04 maggio 2012

Usare facebook durante l'orario di lavoro può comportare sanzioni disciplinari sia nel settore pubblico sia nel privato


Anche le aziende italiane stringono sui social network. Legalmente non esiste un limite quantitativo che fa scattare la perdita del posto. Si può andare da licenziamenti leciti irrogati per accessi ripetuti di oltre due ore al giorno, fino a collegamenti di mezz'ora al giorno, se monitorati per un lungo periodo.
L'utilizzo dei social network è più insidioso. Le sanzioni, sul piano teorico, possono scattare anche se il profilo è inattivo, ma tenuto costantemente aperto sul pc aziendale.
Il sistema di notifiche e l'avviso dei messaggi in arrivo possono distrarle ripetutamente il lavoratore, dando luogo a condotte sanzionabili. Per i dipendenti pubblici il rischio è maggiore.
A Forlì quest'anno cinque dipendenti pubblici sono stati indagati per peculato per aver usato facebook durante l'orario di lavoro. Non importa che il lavoratore abbia con la sua condotta comportato un danno patrimoniale all'ente pubblico di appartenenza perché oggetto di tutela è il buon andamento della pubblica amministrazione, che può essere compromesso anche da un uso privato degli strumenti informatici a disposizione (Tra le tante, v. Cassazione penale sez. VI, 15 aprile 2008, n. 20326).
Sole24ore.com

03 maggio 2012

Telecom:“micro manovre riorganizzatrici" non coerenti con una gestione trasparente e con gli accordi del 4 agosto 2010.


Le scriventi organizzazioni sindacali stigmatizzano una serie di “micro manovre riorganizzatrici” riguardanti singoli lavoratori, non coerenti con una gestione trasparente e con gli accordi del 4 agosto 2010.


SLC FISTel UILCOM sono venuti a conoscenza, ultimo in ordine di tempo, di un fatto paradossale:

I FATTI
Alcuni lavoratori usciti con i Bandi da reparti in solidarietà ed appena formati presso l’OPEN ACCESS di Ancona, sono stati contattati per essere ceduti in “prestito” allo stesso reparto da cui erano usciti.

In particolare questo ha riguardato alcuni lavoratori ex TECHNICAL INFRASTRUCTURES (oggi TI.IA/NE.E) TIM riferito alle attività di preparazione dello SWAP della tecnologia LTE, ai quali è stato chiesto di tornare a fare il proprio precedente lavoro per aiutare i colleghi (lasciati pochi mesi prima ed ancora in solidarietà al 3,27%) fino a fine 2012.

I lavoratori, in modo pertinente ed estremamente corretto hanno chiesto lumi del prestito e del paradosso che loro stessi ritengono di subire.

LA NOSTRA OPINIONE

Ora, le cose che non vanno in questa operazione sono molte, ne elenchiamo solo alcune:

·come già avevamo affermato in più sedi, se il reparto era in solidarietà inizialmente al 15% poi ridotto al 3,27% per le tante attività da svolgere, perché Telecom non elimina tale solidarietà e consente di implementare questa struttura? Ovvero perché ha fatto uscire personale ? tanto valeva mantenerselo visto che ora lo chiede in prestito,

·i lavoratori, appena formati non avranno tempo di adattarsi al nuovo lavoro che per ben 7 mesi (non un paio di settimane!) saranno fuori dalle attività e perderanno la professionalità appena acquisita,

·i lavoratori in prestito saranno in difficoltà, in quanto rientreranno seppur temporaneamente, nel loro ex reparto lavorando a “paga piena” mentre il resto del reparto è in solidarietà,

·l’azienda avrebbe dovuto reinternalizzare le attività, soprattutto in questo contesto ed in particolare in ossequio all’accordo 4 agosto 2010, che già nei mesi scorsi l’aveva obbligata ad eliminare la solidarietà al reparto attiguo a quello di cui sopra, proprio delle attività di progettazione del cd. progetto DREAM. Quindi se l’ha già fatto per l’altro reparto perché non eliminare la solidarietà anche per gli altri a cui dedicare risorse per questo importante lavoro?

Per questi motivi rappresenteremo questa situazione alle segreterie nazionali e chiederemo di porre fine a tale ambiguo prestito.

SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL e rispettive RSU Marche

Telecom Italia licenzia a Parma


Alcuni giorni fa sono stati licenziati due lavoratori operanti presso l’Area Vendite di Parma. La motivazione, a detta aziendale, riguarderebbe l'irregolarità di alcuni contratti stipulati nel lontano 2006. Non entro in merito alla questione e non esprimo giudizi in quanto non mi sono stati forniti elementi sufficienti per poter giudicare l'accaduto. Come dirigente sindacale operante su Telecom Italia, customer care Catania, invito i lavoratori ad alzare il livello di attenzione durante il loro orario di lavoro ed attenersi scrupolosamente a quelle che sono le regole, il contratto e la policy aziendale. Cattive abitudini come cedere password personali, utilizzare strumenti informatici per motivi non inerenti alla propria attività, fare contratti o vendere servizi non avendo la totale certezza dell'adesione del cliente possono essere fatali per il proprio posto di lavoro. In ambito nazionale il sindacato ha sempre stigmatizzato canvass ed obiettivi che portavano merito al singolo a discapito della collettività. In un gruppo di lavoro ognuno da sempre il meglio di se stesso, ed è con gli sforzi di tutti che si raggiungono i buoni risultati. I fenomeni lasciamoli altrove così come la guerra psicologica ed il terrorismo fatto ai lavoratori da qualche (I)...responsabile, personalmente, lo rispedisco al mittente. Approfittare del momento di crisi per strumentalizzare anche l'impossibile è da vigliacchi oltre che da denuncia.
Salvo Moschetto
Slc Cgil Catania

Pensioni: Cgil, su esodati serve soluzione previdenziale

Roma, 3 maggio - “Serve una soluzione previdenziale per tutti coloro che rischiano di trovarsi senza lavoro, senza reddito e lontani della pensione, ma quanto affermato oggi dal ministro Fornero non va nella giusta direzione”. Così il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, commenta le parole del ministro del Welfare, Elsa Fornero, al question time alla Camera sul tema dei cosiddetti lavoratori esodati. “L'incontro in programma il 9 maggio - osserva la dirigente sindacale - deve dare risposte a tutti quei lavoratori e lavoratrici che rischiano di trovarsi senza lavoro, senza reddito e lontani della pensione e ciò che ancora oggi, e per l'ennesima volta, ha sostenuto il ministro Fornero non va nella direzione giusta”. La Cgil, aggiunge Lamonica, “ribadirà il bisogno di trovare una soluzione previdenziale per tutti coloro che si trovano in una situazione drammatica. Auspichiamo che nel corso dell'incontro del 9 maggio si individuino le soluzioni, per quanto ci riguarda noi non staremo fermi”, conclude Lamonica.

Cgil: Una giornata nazionale contro la precarietà

La CGIL si prepara alla giornata nazionale contro la precarietà in programma per giovedì 10 maggio. Previsti per l'occasione numerosi presidi, cortei e 'azioni' in luoghi simbolo, su tutto il territorio nazionale a livello provinciale e regionale.

Protagonisti di questa giornata di protesta i giovani e i precari, traditi dalle tante promesse del governo che aveva annuciato una riforma del lavoro volta innanzitutto alle nuove generazioni: la riduzione, quindi, della precarietà e l'estensione degli ammortizzatori sociali. “Basta con le promesse e le bugie” afferma la CGIL che accusa il governo di aver strumentalizzato i giovani per ridurre ulteriormente i diritti di tutti: innalzando l'età pensionabile, riducendo gli ammortizzatori sociali, non cancellando neanche una delle 46 tipologie contrattuali, non avendo migliorato l'accesso al lavoro, tentando di facilitare i licenziamenti con la cancellazione dell'articolo 18.

Al Governo e al Parlamento la CGIL chiede innanzitutto la cancellazione dei contratti truffa; che l'indennità di disoccupazione includa tutti i precari; un equo compenso, ed investimenti e innovazione per combattere la disoccupazione.

Cancellare i contratti più precari e stop alle truffe. “Le forme di lavoro - si legge nel manifesto che lancia il 10 maggio - che nascondono vere e proprie truffe devono essere cancellati: in primo luogo l'associazione in partecipazione e il lavoro a chiamata. Deve essere introdotta una regolamentazione efficace per impedire l'abuso del lavoro autonomo anche attraverso un tetto di reddito al di sotto del quale non si possono attivare contratti a progetto e prestazioni a partita iva. Per quanto riguarda i voucher bisogna definire il loro valore orario e circoscriverne l'utilizzo, innanzitutto eliminando la norma che li prevede per l'intera attività stagionale agricola”.

Equo compenso. Impedire che collaboratori e partite iva paghino di tasca propria gli aumenti contributivi. Secondo la CGIL "tutti devono avere diritto ad un equo compenso che non può essere inferiore a quanto previsto nei contratti nazionali di lavoro per i dipendenti di pari professionalità. Se non si stabilisce un compenso minimo l'aumento dei contributi previdenziali rischia di essere pagato tutto dai collaboratori a progetto e dalle partite iva. Inoltre chi lavora a partita iva già paga i contributi tutti di tasca propria: per questo chiediamo che diventi obbligatoria la rivalsa previdenziale nei confronti del committente nella misura dell'8%".

Ammortizzatori davvero universali. "Tutti gli iscritti alla gestione separata dell'INPS, sia collaboratori a progetto che partite iva, devono aver diritto all'indennità di disoccupazione (ASPI e mini-ASPI) qualora perdano la porzione prevalente del loro reddito".

Art.18: Norma di civiltà. “La norma sul diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo deve essere difesa e migliorata, per impedire licenziamenti facili o licenziamenti discriminatori mascherati”.

Indennità di maternità e malattia più accessibili e consistenti. I lavoratori iscritti alla gestione separata già pagano un contributo dello 0,72% per le prestazioni sociali (maternità, assegni familiari e malattia): fondi che ad oggi rimangono parzialmente inutilizzati. Chiediamo che i requisiti per l’accesso a tali prestazioni siano allargati e che il trattamento sia uniformato a quanto previsto per i lavoratori dipendenti.

Tutele nell'accesso al lavoro. Basta stage truffa. "Gli stage sono uno strumento di orientamento al lavoro e non di lavoro mascherato: per questo chiediamo una regolamentazione chiara affinché siano attivabili solo durante i percorsi di studio. Chiediamo che l'apprendistato diventi il canale di formazione e accesso al lavoro e non l'ennesimo strumento per avere manodopera a basso costo: per questo occorre aumentare la percentuale delle assunzioni al termine del periodo di apprendistato e innalzare il rapporto tra dipendenti qualificati e apprendisti”.

Basta precarietà, anche nel pubblico impiego. "I servizi pubblici di cui usufruiamo, dalla sanità all'istruzione, sono tenuti in piedi da lavoratori, in buona parte precari e da lungo tempo. La qualità dei servizi ai cittadini dipende anche dalla stabilità e dalla qualità del lavoro. Chiediamo nuove assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e nei settori della conoscenza per dare risposte anche a chi da anni lavora in condizioni di precarietà e nuove regole per evitare l'utilizzo selvaggio dei contratti precari".

Creare nuovo lavoro. "La riforma del lavoro da sola non crea nuova occupazione. Chiediamo un piano di investimenti per consentire al nostro Paese di uscire dalla recessione e indirizzare lo sviluppo verso i settori più innovativi. Solo così si crea nuovo lavoro”.

Telecom Italia - nuove tariffe ed aumento canone da luglio


Dal 1° luglio 2011 i prezzi base delle chiamate locali e interurbane con Telecom Italia diventano più chiari e semplici poiché viene introdotta una fascia di prezzo unica, valida tutti i giorni della settimana, eliminando così la distinzione di costo tra fascia oraria intera e ridotta. Questa importante novità ha l'obiettivo di offrire alla clientela prezzi più trasparenti e soprattutto la libertà di chiamare senza più vincoli di orario.

I nuovi prezzi, mediamente più bassi rispetto agli attuali saranno applicati a tutti i clienti che non hanno sottoscritto una specifica offerta tariffaria di fonia

Alla stessa data, per le linee a cui si applicano i prezzi base e per le linee con attive le offerte Teleconomy 24, Teleconomy Relax, Teleconomy 1 Cent, Teleconomy Internet, Teleconomy No Stop e Hello Forfait, verrà eliminato l'accredito oggi riconosciuto fino ad un massimo di 1 ora di chiamate locali e di ½ ora di chiamate interurbane a bimestre.

Sempre dal 1° luglio 2011 varierà anche il costo per l'abbonamento al servizio telefonico di base, che passerà da 16,08 € (IVA inclusa) al mese a 16,50 € (IVA inclusa) al mese. Restano in vigore la riduzione del 50% dell'abbonamento alle linee di categoria B alla clientela c.d. agevolata avente i requisiti previsti dalle delibere 314/00/CONS e 330/01/CONS, per i quali il nuovo costo dell'abbonamento sarà di 8,25 € (IVA inclusa) al mese e l'esenzione totale dal pagamento dell'importo mensile di abbonamento della linea telefonica base o ISDN per i clienti che vivono in un nucleo familiare nel cui ambito vi sia una persona non udente.

Non subirà alcuna variazione il costo dell'abbonamento delle linee ISDN e delle linee con attive le offerte Voce Senza Limiti, Internet Senza Limiti, Tutto Senza Limiti e Alice Casa e per i titolari della Carta Acquisti (c.d. Social Card) il costo dell'abbonamento con l'agevolazione 'Social Card' resterà invariato a 14,57 € (IVA inclusa) al mese.

Qualora il contratto di abbonamento sia interessato da almeno una delle variazioni indicate è possibile esercitare il diritto di recedere dal contratto senza penali, dandone comunicazione scritta entro il 30 giugno 2011 all'indirizzo 'Telecom Italia Servizio Clienti Residenziali, Casella postale n. 211 - 14100 Asti' o via fax al numero gratuito 800.000.187

02 maggio 2012

Riforma del lavoro, tutto fermo fino alle amministrative

Le elezioni amministrative rallentano l'iter della riforma del lavoro. Come previsto, questa settimana il disegno di legge rimarrà fermo sulle scrivanie della commissione Lavoro del Senato che tra l'altro, prima di poterlo votare, deve ottenere i pareri della Bilancio. La partita si giocherà su oltre mille emendamenti, numero ben più sostanzioso di quanto previsto quando il testo del governo è arrivato a Palazzo Madama. A quanto si apprende le proposte di modifica arriveranno in tre diverse tranche dopo l'8 maggio, dunque dopo il voto di domenica e lunedì. Solo allora saranno formalizzate. L'obiettivo, non dichiarato, è chiaro: sottrarre il testo alle fibrillazioni legate al voto.


Lo stop della commissione, intanto, ha determinato il rinvio della già annunciata manifestazione di giovedì 3 maggio indetta dai sindacati degli agricoli (Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil) per chiedere al Parlamento un passo indietro sull'estensione dei voucher nel loro settore, una novità che metterebbe in ginocchio migliaia di stagionali. Tra le proposte di modifica, però, quelle che più scuotono i partiti riguardano ancora l'articolo 18, per il quale il Pdl (sostenuto dalla Confindustria) continua a domandare interventi più incisivi dal lato delle imprese.


"Ci stiamo occupando del merito dei problemi e anche noi non accetteremo formule al ribasso. Ma è ancora un work in progress e c'è qualche segnale positivo". Così il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri risponde a una domanda sulle perplessità della presidente uscente degli industriali Emma Marcegaglia. Gasparri comunque ribadisce la posizione del Pdl: "O ci sono modifiche utili e da noi condivise oppure non sta scritto da nessuna parte il nostro voto".


"La mediazione raggiunta sull'articolo 18 non deve essere modificata", afferma il segretario Pd Pier Luigi Bersani: "Non toccherei quell'equilibrio: le modifiche di cui si sta parlando mi pare riguardino questioni tecniche, ma non questo punto". Del resto, "non è l'articolo 18 il problema. Abbiamo preso il modello tedesco, non si potrà dire che non va bene. Qualcuno dice che non abbiamo i giudici tedeschi. Ma guardate che prima i giudici potevano solo reintegrare, ora no".


Contro le proposte di intaccare l'accordo sui licenziamenti, nel frattempo, lunedì scorso è sceso in campo un gruppo di 48 giuslavoristi tra cui Piergiovanni Alleva, Luigi Mariucci e Umberto Romagnoli. “Oltre ad auspicare che non vengano introdotte ulteriori limitazioni alle già deboli misure di contrasto alla precarietà - si legge nell'appello -, non intendiamo far passare sotto silenzio la gravità della pretesa della Confindustria e del Pdl di modificare ulteriormente il quarto comma dell'art.18 dello Statuto dei lavoratori nel testo di cui all'art.14 del ddl”.

di rassegna.it


Monito della Cassazione: l'impiegato che si fa le canne mette a rischio il posto di lavoro


(Adnkronos) - La Cassazione stila il vademecum per l'impiegato che si fa le canne. E, con una sentenza della sezione Lavoro, spiega che "la natura della sostanza stupefacente detenuta ha un peso non irrilevante dal punto di vista della compromissione dell'elemento fiduciario" tra impiegato e azienda.
Più tolleranza per haschish e marijuana "diversi essendo gli effetti" rispetto all'uso di "eroina o crack". La sezione Lavoro si è così espressa occupandosi di un dipendente della Unicredit Banca di Nuoro che, nel corso di una operazione delle forze dell'ordine, era stato trovato in possesso di rilevanti quantità di haschish e marijuana. Da qui il licenziamento inflitto dall'istituto di credito nel marzo del 1998. Il dipendente è stato reintegrato dalla magistratura.
Per la Corte d'appello di Sassari, giugno 2007, il dipendente andava reintegrato nel suo posto di lavoro perché "l'uso di haschisch e di marijuana non comporterebbe assuefazione, non determinerebbe la modificazione della personalità" e in definitiva "comporterebbe l'inesistenza di alcun pericolo per l'Istituto di credito, anche dal punto di vista della salvaguardia dell'immagine". Inoltre, a detta del giudice di merito, il fatto che l'impiegato si fosse fatto le canne "in piena estate, nella notte tra sabato e domenica", andava inquadrato in una "dimensione rigorosamente privata".
Contro il reintegro del dipendente, l'istituto di credito ha fatto ricorso in Cassazione. Piazza Cavour ha disposto un nuovo esame della vicenda, chiarendo che "per stabilire una giusta causa di licenziamento , occorre valutare da un lato la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, alle circostanze nelle quali sono stati commessi e all'intensità dell'elemento intenzionale, stabilendo se la lesione dell'elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore del lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanziona disciplinare"

Calabrò: “Bisogna cambiare la Rai, hanno bloccato le riforme”

ROMA – Una Rai svincolata dalla politica. L’AgCom ha provato a riformare la televisione pubblica, anno dopo anno, ma le proposte si sono tutte arenate. Lo dice chiaramente Corrado Calabrò nella sua relazione di fine mandato. “Nei limiti della propria competenza, l’Autorità ha tentato di promuovere una riforma della Rai. Si trattava di proposte misurate e, in quanto tali, a nostro avviso praticabili, che abbiamo rilanciato anno dopo anno. Ma hanno subito la sorte di tutte le altre”. Calabròs piega che l’Agcom ha promosso una riforma ”che svincolasse la Rai dalla somatizzata influenza politica e ne reimpostasse l’organizzazione con una governance efficiente, una migliore utilizzazione delle risorse e la valorizzazione del servizio pubblico”. ”Parafrasando una frase famosa – conclude citando Platone – potremmo dire che ‘solo i morti hanno visto la fine del dibattito sulla Rai”’.

Calabrò è intervenuto anche sulla par condicio: “La legge va aggiornata per tener conto delle mutazioni subite dalla comunicazione televisiva (specie con l’inserimento dei politici nei programmi informativi) ed è da riconsiderare in relazione all’incalzante realtà di Internet”. Calabrò riconosce comunque che ”l’impianto normativo a tutela della par condicio si è dimostrato un indispensabile strumento a tutela della democrazia” e che ”l’Autorità ne ha fatto attenta e pronta applicazione”, tra l’altro irrogando sanzioni per ”oltre 2,2 milioni di euro”. Provvedimenti ”quasi sempre impugnati”, ma nessuno dei quali ”è stato annullato dal giudice amministrativo”.

Sulla tutela del copyright sul web Calabrò ha detto: ”Finché il Governo non adottera”’ la norma interpretativa, ”noi, almeno in questa consiliatura, non ci sentiremo tenuti alla deliberazione del regolamento, pur cosi’ equilibrato, che abbiamo predisposto”. ”L’intesa – prosegue Calabrò – era che il Governo avrebbe adottato una norma di interpretazione autentica che rendesse leggibili per tutti le norme primarie che inquadrano la nostra competenza. E’ vero che una tale norma non è indispensabile, ma sarebbe certamente utile in una materia, qual è quella in questione, nella quale, per la sua sensibilità, è auspicabile la massima chiarezza”. Il presidente Agcom invita quindi il popolo della rete a non avere timori. ”L’Agcom – spiega – saprà conciliare il diritto alla libera circolazione del pensiero sulla rete nelle nuove forme della tecnologia col diritto d’autore, che è il fertilizzante della società dell’oggi e di quella a venire: anche a esso ha riguardo la Costituzione. Internet ha un’insostituibile funzione informativa; nessuno più di noi ne è consapevole. Ma nessun diritto è senza limiti”.

Lo scenario tv sta mutando, calano gli ascolti delle reti generaliste, ma sul fronte delle risorse ”permane fondamentalmente la tripartizione tra Rai, Mediaset e Sky Italia”, che ”a partire dal 2009 ha soppiantato il duopolio”. A fine 2010, ricorda Calabrò, Mediaset rappresentava il 30,9% delle risorse complessive, Sky il 29,3%, Rai il 28,5%. Intanto però la situazione tv ”è – sia pure lentamente – in trasformazione”, sottolinea Calabrò, ricordando che ”le sei reti generaliste di Rai e Mediaset detengono oggi circa il 67% dello share medio giornaliero (era l’85% nel 2005, oltre il 73% un anno fa); La7 quasi il 4%; Sky oltre il 5%. Si è affacciata alla ribalta qualche significativa tv locale. I canali tematici in chiaro sono cresciuti in audience del 27% in un anno”. E sul fronte dl digitale terrestre ”siamo a circa 80 programmi nazionale in chiaro”. Il panorama, dice ancora Calabrò, ”è destinato a un’ulteriore evoluzione in virtù dell’utilizzazione del dividendo digitale che avverrà con l’asta che sostituirà il beauty contest, la quale ridefinirà lo spettro in coerenza con la redistribuzione delle frequenze e la razionalizzazione del loro uso prefigurate nella Conferenza di Ginevra del febbraio scorso”.

Trasferimento del dirigente sindacale e nulla osta: discriminazione Consiglio di Stato , sez. IV, sentenza 16.06.2008 n° 2983

La prerogativa sindacale introdotta dall'art. 22 della L. 300/1970 (c.d. Statuto dei Lavoratori) che prevede che il trasferimento dall'unità produttiva dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali può essere disposto solo previo nulla osta.

Determinante è la nozione di "località". La nozione di località deve allora avere un contenuto spaziale più ampio della mera sede dell'unità operativa, tal quale risulta dal linguaggio comune che adopera questo termine come sinonimo di città, comune, frazione, borgo.

Fatta questa premessa, va rilevato che nel caso di specie il nulla-osta sindacale previsto per il trasferimento dalla sede lavorativa di soggetti che rivestono la qualità di dirigenti sindacali è istituto posto a tutela anti-discriminazione sia della specifica persona fisica rivestente tale qualità, sia (e soprattutto) dell'organizzazione sindacale, la quale viene chiamata a consentire il trasferimento sulla base delle proprie valutazioni organizzatorie, nel senso di prendere in considerazione se il trasferimento di tale dirigente è compatibile con la strutturazione organizzativa che il sindacato in quel momento si è data. Risulta essere, quindi, a tal fine, irrilevante che il trasferimento abbia luogo nella stessa o in altra circoscrizione comunale, infatti, poiché lo spostamento del dirigente in altra sede, sia pure della stessa circoscrizione comunale, è idoneo a determinare una modifica nell'organizzazione sindacale, questa non può essere assolutamente ignorata e alla medesima deve essere richiesto il relativo nulla-osta.


IL TRASFERIMENTO DEVE ESSERE GIUSTIFICATO DALL'AZIENDA IN BASE ALL'ART. 2103 COD. CIV. ANCHE SE AVVIENE TRA DUE UNITA' PRODUTTIVE OPERANTI NELLA STESSA CITTA'

- Cass. 29 luglio 2003, n. 11660 - Per lavoratori non dirigenti sindacali -

La tutela predisposta dall'art. 2103 cod. civ. al lavoratore nei confronti dello ius variandi del datore di lavoro ha una portata che va al di la' della considerazione dei soli interessi familiari e sociali legati ad un determinato territorio; il divieto di trasferire il lavoratore da una unita' produttiva all'altra, in mancanza di comprovate ragioni tecniche organizzative e produttive, rileva anche quando lo spostamento avvenga in un ambito geografico ristretto (ad es. nello stesso territorio comunale) e quindi in assenza di disagi personali o familiari, poiche' lo scopo principale della norma e' quello di tutelare la dignita' del lavoratore e di proteggere il complesso di relazioni interpersonali e affettive che lo legano ad un determinato complesso produttivo. Cio' non significa che le esigenze sociali e familiari legate ad un determinato territorio non vengano in rilievo quando il trasferimento comporti non solo uno spostamento ad altra unita' produttiva, ma anche lo spostamento del luogo di lavoro in altro Comune; il trasferimento del lavoratore, oltre che nel passaggio da una ad altra unita' produttiva (nel senso di cui all'art. 35 dello Statuto dei lavoratori), e configurabile altresi' nello spostamento territoriale delle sue prestazioni lavorative da una ad altra zona, a prescindere all'unita' produttiva dell'impresa alla quale dette prestazioni risultano imputate, quando comporti disagi personali e familiari dovuti al cambio del luogo di lavoro ed eventualmente di residenza.

Dirigenza RAI senza “confini”

Roma, 30 aprile - l’attuale Dirigenza RAI, ha dimenticato e disatteso i fondamentali doveri etici, sociali, di diligenza e di moralità nella gestione del “Servizio Pubblico Radiotelevisivo” e dei suoi lavoratori.


Dopo il progressivo impoverimento della programmazione televisiva e degli inspiegabili “sperperi economici” strumenti della cattiva politica, è stato avviato nei fatti uno sfuggente ma preciso smantellamento della Televisione di Stato e delle sue articolazioni in favore di nascosti “poteri economici”. Oggi assistiamo al tentativo di dismettere gli asset aziendali strategici fondamentali del Servizio pubblico, da parte di un gruppo dirigente che nega il confronto e la partecipazione del Sindacato alle decisioni sul futuro dell’azienda, chiede sacrifici ai lavoratori, ma nega loro da 29 mesi il diritto ad avere il giusto rinnovo del contratto di lavoro, protegge “gruppi privilegiati” e mantiene in vita le “clientele” attraverso collaborazioni e appalti.


La chiusura di Rai Corporation rappresenta il culmine di questo declino, non a caso i lavoratori RAI del gruppo “Indignerai” il 27 aprile davanti a viale Mazzini hanno simulato la fucilazione dei 40 lavoratori licenziati a New York, italiani che si sono trasferiti da anni negli Stai Uniti, oggi con questa scelta drammatica della RAI, rischiano il rimpatrio obbligato in Italia. L'indisponibilità aziendale a trattare è arrivata al punto di negare, ai Sindacati italiani che l'avevano richiesto, clausole di salvaguardia e proposte di reinserimento dei Colleghi nella Capogruppo RAI. In tutto questo ci domandiamo se anche il Direttore Generale di RAI CORP Guido Corso, sia stato raggiunto da lettera di licenziamento quale segno di equità, quale conseguenza per aver portato al dissesto l’azienda e aver arrecato un danno umano e sociale ai lavoratori.


Tutto questo rasenta il grottesco se ricordiamo, lo smisurato valore economico speso per la ristrutturazione della nuova sede di RAI CORP nel 2005, con spazi per circa tremila metri quadrati e con uno tra i più avanzati sistemi di produzione della Grande Mela e l’enfasi posta dai Vertici Rai dell’epoca sull’importanza della presenza RAI in territorio americano. Tutto questo a soli 7 anni appare imbarazzante, e accade mentre Mediaset apre due sedi di corrispondenza a New York e Washington.


In questo dilagante e apparente caos editoriale e manageriale della Dirigenza RAI non s’intravede un progetto se non quello di “tagliare” costi anche se funzionali allo svolgimento di attività vincolate dal “Contratto di Servizio” con lo Stato.


I Dirigenti RAI, nel chiudere RAI Corporation, hanno ritenuto anche privo d'interesse e senza valore storico per RAI il suo archivio audiovisivo, che include materiale inedito di valore inestimabile. L’archivio di RAI Corporation sarà svenduto o peggio distrutto il 2 maggio p.v., e con esso scompariranno 51 anni di storia della RAI in America e la narrazione radiotelevisiva italiana del Continente americano. Per il Sindacato l’archivio di RAI Corporation deve essere considerato un’estensione geografica dell’Archivio audiovisivo Centrale della RAI di Roma e quindi deve essere protetto allo stesso modo, chi ha la responsabilità istituzionale e aziendale deve impedire questo “scempio culturale e storico”.


Ritornando ai “primati” della Dirigenza RAI, in questi giorni, apprendiamo dell’imminente vendita a “saldo” di Palazzo Labia, settecentesco palazzo affrescato dal Tiepolo, quindi d’inestimabile valore, che ospita la sede regionale del Veneto, una delle tante azioni annunciate per cercare di portare in pareggio il bilancio RAI 2012.


L’importo di vendita parrebbe attestarsi intorno ai 40 milioni di euro. Ancora una volta un modo di agire del Vertice RAI estemporaneo e non comprensibile. Vendere “i gioielli di famiglia” per migliorare il bilancio RAI per un anno, non è un’idea brillante sul piano imprenditoriale, per il Sindacato si deve iniziare con i costi accessori e ridondanti che questo gruppo Dirigente quotidianamente autorizza.


SEGRETERIE NAZIONALI

SLC-CGIL FISTel-CISL SNATER


Leggi lettera alla Presidenza del Consiglio dei Ministri...

Tagli al Bellini e allo Stabile.

- Comunicato stampa -

Tagli al Bellini e allo Stabile. Raia (Pd): ”La Cultura è un settore fondamentale per lo sviluppo economico e sociale della nostra Regione, ma la situazione resta difficile, il Governo regionale recuperi risorse con un assestamento di bilancio”.

Il consigliere D’Avola (Pd): “L’amministrazione comunale faccia la sua parte”.

“La Regione riveda i tagli alla cultura prevedendo un assestamento di bilancio in modo di recuperare risorse che salvaguardino la sopravvivenza dei due principali enti culturali della città, il teatro massimo Bellini e lo Stabile Giovanni Verga. Nella consapevolezza, però, che la situazione in Sicilia resta molto difficile, dove interi settori produttivi stanno soffrendo”. Lo dichiara la parlamentare regionale del partito democratico Concetta Raia, che aggiunge “In un momento così complesso è importante che ogni ente, comune e provincia, faccia la propria parte”.

Il consigliere comunale del Pd, Giovanni D’Agata, si rivolge al sindaco di Catania Raffaele Stancanelli. “L’amministrazione comunale non può restare impassibile di fronte alla lente agonia a cui sono lasciati i due teatri cittadini – dice – Quelli della regione sono tagli insopportabili, chiedo al sindaco di impegnarsi in prima persona perché sblocchi immediatamente la situazione, erogando il contributo promesso e previsto per il teatro Stabile, che da anni resta scritto solo sulla carta”. “Si tratta di risorse fondamentali che darebbero una boccata di ossigeno agli artisti e alle maestranze. Una parte del contributo, poi, dovrebbe essere utilizzato per la ristrutturazione del teatro”. “Ritengo impensabile che l’amministrazione comunale rimanga indietro rispetto alla Provincia che ha già erogato il contributo promesso”. “Ho già formalizzato una richiesta al sindaco – conclude Giovanni D’Avola – perché quanto prima fissi la data di un incontro con i rappresentanti confederali dei sindacati”.

01 maggio 2012

Primo Maggio: Biancavilla, Capitale Siciliana del Lavoro

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Un corteo colorato dalle bandiere dei sindacati, finalmente uniti, e dai cappellini dei più piccoli. Ma, soprattutto, è stato un corteo partecipato da centinaia di manifestanti e baciato dal sole e dagli slogan passionali quello del 1°maggio siciliano, che Cgil, Cisl e Uil hanno scelto di organizzare a Biancavilla, comune etneo agricolo col triste primato del lavoro nero. Il lavoro che manca, il lavoro che si cerca, il lavoro che attende certezze e regole, ma è stato comunque un lavoro da festeggiare con un concentramento a Ponte San Filippo e un comizio finale in piazza Roma, insieme ai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil Mariella Maggio, Maurizio Bernava e Claudio Barone. In testa al corteo, e successivamente sul palco insieme al primo cittadino Pippo Glorioso, anche i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Catania, Angelo Villari, Alfio Giulio e Angelo Mattone. E in serata c’è stato anche spazio per la festa con un “Concertone”, sempre in piazza Roma, con band musicali e gruppi rock che hanno preceduto Ciaudà, i Tinturia e il cantautore Luca Madonia.

C’è poco da festeggiare? Probabilmente si, ma i sindacati sono certi che la festa possa riguardare almeno la voglia di farcela. Spiega Mariella Maggio : “L’unità di intenti con Cisl e Uil è evidente proprio oggi, in questa bella manifestazione.L’obiettivo comune è dar vita a strumenti in grado di creare lavoro. Oggi si rivendica l’occupazione, dunque, ma anche i diritti. Vogliamo festeggiare la voglia di farcela e la speranza che il governo, ascoltando le sollecitazioni del sindacato, metta in campo provvedimenti equi che guardino allo sviluppo e alla crescita”.

Per Bernava, “questo Primo maggio rappresenta il culmine della crisi economico finanziaria, ma è anche la dimostrazione che esiste una forte voglia di riscatto. A fronte di ciò, dobbiamo registrare la distanza della politica regionale nazionale dai cittadini e dalla buona economia. Oggi è una giornata di speranza. E di cambiamento. Chiediamo soprattutto alla politica di cambiare, di abbandonare atteggiamento e certi privilegi”.

“Abbiamo più di mezzo milione di disoccupati in Sicilia – aggiunge Barone- e le famiglie non arrivano a fine mese con lo stipendio. Bisogna cambiare e fare uscire la Sicilia dall’isolamento e valorizzare turismo ed agricoltura. In modo che prestissimo si possa manifestare un Primo maggio dove il lavoro c’è, dignitoso e pagato equamente”.

Anche i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Catania sottolineano il significato della manifestazione: “Non è un caso se oggi poniamo l’accento sul lavoro più antico dell’uomo, quello legato alla terra, quello manuale- dice Angelo Villari- E’ un settore che continua a perdere sul fronte dei diritti e del salario. Un grave paradosso se si pensa che proprio sul lavoro agricolo si è fondata e si fonda ancora parte della nostra economia”.

Per Mattone: “Oggi inizia un percorso per riscattare la Sicilia, per riattivare l’occupazione, eliminare il precariato e dare spazio alle donne che insieme ai giovani oggi sono i più penalizzati. Lo facciamo da questo comune, simbolo dell’arancia rossa”. Aggiunge Giulio: “Cgil, Cisl e Ui di Catania stanno continuano a coinvolgere tutte le forze sociali e imprenditoriali sane, i giovani, la Diocesi, il mondo della cooperazione. L’obiettivo è sempre il lavoro, soprattutto per giovani e cassintegrati. E per noi il settore agricolo può rappresentare un volano di sviluppo. Peccato che il governo regionale vada oggi in controtendenza. C’è uno scollamento tra la realtà e quello che la politica fa”.

Primo Maggio: Intervista a Susanna Camusso - di Rinaldo Gianola -

“Il primo maggio si deve sempre celebrare perché bisogna rimettere il lavoro al centro. Troppi in questi mesi hanno fatto la scelta più tragica: togliersi la vita perché non vedevano più prospettive”. Ed è per questo che quest'anno la festa del lavoro è dedicata a tutti coloro che sanno che “se non si investe nel lavoro non si uscirà dalla crisi” e che “il rigore è una politica miope e sbagliate che ci ha portato in una stagione depressiva”. Con queste parole Susanna Camusso ha iniziato il suo intervento dal palco di Rieti per la manifestazione del 1° maggio.

“Molti nei mesi scorsi avevano sperato nel governo Monti ma adesso possiamo dire che se non si cambia lo spartito non vediamo più la differenza tra il prima e il dopo, tra questo governo e quello che c'era prima”. Parole di Camusso dal comizio di Rieti. Non ci hanno convito a partire dalla riforma del mercato del lavoro: “Sono rimaste le forme precarie e gli ammortizzatori sociali sono più piccoli di quelli di prima”. Così come “non ci hanno convinto quando dicono che per risolvere i problemi bisogna poter fare i licenziamenti facili. Bisogna cambiare pagina investendo sul lavoro”.

Al rigore c'è alternativa. “Non si deve continuare a colpire il lavoro ma chi ha di più e nella crisi non ha mai pagato. Non servono i tecnici dei tecnici, bisogna smetterla di aggredire il reddito perché è così che si crea diseguaglianza” ma “cercare le risorse dove ci sono, a partire dal fare un accordo con la Svizzera per far rientrare i capitali in fuga. La Germania - da cui prendiamo lezioni - lo ha fatto”.

“Un pensiero a quei lavoratori che oggi hanno dovuto proclamare sciopero per essere nelle piazze e non nei centri commerciali aperti” e “un pensiero per i nostri cooperanti rapiti all'estero Rossella Urru, Bruno Pellizzari e Giovanni Lo Porto”.

“Continueremo la mobilitazione per difendere le condizioni dei lavoratori perché non sopportiamo più un Paese che degrada continuamente. Siamo stufi di vedere Finmeccanica nelle cronache dei giornali per le tangenti, vorremmo vederla per gli investimenti. Non ci rassegniamo al fatto che non si provi a cercare strade possibili perché crescita e equità non restino parole”. A partire dal fisco: “Vogliamo una risposta quest'anno: si detassi la tredicesima e si diano risorse. E poi subito tre cose semplici: ridurre la diseguaglianza, alzare il reddito del lavoro e creare lavoro”.


- L'INTERVISTA -

Segretario Camusso, parliamo tanto di lavoro ma c’è la netta sensazione che abbia perso valore e importanza nella nostra società. È così?


«In questi anni è passato un messaggio tutto politico che solo il denaro dà forza, solo i soldi, l’arricchimento individuale garantiscono il successo e per raggiungere questo obiettivo vanno bene le scorciatoie, le furbizie, le protezioni dei potenti, l’evasione fiscale. Chi lavora onestamente, il disoccupato, le donne e i giovani in difficoltà sono colpevolizzati da una “cultura” aberrante che nega la solidarietà, la giustizia sociale, l’aspirazione a diritti fondamentali. Il disvalore del lavoro rende più grave la crisi e accentua drammaticamente le diseguaglianze tra chi sta meglio e chi sta peggio».


Come ne usciamo?


«La Cgil combatte una battaglia perché sia chiaro che il modello economico adottato in Europa e che fa proseliti in Italia è sbagliato e ha fallito. Il neoliberismo ha determinato la crisi in America e noi l’abbiamo copiato, ne abbiamo fatto una versione un po’ raffazzonata che mina le basi dell’Unione Europa. Oggi aumentano pericolosamente la distanze e i conflitti tra i Paesi europei, anziché procedere verso un processo integrativo viene alimentato un disegno disgregativo dell’Europa. La signora Merkel ragiona come se le stessero rubando la merenda. Speriamo nella svolta in Francia. È ora di riscoprire il valore della vecchia mediazione tra capitale e condizioni di vita delle persone che ha consentito al Vecchio Continente di crescere e di vivere in pace. Questo impegno è ancora più urgente per il nostro Paese che ha bisogno di una riscossa morale per fronteggiare un degrado anche civile ormai insopportabile».


In questo degrado inserisce anche la violenza sulle donne?


«Certamente. La violenza che vediamo così chiaramente in questi giorni è il risultato di un deterioramento profondo della nostra convivenza, delle relazioni tra uomini e donne, in cui la stagione del berlusconismo ha avuto un ruolo decisivo. Il messaggio dell’egoismo individualista, del “liberi tutti”, che non ci sono regole da rispettare, è passato in profondità e non è casuale che le prime vittime siano le donne. Parallelamente a questi fenomeni drammatici c’è un’offensiva politica e sociale contro le donne, il diritto alla maternità e al lavoro».


A che cosa si riferisce?


«A interventi legislativi che danno il senso di una guerra alle donne. Siamo partiti dalle dimissioni “in bianco” e siamo arrivati a discutere dei costi della maternità responsabile, delle donne che non hanno la testa per il lavoro, che in un momento di crisi le donne possono stare a casa... Se rimetti in circolo queste idee crei le condizioni per avvelenare la società, per far vincere sempre il più furbo e il più forte. E le donne sono deboli, hanno bisogno della battaglia del movimento, del sindacato, della politica seria».


Non è arrivata l’ora di riscoprire l’intervento pubblico in economia?


«In Europa si sono salvate le banche con i soldi pubblici che, però, non si possono usare per il lavoro, per mantenere il tessuto industriale, per difendere quote di sviluppo. C’è una patologia che impedisce l’indispensabile svolta: è la teoria che il privato sia sempre meglio del pubblico, che l’assicurazione e la sanità privata siano i modelli da perseguire così si può smantellare il welfare statale. Poi ci troviamo i buchi di don Verzè e le curiose vicende di Formigoni».


Dopo quattro anni di crisi che cosa la preoccupa di più?


«La deriva sociale, il rischio che la rassegnazione e la paura spingano molti alla disperazione. Questi elementi, purtoppo, ci sono. Però vedo che la gente, i lavoratori, i disoccupati, gli esodati hanno voglia di lottare. Il sindacato mantiene la sua credibilità, la capacità di stare vicino alla gente che soffre. E la Cgil mantiene alta l’attenzione sui diritti, sulla condizioni di lavoro, sulla democrazia in fabbrica. Deve essere chiaro che non arretreremo sull’articolo 18».


Si nota una ripresa di collaborazione tra Cgil, Cisl e Uil. A che punto siamo?


«Il movimento sindacale, pur con tutti i difetti, tiene un alto profilo di fronte all’emergenza. Con Cisl e Uil lavoriamo a livello nazionale e sul territorio per fronteggiare gli effetti della crisi. Penso che dovremo fare una proposta unitaria sul fisco al governo perché non è

tollerabile che lavoratori e pensionati paghino il prezzo più alto. Noi della Cgil, poi, pensiamo che lo sciopero generale abbia ancora un valore».


Monti cambierà politica?


«Non mi pare. Però le persone intelligenti possono capire i problemi e le ansie di tanta gente, e possono cambiare idea».


Segretario, il suo primo ricordo della festa del lavoro?


«Il “mio” Primo Maggio nella memoria è Luciano Lama sul palco in piazza del Duomo a Milano che annuncia la liberazione di Saigon. Che felicità! Era il 1975, allora non c’era Internet».


Fastweb, ricapitoliamo: I lavoratori hanno paura: «E se domani la nuova azienda perde la commessa?»

Si tratta degli operatori del customer care di Fastweb: oltre 700 persone per otto sedi (Catania, Milano, Roma, Torino, Napoli, Genova, Bologna e Bari) che dal primo luglio saranno esternalizzati. Una parte andrà alla Huawei, multinazionale cinese che serve due terzi deimaggiori operatori di telecomunicazioni di tutto il mondo. Un’altra parte, invece, andrà alla Visiant Contact, realtà italiana del gruppo Visiant.

Dopo l’acquisizione svizzera, Fastweb subisce un colpo durissimo, con la truffa Sparkle e la declassazione subita. Swisscom perde molti soldi in borsa e l’investimento italiano è un semi fallimento. Adesso gli svizzeri cercano di snellire ancor dipiù l’azienda smembrandola, per renderla più appetibile sul mercato e tutto questo come se i lavoratori siano poco meno di un numero in una voce di bilancio negativa, da cancellare».

L’accordo comunicato ai dipendenti recita: «I rapporti dei dipendenti di Fastweb del ramo aziendale che sarà trasferito proseguiranno senza soluzione di continuità con la società cessionaria che seguiterà ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali e aziendali di lavoro vigenti».

Scarica Il documento di Fastweb...


I Sindacati all'Azienda:

Aperto, dai sindacati, il confronto sulla procedura di Cessione dei Rami d’Azienda. Le Segreterie Nazionali insieme alla folta delegazione delle RSU hanno espresso un totale giudizio negativo sull’operazione di cessione. Hanno inoltre, lamentando che le informazioni consegnate durante l’incontro sono generiche e non consentono una verifica di merito così come previsto dalla Legge 428/90 e dalla giurisprudenza consolidatasi in merito, hanno pure chiesto alle aziende l’apertura di un confronto approfondito, che consenta di rispettare le previsioni di legge e di verificare le garanzie di continuità occupazionale e di prospettiva per i lavoratori coinvolti.

Pertanto, le OO.SS hanno richiesto di articolare il confronto sulla base dei seguenti temi:

• Puntuale perimetrazione dei due rami e dei lavoratori coinvolti per compiere una valutazione sulla preesistenza dell’autonomia funzionale. Requisito necessario a rendere legittima la cessione dei rami aziendali. Le informazioni che saranno acquisite serviranno a eseguire un’analisi con esperti legali sulla legittimità dell’operazione.

• Tutele economiche nei confronti del personale trasferito, attinenti l’insieme degli elementi che generano reddito (ticket restaurant, fondi sanitari e previdenziali, trattamenti collettivi di secondo livello e trattamenti individuali nonché benefit di servizio)

• Garanzia sul mantenimento delle attuali sedi di lavoro.

• Definizione di una clausola di salvaguardia (clausola sociale) che preveda che in tutti i casi in cui i lavoratori perdano il lavoro presso le nuove aziende debbano essere riassunti da Fastweb che deve assumere, in questo modo, la responsabilità sociale nei confronti di tutti gli attualidipendenti.

Inoltre è stato chiesto specificatamente a Visiant Contact di fornire tutte le informazioni circa la situazione aziendale alla luce delle notizie apprese dalla stampa circa l’amministrazione giudiziaria che coinvolge Visiant spa. Le aziende, pur rigettando il merito delle proposte formulate dal Sindacato, hanno accettato il percorso individuato dalle OO.SS. Si è quindi aggiornato il confronto al prossimo 3 maggio.


Dichiarazione di sciopero:

Le Organizzazioni Sindacali proclamano l’astensione per i lavoratori di Fastweb S.p.A. dalle prestazioni straordinarie, dalla reperibilità e dal lavoro programmato dal giorno 14 maggio al giorno 12 giugno 2012 (compreso), all’interno di tale periodo proclamano a livello nazionale lo sciopero per l’intero turno di lavoro di tutti i dipendenti per il giorno 14 maggio2012.

Le scriventi dichiarano di aver esperito con Fastweb S.p.A. le procedure di raffreddamento il 20 aprile 2012 con esito negativo e con il Ministero del Lavoro il tentativo di conciliazione in data 26 aprile 2012 con esito negativo.

La presente comunicazione vale come preavviso ai sensi della Legge 83/2000 e precedenti ed in base alla delibera di modifica della Regolamentazione Provvisoria adottata dalla Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali (Seduta del 15 Novembre 2007).