di lavoro, vanificando così tutto il lavoro fatto in precedenza proprio dal sindacato per ottenere la loro stabilizzazione.


La crisi è stata oggetto anche dell’intervento di Daniele Carchidi, della Slc calabrese, che ha elencato i tanti ‘manager banditi’ presenti nel settore delle tlc, dai casi Agile-Eutelia a Phonemedia, che prendono letteralmente in ostaggio i lavoratori, sfruttandoli a più non posso per poi abbandonarli al loro destino. Dello stesso tenore, l’apporto al congresso di Silvia Ventavoli, Slc Milano, che giudica impellente l’inserimento di una clausola sociale nei contratti per arginare le sempre più frequenti esternalizzazioni di attività, preludio ad esuberi e licenziamenti, da parte di aziende che si rivelano autentiche ‘scatole vuote’.


La crisi è così forte al Sud, tanto che il sindacato, come ha riferito Anna Russelli, segretaria Slc Basilicata, rischia addirittura di scomparire per mancanza di iscritti, dopo la nuova ondata di tagli nelle uniche aziende presenti nella regione, Telecom e Poste. Invece, Marilena Scimia, segretaria Slc l’Aquila, ha ricordato il caso dell’E-care, dove è delegata, un’azienda locale di tlc che ha chiuso dopo il terremoto, riaprendo successivamente con un’altra sigla, precarizzando però tutto il personale. La crisi sta coinvolgendo anche ‘fasce protette’, come lo sono state finora le 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane, peraltro minate dai continui tagli al Fus e ora in pericolo per l’imminente decreto annunciato dal ministro dei Beni Culturali Bondi, con cui intende azzerare il 2° livello contrattuale, portare la contrattazione all’Aran e introdurre il lavoro a chiamata nel comparto.


“Più che una flessibilità si delinea una vera e propria precarizzazione dell’occupazione per via legislativa – ha denunciato Cristina Pierattini, delegata Slc al Maggio Fiorentino -, che si tradurrà presto in tagli al personale anche da noi”. In questa ‘valle di lacrime’, qualche novità positiva c’è, come quella che ha raccontato Marco Del Cimmuto, delegato Slc Firenze, riferendosi alla Answer di Pistoia, azienda di tlc, dove a seguito della mobilitazione e della lotta intrapresa dalla Cgil, con un’occupazione durata mesi, si è riusciti a evitarne la chiusura, grazie all’ausilio di tutta la comunità locale”. “Da qui che la Cgil deve ripartire, realizzando anche il ricambio generazionale - ha invocato il segretario Slc di La Spezia, Matteo Bellegoni, il più giovane delegato al congresso -, rinnovamento auspicato dallo stesso segretario generale Slc, Emilio Miceli.

di Roberto Greco

Alessandro Genovesi (Slc Cgil) Segretario Nazionale Tlc su Piano industriale Telecom:

13/04/2010

Il piano industriale presentato da Telecom Italia "conferma due scelte sbagliate: si continuano a staccare dividendi per gli azionisti e non si affrontano i nodi veri, come ad esempio la creazione delle reti di nuova generazione (Ngn), scaricando sui lavoratori il problemi del management". Lo afferma Alessandro Genovesi, segretario nazionale della Slc Cgil, definendo quello di Telecom un piano "senza ambizioni".

Intanto la Slc Cgil lancia "la proposta di un piano straordinario di finanziamenti pubblici per fare la rete di nuova generazione. Proponiamo - spiega Genovesi - che lo Stato destini quattro miliardi invece che per la costruzione del Ponte di Messina, per la creazione di un consorzio pubblico- privato che punti alla realizzazione delle Ngn.

Dal canto loro gli operatori, Telecom in testa, dovrebbero mettere altri 3-4 miliardi. Così si potrebbero cablare in fibra ottica almeno i capoluoghi di provincia, garantendo una velocità di collegamento da 100 megabit al secondo in su. E' l'unica strada per rilanciare il settore e creare fino a 40mila posti di lavoro. Altrimenti per le società di telecomunicazioni e di informatica - conclude Genovesi - l'unica possibilità, in assenza di investimenti, sarà quella di tagliare posti di lavoro".

13 aprile 2010

Emilio Miceli Segretario Generale Slc Cgil su piano industriale Telecom

“Bernabè non può promettere maggiori dividendi agli azionisti e dare schiaffi ai lavoratori”. E’ la reazione al Piano Industriale presentato oggi dall’Amministratore Delegato di Telecom, Franco Bernabè da parte del Segretario generale di Slc-Cgil, Emilio Miceli.

“Dalle dichiarazioni dell’A.D. di Telecom –afferma Miceli - dividendi ed esuberi sembrano essere le due coordinate del piano di un gruppo che, è bene ricordarlo, si ritira progressivamente dalla platea sovranazionale delle Tlc, e diminuisce la sua capacità competitiva nel mercato italiano”. Per Miceli, “tante aziende, in una fase come l’attuale, proprio per far fronte alla crisi, hanno deciso di non distribuire dividendi e di attendere tempi migliori. Telecom, che è un’azienda in forte difficoltà innanzitutto industriale e poi anche finanziaria, sceglie la strada di rassicurare solo gli azionisti con la promessa di maggiori dividendi nei prossimi anni, senza indicare obiettivi di politica industriale in grado di rilanciare l’insieme del gruppo”.

“E’ ormai diventata una vera e propria ossessione quella di annunciare continui esuberi anche quando questi oramai non determinano nemmeno il rimbalzo di qualche minuto in borsa” prosegue il leader di Slc-Cgil assicurando che “andremo all’incontro del 19 sul piano industriale con la determinazione di chi sa che Telecom deve trovare forza e capacità per rilanciare gli investimenti e dare anche stabilità al lavoro”.

Telecom Italia: Presentazione bilancio e Piano industriale:

13 aprile 2010

La presentazione dei dati di bilancio è stata anche l’occasione per presentare i nuovi target del piano industriale per il triennio 2010/2012. Il management di Telecom Italia prevede per il periodo in esame una crescita media annua dei ricavi nell’ordine dell’1%, mentre il margine operativo lordo dovrebbe raggiungere i 12 miliardi nel 2012. A fine piano l’indebitamento netto dovrebbe ridursi a 28 miliardi di euro, nonostante investimenti previsti per circa 12 miliardi nel triennio.

Per l’esercizio in corso i vertici dell’azienda prevedono un calo dei ricavi nell’ordine del 2-3% rispetto al 2009 e un margine operativo lordo sui livelli dello scorso anno. L’indebitamento netto dovrebbe scendere a 32 miliardi, mentre gli investimenti industriali dovrebbero attestarsi a circa 4,3 miliardi.

Telecom Italia non ha voluto dare indicazioni su possibili tagli al personale, affermando che verranno prese decisioni mentre si realizza il piano di riduzione dei costi.

"Il problema dell'efficienza è in continua evoluzione, abbiamo una trattativa aperta con il sindacato, apriremo dei tavoli", ha detto l'AD Franco Bernabè, sulla possibilità di nuove riduzioni, nella conferenza stampa seguita all'incontro con gli analisti per l'aggiornamento del piano industriale.

Alla domanda se fossero in programma nuovi tagli dopo quelli, già concordati con il sindacato, che si chiudono a fine 2010, ha risposto: "Le società di telecomunicazione hanno bisogno di migliorare la propria efficienza e produttività".

12 aprile 2010

Congresso Nazionale Slc Cgil: Parla Antonio Migliardi responsabile risorse umane di Telecom Italia

BARI - D’accordo con le analisi e spesso anche con le suggestioni offerte dalla relazione del segretario generale di Slc, Emilio Miceli, quasi tutti gli intervenuti in rappresentanza delle maggiori aziende di telecomunicazioni invitate al quarto congresso nazionale della categoria. A partire dal responsabile delle risorse umane di Telecom Italia, Antonio Migliardi, che pur rimarcando l’immodificabilità del trend di mercato che pone oggi le relazioni industriali in condizioni diverse da “una mera partita a due, stante la multilateralità e l’interdipendenza degli interessi in gioco, in particolare in una fase di crisi come l’attuale”, ha sottolineato la necessità di stabilire un confronto costante fra le parti, informando anche che “sono già in calendario appuntamenti fra l’azienda ed sindacati”: Circa le anticipazioni circolate su nuovi esuberi, Migliardi ha infine precisato che Telecom Italia non ha fin qui fatto dichiarazioni circa l’esternalizzazione della parte informatica del gruppo e si è detto certo “del ruolo importante che anche il sindacato è chiamato a giocare in questa delicata fase delle relazioni sindacali”.

Di apprezzamento dell’impianto analitico e propositivo contenuto nell’introduzione di Miceli ha parlato anche Massimo Sarmi, amministratore delegate di Poste Italiane. Paventando i rischi di una rincorsa al ribasso della qualità dei servizi insiti in un eccesso di quella liberalizzazione dei servizi postali “cui pure siamo chiamati a concorrere”, Sarmi ha voluto ribadire i valori che l’azienda mette a base della propria attività, a partire dalla sicurezza, la riservatezza, l’affidabilità: “valori - sono state le sue parole - che, anche in questo paese, bisogna avere il coraggio di dire che vanno tutelati soprattutto a difesa dei più deboli”.

4° Congresso Nazionale Slc Cgil: Parla il Segretario Emilio Miceli

Bari 12 aprile 2010

Il tema del congresso è ‘Modernità senza precarietà’. “In questo momento il settore delle telecomunicazioni -dice Miceli- vive una situazione di difficoltà, di flessione, dovuta sia alla crisi economica, sia al fatto che siamo un paese ’saturo’ per quanto riguarda la telefonia mobile. Dall’altra parte c’è quella che possiamo definire l’altra faccia del nostro settore: la banda larga e l’internet mobile che sono e possono rappresentare un’opportunità di crescita”.

Due i temi all’ordine del giorno per il sindacato delle tecomunicazioni. “Innanzitutto la decisione di Telecom -spiega Miceli- che ha scelto lo scorporo dell’area informatica, puntando ad essere sempre più un’azienda commerciale e non industriale; e poi il comportamento dei grandi operatori telefonici che ‘tirano’ sui costi -sottolinea ancora il sindacalista- chiedendo ai call center stessi volumi di lavoro, ma a prezzi più bassi, spingendo anche gli stessi call center a delocalizzare, in modo da abbassare ulteriormente i costi del lavoro”. Senza contare, aggiunge Miceli, che “stanno scadendo in questi primi mesi del 2010 gli incentivi fissati dalla circolare Damiano per la stabilizzazione dei lavoratori dei call center, cosa che alza ulteriormente i costi per le aziende”.

Per Miceli questi elementi rischiano “di creare una vera e propria ‘bomba sociale’ nel 2010 nel Sud Italia, in Toscana, in aree depresse come Ivrea. Basti pensare cosa può voler dire, in una cittadina come Catanzaro, perdere duemila posti di lavoro nei call center. E la stessa cosa -aggiunge- rischia di avvenire a Vibo Valentia, Taranto, Lecce”. Per questo il sindacato, durante il congresso chiederà, spiega il numero uno della Slc, “al Governo di dare corso al tavolo aperto presso la presidenza del Consiglio dei ministri, di fare da ‘regolatore’ di questa situazione”. L’obiettivo è chiaro: “Il settore delle tlc -afferma Miceli- nel 2010 non deve essere ‘impiccato’ dalle scadenze degli incentivi per la stabilizzazione”.

E l’anno in corso, secondo Miceli, si preannuncia ‘nero’ non solo per la telefonia. “Poste Italiane -spiega- che quest’anno si avvicina verso la liberalizzazione, ha annunciato a noi sindacati 10.000 esuberi nel recapito postale. Numeri che mettono in discussione un servizio per il quale a pagare è lo Stato. Ci troviamo quindi -aggiunge- davanti a un’azienda che continua a macinare utili e a operare nei serivizi bancari e assicurativi, e che perde, però, in quelli che sono i servizi tradizionali come sono i servizi postali”.

I problemi non mancano poi in tutta la filiera che va dalla produzione della carta al sistema editoriale. “In questi mesi -dice Miceli- abbiamo perso 3.000 posti di lavoro in tutta la filiera. C’è innanzitutto una caduta nella produzione della carta, con la crisi economica da un lato e lo sviluppo di internet dall’altro, che stanno distruggendo il settore”.

”Nel sistema editoriale -aggiunge il sindacalista- si registra un calo del 30-35% della pubblicità, e si rischia di lasciare il Paese in mano a pochi oligarchi dell’informazione. Questo perchè chi ha la pubblicità vive, chi non ce l’ha muore”. E anche su questo Miceli chiede l’intervento del Governo. “E’ necessario -dice- regolare il sistema della pubblicità e a questo dovrebbe essere il compito dell’Agcom e anche del Governo. Questa è una vera emergenza per il paese perchè è un problema che incrocia il settore dell’informazione”.

Slc Cgil, oggi si apre il quarto congresso nazionale

Lunedì 12 aprile 2010

"Modernità senza precarietà": sarà questo il tema centrale del IV congresso nazionale di Slc Cgil, il sindacato che tutela i lavoratori di telecomunicazioni, information technology, call center, emittenza radiofonica e televisiva, poste e servizi postali, produzione culturale e spettacolo, industria della carta, editoria e grafica. Al congresso, che si svolgerà nella splendida cornice del Teatro Petruzzelli di Bari, appena restaurato, parteciperanno 433 delegati in rappresentanza dei 97.000 iscritti a Slc, che gestisce ben 33 contratti nazionali di lavoro.


I lavori si apriranno nel pomeriggio di lunedì 12 aprile con una performance dell’ensemble dell’orchestra del Petruzzelli. Il Sindaco di Bari Michele Emiliano e il sovrintendente del Petruzzelli Giandomenico Vaccari porteranno il proprio saluto.


Dopo la relazione introduttiva del Segretario generale Emilio Miceli (in programma nel pomeriggio del 12 aprile), interverranno alcuni degli invitati tra cui figurano il Presidente di Poste Italiane Giovanni Ialongo; l’Amministratore Delegato di Poste Italiane Massimo Sarmi; Piero Capodieci, Presidente Assografici; Riccardo Tozzi, Presidente Anica; Sergio Escobar, Direttore Piccolo Teatro di Milano; Antonio Migliardi, Responsabile Risorse Umane di Telecom Italia.


Nella seconda giornata si avvicenderanno gli interventi dei delegati. Le conclusioni, il 14 aprile, sono affidate a Fabrizio Solari, Segretario Confederale Cgil, prima del voto finale dei delegati. In programma anche il saluto del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.


Saranno presenti ai lavori congressuali anche Gianluca Ventura, Risorse Umane di Vodafone; Marco Tripi, A.D. Almaviva; Mario Primo Salani e Lelio Grassucci, Mediacoop; Valter Recchia, CNA; Raffaele Nardacchione, Asstel; Andrea Antonelli, A.D. Almaviva Contact; Onofrio Capogrosso, Responsabile Relazioni Sindacali di Telecom Italia; Laura Servato, Direttore Risorse Umane E-Care; Paolo Sarzana, Direttore Comunicazione Teleperformance; Roberto Bogio, Country manager Transcom Worldwide Italy; Titti Di Salvo, Presidente Civ Enpals; Rino Tarelli, Commissario straordinario IPost; Maurizio Zipponi, Responsabile nazionale lavoro IDV.


Saranno presenti ed interverranno l’On. Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera; il Sen. Vincenzo Vita, Vicepresidente della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali).


Nutrita la presenza dei segretari generali di sindacati confederali di categoria tra cui Filomena Trizio, Nidil/Cgil; Vito Vitale, Fistel/Cisl; Bruno Di Cola, Uilcom/Uil; Mario Petitto, Slp/Cisl; Ciro Amicone, Uilposte; Walter De Candiziis, Failp/Cisal; Salvatore Muscarella, Ugl Comunicazioni; Raffaele Gallotta, Sailp Confsal; Roberto Natale, Segretario Generale Fnsi; Ermanno Anselmi, Segretario Generale Sinagi. Presenti anche Giovanni Forte, Segretario Generale Cgil Puglia e Pietro Colonna, Segretario Generale Cgil Bari.


10 aprile 2010

Concetta Raia: Stanziamento fondi per le università siciliane

La Sicilia cambia:


Chiederemo al Governo della Regione di stanziare delle somme per incrementare i fondi per le università siciliane, così drasticamente tagliati dal governo centrale. Si delinea un quadro drammatico circa il futuro dei nostri giovani. Intelligenze sprecate che rischiano di affermarsi all'altrove o di rinunciare a laurearsi perché per migliaia di famiglie siciliane mantenere un figlio all'università diventerà un lusso insostenibile.

Concetta Raia » NEWS: DOMANDE PER CANTIERI DI LAVORO…

Si rende noto che a decorrere dal 29 marzo 2010 e fino al 23 aprile 2010 i lavoratori che intendono partecipare alla formulazione della graduatoria per l’avviamento nei cantieri regionali di lavoro da istituire nei comuni della Sicilia ai sensi della legge regionale n. 6/2009 possono presentare la domanda presso tutti i Centri per l’impiego dell’Isola nonché nelle sedi degli sportelli multifunzionali i cui indirizzi possono essere reperiti nel sito della Regione siciliana www.regione.sicilia.it/lavoro nella pagina cantieri di lavoro.

Possono presentare domanda i lavoratori disoccupati di età compresa tra i 18 anni compiuti e i 65 anni non compiuti, che abbiano presentato al Centro per l’impiego competente per territorio la dichiarazione di disponibilità di cui al decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, come modificato dal decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297. Ulteriori e più dettagliate informazioni potranno essere acquisite visitando il sito del Dipartimento lavoro all’indirizzo sopra indicato nonché presso i Centri per l’impiego e gli sportelli multifunzionali

www.concettaraia.com

09 aprile 2010

Telecom Italia: Stato di agitazione per le strutture operative di INFORMATION TECHNOLOGY

Comunicato

Roma, 8 aprile 2010

Nella giornata di ieri si è tenuto l’incontro previsto dalla legge tra Telecom Italia e le strutture territoriali di Monza e Brianza unitamente alle competenti RSU di Milano, che non erano state incluse in indirizzo nella procedura relativa allo scorporo di IT Operation avviata in data 4 marzo 2010.

Nel corso di tale incontro Telecom ha ribadito le motivazioni aziendali che sono alla base dello scorporo già illustrate all’incontro dell’11 marzo u.s. presso l’Unione Industriali di Roma, ricevendo analoghe contestazioni da parte della delegazione sindacale presente all’incontro.

Inoltre alcune dichiarazioni aziendali circa i trattamenti che l’azienda ha in mente di applicare ai lavoratori che confluiranno in SSC relativi al Premio annuo ed alle diverse dinamiche che regolano i Premi di Risultato, non fanno che aumentare i timori del sindacato e dei lavoratori su un’operazione assolutamente sbagliata a livello industriale e complessa dal punto di vista dell’armonizzazione dei trattamenti.

Fermo restando che all’inizio di maggio chiederemo immediatamente un incontro formale all’azienda per verificare ed adeguare eventuali disparità di trattamenti previsti dai rispettivi secondi livelli di contrattazione, SLC FISTEL E UILCOM dichiarano aperto da lunedì 19 aprile a martedì 18 maggio 2010, come previsto dalla legge, lo stato di agitazione anche per le strutture operative di Information Technology in ambito Technology & Operation, così come definite anche dall’azienda in occasione degli accordi sulle ferie collettive 2010 che di seguito riportiamo:


INFORMATION TECHNOLOGY


STRUTTURA: IT INFRASTRUCTURE ENGINEERING & OPERATIONS

AMBITO: Data Center Nord Ovest, Nord Est e Centro Sud - Operativa -


IT SERVICE OPERATIONS

AMBITO: Control Room e Technical Support - Operativa -


TECHNICAL SECURITY

AMBITO: Security Operations Center - Operativa -


Ricordiamo a tutti i lavoratori che lo stato di agitazione determina la sospensione di tutte le prestazioni aggiuntive quali lo straordinario, la reperibilità e tutte le trasferte che inizino o finiscano al di fuori del normale orario di lavoro.

In un momento così delicato per migliaia di lavoratori registriamo con preoccupazione e rammarico il ritorno di tentativi di strumentalizzazione di alcuni sindacati che, con comunicati farneticanti e paventando l’esistenza di chissà quali segreti accordi firmati dai sindacati confederali, cercano di aumentare un livello di rappresentatività che non il sindacato, ma i lavoratori in prima persona hanno determinato con il loro voto.

Come SLC FISTEL e UILCOM, in un momento così delicato, invitiamo tutti alla massima unità di intenti finalizzata alla reale tutela dei lavoratori e non a polemiche strumentali che non possono fare altro che alimentare una sterile ed ingiustificata cultura del sospetto, l’ultima cosa della quale lavoratori hanno bisogno.

Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL


08 aprile 2010

Call Center (registrazione di massa): Slc Cgil Catania ringrazia il Segretario Nazionale Emilio Miceli

Grazie Emilio...siamo con te!

LA SLC CGIL MUOVE GUERRA CONTRO LA REGISTRAZIONE DI MASSA DELLE CHIAMATE.

Ricordiamo a tutti che la SLC CGIL di Catania ha, su questa materia, inviato esposti agli organi competenti in materia e dichiarato, a più riprese, la totale indisponibilità ad accettare tale principio per diversi ordini di ragioni.

A tal proposito vi invito a leggere la relazione introduttiva al Congresso Provinciale SLC CGIL di Catania.


Repubblica — 30 marzo 2010 pagina 12 sezione: TORINO


1. «PRONTI ad aprire un' istruttoria per verificare la situazione sulle presunte registrazioni delle chiamate nei call center». Parola del garante della privacy, uffici attenti alle questioni che riguardano compagnie telefoniche e servizi alla clientela. L' istruttoria è un atto dovuto, soprattutto se a richiederlo è il sindacato. Ed in queste ore la Slc-Cgil sta mettendo a punto l' esposto da inviare al presidente dell' Autorità, Francesco Pizzetti. Nel mirino del sindacato sono finiti i call center di ProntoSeat, dove secondo informazioni ricevute dai lavoratori si registrano chiamate senza nessun tipo di autorizzazioni, e poi la Vodafone, che per migliorare la qualità del 190 ha chiesto di registrare a campione, garantendo il massimo dell' anonimato per clienti e dipendenti. Proposta che è stata avanzata attraverso i call center fornitori di Vodafone, come ECare e Comdata. Ed in più la compagnia telefonica è forte di una risposta del ministero del Lavoro positiva sulla legittimità del nuovo sistema. Il sindacato, però, non è d' accordo e vuole maggiori garanzie: «Questa non può essere materia solo di trattativa sindacale anche se riguarda lo statuto dei lavoratori - sottolinea Renato Rabellino della Slc-Cgil - vogliamo la sicurezza da parte di un' autorità indipendente del fatto che si rispettino tutte le norme». E il numero uno nazionale di categoria, Emilio Miceli, aggiunge: «Rivolgersi al garante ci sembra un atto che possa far chiarezza anche rispetto alla clientela». Un bacino di circa 30 milioni di persone. Vodafone rimarca che «l' azienda e le società fornitrici non spiamo nessuno: è in corso una trattativa per un monitoraggio del servizio con l' unico scopo di migliorare la qualità, ascoltando le esigenze della clientela. In alcune società partner gli accordi, nel rispetto della privacy, si sono già raggiunti». E ProntoSeat sostiene che la Cgil è male informata: «Nessuna delle chiamate in entrata dell' 89.24.24 viene registrata, solo quelle in uscita e con l' obiettivo, come consente la normativa, di conservare il consenso del cliente rispetto ad un contratto di vendita di un prodotto o servizio». - DIEGO LONGHIN


Call center, registrazione delle telefonate la Cgil chiede l' intervento del garante

Repubblica — 02 aprile 2010 pagina 31 sezione: ECONOMIA


1. TORINO - La Cgil pronta a dare battaglia ai call center che intercettano le telefonate tra clienti e operatori. Il sindacato di corso d' Italia ha inviato un esposto al garante della Privacy dopo che Vodafone ha chiesto di registrare le chiamate al 190 partendo dalle aziende fornitrici, ad iniziare dalla E-Care e dalla Comdata di Torino. Potrebbero essere memorizzate le chiamate di un bacino di italiani pari a 30 milioni. Scopo della richiesta? «Migliorare la qualità», dice l' azienda. E aggiunge: «Con tutte le garanzie del caso». Vodafone si impegna al taglio dei primi secondi della telefonata, che sarà criptata, per evitare che si capisca il nome del cliente e del dipendente. E propone di registrare il 25 per cento delle telefonate trimestrali per ascoltarne il 6 per cento. Il tasto "Rec" verrebbe fatto scattare a sorpresa per il lavoratore, mentre un generico avviso, che si può ascoltare digitando il 190, metterebbe in allarme il cliente. Ma Slc-Cgil dice «no». Il segretario generale della categoria, Emilio Miceli, ha deciso di interpellare il garante Francesco Pizzetti: «Questa non è materia solo di trattativa sindacale - sottolinea - riguarda gli affari privati di milioni di persone che verrebbero registrate per ragioni di qualità aziendale. Che garanzie hanno? Una volta che si dà il via libera alla Vodafone tutte le altre compagnie faranno lo stesso. Diventeranno centrali di ascolto». Meglio interpellare il garante: «Chiediamo ad un' autorità indipendente se si può fare e i limiti», aggiunge Miceli. L' azienda considera la posizione del sindacato strumentale: «La trattativa è aperta, non vogliamo spiare nessuno, rispetteremo la privacy e i limiti di legge, garantendo l' anonimato. È una prassi diffusa in molti settori». Vodafone si rifà ad una risposta del ministero del Lavoro a Confindustria, dove si conferma che, rispettando la riservatezza, la registrazione non va contro lo statuto dei lavoratori. «Siamo al paradosso - dice Renato Rabellino della Slc-Cgil di Torino - un governo che è contro le intercettazioni ora acconsente a registrare le chiamate di milioni di persone». E aggiunge: «Se è anonimo come si interviene sui lavoratori? Chi ascolta le telefonate? Per quanto tempo sono archiviate?». Il garante è pronto ad intervenire: «Al via un' istruttoria appena ci arriverà l' esposto. È un atto dovuto». - DIEGO LONGHIN


Stralcio della relazione introduttiva al 4° Congresso Provinciale SLC CGIL di Catania su registrazione di massa.

.....Noi vogliamo assumerci direttamente le responsabilità che il ruolo e l’impostazione che ci siamo dati ci impongono, pertanto proponiamo, un po’ in tutte le aziende, di procedere ad una verifica territoriale degli accordi e su questioni di interesse generale rivendichiamo l’apertura del confronto locale anche in sede istituzionale, chiedendo che partecipino alle proposte da noi avanzate anche soggetti esterni, purché portatori di interessi specifici.

Quella degli interessi diversi e specifici è una idea che stiamo maturando da qualche mese a questa parte. Riteniamo infatti che, in talune occasioni, ed in particolare quando gli interessi che ci derivano dal ruolo di lavoratori dipendenti, per talune vertenzialità specifiche, coincidono con quelle che derivano dal ruolo di cittadino/utente, dobbiamo sempre più chiedere il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori per condividere gli sviluppi delle vertenze in corso e gli eventuali benefici. Voglio fare un esempio che potrebbe valere anche come iniziativa da portare avanti. Diverse aziende che operano nel settore delle TLC stanno iniziando a chiedere l’utilizzo della registrazione di massa delle chiamate, al fine di poter “monitorare la qualità”, cosa che stiamo contrastando con gli strumenti ed i mezzi a nostra disposizione. Ma da utente che ne penso? Che effetto mi fa aver firmato un contratto di condizione d’uso all’interno del quale non è previsto né che i miei dati sensibili, il timbro della mia voce, possa essere registrato né che le condizioni generali previste dal contratto possano essere modificate? Ed inoltre, da utente, che effetto mi fa non veder risolti i miei reclami solo perché l’azienda, dopo avermi licenziato, ha delocalizzato all’estero le proprie attività e non è più nelle condizioni di rendermi il servizio che io pago? In questi casi gli interessi di lavoratore ed utente, a mio avviso, coincidono. Possiamo chiedere giustizia delle ragioni comuni? Noi pensiamo di si, si può fare. Qualche tempo fa non c’era sufficiente consapevolezza delle competenze e delle capacità che il territorio di Catania può esprimere, adesso non più....

Relazione Congresso Provinciale Catania

Di Giovanni Pistorio

17 Febbraio 2010

Call Center: Clienti spiati dalle compagnie telefoniche...?

E' ormai prassi registrare i clienti da parte di alcuni gestori di call-center. A sollevare la questione la SlcCgil di Torino che ha già scritto una lettera alla ProntoSeat per intimare lo stop alle registrazioni audio. Il tutto senza chiedere autorizzazioni e senza garantire l' anonimato a dipendenti e clienti. «Una scelta che va contro lo statuto dei lavoratori, perché si controlla a distanza l' attività degli operatori. In più abbiamo molti dubbi sul fronte della privacy», dice Tony Corona della Slc.

Diverse le perplessità del sindacato di categoria. Perché si deve conservare un nastro o un file mp3 dove una persona qualunque, telefonando all' 89.24.24 o al 12.40, chiede un numero di telefono di un altro, oppure l' indirizzo di un locale o di una via? «E perché, ad esempio, deve rimanere la traccia di un cliente che, per diverse ragioni, non è riuscito a pagare la bolletta del telefono, spiegandone magari le ragioni», aggiunge Renato Rabellino, funzionario della Slc-Cgil che ha ricevuto dalle aziende fornitrici di Vodafone, come la E-Care e la Comdata di Torino, la richiesta di registrare le telefonate al 190.

L' azienda da tutte le rassicurazioni del caso, dal taglio dei primi secondi della chiamata, che dovrebbe essere criptata, per evitare che si capisca il nome del cliente e del lavoratore, con tetti fissati: registrare il 25 per cento delle telefonate trimestrali, ascoltare il 6 per cento. Il tutto avverrebbe a sorpresa per l' operatore e con un generico avviso, che si può già ascoltare digitando il 190 di Vodafone, per chi chiama. Obiettivo dell' azienda? Migliorare la qualità. «Non siamo convinti - sottolinea Rabellino - se è tutto anonimo come si fa ad intervenire sui lavoratori? Ci sarà sicuramente qualche sistema. E poi chi ascolta le telefonate? E per quanto tempo rimangono in memoria? E come si fa a garantire veramente che non si sia rintracciati? Una persona può ripetere il proprio cognome all' inizio o alla fine. Insomma, sono molte le questioni da chiarire e non riguardano solo i dipendenti».

La E-Care, tramite Confindustria, si è rivolta anche al ministero del Lavoro, ponendo il caso e chiedendo se la registrazione e legittima o meno. E il ministero di Scajola ha dato via libera, a patto che si rispetti l' anonimato: «Siamo al paradosso - aggiunge Rabellino - un governo che ha fatto della battaglia alle intercettazioni una sua bandiera, ora acconsentea registrare le chiamate di milioni di italiani». Il segretario generale nazionale della Slc-Cgil Emilio Miceli si vuole rivolgere al garante Francesco Pizzetti: «Questa non è materia che deve essere trattata solo dai sindacati - sottolinea - riguarda milioni di persone che non devono essere registrate per ragioni di marketing o di qualità. Meglio fermare la musica e investire della questione il garante della privacy. Autorità indipendente che può dire con chiarezza quali sono i limiti».

Diego Longhin

da: www. repubblica.it

NOTA A MARGINE:

Ministero del lavoro:
REGISTRAZIONI DELLE CHIAMATE NEI CALL CENTER
Con la risposta ad un'interpello è iniziata, presso alcuni call center di Vodafone e Seat, l'intercettazione delle conversazioni. Leggi l'interpello....


01 aprile 2010

Scatole vuote... Telecom È la nuova Alitalia?

Scatole e scatoloni come in un maxi trasloco, a questo somiglia Telecom in questi giorni, anche se non è affatto chiaro dove si stia andando. I prossimi a partire saranno 2200 informatici, che Telecom si appresta a cedere alla controllata Ssc. Una società a responsabilità limitata che già conta 600 dipendenti (tra Torino, Roma e Napoli), che ha bilanci in rosso in seguito a un'operazione finanziaria con cui Telecom l'anno scorso le ha tagliato drasticamente il budget, e che, dice pomposamente l'azienda, «una volta efficientata», diventerà «la fabbrica del software del gruppo». Peccato che ad essere cedute saranno solo le persone; macchinari e apparecchiature resteranno infatti in capo a Telecom. «Informatici senza computer, come esternalizzare operai Fiat senza catena di montaggio», dicono alla Slc, il sindacato delle telecomunicazioni Cgil. Non è casuale il paragone Fiat. C'è chi teme che dal bilancio 2009 - rimandato nuovamente due giorni fa al 12 aprile, causa «approfondimenti in corso su TI Sparkle» ha spiegato Bernabè - possa uscire l'annuncio di altri 5 mila esuberi. Altri 5 mila, dopo le 5 mila mobilità del 2008 (risoltesi in quasi 4 mila uscite effettive), i 1400 lavoratori e più messi i contratto di solidarietà nel 2009, e gli altri 4 mila tagli minacciati (e per ora fortunatamente scongiurati) sempre l'anno scorso. Dal giugno 2008 - dati Slc Cgil - sono uscite dalla società oltre 6 mila lavoratori. E ora rischiano di fare la stessa fine i 2800 dipendenti che faranno parte della Ssc, «una società informatica pronta a essere venduta integralmente», è sicuro Emilio Miceli, segretario Slc Cgil.

In tutti i principali paesi europei le compagnie di telecomunicazioni pensano a integrarsi con l'informatica, perchè Telecom va in direzione opposta? Una direzione opposta per di più anche alle scelte aziendali di appena cinque anni fa: nel 2005 la società reinternalizzò 5 mila informatici di «It Telecom» - troppi passaggi intermedi per una funzione decisamente core, motivò - e ora parte di quelle stesse persone - che i giorni scorsi hanno sonoramente protestato, con lo sciopero proclamato dai sindacati - vengono rispedite indietro con un'operazione «la cui sostenibilità giuridica è tutta da dimostrare». Per i sindacati, tutto ciò avvalora il sospetto dell'assenza di un piano industriale. «Sotto la pressione del governo per la rete, stanno spolpando la società trasformandola da azienda industriale a commerciale, al pari di qualsiasi operatore virtuale», dice Miceli.

Già pronta per l'uso, anche se per il momento vuota, c'è anche un'altra scatola. La società, creata di recente, si chiama Hrs (Human resource service) e a quanto pare Telecom vorrebbe riempirla con i settori amministrativi: «Una sorta di società degli impiegati, ma cosa significa?». Completano il quadro una «vertiginosa» caduta degli investimenti negli appalti della rete infrastrutturale, e una «costante diminuzione dei volumi» delle telefonate dei call center della società (sia il 119 sia il 187). Perciò c'è attesa per la presentazione del bilancio. I sindacati temono un'ulteriore riduzione dei volumi delle telefonate 'in casa', premessa certa per una conseguente riduzione di personale. «Telecom sta esternalizzando le chiamate - dice Alessandro Genovesi (Slc Cgil) - nel 2009, al 60 per cento delle telefonate risponde un esternalizzato». Per i già esternalizzati parlano i 60 ex dipendenti della scuola di formazione aziendale, la Tils, ex Reiss Romolis, prestigiosa scuola manager ceduta nel 2003 all'imprenditore Renzo Bracciali, poi finito indagato per associazione a delinquere. La società è fallita e Telecom, a gennaio, ha reinternalizzato parte dei dipendenti. Tutti tranne 60 (sessanta!) che ogni giorno da allora presidiano la sede romana del gruppo a per i quali a luglio scade l'indennità di mobilità.

Ma tra tutti questi pacchi e pacchetti, cosa resta all'azienda? La rete, su cui convergono le mire di molti, comprese quelle del presidente del consiglio. L'ultimo atto della «madre di tutte le privatizzazioni», evidentemente, deve ancora essere scritto.

di Sara Farolfi

Art. 18: NAPOLITANO NON FIRMA – TROPPI DUBBI SULL’ARBITRATO

ROMA – Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha firmato il ddl del governo sul lavoro e ha rimandato il testo alle Camere. Ponendo forti dubbi sulla norma che prevede l’estensione dell’arbitrato nei rapporti di lavoro. Le perplessità riguardano, inoltre, il modo con cui il Parlamento ha legiferato su una materia complessa quale quella del lavoro. “Già altre volte – aggiunge il capo dello Stato – ho sottolineato gli effetti negativi di questo modo di legiferare sulla conoscibilità e sulla comprensibilità delle disposizioni e quindi sulla certezza del diritto, sullo svolgimento del procedimento legislativo per l’impossibilità di coinvolgere tutte le commissioni competenti”. Serie perplessità sono state sollevate anche “per una così ampia delegificazione”.

“Il Capo dello Stato è stato indotto a tale decisione dalla estrema eterogeneità della legge e in particolare dalla complessità e problematicità di alcune disposizioni, gli articoli 31 e 20, che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale. Ha perciò ritenuto opportuno un ulteriore approfondimento da parte delle Camere, affinché gli apprezzabili intenti riformatori che traspaiono dal provvedimento possano realizzarsi nel quadro di precise garanzie e di un più chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale” si legge nella nota del Quirinale. Che, per la prima volta, dal momento dell’elezione di Napolitano, rinvia una legge alle Camere. Cauta la reazione del governo. “Terremo conto dei rilievi del capo dello Stato – dice il ministro del Welfare

Maurizio Sacconi – proporremmo alcune modifiche che mantengano in ogni caso l’istituto che lo stesso presidente della Repubblica ha apprezzato”. In ogni caso, il titolare del dicastero auspica “un sollecito esame parlamentare” sui tre punti indicati dal capo dello Stato.

Le critiche del Colle. I rilievi del Colle si appuntano su una delle norme del ddl Lavoro. Quella che riguarda la nuova procedura di conciliazione e arbitrato che di fatto incide su quanto previsto dall’articolo 18 in materia di licenziamento. In particolare l’articolo indicato nel comunicato del Quirinale prevede che già nel contratto di assunzione, in deroga dai contratti collettivi, si possa stabilire che in caso di contrasto le parti si affidino a un arbitrato. L’articolo 31 modifica profondamente le disposizioni sul tentativo di conciliazione. Per Napolitano “occorre verificare che le disposizioni siano pienamente coerenti con la volontarietà dell’arbitrato e la necessità di assicurare un’adeguata tutela del contraente debole”. Ovvero del lavoratore. Un altro articolo sul quale il Quirinale muove rilievi è il 20, che esclude dalla delega del 1955 sulla sicurezza del lavoro il personale a bordo dei navigli di Stato: una interpretativa che bloccherebbe l’inchiesta della procura di Torino su 142 uomini della Marina Militare morti per esposizione all’amianto e un processo a Padova per la morte, per lo stesso motivo, di altri due militari. Infine il capo dello Stato chiede una riflessione “opportuna” sugli articoli 30, 32 e 50. Napolitano invita a una rilettura anche sulle competenze della magistratura sulle clausole dei contratti di lavoro, i contratti a tempo determinato e la tipizzazione delle clausole di licenziamento, l’entità del risarcimento per le cause di lavoro relative a collaborazioni coordinate e continuate.

Le reazioni. “Napolitano ha sempre mostrato una grande attenzione” alla eterogeneità delle norme e alle coperture finanziarie, è nel suo potere rimandare alle Camere, non ho nulla da obiettare” dice il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Soddisfazione è stata espressa dal Pd (“Speriamo che la maggioranza non sprechi questa occasione offertale dal presidente della Repubblica”, hanno detto i deputati della commissione lavoro di Montecitorio, Marianna Madia e Ivano Miglioli) e dalla Cgil, fortemente critica verso il provvedimento. “E’ una decisione – dice il segretario Guglielmo Epifani – che conferma le considerazioni della Cgil sugli aspetti critici del provvedimento. E’ di tutta evidenza l’intempestività di una dichiarazione comune su una legge nemmeno ancora promulgata né pubblicata sulla Gazzetta ufficiale”. “Finalmente il presidente della Repubblica batte un colpo e rimanda alle Camere la legge che voleva modificare, anzi svuotare lo Statuto dei lavoratori. Ne siamo contenti perché l’Italia dei valori è stato l’unico partito che, a suo tempo, si era permesso di pregare il presidente della Repubblica di non firmare il provvedimento ma di rinviarlo alle Camere” afferma il leader di Idv, Antonio Di Pietro. Per la Cisl, invece l’arbitrato resta uno strumento “utile”, mentre il segretario generale della Uil Luigi Angeletti si augura “che il rinvio alle Camere sia l’occasione utile per rendere coerente il provvedimento legislativo con l’avviso comune realizzato dalle parti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Nazzareno Mollicone, segretario confederale dell’Ugl. Pienamente soddisfatti della scelta di Napolitano si dicono i vertici di Rdb (Rappresentanze di base) e Sdl (Sindacato dei lavoratori).

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