14 dicembre 2014

Almaviva: Quasi duemila posti a rischio


http://livesicilia.it
di Maria Teresa Camarda
La mobilità per 929 lavoratori di Almaviva Contact è dietro l’angolo. Altrettanti lavoratori a progetto rischiano di perdere il posto. C’è una data da cui dipende tutto il loro futuro professionale all’interno della più grande azienda di call center della Sicilia. È il 19 gennaio: quel giorno, infatti, si chiuderà la gara di Wind per l’assegnazione del proprio servizio clienti. Servizio che Almaviva gestisce praticamente da sempre, dal 2001, ma che rischia adesso di subire le stesse sorti di altre commesse, a volte finite all'estero, ad esempio in Albania o Romania, con prezzi più bassi.
È la prima volta infatti che Wind mette a gara il servizio di assistenza clienti: dal 2001 ad oggi il rinnovo della commessa era avvenuto con una contrattazione a due tra compagnia telefonica e Almaviva. Stavolta, invece, la gara è aperta. Almaviva, però, già da tempo nel bel mezzo di una crisi che la vede protagonista di una vertenza presso il Ministero per lo Sviluppo economico a Roma, affiancata dai rappresentanti del governo regionale siciliano, aveva annunciato senza mezzi termini: “Nel caso di mancato rinnovo della commessa Wind non potremo fare a meno di mettere in mobilità migliaia di lavoratori”. Nonostante le commesse attualmente attive in Almaviva siano sei, perdere Wind sarebbe un colpo troppo duro da reggere. Impossibile.
In un primo momento si era parlato di duemila dipendenti a tempo indeterminato e di circa mille lavoratori a progetto da mettere in mobilità; a oggi, pare che il numero di lavoratori sia di 929 persone solo su Palermo, 1328 con gli esuberi previsti a Catania e a Milano. Altrettanti i lavoratori a progetto che rischiano di non poter contare più sul rinnovo del contratto. Un numero di disoccupati che, soprattutto in una città come Palermo, rappresenterebbe una catastrofe occupazionale difficile da gestire.
I sindacati annunciano già battaglia perché l’obiettivo, se si dovesse arrivare alle procedure di mobilità, è quello di scongiurare la cassa integrazione settoriale. Ovvero, si lotterà affinché gli esuberi non riguardino soltanto i lavoratori impegnati su Wind, in quanto non sono i dipendenti a scegliere di cosa occuparsi, ma è l’azienda che decide le assegnazioni, salvo richieste particolari. Questo significa che si proverà a distribuire gli esuberi anche in altri centri d’Italia, tra tutta la popolazione di Almaviva Contact.
Popolazione che già usufruisce, per duemila lavoratori, di ammortizzatori sociali, ovvero dei contratti di solidarietà a rotazione, per una percentuale massima del 35 per cento: ovvero, circa sette giorni al mese pagati al 70 per cento dello stipendio, con una perdita salariale di circa 150-200 euro al mese. La possibilità per Almaviva di usufruire di questi ammortizzatori sociali scadrà a maggio del 2015.

Poi ci sono i Lap, i cui contratti di lavoro a progetto vengono rinnovati di mese in mese e che ovviamente sarebbero i primi lavoratori a subire i colpi di un accentuarsi della crisi. Gestiscono commesse outbound, cioè telefonate in uscita per promozioni, vendite o altro; i loro stipendi si aggirano sulla media di 350 euro al mese, nel rispetto della norma sui minimi salariali che fissa a 4,50 euro all’ora il compenso per i lavoratori a progetto. Poi, sul bilancio dell'azienda gravano i costi di due sedi come quelle di Palermo, la ex Alicos in via Cordova e la ex Cosmed in via Marcellini. La vertenza Almaviva, infatti, balzò agli onori delle cronache proprio quando, contratto di affitto in scadenza per Alicos, si pose il problema di una sede unica, a norma, dove riunire tutti i 5 mila dipendenti del call center. Inizialmente, le mire si concentrarono su un edificio confiscato alla Immobiliare Strasburgo, l’ex edificio Telecom di via Ugo La Malfa, poi il problema diventò più serio e la società spiegò che il problema della sede diventava secondario rispetto alla definizione di un nuovo piano industriale con cui affrontare la crisi del settore. In attesa che si sblocchi la questione al Mise, la Regione è intervenuta, grazie all’assessore alle Attività produttive, Linda Vancheri, e ha chiesto alla Corte dei Conti, proprietaria dei locali di Alicos, di sospendere il termine del contratto di locazione fino alla soluzione della vertenza.

12 dicembre 2014

Comunicato Telecom del 12 dicembre della Slc Cgil Sicilia

Abbiamo già detto nelle nostre assemblee cosa pensiamo delle modalità con le quali Telecom, per la prima volta nella sua quasi centenaria storia, è scesa in campo pesantemente per far propaganda al proprio testo: vere e proprie assemblee, telefonate a casa dei telelavoristi, arroganza che mostra chiaramente una debolezza.
Abbiamo già detto, che con il referendum si sta inscenando una”pantomima"che non porta da nessuna parte.
Abbiamo assistito a disquisizioni di ogni tipo: sobrie, pacate, minacciose, parziali.
Purtroppo oggi, dobbiamo constatare che c'è qualcuno che va oltre ogni peggiore aspettativa.
Va bene la propaganda, ma quando si arriva utilizzare le bugie (sono stati sbandierare fantomatici accordi in altre aziende TLC dove sono previsti i controlli a distanza, FALSO!!!! ) e fatto ancora più grave quando si offende un popolo ed a una terra che sicuramente vive drammi secolari, ma che ha tanto da insegnare in tema di dignità, vuol dire che si è toccato il fondo.
Vorremmo rassicurare il Dott. Pelliccia sul fatto che nonostante  a Palermo in giro non ci siano alternative, le lavoratrici ed i lavoratori terranno alta la testa con dignità difendendo i loro diritti contro i ricatti.
Ci auguriamo che la frase “voi siete a Palermo e basta guardare fuori quello che c'è... ”, che il bravo responsabile d'azienda non è riuscito a trattenere come si era ripromesso nel suo viaggio in aereo, sia stata detta a titolo esclusivamente personale. Ci attendiamo pertanto pronta dissociazione da parte di Telecom da tali posizioni e atteggiamenti.
Slc-CGIL Sicilia

Sciopero Generale: Camusso, andremo avanti. Ciò che il governo ci toglie lo riconquisteremo nelle fabbriche

“Grazie per averci stupito con la vostra passione, svuotando i luoghi del lavoro e riempiendo le piazze”. Così Susanna Camusso dal palco di Torino ha espresso soddisfazione per l'andamento dello sciopero generale proclamato insieme alla UIL e per la partecipazione registrata nelle oltre 50 manifestazioni che questa mattina si sono svolte in tutta Italia.

Uno sciopero generale nazionale proclamato perché 'Così non va!', il Paese va cambiato a partire dal Jobs act e dalla Legge di stabilità, due provvedimenti che non portano il Paese nella giusta direzione, ossia quella della creazione di lavoro. Senza il lavoro, ha ricordato Camusso, l'Italia “non esce dalla crisi, ma ci sprofonda dentro”.

Insieme alle lavoratrici e ai lavoratori che quest'oggi hanno incrociato le braccia anche tanti studenti, giovani precari e pensionati che hanno chiesto a gran voce: investimenti  nell'istruzione e nel lavoro, diritti e tutele e l'estensione del bonus degli 80 euro per chi oggi vive di sola pensione.

“Un Paese in cui il lavoro è sempre più frammentato e privo di diritti, crescerà o scivolerà sempre di più nella povertà?” Ha chiesto, tra gli applausi, il Segretario Generale al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Al Governo, ha proseguito “ripetiamo ossessivamente che senza occupazione non c'è prospettiva. Ci sono 3 milioni di disoccupati a cui nessuno dà risposta, senza lavoro i nostri figli continueranno a fare le valigie, privando noi della possibilità di scrivere un futuro”. “Se il messaggio di Renzi è 'tiriamo dritto' sappia che andremo dritti anche noi. Non abbiamo bisogno di sentirci minacciati”.

La CGIL, ha sottolineato il Segretario Generale, non è il sindacato dei 'no', insieme alla UIL “abbiamo elaborato le nostre proposte” contenute nella piattaforma. Tra le proposte più “immediate” Camusso ha affermato: “perchè invece di distribuire delle risorse a pioggia al sistema delle imprese, non si dice: siamo disposti a finanziarvi la ricerca, gli investimenti e le nuove assunzioni?. Per 'cambiare verso' il Paese ha bisogno, come ricordato dalla dirigente sindacale di una riforma universale degli ammortizzatori sociali, e del rifinanziamento e della generalizzazione dei contratti di solidarietà, solo così si potrà andare  verso la risoluzione di molte crisi aziendali. E poi ancora la lotta alla corruzione, all'evasione, e agli appalti al massimo ribasso: “il sistema degli appalti va cambiato penalizzando di nuovo il falso in bilancio che serve a creare tangenti. Il sistema di appalti permette sistematicamente la corruzione, che uno Stato democratico previene”.

Non poteva mancare nell'intervento conclusivo di Camusso un riferimento allo Statuto dei Lavoratori e alle modifiche apportate dal Governo: “forse per Renzi lo Statuto dei lavoratori è vecchio perchè‚ ha 40 anni. Non vorremmo sentirgli dire che anche la Costituzione è vecchia perchè‚ ne ha 70. Quando si inizia così non si sa dove si finisce”. "Andremo avanti nella battaglia. Ciò che il Governo ci toglie lo riconquisteremo nelle fabbriche, perché noi veniamo da quella storia li, da  quella storia che ci ha portato a fare grande il Paese”, ha concluso Camusso.

50 mila studenti al fianco dei lavoratori hanno manifestato oggi nelle piazze italiane in occasione dello sciopero generale. “Non possiamo più permetterci un Paese che non investe in istruzione e lavoro, perché vogliamo costruire un futuro diverso fatto di diritti per tutti e non solo per pochi” dichiarano la Retede degli Studenti e l'UDU. Per uscire dalla crisi è necessario, fanno sapere “ripartire dalle giovani generazioni, investire veramente su istruzione ricerca e lavoro: eravamo in piazza il 25 ottobre, lo siamo oggi e continueremo fino a quando il Governo non ci ascolterà, siamo stufi di slogan come il Jobs Act vuoti e fine a se stessi che precarizzano ulteriormente le nostre vite”

Il Jobs act fa acqua da tutte le parti. Con questo slogan i giovani della CGIL, nell'ambito della campagna Xtutti, hanno portato nei cortei i loro ombrelli bucati per dimostrare come 'il Jobs Act fa acqua da tutte le parti'.: “non cancella la precarietà e non estende i diritti e le tutele, a dispetto invece della propaganda sostenuta”. E la protesta degli ombrelli non si esaurirà nelle piazze dello sciopero generale: i giovani del sindacato di corso d'Italia “rilanceranno nelle prossime settimane la mobilitazione, estendendola sempre di più e allargando il fronte perché la protesta sia di tutti e X Tutti, 'accompagnando' il varo dei decreti attuativi del Jobs Act, affinché quel cambiamento tanto millantato sia effettivo e positivo”.


11 dicembre 2014

Telecom: Disertare il referendum truffa significa imporre la riapertura della trattativa e cercare di migliorare le proprie condizioni di vita

Quando un' Azienda è costretta a mandare in giro per l'Italia i suoi colletti bianchi  a spiegare in maniera sommaria e confusa un progetto di Caring che fa acqua da tutte le parti e che non tiene conto delle leggi e va in palese contrasto con i contratti firmati e lo Statuto dei Lavoratori siamo certamente difronte ad un datore di lavoro instabile e totalmente confuso prima con se stesso e poi verso i propri dipendenti. Messa in crisi da una Cgil che si alza dal tavolo e decide di non trattare sui diritti e sulla pelle dei lavoratori,Telecom, cerca con subdoli ricatti  di fare terrorismo tra i lavoratori per costringerli a sottoscrivere un ''SI  MI PIACE'' che condannerebbe inevitabilmente, non solo il caring di Telecom Italia ma anche le altre Società di settore.
Un precedente che farebbe da apripista su nuove regole di controlli individuali che porterebbe ogni singolo operatore a giustificare mensilmente il suo  lavoro difronte ad una commissione creata ad hoc  . Poco conta che i dati non saranno utilizzati per scopi punitivi, ma sicuramente  faranno la differenza fra il sig. Rossi ed il sig. Bianchi, tra Paolo e Luigi passando da Cristina e finendo con Maria.
Chi sarà il primo della classe...??? - A chi spetterà il premio...??? - Chi dovrà essere stressato per benino dalla prima commissione di turno...??? - Chi verrà messo dopo alcuni mesi  nella lista di proscrizione in attesa di trovare un pretestuoso motivo per fargli recapitare una lettera di chiarimenti...??? - Si va verso un lavoro a cottimo...???  E chi a differenza di altri darà ''IL SUO'' massimo ma non riuscirà a raggiungere le prestazioni lavorative del suo vicino che fine farà...???  Sarà costretto a subire in eterno il Kapò di turno o verrà licenziato per giusta causa e per scarso rendimento lavorativo...???
A tutti questi interrogativi chi darà una risposta leale e seria...??? Mamma Telecom...??? Il Sindacato che vuole firmare l'accordo truffa e contemporaneamente  il 12 dicembre si trova in piazza con la Cgil  a scioperare su quel JOBS ACT che comprende pure quegli stessi controlli che poi in realtà vuole fare accettare col referendum truffa ai lavoratori..???  Bella coerenza di fatto e di diritto...
E vogliamo parlare della Societarizzazione...??? Nel documento aziendale è specificato chiaramente che la societarizzazione viene momentaneamente sospesa ma non scongiurata. L'Azienda scrive che se accettiamo di rinunciare ai nostri diritti, e ci facciamo controllare singolarmente Telecom Italia grazierà il personale aziendale  fino al 2017... E dopoooooooooooo...???
Ma di cosa stiamo discutendo. Ma chi sta appoggiando questo aborto di progetto si rende conto che i lavoratori non sono stupidi. Come mai la Proprietà  non è partita in maniera unilaterale, come in altre occasioni, e sta cercando di far pesare queste firme sulle spalle della gente...??? A qualcuno non viene il dubbio che oltre a non esserci i numeri la violazione del Art. 57 (CCNL) possa essere considerato un illecito da portare in sede penale e dare luogo pure ad un comportamento antisindacale...???
La SLC Cgil non potrà mai sottoscrivere un'intesa che prevarichi i diritti (CCNL) e che prevedono accordi che sono palesemente peggiorativi nei confronti dei colleghi del Caring. La Slc Cgil non potrà mai sottoscrivere accordi che ledono la dignità sul lavoro e vanno contro a quello che è Lo Statuto dei Lavoratori. La Slc Cgil chiede a tutti voi di non cadere in trappole o tranelli e di non accettare alcun ricatto di genere.
Disertare il referendum truffa significa imporre la riapertura della trattativa e cercare di migliorare le proprie condizioni di vita fuori e dentro l'Azienda.

Angelo Villari nuovo assessore al Welfare.


Come afferma lo stesso neo assessore Angelo Villari l’attesa è finalmente finita. “Continuerò il lavoro di Fiorentino Trojano al quale mi lega un rapporto di amicizia. Per il resto sono come uno scolaro al primo giorno di scuola”.  Dagli asili nido ai centri diurni per anziani passando per il sostegno alle famiglie con figli disabili sono queste le principali emergenze in città. Ma Bianco è ottimista e ha detto, in siciliano, che “tanticchia di lustru si comincia a vidiri”. “Gli asili nido - ha concluso Villari – erano stati praticamente chiusi dalla giunta precedente. Prenderò contezza dei problemi continuando il lavoro di chi mi ha preceduto. Lasciatemi il tempo di capire tutto”.
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09 dicembre 2014

Sciopero Generale del 12 dicembre

Illustrate dai segretari generali di Cgil e Uil di Catania, Giacomo Rota e Fortunato Parisi, e dalle segreterie provinciali delle due sigle, le ragioni dell'appuntamento che unirà Nord e Sud in un grande "no" alle politiche del Governo centrale. Appuntamento alle 9,30 in piazza Roma; seguirà il corteo che si concluderà in piazza Manganelli con un comizio intorno alle 12

"Lo sciopero generale del 12 dicembre a Catania sarà una manifestazione di protesta dura e consapevole contro il Jobs Act che non risolve i problemi dell'occupazione ma li appesantisce. Contro la legge di stabilità che si rivela per nulla strategica e dannosa,  e la politica economica del governo Renzi. Ma sarà anche una festa per il lavoro. Perché ci sarà il colore, la gioia della lotta sincera e pacifica".

I segretari generali di Cgil e Uil di Catania, Giacomo Rota e Fortunato Parisi, e le segreterie provinciali delle due sigle sindacali, hanno spiegato stamattina le ragioni dell'appuntamento di caratura nazionale che unirà Nord e Sud in un grande "no" alle politiche del Governo centrale. L'appuntamento è per le 9,30 in piazza Roma e una volta che il concentramento sarà concluso, prenderà il via una marcia per via Etnea sino a piazza Manganelli dove si terrà il comizio conclusivo intorno alle 12. Aprirà gli interventi Giacomo Rota, proseguirà Fortunato Parisi, poi sono previsti gli interventi di quattro delegati aziendali dei settori agroalimentare, cultura, industria e formazione; chiuderà i lavori Giovanni Torluccio, segretario generale nazionale della Uil Fpl.  L'astensione avrà durata pari all'intera giornata lavorativa per tutti i lavoratori pubblici e privati, l'organizzazione dello sciopero avrà carattere provinciale. Anche i giovani parteciperanno allo sciopero generale lanciando l'hashtag #Xtutti, proprio per sottolineare che la manifestazione sarà "per tutti" e cioè precari, atipici, partite Iva, stagisti, lavoratori in nero. Per tutti i ricattati, i senza diritti e anche per i disoccupati.

Anticipa Giacomo Rota: "In piazza ci saranno lavoratori, pensionati, lavoratori atipici, studenti. Tutti esprimeremo contrarietà alle scelte del governo nazionale che di certo mancano di una visione di insieme del mercato del lavoro, che lo parcellizza ulteriormente, che divide ulteriormente le vecchia dalle nuove generazioni di lavoratori, soprattutto adesso che ci sarà un prima e un dopo abrogazione dell'articolo 18. Sono errori plateali, sono provvedimenti iniqui. In che misura pagherà queste scelta Catania? Ci saranno 10 milioni di euro in meno di trasferimenti al Comune di Catania, causa legge di stabilità. Ciò produrrà un effetto potentissimo ed è facile intuire di che tipo".

Al segretario Fortunato Parisi viene chiesto quale valore possa avere uno sciopero che arriva dopo che il governo abbia già fatto i passi più importanti: "Ne ha, eccome - sottolinea con forza il segretario Uil- perché adesso chiediamo a Renzi che avvii la concertazione per attivare i decreti. Lo metteremo ancora alla prova per comprendere se vuole davvero riempire di contenuti veri e validi il dialogo con le forze sociali. Questo non è uno sciopero politico ma vuole affrontare questioni di merito; speriamo che Renzi rifletta su ciò. Anche per questa ragione è più che mai importante che il sindacato si ritrovi unitario". Inevitabile un nuovo accenno alla visita di Renzi dei giorni scorsi a  Catania: "Non aveva il tempo di incontrare i sindacati, ma ha avuto il tempo di incontrare gli imprenditori e di fare passerella  a disposizione dei poteri forti."


Il presidente Napolitano, quando venne a Catania, invece, si comportò molto diversamente e ci fece ricevere da un suo alto funzionario in Prefettura", ha sottolineato ancora una volta Rota. Cgil e Uil parlano anche di proposte di rilancio della città che funziona, dell'Etna valley ad esempio, del restauro del centro storico, della valorizzazione dell'agricoltura e delle potenzialità del turismo enogastronomico. Esiste, insomma, una Catania che ce la può ancora fare, a fronte di una crisi reale in atto, nonostante un territorio che langue, che abbassa ogni giorno decine di saracinesche del commercio e della ricezione, che chiude fabbriche storiche. "Invece,  Renzi, vuole fare la riforma con i fichi secchi. Ma tra un po' non ci saranno neppure quelli".

06 dicembre 2014

I lavoratori di Vodafone sono al fianco dei colleghi di Telecom in questa importante battaglia!


Noi operatori dei call center di Vodafone, Telecom, Wind, degli outsourcer in Italia o nell’Est europeo, siamo tutti lavoratori. Questo è sempre stato il senso della nostra lotta: dagli scioperi per il contratto nazionale che hanno sventato alcuni degli agguati di Asstel allo sciopero del prossimo 12 dicembre, sappiamo che dove un’azienda o un settore cedono un diritto, subito dopo altre aziende e altri settori lo cederanno.
Questa premessa è necessaria a spiegare perché mandiamo un comunicato che riguarda una battaglia di Telecom, che se non verrà vinta riguarderà dopo poco anche noi, e tutti gli altri lavoratori del settore.

Oggi infatti il club di Asstel, Assocontact e compagnia manda avanti Telecom a fare una proposta indecente ai lavoratori del “Caring Service”, allo scopo di far passare nel gigante del settore un mega-precedente da applicare poi a cascata su tutti gli altri.
Telecom propone un una tantum di 200 euro (!); in cambio chiuderanno 12 centri di Caring Services accorpandoli a sedi distanti 40 km, tutti i dati di produttività (TMC, NBA, not ready, NPS ecc.) saranno individuali, saranno messi a confronto in tempo reale con la media del centro, e monitorati in diretta da apposite figure del call center; il team leader vedrà i dati dei propri rep dopo una settimana e farà incontri one-to-one mensili in cui cercherà di capire perché un certo KPI o una skill del rep non sono all’altezza dei target aziendali; le telefonate saranno tutte registrate e trascritte in automatico e si dovrà timbrare in position la propria presenza a inizio/fine di turno, pause, briefing ecc.
A queste condizioni, e solo a queste condizioni, Telecom si impegna a non “societarizzare” (leggi “esternalizzare”) tutto il customer care. Si tratta del peggior ricatto mai sentito nelle telecomunicazioni.

Un ricatto che sfrutta la crisi, che usa le leve del salario (la mancia di 200 euro lorde) e soprattutto dell’occupazione, contando sulla fame di lavoro di chi sarebbe prontissimo a raccogliere un posto lasciato sguarnito di diritti da chi ha dovuto abbandonarlo per raggiunto limite di stress! E’ questo infatti l’obiettivo di Telecom come di Vodafone: costringere lavoratori con 10, 20 anni di cuffia a gettare la spugna davanti alle umiliazioni e i ritmi di lavoro a cui vengono sottoposti da chi a parole dice di migliorare il clima nei call center e nei fatti propina ricette come quelle descritte.

I delegati Telecom di SLC CGIL si sono rifiutati di firmare questa bozza di accordo e quindi SLC CGIL non ha siglato l’accordo.
Telecom ha quindi fatto partire un referendum tra i lavoratori (?!) che si concluderà il 20 dicembre. Questo capolavoro padronale viola in un colpo solo l’accordo sindacati-Confindustria del 10 gennaio 2014 (gli accordi devono essere firmati dalla maggioranza della RSU), l’art. 57 del CCNL (i dati non possono essere usati per monitorare la produttività’ e non possono essere individuali) e l’art 21 della Legge 300/70 (i referendum devono essere indetti dalle organizzazioni firmatarie, non certo dall’azienda).
E’ una nuova “Pomigliano”, dove i lavoratori dovettero scegliere tra perdere il lavoro o mantenerlo a qualsiasi condizione!

SLC CGIL invita i lavoratori Telecom a boicottare il referendum:
Non si firmano accordi #conLaCuffiaAllaTempia!

I lavoratori di Vodafone sono al fianco dei colleghi di Telecom in questa importante battaglia!


I delegati SLC CGIL di Vodafone Bologna

05 dicembre 2014

Quando la violazione di una norma del contratto collettivo pone in essere un comportamento antisindacale

Non tutte le disposizioni di un contratto collettivo dispongono diritti e obblighi tra il datore di lavoro e il sindacato: accanto a queste disposizioni, dette obbligatorie, ve ne sono altre, dette normative, che disciplinano il rapporto di lavoro e, dunque, i diritti e gli obblighi del datore di lavoro direttamente nei confronti dei singoli lavoratori.

Naturalmente, nel caso di violazione di una norma contrattuale di tipo obbligatorio, il datore di lavoro porrebbe in essere una condotta antisindacale, in quanto – così facendo – violerebbe un diritto del sindacato. Per esempio, questo si verifica quando il datore di lavoro viola l’obbligo, specificamente previsto dal contratto collettivo, di informare o di consultare il sindacato, o di disciplinare una determinata materia solo previo accordo con il sindacato e non unilateralmente.

In casi come questi, dunque, il sindacato potrebbe agire in giudizio al fine di ottenere l’accertamento della natura antisindacale di quella condotta e la rimozione degli effetti che ne conseguono.
Al contrario, la violazione da parte del datore di lavoro delle disposizioni contrattuali a contenuto normativo non configura ipotesi di condotta antisindacale.
Infatti, in casi come questi il diritto leso non appartiene al sindacato, ma al singolo lavoratore che, naturalmente, potrà rivolgersi al giudice del lavoro nelle forme ordinarie per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da una simile violazione.

Tuttavia, in alcune ipotesi è stata ritenuta antisindacale anche la violazione di una disposizione normativa del contratto collettivo.

Naturalmente, la causa per comportamento antisindacale, consistente nella violazione di un contratto collettivo, può essere promossa solamente dal sindacato che aveva sottoscritto quell’accordo.
Infatti, in caso contrario, il sindacato non può lamentare la violazione di un proprio diritto, dal momento che le norme obbligatorie del contratto non sono applicabili nei suoi confronti, né può lamentare una perdita di credibilità per la violazione di un accordo che non aveva sottoscritto.

La battaglia nella quale saremo impegnati in questi giorni è dirimente per il futuro dei lavoratori e la tutela dei diritti in Telecom Italia ed in tutto il settore dei Call Center.
Il testo proposto da Telecom Italia viola:
Art- 57 del CCNL delle TLC che permette l’estrapolazione dei dati solo a livello di modulo, gruppo o aggregato;

Art-4 L. 300/ che vieta esplicitamente il controllo a distanza.

Telecom - Vertenza Caring Service: Quando l’arroganza offusca la lucidità i danni sono incalcolabili

Comunicato ai Lavoratori
Telecom Italia
Vertenza Caring Service: Quando l’arroganza offusca la lucidità i danni sono incalcolabili In queste ore stiamo assistendo ai paradossi più incredibili. I vertici aziendali accecati dal fatto che qualcuno ha osato mettere in discussione la loro parola, visto i risultati aziendali tanto ci sarebbe da dire, si stanno prodigando in una serie d’iniziative “innovative” a sostegno del referendum che hanno voluto e imposto.
Da un lato, una feroce campagna stampa in cui sono rilasciati comunicati in tutte le realtà territoriali dove si esalta che, grazie alla trattativa in corso, è possibile procedere alla non chiusura di alcune sedi. Nella foga generale, poiché da qualche tempo sono abituati a mentire, succede che in Liguria comunicano che anche la sede di Savona resterà aperta. Peccato che quella sede è stata chiusa nel 2001.
Travolti dall’arroganza, dichiarano che l’accordo è pronto e vede la sola opposizione della SLC CGIL: seconda menzogna perché la sottoscrizione dell’accordo, di competenza delle RSU, richiede la maggioranza delle stesse e, a oggi, l’azienda ne ha “convinte” poco più del 40%. Per questo ha deciso di provare a terrorizzare i lavoratori con un referendum che sta gestendo e organizzando in prima persona.
E così, dirigenti stipendiati con centinaia di migliaia di euro, invece di preoccuparsi di migliorare il servizio ai clienti (basterebbe sondare i clienti che chiamano il 119 per avere contezza di quanto basso sia il livello della qualità e la disattenzione nei confronti dei clienti), invece di favorire un cambio culturale che metta il cliente al centro dell’attenzione aziendale, passano il loro tempo a fare assemblee dei lavoratori per promuover e favorire un voto a un referendum i cui effetti sono inutili.
Il Customer Care (assistenza e soddisfazione del cliente) rappresenta, infatti, un vero punto di svolta nella politica di un’azienda. Si pensi alle fortune di Amazon che grazie al livello di qualità fornita ha avuto un successo mondiale. Ma è possibile che se uno ha un problema con Amazon in 3 ore gli sia risolto mentre se ha un problema con Telecom non riesce ad avere risposte?
Ed è pensabile che i clienti non riescano a parlare con gli operatori perché le strategie aziendali sulla quantità a prescindere impongono organizzazioni del lavoro in cui per percepire le Canvass s’impone agli operatori di abbattere le chiamate?
Ed è normale che invece che continuare il confronto per costruire un modello che coniughi la qualità del servizio erogato (che sarà il vero fattore di successo per Telecom se vorrà invertire il trend di riduzione del fatturato) con la soddisfazione di chi opera nel caring (precondizione per dare qualità del servizio) si impegni il tempo di tutti i dirigenti per svolgere assemblee?
Forse l’assenza di un vero piano industriale che provi ad aggredire i veri problemi di Telecom, dalla continua emorragia di fatturato e dalla gestione degli appalti ormai completamente fuori controllo, determina le condizioni per cui i dirigenti impieghino il lorotempo in questo modo.
Se esiste ancora qualcuno, all’interno dei vertici aziendali, che non sia stato accecato dalla rabbia e abbia mantenuto un briciolo di lucidità, che veramente abbia a cuore l’interesse aziendale, il suo futuro e i suoi risultati economici si adoperi per riaprire il confronto e trovare le migliori soluzioni alle problematiche poste dai clienti e dai lavoratori.

La Segreteria Nazionale SLC‐CGIL

03 dicembre 2014

Telecom: Vertenza Caring Service

Quando il datore di lavoro chiama qualcuno risponde …. anche violando le leggi
 La vertenza inerente al futuro del “Caring Service”, che discende dalla verifica prevista dagli accordi del 27 marzo 2013, ha assunto aspetti inquietanti.
Mentre era in corso una trattativa per analizzare le possibilità di archiviare definitivamente il progetto di societarizzazione avanzato da Telecom, trattativa anomala perché in parallelo l’azienda convocava riunioni di lavoratori per illustrare il progetto che intendeva realizzare, improvvisamente Telecom ha dichiarato terminato il confronto notificando, nella serata di martedì 25 novembre, che o si procedeva alla firma dell’accordo o sarebbero state avviate le procedure per societarizzare la divisione caring service.
SLC CGIL ha evidenziato la necessità di continuare il confronto rivendicando l’esigenza di raggiungere le necessarie garanzie affinché il modello di “caring” del futuro consenta un miglioramento delle condizioni di vita del personale oggi impiegato che denuncia da tempo condizioni di lavoro complessivamente non sopportabili.
L’azienda ha, invece, preteso di prescrivere un modello che, in violazione all’articolo 57 del CCNL, introduce il tema del controllo individuale a distanza per imporre un aumento della produttività individuale e creare condizioni di lavoro inaccettabili, oltre che a peggiorare ulteriormente il già pessimo servizio offerto ai clienti che è una delle principali cause della contrazione di fatturato dell’azienda.
Altre Organizzazioni Sindacali si sono dichiarate, in nome della mancata societarizzazione che Telecom non riesce a richiamare nemmeno nel comunicato con cui annuncia / impone il referendum, disponibili a sottoscrivere l’accordo anche in maniera separata.
Lunedì 1 dicembre, mentre SLC confermava coerentemente la propria posizione, l’azienda ha costruito un percorso, totalmente fuori dalle regole vigenti, per scaricare sui lavoratori, attraverso la promozione di un referendum il seguente quesito: volete essere societarizzati oppure accettate le nuove regole imposte dall’accordo che prevedono, nel complesso, un peggioramento delle vostre condizioni abbandonando definitivamente l’idea di migliorare il servizio ai clienti?
In altre parole, il nuovo corso di “People Value” (ndr ‐ valore alle persone) ha impresso una svolta di recente memoria in cui un altro imprenditore ha costretto i lavoratori a un ricatto (o l’accordo o si chiude lo stabilimento) per poi fuggire ugualmente dall’Italia.
Solo che Telecom non potrà delocalizzare le proprie attività.
Per condizionare i lavoratori e il giudizio di SLC CGIL l’azienda ha scelto di forzare tutte le norme di legge e gli accordi esistenti. Infatti, tale percorso è completamente avulso dalle regole che le parti si sono date con la sottoscrizione del protocollo sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014, che prevede che un accordo sia tale quando sottoscritto dalla maggioranza delle RSU elette e dallo Statuto dei Lavoratori (articolo 21) che definisce le regole per il referendum con la condizione che sia promosso da tutte le rappresentanze sindacali presenti in azienda, per ovvi motivi di trasparenza e democrazia, e non sia condizionato dagli atteggiamenti aziendali.
Siccome le regole e le leggi non sono confacenti a chi vuole costringere i lavoratori ad accettare un ricatto, l’azienda pensa bene di mobilitarsi in prima persona “invitando” i lavoratori a votare si al referendum pena l’avvio della societarizzazione del “caring”, che viene ripetuta da alcune organizzazioni sindacali e non richiamata dall’azienda.
E’ così evidente l’imposizione aziendale che le organizzazioni sindacali che propongono il referendum non hanno nemmeno il coraggio di chiamarlo con il nome proprio (consultazione!!!!) mentre il vero organizzatore, l’azienda, mette nero su bianco il fatto che delle regole se ne frega.
Siamo alla presenza di un atto illegittimo e privo di valore perché è evidente che un referendum promosso unicamente con lo scopo di coercizzare la volontà dei lavoratori è anti democratico e discriminatorio, totalmente privo di trasparenza perché sarà gestito unicamente dai soggetti che, in combutta tra di loro, hanno deciso di piegare la volontà dei lavoratori.
E’ evidente che per SLC CGIL essendo tale referendum illegittimo è privo di ogni valore e pertanto inutile e inefficace perché non permetterà una vera espressione di volontà e sarà caratterizzato dalle minacce, più o meno pressanti, che i vertici aziendali attiveranno.
SLC CGIL si attiene alle regole definite, pertanto qualunque sia il risultato del referendum, l’accordo sarà sottoscrivibile e valido solo alla presenza della firma della metà più uno delle RSU elette, esattamente come previsto dal “testo unico sulla rappresentanza” sottoscritto da tutte le parti e che Telecom ha deciso di non riconoscere e rispettare, dimostrando un’arroganza priva di decenza.
Pertanto, SLC CGIL avvierà una campagna di assemblee di tutti i lavoratori coinvolti, spiegando le proprie ragioni e valutando con loro le modifiche necessarie al raggiungimento di un accordo complessivo.
Per questo SLC CGIL invita i lavoratori a non prestarsi al ricatto aziendale e non partecipare al referendum che sarà indetto.
Referendum illegittimo che scarica sulla paura dei lavoratori l’incapacità aziendale a mediare per costruire soluzioni condivise e l’arroganza di chi vorrebbe imporre un accordo pur non rappresentando la maggioranza dei lavoratori.
In quest’ambito, SLC CGIL avvierà tutte le iniziative legali necessarie a garantire il rispetto delle regole e delle legalità anche all’interno del mondo di lavoro e di Telecom.
SLC CGIL ha dimostrato in questi anni di saper assumersi le proprie responsabilità sottoscrivendo intese, prima fra tutte quella raggiunta con Telecom il 27 marzo 2013, che sono state oggetto di apprezzamento da parte di tutto il mondo imprenditoriale e analizzate come modello vincente di relazioni industriali.
SLC CGIL è ancora su quella posizione ma non potrà mai sottoscrivere un’intesa che prevarichi i diritti e le prerogative riconosciute ai lavoratori attraverso accordi che ne peggiorino le condizioni di vita quotidiane. Forse Telecom non è più quell’azienda!
I lavoratori hanno una grande occasione per far sentire le proprie ragioni all’Azienda e a tutte le Organizzazioni Sindacali. Disertare il referendum non rappresenta la causa per avviare il processo di societarizzazione, come mentendo sarà ripetuto in questi giorni, ma l’unica opportunità per riaprire la trattativa e giungere alla sottoscrizione di un accordo che veda la condivisione di tutti gli attori coinvolti.
Se Telecom Italia ha deciso di cambiare pelle calpestando tutte le regole di convivenza civile che regolano il mondo del lavoro sappia che troverà l’ostinata opposizione di SLC CGIL.
I lavoratori e le lavoratrici di Telecom
oggi hanno una grande occasione:
disertare il referendum
imporre la riapertura della trattativa
per migliorare le loro condizioni.

Caring Comunicato Segreteria Nazionale SLC-CGIL - Vertenza Caring Service -

TELECOM ITALIA E LA PROPAGANDA
Capita, alle volte, che presi dall’impeto della passione si possa dire delle imprecisioni. Capita poi che quando si è in “campagna elettorale” si possa passare dalle imprecisioni a delle vere e proprie inesattezze (e siamo buoni…). E’, più o meno, quello che è successo al solerte responsabile aziendale che ha redatto il “volantino elettorale” col quale Telecom lancia la “campagna referendaria” sulla societarizzazione diffondendo il relativo “materiale elettorale” aziendale.
Eh si perchè al nostro “AgitProp” scappa di scrivere, probabilmente per segnare la storicità del nuovo accordo sul caring, che “ieri si è conclusa la trattativa con le Organizzazioni Sindacali, avviata lo scorso giugno con la finalità di individuare quali iniziative siano necessarie per migliorare la nostra produttività e ridurre il gap competitivo di efficienza mettendoci in condizione di superare il progetto di societarizzazione previsto con gli accordi del 27 marzo 2013”. Ad occhio ci sono due millanterie macroscopiche che è meglio chiarire quanto prima e per far questo è sufficiente citare letteralmente proprio quell’accordo del 27 marzo che, evidentemente, l’appassionato redattore ha letto con sorprendente superficialità:
“Le parti convengono che gli effetti del complesso delle misure di recupero della produttività sopra indicate e volte a ridurre il gap competitivo di efficienza e produttività della Divisione Caring Services, debbano essere oggetto di una verifica puntuale che viene posizionata al 1°aprile 2014. Gli esiti di tale verifica, che dovranno riscontrare l'applicazione dei contenuti di cui all' Accordo del 27 marzo 2013, costituiranno elemento di valutazione in relazione alla decisione aziendale di procedere alla societarizzazione di Caring Services”
Quindi il 27 marzo ebbe l’innegabile effetto di fermare la decisione (si badi bene…DECISIONE!) aziendale di societarizzare il caring in forza dell’effetto del successo delle misure di recupero di produttività prese sempre il 27 di marzo. Quindi la verifica, prevista dagli accordi del 27 marzo, a questo serviva, a valutare gli esiti delle misure di recupero di produttività (misure richieste dal datore di lavoro del disattento redattore perché ritenute, allora, le uniche in grado di ridurre questo “benedetto” gap”).
E’ triste che per ottenere un risultato si travisi finanche la lingua italiana, ma ancora più triste è che dei firmatari del 27 marzo ce ne siamo accorti solo noi. E’ chiaro che stando così le cose, se non li fermiamo, di “gap in gap” qualcuno finisca per provare a vendere ai lavortatori del caring di Telecom la Fontana di Trevi!
Roma, 3 dicembre 2014
Segreteria nazionale SLC‐CGIL

Vertenza Caring Service
Quando il datore di lavoro chiama qualcuno risponde …. anche violando le leggi La vertenza inerente al futuro del “Caring Service”, che discende dalla verifica prevista dagli accordi del 27 marzo 2013, ha assunto aspetti inquietanti.
Mentre era in corso una trattativa per analizzare le possibilità di archiviare definitivamente il progetto di societarizzazione avanzato da Telecom, trattativa anomala perché in parallelo l’azienda convocava riunioni di lavoratori per illustrare il progetto che intendeva realizzare, improvvisamente Telecom ha dichiarato terminato il confronto notificando, nella serata di martedì 25 novembre, che o si procedeva alla firma dell’accordo o sarebbero state avviate le procedure per societarizzare la divisione caring service.
SLC CGIL ha evidenziato la necessità di continuare il confronto rivendicando l’esigenza di raggiungere le necessarie garanzie affinché il modello di “caring” del futuro consenta un miglioramento delle condizioni di vita del personale oggi impiegato che denuncia da tempo condizioni di lavoro complessivamente non sopportabili.
L’azienda ha, invece, preteso di prescrivere un modello che, in violazione all’articolo 57 del CCNL, introduce il tema del controllo individuale a distanza per imporre un aumento della produttività individuale e creare condizioni di lavoro inaccettabili, oltre che a peggiorare ulteriormente il già pessimo servizio offerto ai clienti che è una delle principali cause della contrazione di fatturato dell’azienda.
Altre Organizzazioni Sindacali si sono dichiarate, in nome della mancata societarizzazione che Telecom non riesce a richiamare nemmeno nel comunicato con cui annuncia / impone il referendum, disponibili a sottoscrivere l’accordo anche in maniera separata.
Lunedì 1 dicembre, mentre SLC confermava coerentemente la propria posizione, l’azienda ha costruito un percorso, totalmente fuori dalle regole vigenti, per scaricare sui lavoratori, attraverso la promozione di un referendum il seguente quesito: volete essere societarizzati oppure accettate le nuove regole imposte dall’accordo che prevedono, nel complesso, un peggioramento delle vostre condizioni abbandonando definitivamente l’idea di migliorare il servizio ai clienti?
In altre parole, il nuovo corso di “People Value” (ndr ‐ valore alle persone) ha impresso una svolta di recente memoria in cui un altro imprenditore ha costretto i lavoratori a un ricatto (o l’accordo o si chiude lo stabilimento) per poi fuggire ugualmente dall’Italia.
Solo che Telecom non potrà delocalizzare le proprie attività.
Per condizionare i lavoratori e il giudizio di SLC CGIL l’azienda ha scelto di forzare tutte le norme di legge e gli accordi esistenti. Infatti, tale percorso è completamente avulso dalle regole che le parti si sono date con la sottoscrizione del protocollo sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014, che prevede che un accordo sia tale quando sottoscritto dalla maggioranza delle RSU elette e dallo Statuto dei Lavoratori (articolo 21) che definisce le regole per il referendum con la condizione che sia promosso da tutte le rappresentanze sindacali presenti in azienda, per ovvi motivi di trasparenza e democrazia, e non sia condizionato dagli atteggiamenti aziendali.
Siccome le regole e le leggi non sono confacenti a chi vuole costringere i lavoratori ad accettare un ricatto, l’azienda pensa bene di mobilitarsi in prima persona “invitando” i lavoratori a votare si al referendum pena l’avvio della societarizzazione del “caring”, che viene ripetuta da alcune organizzazioni sindacali e non richiamata dall’azienda.
E’ così evidente l’imposizione aziendale che le organizzazioni sindacali che propongono il referendum non hanno nemmeno il coraggio di chiamarlo con il nome proprio (consultazione!!!!) mentre il vero organizzatore, l’azienda, mette nero su bianco il fatto che delle regole se ne frega.
Siamo alla presenza di un atto illegittimo e privo di valore perché è evidente che un referendum promosso unicamente con lo scopo di coercizzare la volontà dei lavoratori è anti democratico e discriminatorio, totalmente privo di trasparenza perché sarà gestito unicamente dai soggetti che, in combutta tra di loro, hanno deciso di piegare la volontà dei lavoratori.
E’ evidente che per SLC CGIL essendo tale referendum illegittimo è privo di ogni valore e pertanto inutile e inefficace perché non permetterà una vera espressione di volontà e sarà caratterizzato dalle minacce, più o meno pressanti, che i vertici aziendali attiveranno.
SLC CGIL si attiene alle regole definite, pertanto qualunque sia il risultato del referendum, l’accordo sarà sottoscrivibile e valido solo alla presenza della firma della metà più uno delle RSU elette, esattamente come previsto dal “testo unico sulla rappresentanza” sottoscritto da tutte le parti e che Telecom ha deciso di non riconoscere e rispettare, dimostrando un’arroganza priva di decenza.
Pertanto, SLC CGIL avvierà una campagna di assemblee di tutti i lavoratori coinvolti, spiegando le proprie ragioni e valutando con loro le modifiche necessarie al raggiungimento di un accordo complessivo.
Per questo SLC CGIL invita i lavoratori a non prestarsi al ricatto aziendale e non partecipare al referendum che sarà indetto.
Referendum illegittimo che scarica sulla paura dei lavoratori l’incapacità aziendale a mediare per costruire soluzioni condivise e l’arroganza di chi vorrebbe imporre un accordo pur non rappresentando la maggioranza dei lavoratori.
In quest’ambito, SLC CGIL avvierà tutte le iniziative legali necessarie a garantire il rispetto delle regole e delle legalità anche all’interno del mondo di lavoro e di Telecom.
SLC CGIL ha dimostrato in questi anni di saper assumersi le proprie responsabilità sottoscrivendo intese, prima fra tutte quella raggiunta con Telecom il 27 marzo 2013, che sono state oggetto di apprezzamento da parte di tutto il mondo imprenditoriale e analizzate come modello vincente di relazioni industriali.
SLC CGIL è ancora su quella posizione ma non potrà mai sottoscrivere un’intesa che prevarichi i diritti e le prerogative riconosciute ai lavoratori attraverso accordi che ne peggiorino le condizioni di vita quotidiane. Forse Telecom non è più quell’azienda!
I lavoratori hanno una grande occasione per far sentire le proprie ragioni all’Azienda e a tutte le Organizzazioni Sindacali. Disertare il referendum non rappresenta la causa per avviare il processo di societarizzazione, come mentendo sarà ripetuto in questi giorni, ma l’unica opportunità per riaprire la trattativa e giungere alla sottoscrizione di un accordo che veda la condivisione di tutti gli attori coinvolti.
Se Telecom Italia ha deciso di cambiare pelle calpestando tutte le regole di convivenza civile che regolano il mondo del lavoro sappia che troverà l’ostinata opposizione di SLC CGIL.
I lavoratori e le lavoratrici di Telecom
oggi hanno una grande occasione:
disertare il referendum
imporre la riapertura della trattativa

per migliorare le loro condizioni.

Almaviva: Azzola (Slc Cgil), passo in avanti al Mise - Call center, scattano i controlli a campione sulla gestione dei dati personali -


Scatteranno già nei prossimi giorni i controlli a campione sul rispetto, da parte dei call center, dell’articolo 24 bis del decreto n. 83 del 2012 che, tra le altre cose, disciplina il trattamento dei dati personali, del quale sono responsabili i committenti. Da gennaio, poi, scatteranno quelli a tappeto. Sono i risultati del tavolo su Almaviva Contact che si è tenuto ieri al ministero per lo Sviluppo economico. Contestualmente, si metterà in moto il meccanismo legislativo per arrivare a una norma che superi le gare al massimo ribasso a favore di quelle che privilegino non solo il prezzo ma anche l’innovazione e la qualità del servizio (ovvero, la cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa). In tale contesto, partirà inoltre un’operazione di "moral suasion" nei confronti delle pubbliche amministrazioni affinchè, in attesa della legge, aderiscano comunque alla filosofia dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
A fronte di questi impegni, assunti dal viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, a conclusione della riunione di ieri pomeriggio del tavolo Almaviva Contact, l'Ad di Almaviva Marco Tripi, si è detto disponibile a non procedere ad alcuna delocalizzazione (che investirebbe circa tremila addetti) in attesa dell’esito delle verifiche promosse dal Mise.
L’incontro, al quale hanno preso parte l’assessore alle Attività Produttive della Regione Siciliana, Linda Vancheri, Confindustria, sindacati nazionali e territoriali di categoria (Tlc) e Rsu, è servito anche a ribadire l’impegno del governo a sostegno di un comparto che occupa circa 80.000 addetti e muove un giro di affari di oltre un miliardo di euro. Il 19 dicembre si riunirà il tavolo di settore.
Soddisfazione è stata espressa anche dal sindacato. "L’incontro sulla situazione del call center Almaviva - dice Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil - registra finalmente alcuni passi in avanti . Il viceministro De Vincenti si è infatti impegnato a riconvocare il tavolo generale sul settore il prossimo 19 dicembre e ha nel contempo annunciato che gli approfondimenti realizzati in tema di delocalizzazioni hanno consentito di riscontrare che la responsabilità oggettiva sul rispetto della normativa di legge è in capo al committente e pertanto partiranno controlli a campione entro la fine dell’anno e complessivi già dal prossimo mese di gennaio”.
“E’ il primo segno tangibile da parte del governo - ha detto - di introdurre anche in Italia regole che possano contribuire a migliorare la qualità del servizio ai cittadini/clienti e nel contempo l’occupazione. Resta ora da sciogliere il nodo sulla successione dei cambi d’appalto. Il governo non può limitarsi a un invito generico alle parti a definire le clausole sociali, ma deve diventare protagonista nel rimuovere le resistenze sino a ora messe in campo dalla committenza".
"Se il viceministro manterrà questi impegni, i benefici in termini di ricadute sui cittadini e di tutele nei confronti dei lavoratori occupati permetteranno al paese di fare un passo in avanti”, ha concluso.
Sulla stessa lunghezza d'onda la Uilcom. “ Personalmente ritengo importante l'esito di questa riunione, finalmente inizia a muoversi anche da parte delle istituzioni quel meccanismo per provare a mettere regole certe nel nostro settore, un piccolo passo verso l'obiettivo che da sempre, come Uilcom, abbiamo cercato, quello di eliminare "il marcio" che esiste nel nostro settore – sottolinea il segretario generale Salvo Ugliarolo -  Abbiamo il dovere di continuare a fare il massimo, abbiamo il dovere di salvaguardare la buona occupazione all'interno di Almaviva così come nelle varie aziende del nostro settore".

Almaviva: Azzola (Slc Cgil), passo in avanti al Mise

L’incontro svoltosi oggi al Mise sulla situazione del call center Almaviva registra finalmente alcuni passi in avanti – dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil. Il Vice Ministro De Vincenti si è infatti impegnato a riconvocare il tavolo generale sul settore il prossimo 19 dicembre ed ha nel contempo annunciato che gli approfondimenti realizzati in tema di delocalizzazioni hanno consentito di riscontrare che la responsabilità oggettiva sul rispetto della normativa di legge, è in capo al committente e pertanto partiranno controlli a campione entro la fine dell’anno e complessivi già dal prossimo mese di gennaio.”
“E’ il primo segno tangibile da parte del Governo di introdurre anche in Italia regole che possano contribuire a migliorare la qualità del servizio ai cittadini/clienti e nel contempo l’occupazione.”
“Resta ora da sciogliere il nodo sulla successione dei cambi d’appalto – conclude il sindacalista. Il governo non può limitarsi ad un invito generico alle parti a definire le clausole sociali ma deve diventare protagonista nel rimuovere le resistenze sino a ora messe in campo dalla committenza.
Se il Vice Ministro manterrà questi impegni, i benefici in termini di ricadute sui cittadini e di tutele nei confronti dei lavoratori occupati permetteranno al paese di fare un passo in avanti.”

02 dicembre 2014

TELECOM ITALIA: ROTTURA DELLA CGIL SULLA VERIFICA DELLA DIVISIONE CARING

Si è conclusa oggi, primo dicembre, dopo un lungo confronto, la trattativa sulla verifica del Caring.
Purtroppo, nonostante SLC-Cgil abbia partecipato da protagonista con le proposte della piattaforma per trovare un punto di equilibrio sostenibile,
fistel-cisl e uilcom-uil hanno condiviso la posizione aziendale.
Telecom ha comunicato che il testo consegnato il giorno 25 novembre non era modificabile nella sostanza e quindi SLC-Cgil ha espresso la propria contrarietà. Rigettata ogni provocazione sulla societarizzazione come alternativa all'accordo.
In particolare il punto centrale di contestazione da parte della SLC Cgil è il modello del CLOUD (CARING PERFORMANCE MANAGEMENT) che prevede un costante monitoraggio delle performance individuali e contraddizioni evidenti con la reale situazione aziendale nel CARING.
Come sarà possibile da parte di Fistel e soprattutto di Uilcom Uil (che sciopererà con la Cgil il 12 dicembre proprio sugli stessi argomenti):
1)consentire una sostanziale deroga all'art. 57 del contratto di settore TLC, dove si parla di estrapolazione dei dati a livello di modulo/gruppo/aggregato, con il rischio di coinvolgere le altre società di TLC ?
2)consentire il rischio di produrre conseguenze su OPEN ACCESS e altre aziende del settore dove il dato è ancora aggregato e dove ad esempio in commissione controllo a distanza, Fistel-cisl e Uilcom-UIL hanno convenuto con SLC-Cgil di impedire di vedere all' AOT (assistente) i dati del singolo lavoratore ?
3)consentire la sostanziale modifica degli accordi del Caring dal CRM del 2003 in avanti che prevedono che i dati siano in forma aggregata ovvero di modulo ?
4)spiegare che i centri di governo (non solo la Regia) potranno vedere i dati del singolo legittimamente in tempo praticamente reale ?
5)spiegare ai lavoratori che negli incontri periodici mensili non potrà chiedere la presenza di un sindacalista che non sia di Fistel-cisl o di Uilcom-UIL tra l'altro come sanzionato dalla cassazione nel caso FIAT-FIOM ?
6) difendere le lavoratrici dalle "mascherate e velate" pressioni che si eserciteranno sui propri risultati individuali quotidianamente al di fuori degli incontri mensili ufficiali ?
7)spiegare che alcune sedi chiudono inspiegabilmente pur essendo a costo zero ed altre restano aperte nonostante i costi ? (vedi Pesaro)
8)spiegare che Telecom voglia incontrare mensilmente i lavoratori del Caring per fare formazione se fino ad oggi non se ne è fatta mai ?
9)spiegare che telecom non riassorbirà il canvass nel premio di risultato ma che tali obiettivi rimarranno con aumentando di fatto le conseguenti pressioni fino a livello di singolo ?
10)spiegare che sulle ferie le percentuali non solo non miglioreranno ma in alcuni periodi peggioreranno ?
Ora Telecom ha dato tempo ai sindacati fino al 20 di dicembre per fare il referendum, come ha lei stesso ha indicato !!!
SLC CGIL spiegherà con queste ed altre obiezioni che non è credibile un nuovo modello che parte da atti UNILATERALI, ad esempio facendosi lo skill inventory tutto da soli, senza farlo conoscere, o chiedendo una svolta culturale ai singoli con un forte contributo personale di prestazione, se proprio l'azienda non è disponibile a cambiare la SUA cultura del "bastone e la carota".
Cgil ha lavorato a lungo nella trattativa per un sistema più produttivo, ma NON è possibile scaricare sui singoli lavoratori, le disorganizzazioni, le diseconomie, i malfunzionamenti, la mancata erogazione di formazione, i sistemi informatici inefficienti, le politiche commerciali contorte e tutto il peso degli obiettivi dei responsabili.
Se il CONTROLLO DEL SINGOLO viene contrapposto al RICATTO della SOCIETARIZZAZIONE il referendum è FALSATO, non si parla più di MERITO ma di RICATTO. E' questa la modernità tanto evocata ?
Le lavoratrici e i lavoratori saranno direttamente interessate e avranno loro le conseguenze quotidiane, ma aspettiamo fiduciosi e vigileremo affinché tutto si svolga regolarmente.

Intanto SLC CGIL sciopererà contro il JOBS ACT che inevitabilmente s'intreccerà con questi accordi.

01 dicembre 2014

Nuovo Isee: Cgil, prestazioni a rischio per ritardi e inadempienze

"La legge che prevede il nuovo ISEE è una norma importante, nata per garantire equità e giustizia nell'accesso alle prestazioni e ai servizi gratuiti e/o agevolati. Ma questi obiettivi rischiano di essere traditi a causa delle inadempienze e dei ritardi del Governo nella predisposizione degli atti e delle condizioni che ne devono consentire un corretto utilizzo". Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, in merito alla riforma dell'indicatore della situazione economica delle famiglie che entrerà in vigore il 1° gennaio 2015.

"Ad oggi non è stato predisposto il sistema dei controlli previsto dalla legge per accertare la veridicità della situazione economica dichiarata: molti contribuenti onesti - spiega Lamonica - continueranno ad essere esclusi dai servizi cui avrebbero diritto a vantaggio degli evasori fiscali".

"La legge prevede cambiamenti significativi nel metodo di calcolo dell'indicatore e gli effetti concreti di questa modifica debbono essere valutati attentamente e affrontati con i regolamenti degli enti che erogano servizi e prestazioni”. “Ma - sottolinea la dirigente sindacale - i tempi  brevi previsti per l'adeguamento di questi ultimi alle nuove soglie (30 giorni), l'assenza di un periodo di sperimentazione nonostante la ripetuta e vana richiesta del sindacato, e i diversi punti ancora non chiariti (ad esempio come i vari enti interessati possano dialogare tra loro) ci fanno temere che il 'nuovo' ISEE partirà con i 'vecchi' regolamenti".

Per Lamonica "l'incrocio tra vecchi e nuovi criteri, l'approssimazione con cui si avvia il percorso, metteranno ancora una volta in difficoltà i cittadini, in particolare quelli più deboli, che più di altri hanno diritto e bisogno a che le sempre più scarse risorse per il welfare vengano impiegate bene ed equamente".

"Il nuovo ISEE - continua la segretaria - non può diventare un'altra occasione di complicazione della vita degli italiani, né tanto meno una modalità surrettizia per ridurre e limitare l'accesso ai servizi e alle prestazioni. Per essere il segno di una svolta positiva è necessario che parta correttamente e che, in tempi e modi chiari e certi, se ne possano valutare gli effetti e correggere eventuali criticità". "Per questo - conclude Lamonica - la Cgil chiede l'immediata convocazione del tavolo di monitoraggio composto da tutti i soggetti interessati, istituzioni, Enti Locali e parti sociali, previsto dalla normativa e mai convocato".


Isee, cambia tutto: ecco le novità da gennaio 2015

Con l' Indicatore della situazione economica equivalente, per tutti "Isee", si calcola la situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate. Da gennaio 2015 per l'indicatore calcolato con riferimento al nucleo familiare del richiedente e che tiene conto del reddito e del patrimonio, cambia tutto. Queste le novità.

IL NUOVO ISEE - Il nuovo Isee darà più peso al patrimonio, terrà conto dei redditi esenti da Irpef (come pensioni di invalidità o assegni di accompagnamento) e della giacenza media annua dei conti correnti.

COMUNI E REGIONI - I Comuni sono chiamati a ridefinire le soglie di accesso alle prestazioni sociali agevolate che erogano (contributi per ricoveri per gli anziani o sconti per le rette degli asili nido). Anche le Regioni dovranno adeguare i regolamenti in alcune materie su cui hanno competenza (edilizia residenziale o campo socio-sanitario).

BONUS BEBE' - Con l'Isee si calcolano sussidi comunali per il sostegno al reddito, assegni al nucleo familiare con tre figli minori, tariffe agevolate per gas ed energia, carta acquisti. Dovrebbe essere legato all'Isee, dal 2015, anche il bonus bebé.

TARES - Per la Tares, il tributo per la gestione dei rifiuti, i regolamenti di diversi Comuni prevedono sconti o esenzioni sugli importi da versare (più salati rispetto alla vecchia Tarsu) in base alla situazione economica della famiglia.

VALIDITA' - Cambia anhe la durata di validità della dichiarazione sostitutiva che non sarà più annuale, ma sarà valida solo nel periodo compreso tra la data della presentazione al 15 gennaio dell’anno successivo. Ad esempio, se si richiede l’ISEE a gennaio 2015 questo sarà valido un anno, ma se si richiede a giugno, la validità sarà solo di 6 mesi.


Art.18 e Jobs Act: “Possibile ricorso all’Ue”


La Cgil non molla nella battaglia contro il Jobs act e si dice pronta anche a presentare ricorso in sede europea, alla Corte di giustizia, sulla base della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, la cosiddetta Carta di Nizza del 2000. Dopo aver già presentato, ad agosto scorso, un ricorso contro il cosiddetto ‘decreto Polettì sui contratti a termine senza causale (sostenendone il contrasto con la disciplina europea perchè «scardina» la prevalenza del contratto a tempo indeterminato), il leader Susanna Camusso, nel giorno della sentenza della Corte di giustizia europea sui precari della scuola (contro il rinnovo «illimitato» dei contratti a tempo determinato), preannuncia la strategia sindacale. «Non è l’approvazione della delega in Parlamento che ci ferma rispetto alla scelta di cambiare norme che riteniamo sbagliate», dice Camusso, facendo sapere che «valuteremo tutte le strade». Compresa quella, appunto, di un ricorso all’Ue, a partire dalla volontà di «contrastare il tentativo di abrogare l’articolo 18» dello Statuto dei lavoratori «che è in corso con la delega» sul lavoro. Perchè, sostiene, «siamo di fronte ad una manomissione violenta dello Statuto dei lavoratori» e ad un provvedimento che «tende ad espellere i diritti dal lavoro». Questa la strada che si percorrerebbe nel ricorso basato sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, a cui nel 2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, viene sottolineato, è stato conferito lo stesso effetto giuridico vincolante dei trattati. «La lettura degli articoli 30 e 31 della Carta di Nizza dice che è possibile, ci penseremo, ci proveremo», afferma Camusso spiegando che, intanto, «abbiamo bisogno di capire come vengono scritti i decreti delegati, se si decidono nel chiuso delle stanze o se si apre un confronto. Ci sono ancora cose da valutare». Se tra le iniziative possibili ci sarà anche quella del referendum abrogativo, Camusso replica che «c’è tanta strada prima di porsi il tema del referendum». L’articolo 30 della Carta di Nizza riguarda proprio la «tutela in caso di licenziamento ingiustificato», affermando che «ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali». Mentre l’articolo 31 si riferisce alle «condizioni di lavoro giuste ed eque», stabilendo che «ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose» e che «ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite

Visite fiscali per malattia: quante è possibile riceverne?

L’art. 2 del D.M. n.206/2009 prescrive che sono esclusi dalla visita fiscale tutti i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato. Secondo tale assunto, quindi, la visita fiscale non può essere prevista per due volte per lo stesso evento morboso.
Es. Se per una prognosi di 10 giorni il medico fiscale dovesse effettuare il controllo già il primo giorno, per i restanti 9 il dipendente potrebbe allontanarsi dal proprio domicilio senza più l’obbligo di reperibilità. È dunque possibile una sola visita medica di controllo. Ogni prolungamento della malattia può invece prevedere una successiva visita medica di controllo.
Si invitano pertanto tutti i lavoratori a segnalare, qualora si presentasse il caso sopra citato, tale abuso in modo da poter inoltrare regolare denuncia alle autorità competenti.

Pensioni donne. 57 anni e 35 contributi, Inps riapre i termini delle domande

Pensioni donne. 57 anni e 35 contributi, Inps riapre i termini delle domande. E’ attesa per oggi la circolare dell’Inps (fonte Corriere della Sera) che estende i termini delle domande per accedere all’opzione donna, cioè la possibilità di andare in pensione a 57 anni (58 le autonome) con 35 di contributi, ma con un assegno più leggero di circa il 20% perché calcolato interamente con il sistema contributivo.
I termini della domanda per opzione donna sarebbero scaduti (30 novembre 2014), sebbene la sua sperimentazione finisca il 31 dicembre 2015: questo perché, un po’ come succedeva per le vecchie pensioni di anzianità (e così l’ha intesa l’Inps), tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza effettiva della pensione si applicava la cosiddetta finestra di un anno. Considerando che la domanda va presentata un mese prima ecco che arriviamo al 30 novembre di quest’anno.
L’applicazione di questa finestra era stata contestata al punto che le associazioni di riferimento avevano ingaggiato una class action contro l’Inps, mentre in Parlamento crescevano le pressioni perché la lettura della scadenza termini fosse più estensiva.