06 febbraio 2013

Telecom Italia, Bernabè: "Centrati i target nonostante la crisi"


Chiude con fatturato stabile il 2012 del gruppo Telecom Italia. I ricavi dell’esercizio 2012 ammontano a 29.503 milioni di euro, in calo dell’1,5% rispetto all’esercizio 2011 (29.957 milioni di euro); la riduzione di 454 milioni di euro è prevalentemente dovuta alla Business Unit Domestic a cui si contrappone l’incremento relativo alla Business Unit Argentina (+564 milioni di euro) e alla Business Unit Brasile (+134 milioni di euro). In termini di variazione organica i ricavi consolidati registrano un incremento dello 0,5% (+151 milioni di euro).
In dettaglio, la variazione organica dei ricavi è calcolata escludendo l’effetto delle variazioni dei cambi pari a -569 milioni di euro, prevalentemente relativo alla Business Unit Brasile (-535 milioni di euro) e in maniera meno significativa alla Business Unit Argentina (-55 milioni di euro) e ad altre società del Gruppo (+21 milioni di euro); l’effetto della variazione di perimetro di consolidamento (-14 milioni di euro) principalmente riferibile alle cessioni delle partecipate Loquendo (Business Unit Domestic) avvenuta il 30 settembre 2011 eMatrix (Altre Attività) avvenuta il 31 ottobre 2012; l’effetto di una riduzione di ricavi pari a 22 milioni di euro dovuta alla chiusura di controversie commerciali con altri operatori.
L’Ebitda è pari a 11.665 milioni di euro e diminuisce, rispetto all’esercizio precedente, di 506 milioni di euro (-4,2%), con un’incidenza sui ricavi del 39,5% (40,6% nell’esercizio 2011). In termini organici l’Ebitda si riduce di 246 milioni di euro (-2,0%) rispetto all’esercizio precedente e l’incidenza sui ricavi registra una flessione di un punto percentuale, passando dal 41,2% nell’esercizio 2011 al 40,2% nell’esercizio 2012, a causa del maggior peso dei ricavi del Sud America, la cui marginalità è inferiore a quella del Business Domestico, nonché dell’incremento del fatturato per terminali mobili, finalizzato ad una maggiore penetrazione dei servizi dati.
Gli investimenti industriali sono pari, nell’esercizio 2012, a 5.196 milioni di euro, di cui 3.072 milioni di euro relativi alla Business Unit Domestic, e presentano un decremento rispetto all’esercizio 2011 pari a 899 milioni di euro.
"La continua ricerca di efficienze ha permesso al gruppo di chiudere l’esercizio 2012 con risultati operativi in linea con gli obiettivi prefissati", ha commentato Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia. "Tali risultati sono ancora più significativi, perché ottenuti in un contesto economico molto complesso e condizionato dalla recessione ancora in atto e dal conseguente contesto di mercato in Italia, e dal rallentamento della crescita in Brasile ed Argentina. Il gruppo prosegue nel processo di riduzione dell’indebitamento grazie ad una solida generazione di cassa, che dovrà contribuire alla necessità di sviluppo delle infrastrutture di rete in Italia e all’estero, un impegno che riteniamo fondamentale”. I risultati definitivi saranno diffusi il prossimo 7 marzo.
In particolare la Business Unit Domestic registra una flessione di 1.113 milioni di euro. Escludendo gli investimenti dell’esercizio 2011 inerenti l’acquisizione di diritti d’uso delle frequenze di telefonia mobile LTE (1.223 milioni di euro), la variazione sarebbe stata positiva di 110 milioni di euro attribuibile in particolare all’avvio dei piani realizzativi delle reti di nuova generazione (rete LTE e fibra) in parte compensato dal minor fabbisogno per attività di delivery su nuovi impianti in relazione al rallentamento e contrazione delle dinamiche commerciali sugli accessi del Fisso.
La Business Unit Brasile registra un incremento di 210 milioni di euro (comprensivo di un effetto cambio negativo per 94 milioni di euro), riferibile all’acquisizione dei diritti d’uso delle bande di frequenza per la telefonia mobile di quarta generazione (4G) (145 milioni di euro) nonché agli investimenti dedicati anche allo sviluppo della qualità dell’infrastruttura di rete.
La Business Unit Argentina evidenzia investimenti industriali in linea con il precedente esercizio (+1 milione di euro già comprensivo di una differenza cambio negativa pari a 9 milioni di euro). Oltre che ai costi di acquisizione della clientela, gli investimenti sono stati indirizzati all’ampliamento e all’upgrade dei Servizi a banda larga al fine di migliorare la capacità trasmissiva ed aumentare la velocità d’accesso offerta ai clienti, all’accesso fisso tradizionale per soddisfare la domanda e al Backhauling per sostenere lo sviluppo dell’accesso mobile. Inoltre, Telecom Personal ha investito principalmente nell’aumento di capacità e ampliamento della rete 3G per sostenere la crescita di Internet mobile.
L’operating free cash flow è pari a 6.466 milioni di euro, in aumento di 699 milioni di euro rispetto al 2011 (5.767 milioni di euro), contribuendo positivamente alla riduzione dell’indebitamento finanziario netto.
In particolare l’indebitamento finanziario netto rettificato al 31 dicembre 2012 è pari a 28.274 milioni di euro, in diminuzione di 2.140 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2011 (30.414 milioni di euro).
Nel quarto trimestre 2012 l’indebitamento finanziario netto rettificato è diminuito di 1.211 milioni di euro rispetto a fine settembre 2012; in particolare, la generazione di cassa operativa ha ampiamente assorbito il fabbisogno derivante dal versamento di imposte sul reddito per circa 700 milioni di euro.
Il margine di liquidità al 31 dicembre 2012 ammonta a 16,14 miliardi di euro (14,7 miliardi di euro a fine 2011) ed è costituito da liquidità per 8,19 miliardi di euro (7,72 miliardi di euro al 31 dicembre 2011) e dalle linee di credito committed non utilizzate per un importo complessivo pari a 7,95 miliardi di euro (7 miliardi di euro a fine 2011). Tale margine consente la copertura delle Passività Finanziarie in scadenza nel corso dei prossimi 18-24 mesi.
ricavi Domestic, pari a 17.884 milioni di euro (18.991 milioni di euro nel 2011), si riducono del 5,8% in termini reported e del 5,8% in termini organici.
In uno scenario congiunturale in peggioramento e in un contesto di mercato caratterizzato da forti dinamiche di riduzione delle tariffe (sui servizi tradizionali) e da tensioni competitive, la flessione dei ricavi risente anche dell’entrata in vigore del nuovo listino di terminazione su rete mobile (MTR) - che prevede una riduzione della tariffa del 53% (da 5,3 a 2,5 centesimi di euro) - nonché dell’introduzione a livello Europeo di un tetto (cap) sul prezzo del traffico in roaming.
In questo contesto, la performance dell’anno, in termini di variazione organica rispetto all’esercizio precedente, presenta una riduzione del 5,8% rispetto al 2011. Tale flessione è in particolare attribuibile alla contrazione dei ricavi sui servizi tradizionali solo in parte recuperata con lo sviluppo di servizi innovativi, soprattutto su Broadband Fisso e Mobile Internet.
I ricavi Core Domestic sono pari a 16.933 milioni di euro e si riducono del 6,4% (18.082 milioni di euro nel 2011). La flessione in termini organici è del 6,2%. Rispetto al 2011 il segmento Consumer presenta nel 2012 una riduzione dei ricavi pari a 333 milioni di euro (-3,6%) e conferma complessivamente una performance in recupero rispetto alla riduzione registrata nell’esercizio 2011 grazie, in particolare, alla stabilizzazione dell’erosione dei ricavi voce (sia Fisso che Mobile), al forte sviluppo dei ricavi da Browsing ed alla crescita dei ricavi da vendita di devices (+118 milioni di euro, +35,4%), soprattutto quelli abilitanti al Mobile Internet. La contrazione dei ricavi rispetto all’esercizio 2011, interamente attribuibile ai ricavi da servizi (-451 milioni di euro, -5,1%), è riconducibile, oltre che alla citata riduzione delle tariffe di terminazione, alla contrazione dei servizi tradizionali di Fonia e Messaging, in parte compensata dallo sviluppo dei ricavi Internet Mobile (+70 milioni di euro, pari a +13,%) e da Accesso Broadband Fisso (+34 milioni di euro, pari a +3,6%).
Il segmento Business registra nel 2012 una riduzione dei ricavi rispetto al 2011 di 287 milioni di euro (-9,4%). Tale flessione è prevalentemente attribuibile alla flessione della customer base (-6,6% rispetto al 2011 sul Fisso e -4,8% sul Mobile escludendo le linee solo dati) e ad una flessione dell’Arpu (ricavo medio per cliente) sui servizi voce.
Il segmento Top presenta nel 2012 una riduzione dei ricavi rispetto al 2011 pari a 427 milioni di euro (-12,1%). In particolare, sui ricavi da servizi la diminuzione è pari a 260 milioni di euro (-8,6%) prevalentemente attribuibile ad una flessione dei prezzi sui servizi tradizionali voce e dati, solo in parte compensata dallo sviluppo di servizi innovativi, in particolare Internet Mobile.
Il segmento Wholesale presenta nel 2012 una riduzione rispetto al 2011 dei ricavi di 52 milioni di euro (-2,5%) determinata in misura prevalente dai minori ricavi dei servizi di trasporto e interconnessione, solo in parte compensati dalla crescita dei servizi di accesso in favore degli operatori alternativi.
I ricavi del 2012 di International Wholesale (gruppo Telecom Italia Sparkle) sono pari a 1.393 milioni di euro, stabili rispetto all’esercizio precedente. Nel corso dell’esercizio sono proseguite le azioni di razionalizzazione basate su un approccio sempre selettivo in termini di qualità del portafoglio clienti e di raccolta del traffico. L’andamento dei ricavi dei business Fonia (+1,4%) e IP/Data (+5,8%) ha consentito di contenere la contrazione registrata negli altri segmenti di business in particolare la clientela multinazionale (-10%).
Ricavi Telecomunicazioni Fisse

L’andamento dei ricavi delle principali aree di business è il seguente: 2012
Preliminary
2011
Variazioni
(milioni di euro)
peso %
peso %
assolute
%
Fonia Retail
5.296
41,4
5.689
42,2
(393)
(6,9)
Internet
1.605
12,5
1.621
12,0
(16)
(1,0)
Business Data
1.414
11,1
1.621
12,0
(207)
(12,8)
Wholesale
4.057
31,7
4.155
30,8
(98)
(2,4)
Altri
417
3,3
403
3,0
14
3,5
Totale Ricavi Telecomunicazioni Fisse
12.789
100
13.489
100
(700)
(5,2)


Ricavi Telecomunicazioni Mobili

L’andamento dei ricavi delle principali aree di business è il seguente: 2012
Preliminary
2011
Variazioni
(milioni di euro)
peso %
peso %
assolute
%
Fonia Uscente
3.278
49,6
3.600
50,6
(322)
(8,9)
Fonia Entrante
826
12,5
1.117
15,7
(291)
(26,0)
VAS
2.041
30,9
2.038
28,6
3
0,1
Terminali
470
7,0
359
5,1
111
30,9
Totale Ricavi Telecomunicazioni Mobili
6.615
100,0
7.114
100,0
(499)
(7,0)

I ricavi sono pari a 16.940 milioni di euro, in diminuzione di 1.105 milioni di euro (-6,1%) rispetto all’esercizio 2011. Tale risultato risente della fisiologica contrazione dei ricavi da business tradizionali nei segmenti Consumer (-3,6%), Business (-9,4%), Top (-12,4%) e National Wholesale (-2,4%). Si segnala tuttavia una positiva dinamica sia dei ricavi da vendita dei terminali, sia dei ricavi da servizi BroadBand Fisso e Mobile nel segmento Consumer.
L’Ebitda è pari a 8.453 milioni di euro e diminuisce di 483 milioni di euro (-5,4%) rispetto all’esercizio 2011. La variazione organica dell’Ebitda è negativa del 5% (-449 milioni di euro). L’incidenza dell’Ebitda sui ricavi è cresciuta dal 49,5% del 2011 al 49,9% del 2012; a livello organico l’incidenza sui ricavi è pari al 50,7% (50,1% nel 2011).

05 febbraio 2013

Fastweb e Telecom Italia Sparkle: frode colossale

Fastweb e Telecom Italia Sparkle sono state coinvolte in "una frode colossale, la più grande mai attuata in Italia da parte di pochi che hanno messo le mani in tasca a ciascuno di noi". Così si è espresso ieri il pubblico ministero Francesca Passaniti nel primo giorno di requisitoria del processo farà la storia del settore telecomunicazioni.
Come tutti ricorderanno nel 2010 è stata scoperta una frode legata alla falsa compra-vendita di traffico telefonico, che tra il 2003 e il 2006 avrebbe consentito la fatturazione fraudolenta di 2 miliardi di euro – pari a un'evasione IVA di 365 milioni di euro. Da rilevare che nel frattempo sia Fastweb e Telecom Italia Sparkle hanno già restituito complessivamente 542 milioni di euro all'Agenzia delle Entrate.
I truffatori avevano creato un gruppo di società fittizie in Europa che vendevano falsi servizi telefonici ad altre aziende fittizie in Italia. Le transazioni comunitarie di questo tipo non sono soggette a IVA. Successivamente, quindi, le italiane vendevano gli stessi servizi a Fastweb e TI Sparkle (routing telefonico internazionale) aggiungendo l'IVA del 20%.
A questo punto le due società italiane rivendevano il tutto alle prime della filiera ovviamente non pagando l'IVA poiché considerata operazione comunitaria. Il risultato dell'operazione era un credito erariale che secondo gli inquirenti è stato utilizzato per fondi neri esteri. Denaro sonante speso per acquistare beni immobili, auto di lusso e gioielli.
Ai tempi più di 12 i manager delle due società vennero raggiunti da provvedimenti restrittivi sui 56 arresti complessivi. Furono oggetto delle indagini Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb ed ex amministratore delegato della società, l'ex presidente di TI Sparkle Riccardo Ruggiero, l'AD Stefano Mazzitelli, nonché il senatore PdL Nicola Paolo Di Girolamo.
"Tutto il materiale probatorio acquisito, cioè mail, audit interni, intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre alle dichiarazioni confessorie di molti indagati, rappresentano per l'accusa l'operatività di una pericolosa organizzazione criminale che si avvaleva di soggetti dai specifici ruoli e che sapeva muoversi con estrema disinvoltura con le banche di mezzo mondo", ha spiegato il PM ieri.
"Un'organizzazione in cui niente avveniva per caso e che poteva contare sulla partecipazione alle operazioni illecite di molti manager dell’epoca delle società telefoniche".
Secondo le ricostruzioni il meccanismo era pressoché perfetto. Si è inceppato solo perché i protagonisti hanno iniziato a litigare. "C'era il gruppo guidato da Gennaro Mokbel che, forte dell'esperienza maturata da anni sull’evasione dell'IVA, faceva da organizzatore strategico, c'era Carlo Focarelli, ideatore della frode grazie agli ottimi rapporti con i vertici delle società telefoniche e c'erano gli inglesi", ha aggiunto Francesca Passaniti.
"Fastweb conosceva molto bene la Cmc, società cartiera di Antonio Ferreri, e Focarelli in presenza di macroscopiche anomalie e di un incremento di volumi di traffico eccezionali e fuori dal comune. Se non ci fosse stato il contributo di cassa delle stesse società telefoniche, deciso dai vertici, che hanno impiegato ingente liquidità (poi oggetto di successivo riciclaggio) sapendo che poi avrebbero guadagnato molto di più, le due operazioni commerciali fittizie non ci sarebbero state".
Ecco spiegato il motivo per cui secondo il PM, Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, e Stefano Mazzitelli, ex ad di Telecom Italia Sparkle sarebbero stati coinvolti. A suo parere "avrebbero dovuto accorgersi subito di quello che stava succedendo".
La requisitoria proseguirà fino al 7 febbraio.
di Dario d'Elia

04 febbraio 2013

Almaviva investe 11 milioni in Brasile...!!!...!!!..

Almaviva spinge sul Brasile. Almaviva do Brasil, società di informatica e customer care center del Gruppo guidato da Marco Tripi, investirà circa 30 milioni di reais (circa 11 milioni di euro) per la creazione di un nuovo centro operativo nella capitale dello stato di Sergipe Aracajù. L'investimento è stato annunciato alla presidente  Dilma Roussef e al Segretario di Stato del Governo del Sergipe, Saomineo Nascimento.
"La nuova unità fa parte della strategia di espansione di Almaviva do Brasil e sarà un'ottima opportunità sia di business per l'impresa sia in termini di nuovi impieghi per lo sviluppo della regione. Aracajù è una città con più di 580.000 abitanti dove ancora non vi operano imprese di contact center " spiega Giulio Salomone, vice presidente del Consiglio di Amministrazione di Almaviva do Brasil.
Con questa nuova sede, che occuperà 3.500 persone, i dipendenti di Almaviva in Basile raggiungeranno le 15.500 unità con le sedi già attive di San Paolo,  Belo Horizonte e  Juiz de Fora.




FIAT: CGIL, da azienda decisione sbagliata e illecita

“Riteniamo sbagliata e illecita la decisione presa da FIAT di non permettere l’accesso al lavoro ai 19 lavoratori e lavoratrici iscritti alla FIOM CGIL ed assunti dopo l’azione legale intrapresa”. E' quanto si legge in una nota congiunta delle Segreterie Generali della CGIL Nazionale, della Campania e della Camera del Lavoro di Napoli.
“Con questa decisione, presa dopo l’annuncio dei giorni scorsi di cancellare la Newco di Pomigliano facendo rientrare tutti gli addetti in un’unica società, FIAT, di fatto, elude le sentenze della magistratura, umilia il lavoro, nega i diritti dei lavoratori e apre uno scenario di possibili e ulteriori illeciti”, continua.
“Questa nuova e ulteriore azione di discriminazione da parte di FIAT nei confronti dei lavoratori, successiva alla procedura di mobilità delle scorse settimane, avviene in un contesto di mercato sicuramente difficile. Ciò non toglie che sarebbe possibile redistribuire il lavoro attraverso un contratto di solidarietà, anziché prevedere ulteriori periodi di Cassa integrazione, magari discriminatoria nei confronti di alcuni. La segreteria della CGIL nazionale, della Campania e di Napoli sostengono e sosterranno i lavoratori e le lavoratrici nelle azioni di tutela per il diritto al lavoro”, conclude la nota.

Fiat, stipendio ai 19 operai Fiom di Pomigliano, ma non possono lavorare


POMIGLIANO D’ARCO (NAPOLI) – Stipendio sì, reintegro no. I diciannove operai Fiom riassunti dalla Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli) lo scorso novembre dopo la disposizione della corte d’appello di Roma verranno retribuiti ma non potranno tornare al lavoro.
I diciannove l’hanno saputo lunedì mattina, 4 febbraio. Diciotto di loro (uno è in aspettativa per impegni elettorali) sono andati in fabbrica per conoscere le proprie mansioni ma è stato chiesto loro di tornare a casa perché al momento non sarebbe possibile ricollocarli, è la motivazione ufficiale.
“Ci hanno consegnato la busta paga e informati che ci faranno sapere, hanno detto gli operai. Noi pretendiamo una comunicazione scritta, ed abbiamo contestato all’azienda le modalità di mancata comunicazione preventiva”.

Dipendenti Telecom (call center) costano al gruppo il 30% in più rispetto ai "service esterni".

L’Amministratore delegato Marco Patuano sta per varare una manovra di tagli fino a 1,3 miliardi, che imporrà nuovi sacrifici al gruppo. L’ambizioso obbiettivo sarebbe raggiunto attraverso tre canali:  il primo riguarda i risparmi sul costo dell’elettricità (400 milioni all’anno di energia), il secondo prevede ottimizzazioni e nuove dismissioni del patrimonio immobiliare e delle torri, infine la società conta sui risparmi derivanti dai suoi call center, un’attività dove lavorano 12mila dipendenti Telecom e che costa al gruppo il 30% in più rispetto ai service esterni.

La strategia industriale di Telecom – ricorda Repubblica - degli ultimi tredici anni è stata dettata dall’esigenza di ripagare i debiti della scalata Olivetti, che nonostante le dismissioni e i tagli, resta un macigno da 28 miliardi che zavorra la società. Per permettere a Telecom di uscire da quest’impasse, il gruppo deve ridurre ancora del 15% le sue passività. Secondo gli analisti, un livello di debito sostenibile con i risultati economici sarà raggiunto solo nel 2015 facendo di qui ad allora nuovi sacrifici, a cominciare dal dividendo.

IL SOGNO DI UN RAGAZZO DOWN CHE LO STATO ITALIANO NON RICONOSCE

La vicenda di Cristian, giovane nato in Italia dalla relazione fra una donna colombiana e un uomo italiano, ha dell'incredibile. Non può ottenere la cittadinanza italiana, nonostante i 18 anni d'età, perché down ed incapace di compiere il fatidico giuramento. Il nostro Stato, dunque, non lo riconosce. 

"Lo scoglio sta nel giuramento, spiega Gaetano De Luca, avvocato della Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), passaggio imprescindibile quando si vuole ottenere la cittadinanza per un diciottenne straniero nato in Italia.

Si tratta di un atto personalissimo e dunque nessuno, neanche il genitore o un amministratore di sostegno nominato dal Tribunale, può pronunciarlo per conto di un figlio o di un tutelato. Purtroppo, questo non è l'unico caso di cui siamo a conoscenza".

Cgil: urgente, per prossimo governo, fare del lavoro una priorità

I dati sulla disoccupazione “confermano l'urgenza per il prossimo governo di fare del lavoro la priorità e di un piano del lavoro la risposta”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, in merito alle rilevazioni diffuse dall'Istat. Nel dettaglio, osserva, “la crescita della disoccupazione e il calo dell'occupazione sono segnali negativi che dimostrano non solo l'assenza di ripresa ma che la crisi investe in maniera ancora forte il nostro Paese e a farne le spese sono lavoro e produzione”. Inoltre, continua, “il dato circa il tasso di occupazione al 56.4 % è ben lontano dall'obiettivo che l'Europa si è data per il 2020 di raggiungere il 75%: per arrivarci nel nostro Paese l'occupazione dovrebbe crescere intorno al 3% all'anno per i prossimi sette anni”.
Per Sorrentino poi, il dato di circa tre milioni di disoccupati, “ci parla di un Paese dove l'area della povertà si allarga e, allo stesso tempo, pone l'urgenza di una politica economica che affronti il tema di come accompagnare e tutelare le persone durante la crisi, con ammortizzatori sociali adeguati, e di come garantire un reinserimento socio-lavorativo, attraverso un sistema vero di politiche attive”. Secondo la dirigente sindacale, poi, “tra le emergenze da risolvere ci sono lo sblocco delle risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga del 2012 e il rendere disponibili quelle per il 2013”.
Ma più di tutto, aggiunge la dirigente sindacale, “non c'è politica sociale che possa affrontare il nodo della disoccupazione se non riparte la crescita e l'occupazione: per questo la priorità per il prossimo governo deve essere un piano del lavoro che parli soprattutto ai giovani”. Nei confronti di questi ultimi Sorrentino rilancia le proposte della Cgil: “Come ci chiede l'Europa, il sistema della 'Garanzia Giovani' deve essere la risposta di lavoro e formazione per tutti coloro che non studiano e non lavorano”. Il Paese, conclude Sorrentino, “ha bisogno di risposte e di progetti veri che affrontino problemi drammatici, come il crollo delle iscrizioni all'università, la mole di giovani disoccupati, il calo delle produzione e del reddito delle famiglie, non di promesse fantomatiche e propagandistiche”.

Lavoro, infortunio Inail, nuova procedura

Una lettera del 29 gennaio 2013 del vicepresidente del Cno dei consulenti comunica ai presidenti e consiglieri provinciali che il 18 giugno 2012 è stata illustrata dall’Inail ai rappresentanti del Consiglio nazionale la nuova procedura, alla luce del Dlgs 81/2008, per la denuncia di infortunio.
Sarà operativa dal 1° febbraio 2013 e modalità esclusiva dal 1° luglio 2013. Fino al 30 giugno 2013 potrà essere utilizzato il nuovo modello cartaceo.



Medico competente deve svolgere una propria funzione più amplia e autonoma.

La sentenza n.1856 della Corte di Cassazione esprime chiaramente il concetto che il medico competente non è il mero esecutore delle decisioni prese dal capo azienda o dal Rspp ma deve svolgere una propria funzione più amplia e autonoma.
Il medico competente non deve basarsi, per attivare la sorveglianza sanitaria più adeguata, in relazione ai rischi a cui sono esposti i lavoratori, solo sulle informazioni del datore di lavoro ma agendo di propria iniziativa, raccogliere notizie e conoscenze sull’ambiente di lavoro, sulla postazione lavorativa, sulle caratteristiche delle mansioni svolte dai lavoratori.
La Corte di Cassazione ricorda nella sentenza, che il dlgs 81/08 (Testo Unico), con l’art.25 amplia il ruolo del medico competente, ben oltre le attività previste dalla vecchia l..626/94, arrivando addirittura con il dlgs correttivo 106/09 a prevedere sanzioni penali per la violazione di questa maggiore responsabilità.
Dunque gli Rls devono sempre pretendere che le caratteristiche della sorveglianza sanitaria e cioè la periodicità delle visite, le eventuali visite specialistiche ed esami clinici e radiologici necessari, siano sempre risultanze di una autonoma valutazione del medico e solo dopo che abbia visitato gli ambienti di lavoro, parlato con i lavoratori e si sia consultato con gli stessi Rls. Il medico competente, che non operasse in tal senso, deve essere immediatamente diffidato dagli Rls e se tale comportamento non venisse modificato, si deve chiedere all’azienda la rimozione dello stesso medico competente.
A fronte della indisponibilità dell’azienda a procedere alla rimozione del medico, si deve inoltrare, a firma congiunta Rls e segretario territoriale Fiom, formale denuncia al responsabile del servizio di prevenzione della Asl, con la richiesta di intervento e di rimozione dello stesso medico.
Ricordiamo inoltre che gli Rls devono esercitare il diritto di chiedere il telefono al medico competente, affinché sia sempre reperibile, il suo domicilio, per verificare che sia sempre nella possibilità di intervenire nella unità di produzione in breve tempo, nonché la sua specializzazione , che per obbligo di legge, può non può che essere in igiene del lavoro o medicina del lavoro. E’fatto divieto assoluto di esercitare la funzione di medico competente con altre specializzazioni.
Gli Rls devono inoltre richiedere al medico competente, gli atti che dimostrano che sono stati predisposti i libretti sanitari individuali di rischio per ciascun lavoratore, nonché ogni anno il registro degli infortuni e il documento che in forma anonima e collettiva descrive le eventuali inidoneità riscontrate alla mansione e le prescrizioni fatte.

Quale futuro per il gruppo AlmavivA

Il gruppo AlmavivA è nato nel 2005 quando il gruppo COS (contact center; 17.000 dipendenti), di proprietà della famiglia Tripi, ha acquisito il gruppo Finsiel (informatica; 3.000 dipendenti), controllato dalla Telecom. Oggi il gruppo occupa più di 22.000 lavoratori, di cui oltre 12.000 in Italia. Il fatturato 2011 del gruppo è di 730 milioni di euro; più di 400 derivano dalle attività informatiche di AlmavivA SpA, l’azienda capogruppo.

Il settore ICT e la crisi

Il settore ICT in Italia non naviga in acque tranquille: la crisi è iniziata nel 2008-2009, in 4 anni il fatturato globale delle aziende del settore è sceso del 12% e anche le previsioni per il 2013 sono negative. La crisi ha riguardato sia il comparto delle TLC sia quello dell’IT, quest’ultimo in maniera più significativa (-16,5%). Nel caso dell’IT il peggioramento ha riguardato tutti i settori, dalla vendita di hardware alla produzione di software e alla realizzazione di sistemi e servizi IT (info e dati tratti dal Rapporto Assinform 2012).

Il gruppo AlmavivA, il sindacato e la crisi

Il mantenimento di corrette relazioni industriali e il ruolo attivo e propositivo dei sindacati metalmeccanici e delle Rsu ha sicuramente consentito ad AlmavivA di contenere gli effetti della crisi, anche migliorando fatturato e margini.

In questi anni infatti sono stati definiti accordi che, sempre in un’ottica solidaristica, hanno previsto il ricorso alla mobilità volontaria, alla cassa integrazione ordinaria, alla sospensione temporanea di accordi, ai Contratti di Solidarietà attualmente in vigore, che riguardano la gran parte dei lavoratori e consentono all’azienda di “risparmiare” più di dieci milioni di euro l’anno. Su proposta del sindacato e della Rsu è stato anche avviato un progetto di trasformazione dell’azienda in senso ecosostenibile e di riduzione dei consumi energetici (progetto AlmavivA Green).

Il gruppo AlmavivA e le banche

La crisi del settore e il ritardo nei pagamenti da parte della PA hanno spinto AlmavivA a rivolgersi a un pool di banche che, nell’estate 2012, ha erogato un nuovo finanziamento, vincolandolo al rispetto di obiettivi economico-finanziari particolarmente gravosi a causa dell’attuale contesto.

La disdetta degli accordi aziendali per AlmavivA

Il 18 dicembre 2012 – dopo una trattativa brevissima, senza aver dato risposte chiare sul piano industriale e senza aver discusso di altri possibili interventi di riduzione dei costi – l’azienda ha interrotto il confronto con i sindacati metalmeccanici e con le Rsu e ha comunicato la disdetta unilaterale di tutti gli accordi aziendali in vigore.

Quale futuro per il gruppo AlmavivA?

Dopo assemblee molto partecipate e dopo il primo sciopero che ha avuto un’adesione superiore all’80%, la mobilitazione ora prosegue sia con iniziative di lotta sia con iniziative legali ma noi continuiamo a credere che l’unica strada percorribile sia quella del confronto, con l’obiettivo di individuare una soluzione equa e non punitiva per i lavoratori, all’interno di un piano industriale credibile e condiviso.

L’azienda rinunci agli atti unilaterali e riapra la trattativa!

Roma, 30 gennaio 2013                    RSU AlmavivA

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(*) Volantino distribuito nel corso dell’iniziativa “Customer Centric Experience”, promossa da Almaviva e Almawave all’Auditorium del Museo MAXXI di Roma il 30 gennaio 2013.

Fiat, stipendio ai 19 operai Fiom di Pomigliano, ma non possono lavorare

POMIGLIANO D’ARCO (NAPOLI) – Stipendio sì, reintegro no. I diciannove operai Fiom riassunti dalla Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli) lo scorso novembre dopo la disposizione della corte d’appello di Roma verranno retribuiti ma non potranno tornare al lavoro.
I diciannove l’hanno saputo lunedì mattina, 4 febbraio. Diciotto di loro (uno è in aspettativa per impegni elettorali) sono andati in fabbrica per conoscere le proprie mansioni ma è stato chiesto loro di tornare a casa perché al momento non sarebbe possibile ricollocarli, è la motivazione ufficiale.
“Ci hanno consegnato la busta paga e informati che ci faranno sapere, hanno detto gli operai. Noi pretendiamo una comunicazione scritta, ed abbiamo contestato all’azienda le modalità di mancata comunicazione preventiva”.

02 febbraio 2013

TELECOM ITALIA PIEMONTE: I LAVORATORI ASA DICONO BASTA !!!!

Dal 28 al 30 gennaio 2013 si sono svolte le assemblee sindacali unitarie nella realtà ASA del Piemonte, in merito alla proposta aziendale di modifica della turnazione esistente. E’ emersa, in tutte le sedi piemontesi in modo forte, la volontà dei lavoratori di opporsi con fermezza a questa proposta unilaterale aziendale, che prevede orari fortemente penalizzanti per i lavoratori.
Evidenziamo, per chiarezza, che l’azienda, in data 10 gennaio 2013, aveva convocato le OO.SS. piemontesi ad un incontro territoriale in merito, non partecipato dalle stesse, in quanto lo stato delle relazioni sindacali era sospeso a tale data, in virtù della mancata conclusione della trattativa del rinnovo del Contratto Nazionale di Settore e poiché gli orari di ASA sono gestiti sindacalmente ed aziendalmente a livello nazionale. Pertanto, in materia è competente il “tavolo” nazionale.
Si evidenziano le criticità comuni alle realtà HOME, OFFICE e CUSTOM: L’inserimento della pausa rigida di un’ora, senza possibilità di recupero della stessa, di almeno 30 minuti all’uscita. È evidente che, a parità di ore lavorate, il servizio prolunga la sua estensione nel corso della giornata; Il forte trascinamento delle percentuali di presenza negli orari pomeridiani e serali; L’inserimento del turno 11.00/19.38 con un’ora di pausa obbligatoria,questo turno si sovrappone praticamente a quello successivo (12.22/20.00), rendendolo superfluo; Le aliquote massimali relative alle ferie sono inadeguate rispetto alle esigenze dei lavoratori.
L’azienda chiede ai lavoratori flessibilità, ma si pone in modo rigido anche di fronte alla Loro disponibilità.
Il lavoro risulta sempre meno “specialistico” e sempre più cottimizzato.

Più nel particolare, per quanto attiene HOME: L’eliminazione delle coperture festive domenicali, conseguenti alla nuova turnistica 8.00-20.00 comporta un ulteriore sacrificio economico per i lavoratori; I sabati di presenza, sono aumentati per una percentuale del 63%. A seguito di questo, i lavoratori avranno a disposizione un week-end al mese, e questo colpirà, in modo irrimediabile, soprattutto le famiglie con figli, sconvolgendone le abitudini connesse alla pausa di fine settimana per le cure parentali e per gli impegni extra-lavorativi; Ci sono pervenute notizie di possibili esternalizzazioni di attività.

In merito ad OFFICE e CUSTOM: E’ stata eliminata la possibilità di ingresso flessibile (8-9); E’ stata eliminata la possibilità di usufruire dei riposi LL anche al lunedì, cosa che l’azienda esclude in base a supposte “curve di traffico”; Il turno del sabato 12.22-20.00 risulta inadeguato, tenuto conto dell’andamento dell’attività attuale; Esistono numerose richieste di trasferimento, formulate soprattutto dai lavoratori di Via Ardigò, inevase, tema già più volte sollevato all’azienda dalle OO.SS; La formazione non è esaustiva, ovvero i relativi corsi durano pochi giorni e non esauriscono completamente le tematiche trattate. L’azienda sta forse tentando di risparmiare anche sulla formazione, in reparti in cui l’aggiornamento della professionalità dei lavoratori è un dato indispensabile???

Le proposte avanzate dai lavoratori e dalle OO.SS. sono così articolate: Mantenimento flessibilità in ingresso e pausa pranzo; Eliminazione turno 11.00/19.38; In merito alle ferie, incrementare i massimali delle aliquote per i mesi di giugno-luglio-agosto-settembre; Fornire il rotativo e, quindi, la matrice turni relativa, ad ogni lavoratore; Per HOME: prevedere la diminuzione della % dei sabati lavorativi dal 63% proposto al 40%, inoltre, è richiesto che i sabati lavorativi siano prevalentemente orientati alla fascia mattutina,,in modo da recuperare almeno parzialmente la giornata; Per quanto attiene la pausa pranzo, riportarla a 30 minuti per tutti i turni. Inoltre, il risicato numero di lavoratori in LL nella giornata di lunedì, fa si che non ci siano mai 2 gg di riposo adiacenti. Per OFFICE e CUSTOM: eliminazione del turno 12.22-20.00 relativo al sabato e la possibilità di usufruire della LL anche il lunedì oppure in alternativa di usufruirne nella settimana successiva al sabato lavorato.
Non ci pare assolutamente chiara la direzione che l’azienda intende intraprendere, in merito ai lavoratori di ASA, pertanto, ci è indispensabile avere al più presto, un confronto in merito, non appena la trattativa per il contratto nazionale lo permetterà.
I lavoratori ASA del Piemonte con le OO.SS. unitarie, pertanto, diffidano l’azienda dall’attivare tali orari unilateralmente e proclamano, da subito, LO STATO DI AGITAZIONE. Le scriventi RSU consigliano i lavoratori di svolgere, esclusivamente, le attività previste dalla propria mansione, evitando di fornire ulteriore disponibilità.
Nel caso in cui l’azienda decida unilateralmente di applicare tali orari, senza un dovuto incontro, a livello nazionale di discussione ed approvazione sindacale e con tutti i lavoratori, procederemo all’apertura delle procedure di raffreddamento ed alla successiva dichiarazione di sciopero.
RSU SLC-CGIL – FISTEL-CISL – UILCOM-UIL
Telecom Piemonte

01 febbraio 2013

FIRMATO RINNOVO CCNL TELECOMUNICAZIONI 2012-2014


Nella mattinata del 1 febbraio, dopo oltre 24 ore di trattativa, è stata firmata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto delle Telecomunicazioni, scaduto il 31 dicembre 2011. La vertenza di rinnovo, supportata da due scioperi nazionali, da manifestazioni regionali e da una manifestazione nazionale, è stata incentrata sulla richiesta di maggiori garanzie nei confronti delle attività di call center, gestite tramite appalto.
L’ipotesi di rinnovo prevede l’obbligo per le aziende di appaltare tali attività solo ad aziende che garantiscano solidità finanziaria, un portafoglio clienti diversificato e che applichino il contratto delle TLC o un contratto nazionale complessivamente equivalente. Tale previsione impedirà la rincorsa al massimo ribasso attraverso il dumping contrattuale che comprimeva diritti e salario dei lavoratori occupati.
Inoltre, è previsto che in caso di cambio appalto nelle attività di call center il committente sia tenuto a convocare un incontro con il sindacato per ricercare tutte le soluzioni atte a risolvere le crisi occupazionali che ne derivano individuando lo stesso come responsabile nei confronti dell’occupazione delle attività gestite in appalto.
Le due nuove norme garantiranno una maggiore tutela dei lavoratori occupati nel settore facilitando la continuità occupazionale.
Inoltre, attraverso una nuova norma che disciplina le prestazioni di lavoro supplementare per i part time impiegati nei call center, è stata introdotta la previsione del consolidamento, nell’orario minimo contrattuale, di quota parte dell’orario supplementare effettuato, nel tentativo di aumentare l’orario di lavoro e garantire retribuzioni maggiori a dipendenti che sopravvivono con 500/600 euro al mese.
Si è, poi, intervenuti sulla parte normativa per impedire che la gestione dei flessi di lavoro sia gestita attraverso l’utilizzo indiscriminato di rol, ex festività e ferie dei lavoratori introducendo un tetto massimo utilizzabile a tale scopo.
L’ipotesi di rinnovo innova la disciplina sulla malattia (attraverso la previsione di invio del certificato elettronico) e il codice disciplinare definendo puntualmente le sanzioni in relazione alla gravità delle infrazioni commesse.
Inoltre, è confermata la durata contrattuale di tre anni dalla data di scadenza con un contratto triennale 2012 – 2014.
La parte economica prevede un aumento al 5 livello di 135 euro attraverso l’erogazione di 4 tranche e una “una tantum” di 400 euro a copertura del periodo di scopertura contrattuale.
L’ipotesi di accordo, approvata dalla delegazione trattante all’unanimità con 11 astenuti, incide significativamente sul livello dei diritti in capo ai lavoratori che operano in appalto, determinando una condizione che renderà meno favorevole il ricorso a cessioni di rami d’azienda o cambi di appalto finalizzati a comprimere il salario dei lavoratori.
E’ previsto ora un percorso di validazione dell’accordo raggiunto che vedrà la convocazione di un attivo nazionale dei delegati, che si svolgerà il giorno 7 febbraio p.v., cui seguiranno attivi regionali al termine dei quali saranno tenute assemblee su tutti i luoghi di lavoro per procedere alla votazione dell’ipotesi.
Segreterie Nazionali e delegazione trattante esprimono una forte soddisfazione per il risultato raggiunto che consente di innalzare l’asticella dei diritti nei confronti dei lavoratori, rendere meno conveniente le cessioni di ramo d’azienda e contrastare la rincorsa al ribasso dei salari dei lavoratori in nome di una concorrenza priva di regole e riferimenti certi. Inoltre, consente un recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni in una fase in cui la crisi mondiale mette a dura prova la capacità di tenuta delle famiglie italiane. Se approvato dai lavoratori, sarà nostro dovere puntare a una piena applicazione delle norme introdotte, semplificando la giungla di flessibilità oggi utilizzate dal call center che ricadono pesantemente sulle condizioni di vita dei lavoratori.
Inoltre, il sindacato è impegnato a continuare l’opera iniziata con questo rinnovo attraverso l’implementazione delle norme sulle clausole sociali e sul consolidamento dell’orario supplementare già dalla predisposizione della prossima piattaforma per il rinnovo del contratto che scadrà alla fine del 2014.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

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Tlc: Cestaro (Slc Cgil), confronto azienda sindacato vincolante per tutela occupazione
Clausole sociali nuovo Ccnl vera vittoria dei lavoratori
Dichiarazione di Massimo Cestaro
Segretario generale Slc Cgil
Si è conclusa questa mattina, con l’ipotesi di accordo, la vertenza per il rinnovo del CCNL del Settore delle Telecomunicazioni. Dopo 13 mesi finalmente gli oltre 160.000 lavoratori delle aziende di telecomunicazioni e dei call center, hanno il loro contratto. Importante il risultato sulla parte economica che vede un incremento complessivo di 135 Euro. Ma gli aspetti principali riguardano l’impianto contrattuale sulle cosiddette “clausole sociali”: un innovativo sistema di relazioni sindacali che impegna le aziende committenti (associate ad Asstel firmataria del Ccnl) a strutturare il loro sistema di appalti e subappalti tale da garantire ai lavoratori delle aziende a cui vengono affidate le commesse, l’applicazione del contratto delle TLC o altro contratto collettivo nazionale equivalente e ciò al fine di evitare il criterio del massimo ribasso nel sistema degli appalti nei call center.
Inoltre sono stati definiti criteri oggettivi che qualificano positivamente le aziende a cui affidare le commesse. Infine, sempre su questo tema, il Contratto stabilisce, in modo inequivocabile, la responsabilità del committente che, in caso di problemi occupazionali che si dovessero determinare per effetto di un “cambio appalto”, ha l’obbligo di avviare un confronto negoziale con le organizzazioni sindacali finalizzato a ricercare tutte le possibili soluzioni per tutelare i livelli occupazionali.
Altro aspetto di grande rilievo è stata l’introduzione di una norma utile al fine di avviare un percorso di ampliamento degli orari settimanali dei part-time che oggi sono per lo più strutturati con orari di 20 ore settimanali con la conseguente retribuzione che si attesta sui 5-600 euro al mese. E’ probabile che l’efficacia della norma sia inferiore alle aspettative e alla esigenza primaria delle persone di avere una retribuzione congrua, ma è stato fondamentale introdurre un sistema che andrà verificato e scuramente migliorato con le prossime rinnovazioni contrattuali.
E’ del tutto evidente che questo insieme di norme particolarmente rivolte alla fascia più debole delle attività “esternalizzate”, rappresenta, indirettamente, una tutela anche per i lavoratori delle grandi Aziende di Telecomunicazione poiché rendono sicuramente meno agevole la pratica dell’out-sourcing, così largamente diffusa negli anni trascorsi.
L’ultimo aspetto da sottolineare è relativo alla grande partecipazione dei lavoratori alle iniziative sindacali che hanno visto due scioperi nazionali e una grande manifestazione a Roma il 19 ottobre 2012 , ma, soprattutto il fatto che i lavoratori da un lato e l’associazione imprenditoriale dall’altro, abbiano trovato un sindacato che ha condotto tutta la lunga vertenza fino alla sua conclusione in modo largamente unitario.

Call center outbound: duemila posti a rischio

Stop alle delocalizzazioni, mantenimento dei livelli occupazionali, nuove opportunità. Stamattina una delegazione di lavoratori dei call center outbound hanno manifestato davanti la Prefettura così come preannunciato nei giorni scorsi. Sotto accusa le grandi committenti dei call center Wind, Vodafone, Tim e Telecom, Enel, Tre -solo per citarne alcune – che continuano a delocalizzare i loro servizi e i lavoratori catanesi ne pagano le spese. Il lavoro di vendita contrattuale, di interviste telefoniche, di indagini di mercato, viene portato all'estero: in primis in Albania, Romania, Marocco e Algeria.
Il problema, già messo in evidenza nei mesi scorsi dalla Cgil di Catania, mette a rischio oltre duemila posti di lavoro nel Catanese. Stamattina, all’incontro con il prefetto c’erano il segretario generale della Cgil Angelo Villari, il segretario del Nidil Giuseppe Oliva e i segretari confederali della Camera del lavoro Giacomo Rota e Giovanni Pistorio.
Nella piattaforma di Nidil e Cgil firmata da Oliva e Pistorio, viene chiesto di “Intervenire presso il Ministero dell’Interno ed il Ministero delle attività produttive affinché in materia di concessioni governative vengano inseriti appositi vincoli per il trattamento dei dati sensibili dei cittadini italiani trattati all’estero, in maniera tale che siano assicurati adeguati livelli di tutela – si legge- In tema di trattamento dei dati personali dei cittadini italiani , così come le banche dati relative a liste di utenti italiani, che sono in possesso dei call center localizzati al di fuori del territorio nazionale e/o degli stati membri dell’Unione Europea, chiediamo che venga vietato quando l’ordinamento del paese di destinazione o di transito dei dati non assicura un livello di tutela delle persone adeguato.            Considerato che quotidianamente e per la volontà delle aziende committenti titolari di concessioni governative attraverso il processo di delocalizzazione delle attività di call center verso paesi terzi all’Unione Europea ( Albania, Bosnia, Croazia, Macedonia, Marocco, Moldavia, Tunisia, etc.) è continuo e che i livelli di tutela dei dati personali non vengono assicurati si propone l’inserimento di un apposito vincolo nelle concessioni governative”. E ancora: “A causa dei processi in atto, nel territorio della provincia di Catania, laddove sono stati occupati con successo migliaia di lavoratori impiegati nel lavoro dei call center si rischia il tracollo occupazionale. Pertanto si chiede che vengano contattate le grandi committenti del settore delle telecomunicazioni (Teletù, Tim, Wind , Vodafone, Tre), dell’energia elettrica (Enel) delle pay tv (Mediaset Premium e Sky) e dei servizi (INPS) affinché vengano quantomeno riconfermati , a parità di condizioni contrattuali e nell’assoluto rispetto dei parametri di qualità, gli stessi volumi di lavoro del 2012 e ciò al fine di mantenere gli stessi volumi occupazionali”.
www.cgilct.it

Call Center : Richiesta per il mantenimento dei livelli occupazionali nel settore dei call-center out-bound.


Catania 31 gennaio 2013
Richieste avanzate al PREFETTO DI CATANIA nel corso della manifestazione odierna

Delocalizzazioni:
Intervenire presso il Ministero dell’Interno ed il Ministero delle attività produttive affinché in materia di concessioni governative vengano inseriti appositi vincoli per il trattamento dei dati sensibili dei cittadini italiani trattati all’estero, in maniera tale che siano assicurati adeguati livelli di tutela. In tema di trattamento dei dati personali dei cittadini italiani , così come le banche dati relative a liste di utenti italiani, che sono in possesso dei call center localizzati al di fuori del territorio nazionale e/o degli stati membri dell’Unione Europea, chiediamo che venga vietato quando l’ordinamento del paese di destinazione o di transito dei dati non assicura un livello di tutela delle persone adeguato. Considerato che quotidianamente e per la volontà delle aziende committenti titolari di concessioni governative attraverso il processo di delocalizzazione delle attività di call center verso paesi terzi all’Unione Europea ( Albania, Bosnia, Croazia, Macedonia, Marocco, Moldavia, Tunisia, etc.) è continuo e che i livelli di tutela dei dati personali non vengono assicurati si propone l’inserimento di un apposito vincolo nelle concessioni governative.
A tal fine si allega parere Ministero dell’ Interno n. 11001/133 (2).
Mantenimento livelli occupazionali
A causa dei processi in atto, nel territorio della Provincia di Catania, laddove sono stati occupati con successo migliaia di lavoratori impiegati nel lavoro dei call center si rischia il tracollo occupazionale. Per tanto si chiede che vengano contattate le grandi committenti del settore delle telecomunicazioni (Teletù, Tim, Wind , Vodafone, Tre), dell’energia elettrica (Enel) delle pay tv (Mediaset Premium e Sky) e dei servizi (INPS) affinché vengano quantomeno riconfermati , a parità di condizioni contrattuali e nell’assoluto rispetto dei parametri di qualità, gli stessi volumi di lavoro del 2012 e ciò al fine di mantenere gli stessi volumi occupazionali.
Appalti ed occupazione
L’ASP 3ha indetto (GU/S S81 del 26/4/2012 132898-2012-IT) una gara di appalto per la fornitura del Servizio di Call Center e fornitura software Sovracup per la gestione delle prenotazioni di prestazioni sanitarie territoriali ed ospedaliere per la provincia di Catania. L’esito e l’assegnazione di tale gara potrebbe determinare l’occupazione di un buon numero di lavoratori. Si chiede di intervenire affinché venga reso noto l’eventuale esito della gara per la pronta occupazione dei lavoratori.
Note particolari sulle attività commerciali dei lavoratori a progetto
Nelle attività di out-bound da anni operano lavoratori che man mano hanno acquisito una professionalità tale da poter assicurare l’assoluto rispetto e la relativa soddisfazione del cliente contattato. Tali standard sono stati acquisiti e perfezionati nel corso degli anni e ciò con il progredire della legislazione vigente in materia di rispetto del consumatore. Tali standard adeguati al rispetto dell’utente consumatore non sono facilmente replicabili soprattutto presso i paesi non appartenenti alla Unione Europea nei quali la legislazione potrebbe non essere in linea e/o inadeguata rispetto ai nostri standard.

   Il Segretario Generale NIdiL-CGIL: Giuseppe  Oliva 
  Il Segretario Confederale CGIL: Giovanni Pistorio  

Lavoro, Filcams CGIL e NIdiL CGIL: il ministro Fornero non conosce la riforma che porta il suo nome

Sostenendo che “l’associazione in partecipazione non è più ammessa, se non fra parenti stretti”, il ministro Elsa Fornero dimostra di non conoscere la riforma che porta il suo nome.

Questo il commento di Filcams CGIL e NIdiL CGIL alle dichiarazioni del ministro del Lavoro, che in un’intervista concessa a Repubblica.it sostiene di aver eliminato la possibilità di stipulare contratti di associazione in partecipazione – una tipologia contrattuale ad altissimo rischio di abusi – se non fra parenti stretti.
Il ministro dice il falso: la legge 92/2012 di riforma del mercato del lavoro stabilisce infatti che “il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti, con l'unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all'associante da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo”.
Dunque la relazione di parentela non è che un’ulteriore deroga ai tre associati concessi per ogni attività: un numero che di fatto non pone alcun vincolo significativo alle aziende. Senza contare il fatto che si considerano validi tutti i rapporti di associazione in partecipazione che siano stati certificati alla data di entrata in vigore della legge.
L’associazione in partecipazione è un contratto spesso usato per assumere commesse e commessi dei negozi, risparmiando sui costi ed evitando di applicare il contratto nazionale con le tutele e i diritti che ne conseguono per i dipendenti. Per questo Filcams CGIL e NIdiL CGIL hanno dato vita nel novembre 2011 a “Dissòciati!” una campagna contro gli abusi legati a questa tipologia, raccogliendo le segnalazioni di centinaia di lavoratori che tutt’oggi continuano a giungere al sito www.dissociati.it. Proprio grazie alle segnalazioni sono state inviate decine di richieste di incontro alle aziende interessate, pervenendo in diversi casi alla stipula di accordi di stabilizzazione per gli associati.
Il sindacato continua nella sua campagna di contrasto agli abusi, e nello stesso tempo si adopererà affinché il prossimo governo eliminirealmente questa tipologia ad alto tasso di precarietà.

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Questo il testo della legge 92/2012 (dal sito del ministero del Lavoro):http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/3027E62A-93CD-444B-B678-C64BB5049733/0/20120628_L_92.pdf