08 luglio 2010

Le "scatole cinesi" dei call center Un nuovo misterioso fallimento


Un'altra brutta storia di call center che chiudono e poi riaprono, in altre forme e asciugati di personale, liquidazioni, debiti. In questi giorni i 415 dipendenti della Best Contact Lazio (Bcl) si rigirano sconcertati tra le mani la lettera di licenziamento "per cessazione attività produttiva a Roma a seguito di perdita totale delle commesse". È firmata dal direttore generale Simona Guarino che negli stessi giorni si è adoperata nella compilazione di una discussa lista di 220 lavoratori. Sono i fortunati, tra i 415, riassorbiti da Call&Call, un altro call center che ha aperto da poco una sede nuova di zecca proprio a 200 metri dalla Bcl. Chi non è nella lista è fuori. E quindi in mobilità, fino a dicembre, con l'80% dello stipendio, per lo più non superiore ai mille euro.
Cosa fanno i call center
Gli ex dipendenti del call center sono sotto choc e preparano una denuncia in Procura. Troppi i punti oscuri. "In meno di 20 giorni abbiamo scoperto di non avere commesse e di aver perso il lavoro", raccontano esterrefatti. Ma le commesse, dicono, non sono diminuite: sono transitate quasi tutte alla Call&Call. Si parla di CartaSì, Banca Fideuram, Ucifin del gruppo UniCredit, Finemiro del gruppo Intesa SanPaolo, Bnl, Ace, Mediaset e altre, cioè il cuore della Bcl, specializzata nell'assistenza ai clienti di società del settore bancario e finanziario. E poi la lista: con quali criteri è stata compilata? "Simpatie e parentele", ripetono. Terzo elemento di denuncia: la liberatoria imposta ai 220 fortunati, fatta firmare in azienda e non in sede sindacale, con cui i ripescati rinunciano a qualsiasi rivalsa legale nei confronti delle aziende committenti e in particolare di CartaSì. Alcuni lavoratori sono in causa da anni con CartaSì, firmataria di un accordo con i sindacati nel 2004 che la impegnava ad assumere dalla Bcl i lavoratori in appalto. Su 415 persone, quasi 200 si occupavano ogni giorno dei clienti della carta di credito.
Ma c'è di più. Fino ad otto mesi fa e per cinque anni, Bcl si chiamava Banking&Financial Services (Bfs), direttore Giampaolo Gualla e ad Mauro Lancellotti, lo stesso ad di Omnia Service Center, altro call center fallito e ubicato nello stesso palazzo della Bfs, in via Staderini 93 (Tor Tre Teste). Nell'autunno 2009 il 75% della Bfs viene ceduto senza spiegazioni ("Lancellotti si è stancato dell'attività", avrebbe riferito la Guarino ai lavoratori), al gruppo Omega, il killer dei call center, la scatola finanziaria specializzata nell'inglobare società e portarle al fallimento, quello che ha acquisito Agile da Eutelia a un euro un anno fa e poi ha licenziato mille lavoratori. Ebbene, il meccanismo si ripete: Omega acquista Bfs e le cambia nome due volte, prima Gilla e poi Best Contact Lazio, e secondo i lavoratori "svuota le casse anche aumentando i costi (negli ultimi mesi sono state fatte decine di assunzioni a tempo indeterminato) e poi dichiara la liquidazione e il passaggio a Call&Call", società dell'imprenditore Umberto Costamagna che pochi mesi fa ha salvato un altro call center, quello delle mamme di Pistoia, sempre del gruppo Omega e sempre in fallimento. Risultato: i lavoratori di Bcl perdono, assieme al posto di lavoro, tutti i diritti acquisiti: scatti di anzianità, ferie, Tfr e gli stipendi degli ultimi due mesi
VALENTINA CONTE

Call Center: 3° Rapporto Slc Cgil, persi 8 mila posti di lavoro e 12.000 a rischio. Il Governo convochi tavolo.

Ufficio Stampa SLC - CGIL - Nazionale
Barbara Perversi
Nell'ultimo anno si sono persi oltre 8 mila posti di lavoro, altri 12 mila sono a rischio se non si avvia una politica di sviluppo all'altezza dei problemi e se non si contrastano le gare al massimo ribasso e le aziende che alimentano il dumping. Questa la situazione nei call center italiani, da anni in molti casi e territori (soprattutto al Sud), l'unico settore dove un giovane, anche laureato, può trovare lavoro". Questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal Terzo rapporto sull'occupazione nei call center presentato da SLC-CGIL, il principale sindacato del settore, che avanza proposte specifiche (al Governo, alle Regioni, alle imprese committenti, alle imprese di call center) chiedendo la convocazione di uno specifico tavolo.
"La gravità della situazione, la ripresa forsennata di gare al massimo ribasso da parte di committenti privati e pubblici (da ultimo le gare di Enel, Poste, di diversi importanti comuni) e di fenomeni spudorati di dumping, il fallimento di due importanti realtà imprenditoriali nel mondo dei call center (con la perdita di alcune migliaia di posti di lavoro) e l'assordante silenzio del Governo a cui da oramai quasi un anno chiediamo inutilmente di aprire un tavolo per la crisi del settore, ci hanno spinti ad anticipare la pubblicazione del rapporto 2010 (i dati si fermano di fatto alle ultime rilevazioni del 20 settembre). Speriamo che scuota le coscienze". Così dichiara, presentando il rapporto, Alessandro Genovesi della Segreteria Nazionali di SLC-CGIL..
"Dopo tante discussioni e dopo che tanto SLC-CGIL quanto l'associazione delle imprese di call center (Assocontact-Confindustria) hanno avanzato proposte specifiche, molte anche in comune, ci auguriamo ora che - essendo finalmente terminata la vacatio - il neo Ministro On. Romani e il Presidente del Consiglio possano aprire un tavolo ufficiale per costruire una politica di sistema in grado di salvare gli oltre 12 mila posti di lavoro a rischio e stabilizzare un settore che ne occupa oltre 65 mila (per la maggioranza giovani donne meridionali)".
"Gli 8000 posti persi forse si sarebbero potuti salvare con una politica industriale per il settore degna di questo nome. Ci auguriamo - continua Genovesi - che non servano ulteriori 12 mila nuovi disoccupati, ragazze e ragazzi a cui la crisi sottrae futuro e speranza, perché il Governo faccia la propria parte. Come Sindacato siamo non da oggi pronti a dare il nostro contributo, così come siamo certi lo siano tanti imprenditori seri del settore. Al Governo e alle grandi imprese committenti dimostrare però che il futuro di questi ragazzi è tema importante su cui impegnarsi tutti".

SCIOPERO GENERALE GRUPPO TELECOM DEL 09/07/2010

COMUNICATO STAMPA

Il piano industriale di Telecom è presentato il 19 marzo ai mercati finanziari è un piano sbagliato che riduce investimenti ed occupazione e che condanna l’azienda ad un ruolo sempre più marginale in Italia e nel mondo. In questo paese vi sono grandi aziende strategiche come la RAI, Telecom, la Fiat e l’Alitalia: su tutte il Governo e le Istituzioni devono svolgere un ruolo per difendere l’occupazione e i diritti di chi vi lavora. Occorre un Tavolo ai massimi livelli sul futuro del settore, sulla politica industriale per le TLC che finora è mancato. Per ottenere un serio confronto sul settore, annunciamo oggi la ferma volontà di ricorrere a tutti gli strumenti dell’azione e della pressione sindacale.

Si evidenzia che, oltre a non esistere nel piano industriale una politica di investimento vero sulle infrastrutture, un recupero del costo di produzione solo sulla forza lavoro, dichiarando circa 7000 esuberi che sommati al vecchio piano del 2008 investono circa 13.000 lavoratori. A questo si aggiunge la voglia del managemnet di esternalizzare attraverso societarizzazioni tutti gli assett strategici del gruppo come i customer care( vedi 187- 191- 119 ), l’information tecnology etc.

Per queste ragioni giorno 09 luglio p.v. è stato indetto uno sciopero generale del Gruppo di 4 ore a fine turno. A Catania ci sarà un concentramento/sit-in in via etnea accanto villa bellini presso il negozio “Il Telefonino TIM” dalle 17.00 alle 19.00 dei lavoratori per protestare contro le scelte scellerate di Telecom.

Le Segreterie Provinciali SLC CGIL, Fistel Cisl e UILCOM UIL evidenziano come un grande colosso delle Telecomunicazioni sia stato smantellato e ridotto a questo sia dalla mala politica nazionale e dei vari governi che si sono succeduti, sia dall’avvicendarsi dei vari nuovi capitalisti che ripulite le casse si sono puntualmente dileguati senza lasciare traccia né di sviluppo industriale tanto meno di occupazione, sottolineando che circa il 20% della forza lavoro negli ultimi anni è andata persa a danno della qualità del servizio e della soddisfazione della clientela.

Le Segreterie Provinciali

SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL


06 luglio 2010

Call Center: Genovesi (Slc Cgil), consegnato a governo documento per rilancio settore call center

Roma, 5 luglio 2010 - Si è svolto nei giorni scorsi, al ministero dello Sviluppo Economico, il tavolo di confronto sulla situazione nel settore dei call center. L'incontro era finalizzato a predisporre tutti i materiali utili e le eventuali proposte condivise tra le parti sociali da trasferire poi alla presidenza del Consiglio. sindacati di categoria Slc-Cgil, insieme a Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, congiuntamente avevano infatti chiesto nelle settimane passate di trasferire il confronto.

"Come Slc-Cgil abbiamo consegnato al governo, all'associazione confindustriale sia degli outsourcer che dei committenti Tlc, oltre che alle altre forze sociali, la nostra piattaforma per un patto tra produttori per rilanciare il settore", afferma Alessandro Genovesi, segretario nazionale di Slc-Cgil. "Abbiamo avanzato una proposta articolata - spiega - discussa all'ultima assemblea nazionale dei quadri e delegati tenutasi il 28 giugno scorso, e che ha ottenuto consensi anche da parte delle imprese del settore. Serve un vero e proprio patto di sistema, con agevolazioni fiscali mirate, interventi sulla formazione, clausole sociali per impedire gare al massimo ribasso, accordi a tutela dei clienti evitando delocalizzazioni di attività all'estero (impedendo così che dati sensibili possano essere gestiti in paese e da aziende non italiane), pronti come sindacato a fare la nostra parte solo a condizione che il sistema delle imprese accetti una competizione sulla qualità e per il mantenimento dei livelli occupazionali e se il governo metta qualcosa sul piatto".

"Proprio il governo - conclude Genovesi - per troppo tempo ha fatto il pesce in barile, in alcuni casi assecondando le imprese più scorrette visto che ha azzerato ogni politica ispettiva e repressiva e visto che ora propone con l'articolo 40 del decreto anticrisi, di ridurre l'Irap solo al Sud e solo per le nuove imprese. L'articolo va ritirato o modificato profondamente per evitare che qualche azienda chiuda e magari riapra con altro nome a 100 metri, fenomeni già registrati nel nostro settore. Già si sono persi 10 mila posti di lavoro e altrettanti sono a rischio. Non si può condannare una generazione prima alla precarietà e poi alla disoccupazione. Il governo batta un colpo o si assuma la responsabilità di un altro disastro sociale annunciato".

Alessandro Genovesi - Slc Cgil Nazionale: Sciopero Telecom 9 luglio 2010 per chiedere un piano di sviluppo e rilancio

Sara’ “una giornata di lotta e mobilitazione con iniziative e presidi locali - fa sapere il segretario nazionale della Slc-Cgil, Alessandro Genovesi - per chiedere un piano vero di sviluppo e rilancio dell’azienda, la salvaguardia dei livelli occupazionali, del ritorno in produzione dei colleghi oggi in solidarieta’, per una politica di reinternalizzazione mirata, per la salvaguardia dei customer e dell’informatica”. Secondo i sindacati, il piano industriale presentato a marzo da Telecom e’ “sbagliato” perche’ “riduce investimenti ed occupazione” e “condanna l’azienda ad un ruolo sempre piu’ marginale in Italia e nel mondo”.


Nello specifico, la richiesta dei sindacati e’ che per l’intero arco di piano 2010-2012 venga mantenuto inalterato il perimetro del gruppo e che l’azienda ripensi “la propria strategia sulla gestione dei livelli occupazionali”. No ad ammortizzatori sociali, piuttosto un piano di “rilancio e riconversione di alcune professionalita’”; informatica e ricerca rimangano “parte fondamentale del ‘core business’ dell’azienda” e non aumentino ‘outsourcing’, delocalizzazioni e appalti. Sulle aree di staff si chiede che “venga sancito una volta per tutte il principio della valutazione condivisa e preventiva dell’equipollenza professionale, prima di procedere a veri e propri demansionamenti”.


“Su questa piattaforma - conclude Genovesi - chiediamo a tutti di fare la propria parte: impresa, Governo, istituzioni. La vertenza sara’ lunga e dura e il management Telecom sara’ valutato per le aperture o meno che verranno, per i fatti e non per le ‘belle parole’. Quando un’azienda ha un utile di piu’ di 1,5 miliardi deve pensare allo sviluppo e all’occupazione, non a scaricare sui lavoratori la voglia di fare ancore piu’ profitti”.

VODAFONE: BASTA CON LE PRESSIONI INDEBITE SUI LAVORATORI

COMUNICATO SINDACALE

Come SLC CGIL in questi anni abbiamo volutamente evitato di esprimere i nostri giudizi negativi, nel merito e nel metodo, sul sistema di valutazione del personale denominato “Performance Dialogue”, in uso in Vodafone. Questo per non dar peso a uno strumento che non ha nessun valore dal punto di vista contrattuale. Non possiamo più evitare però di registrare e denunciare quanto sta avvenendo in azienda, in particolare negli ultimi mesi.

Stiamo ricevendo continuamente segnalazioni da parte di lavoratori e lavoratrici di Vodafone che, a fronte di un giudizio negativo ricevuto nel Performance Dialogue, vengono invitati ad abbandonare l’azienda attraverso incentivazione economica e impegno alla ricollocazione. In caso di rifiuto o anche solo di tentennamenti, i diretti superiori minacciano trasferimenti territoriali, trasferimenti dalla rete o dalla vendita a call center in altre regioni, ecc..

Segnalazioni che provengono da tutto il territorio Nazionale e che non possono essere ricondotte in una iniziativa personale di qualche manager ma una nuova linea adottata da tutta l’Azienda.

La SLC CGIL ritiene questa situazione INACCETTABILE ed invita la Vodafone ad ABBANDONARE IMMEDIATAMENTE la strada intrapresa. Strada che porta solamente a logorare le già complicate relazioni industriali.

Come SLC CGIL non esiteremo un istante a difendere, in ogni sede e con ogni mezzo, i lavoratori che saranno interessati da questa nuova ingiustizia aziendale.

Invitiamo tutti lavoratori e le lavoratrici, che saranno fatti oggetto di un simile trattamento, di segnalarlo immediatamente alle RSU competenti o alle strutture territoriali della SLC CGIL.

Roma, 2 luglio 2010

La Segreteria Nazionale

05 luglio 2010

Poste - Piattaforma Contrattuale 2010-2012;

Comunicato Unitario

La presente piattaforma per il rinnovo triennale del CCNL 2010-2012 in Poste Italiane, rappresenta il frutto del lavoro svolto unitariamente da tutte le OO.SS. di categoria.

Il rinnovo del CCNL in Poste giunge in un fase particolarmente delicata, prossima alla liberalizzazione del mercato postale che aprirà sicuramente nuovi scenari e problematiche.

Anche per questo motivo abbiamo deciso di presentare una piattaforma agile ma puntuale nel sostenere tutti i temi più rilevanti della parte normativa, che ci consenta di affrontare, appena chiusa la partita negoziale sul rinnovo in Poste, il confronto sul contratto di settore (che dovrà interessare tutte le aziende che operano nel settore postale) in tempi altrettanto certi e rapidi avendo comunque definito la copertura contrattuale dei lavoratori di Poste Italiane.

Il sindacato ritiene infatti che il contratto di settore sia uno strumento indispensabile a garantire, a partire dal 2011 - anno della completa liberalizzazione del mercato dei servizi postali -, regole normative comuni e quindi, in definitiva, condizioni di corretta e paritaria concorrenza in un mercato che vedrà come protagonisti nuovi soggetti imprenditoriali, nazionali ed esteri.

La piattaforma tende a consolidare e migliorare il vecchio impianto contrattuale per quanto attiene i temi normativi: rafforzamento dei diritti sindacali, più garanzie sulla certezza dell’orario, maggiori tutele sulla maternità e sulle aspettative, una specifica norma che stabilisca regole di chiarezza e trasparenza nelle politiche di incentivazione individuale e collettiva, ecc.

Afferma in maniera forte la centralità della contrattazione, l’importanza del sistema delle relazioni industriali ed è orientata al rilancio della crescita economica e allo sviluppo occupazionale.

Per quanto attiene la parte economica, la piattaforma avanza una richiesta complessiva di 140€ che, nel triennio 2010-2012, dovrà servire prevalentemente ad incrementare i minimi tabellari per una reale tutela dei salari.

Riteniamo pertanto importante, in questo delicato momento, la presentazione di una piattaforma per il rinnovo del CCNL condivisa in maniera unitaria dando così maggior forza alle richieste di parte sindacale nell’interesse dell’intera categoria.

Invitiamo tutte le strutture sul territorio a programmare, unitariamente, momenti di confronto con la categoria per illustrare i contenuti della piattaforma e per la relativa approvazione, avendo cura di effettuare le assemblee dal 8 al 23 luglio 2010, dopo l’attivo Nazionale Unitario che si terrà il giorno Mercoledì 7 luglio 2010 (Dalle ore 15,00 alle ore 19,00) presso il Centro Congressi Frentani in Via dei Frentani 4 a Roma (Vicino stazione Termini – quartiere San Lorenzo).

LE SEGRETERIE NAZIONALI


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Poste: Piattaforma contrattuale

03 luglio 2010

Call center siciliani: 5.500 posti a rischio tra Alicos (gruppo Almaviva) e 4you

PALERMO - Negli ultimi anni è stata per tanti giovani la porta più facile per entrare nel mondo del lavoro, ma molti ora la troveranno presto sbarrata. Il settore dei call center in outosurcing, vale a dire quelli che svolgono l’attività per aziende terze, è da tempo in crisi e i posti di lavoro a rischio nel 2010 sono 15-16mila, vale a dire il 20% degli 80mila addetti a tempo indeterminato. L’allarme è stato lanciato dalla Slc-Cgil, che in occasione dell’assemblea nazionale dei quadri e delegati del settore ha diffuso una mappa dettagliata della situazione, invocando “un patto tra produttori per il rilancio”.

La fotografia scattata dall’organizzazione sindacale offre uno sguardo d’insieme e mette nero su bianco le conseguenze delle crisi di aziende come Phonemedia, Voicity, Omnia Network e di mille altre realtà locali che non reggono più. Si tratta di una situazione in cui praticamente nessuna regione si salva, ma nella quale è il Sud (il 73% del personale è concentrato nelle regioni meridionali e insulari) a soffrire di più, con oltre 14 mila persone dal futuro incerto. Basti pensare a quanto accade in Sicilia, che ha già pagato con centinaia di licenziamenti e dove il futuro è sempre più fosco: bisognerà infatti verificare, spiega la Slc-Cgil, “la situazione della Alicos (gruppo Almaviva) e di 4you. Qui il calo dei volumi delle commesse Alitalia, Wind ed Enel, dovuto anche a una politica di delocalizzazione delle attività all’estero, mette a rischio 5.500 posti di lavoro”.

01 luglio 2010

Comunicato Attivo Unitario Regionale Sicilia - Caltanissetta 29 giugno 2010

L’Attivo Regionale Unitario SLC – FISTEL – UILCOM riunitosi a Caltanissetta il 29 giugno 2010 a sostegno delle ragioni dello Sciopero Nazionale del 9 luglio p.v., è stata l’occasione per sottolineare l’importanza della ritrovata unità sindacale, in questo difficile momento per i tutti i lavoratori del Gruppo Telecom, permettendo così, di sviluppare una strategia complessiva, più incisiva dell’azione sindacale e attraverso un pensiero riformista.
In Sicilia, più che mai, la mobilitazione della S.F.U. contro le attuali strategie del management Telecom, esplicitata nel Piano Industriale, sarà mirata a contrastare le politiche complessive aziendali che continuano ancor di più ad impoverire il territorio siciliano.
Se già il sistema di Relazioni Industriali, a livello centrale, si è ridotto a poco più di una ritualità, in Sicilia è ormai quasi del tutto assente, così come ripetutamente denunciato dal sindacato, ridotto alla semplice informativa, se e quando imposta dalla legge.
All’interno della vertenza riteniamo che, in primo luogo, non vi debba essere nessuna variazione del perimetro aziendale di Telecom, rigettando, sin da subito, ogni ipotesi di societarizzazione, che altro non sarebbe che un vero e proprio spezzatino dell’Azienda. Bisogna, piuttosto, che Telecom ripensi la propria strategia di gestione dei livelli occupazionali, che vanno assolutamente salvaguardati. Riteniamo impossibile che un’Azienda, con gli utili di Telecom, possa inseguire l’utilizzo di qualsivoglia ammortizzatore sociale; pertanto chiediamo che i lavoratori del 1254 vengano riconvertiti ed il servizio stesso rilanciato.
Vanno altresì mantenute inalterate le attività nel Customer e nella Rete, che devono rimanere core business di Telecom Italia ed al suo interno.

30 giugno 2010

Call Center: 16 mila i posti a rischio in Italia

Erano considerati la giusta soluzione per abbattere i costi affidandosi a operatori in grado di trattare i processi aziendali oltre alle campagne spot di vendita e promozione di nuovi prodotti o servizi, ma a qualche anno dal loro ‘eroico’ avvio, si registra la grande crisi del settore.
Si tratta dei call center in outosurcing che appena cinque anni fa si attestavano nel nostro Paese in 1.400 contact center per un totale di 92mila postazioni attive, e che oggi vivono invece il periodo più brutto della storia italiana.
Migliaia, infatti, gli operatori che hanno perso il loro posto di lavoro e altrettanto quelli a rischio di licenziamento. L’allarme è stato lanciato della Slc-Cgil che, in occasione dell’assemblea nazionale dei quadri e delegati del settore, ha diffuso una mappa dettagliata della situazione, invocando ‘un patto tra produttori per il rilancio del settore’.
Nazzareno Gorni (General manager Mail Up): 'Email marketing, come incrementare aperture e tasso di click'
Il quadro prospettato? Rischi nel 2010 per circa 15-16mila operatori ovvero, il 20% degli 80mila addetti a tempo indeterminato con la conseguenza che quella che per tantissimi giovani italiani era considerata forse la strada più rapida per entrare nel mondo del lavoro svolgendo attività per aziende terze, sta ora diventando il loro incubo.

CALL CENTER: MICELI (SLC/CGIL), NECESSARIO TAVOLO CON GOVERNO SU CALL CENTER

Nel corso dell’assemblea nazionale dei quadri e delegati dei call center, promossa da Slc/Cgil e che si è tenuta a Roma presso la sede nazionale Cgil, Emilio Miceli, intervenendo alla tavola rotonda, ha chiesto la cancellazione della norma sull’Irap, prevista nella manovra finanziaria, che “facilita gli avventurieri che stanno affossando il settore e che rischiano di trascinare in una terra di nessuno anche gli imprenditori dal comportamento virtuoso”.

Focalizzando l’attenzione sul mercato, Miceli ha anche rilevato come i grandi gruppi di Tlc utilizzino i call center “come una vera e propria valvola di scarico”. “Serve una risposta di sistema per cui tutti facciano la propria parte – ha proseguito il sindacalista: innanzitutto il governo che deve riconoscere le specificità produttive ed occupazionali del settore; i committenti che devono modificare radicalmente le proprie politiche sugli appalti; gli outsourcer che devono investire sulla qualità occupazionale e la tutela dei posti di lavoro.”

“Come sindacato – ha concluso Miceli – siamo pronti a fare la nostra parte solo all’interno di un quadro di certezza e diritti.”

Bruno Di Cola (Seg. Gen. Uilcom-UIL), nel ribadire la condivisione dei temi della piattaforma proposta da Slc/Cgil sul settore, ha sottolineato come sia ormai necessario “rivolgersi al governo per giungere ad un codice etico delle imprese ed evitare il massimo ribasso, nelle gare d’appalto, anche sui contratti.”

Sergio Abramo (Presidente Assocontact), che condivide la proposta di Slc, ha ricordato quale sia l’errore di fondo nella comprensione del settore “che è diventato altro, non è più un modo per far entrare i giovani nel mondo del lavoro.”

“Nell’unico settore che produce il 47% di Ebitda, gli imprenditori pagano lo scotto della facilità con cui si accede al settore, improvvisando professionalità – ha ricordato l’imprenditore.

Telecom Italia: Richiesta incontro On.le Gianni Letta

Head-Chopper: Pagati per licenziare.

Licenziamenti, scioperi e tagliatori di teste: benvenuti nel mondo del lavoro:
In America la chiamerebbero terminator, head-chopper... «Lo dicono anche qui: tagliatore di teste». Un lavoro impopolare...
È vero che le aziende vi pagano un tanto a testa? «Alcuni si fanno pagare così. A me sembrerebbe davvero di fare il boia. Da dieci anni faccio questo mestiere da libero professionista, dopo una vita in Confindustria a discutere contratti nazionali, dieci anni e non mi sono ancora abituato. È una sofferenza: dietro ogni lavoratore vedo una famiglia». Luciano Tosato è il consulente esterno chiamato dalla Yamaha a guidare la pratica esuberi, a metterci la faccia in mesi di trattative, con gli operai che hanno passato le feste di Natale sul tetto per protesta: tagliare 66 posti, il reparto produttivo della fabbrica di Lesmo. E non solo quello: «In altre dodici aziende seguo ristrutturazioni simili. Lombardia, Genova, Emilia. Tessile, farmaceutico, comunicazione.
I lavoratori stanno pagando la crisi con la perdita dell’impiegoo. In risposta a questo scenario: manuali per imparare a licenziare e tagliatori di teste da una parte, scioperi della fame e presidi sui tetti delle fabbriche dall’altra
Nel lavoro l’individuo si realizza, si emancipa, ma soprattutto grazie ad esso vive, o meglio, sopravvive. Da sempre, quindi, il binomio uomo-lavoro è considerato imprescindibile. Ma ultimamente sembra che le cose stiano cambiando.
Ogni giorno si scopre che le grandi aziende stanno licenziando e stanno mettendo i lavoratori in cassa integrazione. Quel forte legame è stato quindi compromesso dalla crisi economica che ha comportato licenziamenti a catena, scioperi, fallimenti, disoccupazione.

28 giugno 2010

ERICSSON: AZIENDA IRRESPONSABILE. APERTO STATO DI AGITAZIONE

COMUNICATO SINDACALE
Ericsson dimostra tutta la propria irresponsabilità e mette a rischio per molto tempo a venire il sistema minimo di relazioni industriali. L’azienda infatti ha convocato le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL per il giorno 30 Giugno p.v. non per discutere di nuove assunzioni, come previsto dal recente accordo sulle mobilità volontarie nell’area della ricerca, non per riconoscere quel Premio di Risultato e quei miglioramenti che da mesi sono al centro del confronto tra sindacato e azienda (anche nel tentativo di riconoscere un potere d’acquisto limitato dalla scelta aziendale di assorbire i recenti aumenti contrattuali) e su cui Ericsson continua “farsescamente” a prendere tempo, ma bensì per parlare di 250 nuovi esuberi.

Telecom Italia: Dichiarazione di sciopero 9 luglio 2010

COMUNICATO:

OGGETTO: Dichiarazione di sciopero.

MOTIVAZIONI: gruppo Telecom: tutela dei livelli occupazionali e contrasto Piano Industriale 2010-2012.


Le scriventi Organizzazioni Sindacali proclamano per il giorno 9 luglio 2010 lo sciopero a livello nazionale di quattro ore a fine turno di lavoro di tutto il personale di tutte le aziende del gruppo Telecom Italia S.p.A.. Per part-time al 50% e lavoratori in solidarietà intero turno di turno.

La scrivente dichiara di aver esperito con Telecom Italia le procedure di raffreddamento il 30 aprile 2010 con esito negativo e con il Ministero del Lavoro il tentativo di conciliazione in data 6 maggio 2010 con esito negativo.

La presente comunicazione vale come preavviso ai sensi della Legge 83/2000 e precedenti ed in base alla delibera di modifica della Regolamentazione Provvisoria adottata dalla Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali (Seduta del 15 Novembre 2007).

Distinti saluti.

LE SEGRETERIE NAZIONALI

SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL

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SCIOPERO GENERALE GRUPPO TELECOM DEL 09/07/2010

27 giugno 2010

Telecom Italia e la mobilità professionale:

In questi giorni stiamo assistendo a tutta una serie di manovre aziendali atte al reperimento di personale sociale da indirizzare verso il settore Open Access. Partendo da un fattore democratico che "domandare è lecito, rispondere è cortesia, personalmente mi viene difficile interpretare un comportamento societario che in maniera unilaterale sta agendo senza alcun criterio a convocare lavoratori ed effettuare colloqui, discussioni o un pour parler che alla fine si concludono con un messaggio subliminale che sa tanto di obbligo e poco lascia alla volontà della risorsa di decidere la propria destinazione.

Da notare pure una discutibile strategia nel convocare lavoratori che di per se hanno serie difficoltà e difficilmente potranno essere mobilitati in ambito "Access". Mi piace precisare che la Slc Cgil catanese non sta rimanendo ne muta, ne cieca ne sorda a quanto sta avvenendo in tutti i territori italiani. E' vero che sono già usciti comunicati a firma unica inerenti alla mobilità ma è pure vero che in ogni posto di lavoro le nostre RSA e RSU hanno provveduto e stanno provvedendo a dare tutte le informazioni possibili ai colleghi sottolineando pure che si tratta di un evento che senza ombra di dubbio contiene delle forti anomalie palesemente palpabili.

Invito pertanto tutti i lavoratori a sgomberare la mente da dubbi inutili o da pensieri che vedono il nostro sindacato attonito ed immobile difronte a certi comportamenti aziendali. La Cgil c'è, risponde presente e non baratta o scambia niente con nessuno. Pertanto rimandiamo al mittente ogni tipo di battutina ironica fatta in questi giorni e come sempre ci rimbocchiamo le maniche per far rispettare diritti e dignità. D'altronde, come recita la nostra storia, ci siamo sempre assunti ogni tipo di responsabilità, forti del nostro seguito, dei nostri iscritti, della nostra identità e di una lealtà che ci ha visto andare avanti sempre ed ovunque, anche da soli, addossandoci spesso "tutto sulle nostre spalle".

Salvo Moschetto

Slc Cgil Catania

26 giugno 2010

Sorveglianza sul lavoro e controlli sul lavoratore

-- Lo Statuto dei lavoratori prevale sulla disciplina della privacy, ma il Garante privacy ha facoltà di regolamentare in via generale i profili relativi alla posta elettronica del dipendente --
Roma - Quella emessa negli scorsi mesi dal tribunale di Roma, e pubblicata solo di recente, è un'importante sentenza sui poteri di controllo del datore di lavoro in tema di posta elettronica e uso di Internet e sui poteri generali del Garante Privacy sulla materia del trattamento dei dati personali. La vicenda si riferisce ad una ipotesi nella quale una società, per sostenere le proprie ragioni e il proprio comportamento difforme rispetto a quanto previsto dal Garante Privacy e dallo Statuto dei lavoratori in materia di controlli a distanza del lavoratore, negava efficacia generale al provvedimento del garante privacy sulla posta elettronica ed Internet del marzo 2007, con il quale si stabiliscono alcuni principi a tutela del datore di lavoro ma anche a tutela della segretezza della corrispondenza del lavoratore.
In particolare la società aveva affermato nei propri scritti difensivi che i singoli datori di lavoro non fossero obbligati a seguire le regole prescritte dal Garante privacy, che varrebbero solo nei casi concreti in cui vi siano segnalazioni portate all'attenzione dello stesso garante e non in tutti gli altri casi.
Inoltre si negava che nel caso concreto si applicasse agli strumenti di controllo a distanza del lavoratore la disciplina dell'art 4 dello statuto dei lavoratori, che impone "È vietato l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori" (c. 1°). "Gli impianti e le apparecchiatura di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali (...) In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l'uso di tali impianti" (c. 2°).

24 giugno 2010

CONTRATTO TLC: UN FORUM FRA LE PARTI SOCIALI PER PROMUOVERE LO SVILUPPO DELL’ICT

Comunicato Stampa congiunto
SLC/CGIL, FISTEL/CISL, UILCOM/UIL e ASSTEL
Per la prima volta vertici sindacali e aziendali si sono incontrati per confrontarsi sugli scenari delle Telecomunicazioni e dell’Information & Communication Technologies e individuare le azioni comuni per il rilancio del settore, inaugurando
così una modalità innovativa nelle relazioni industriali. Banda larga di nuova generazione come priorità nazionale, sviluppo dei servizi innovativi su Internet anche a pagamento, tempestiva azione di regolamentazione a favore dello sviluppo della rete: i punti strategici su cui le Parti chiamano al confronto Governo e Autorità.
Milano 24/6/2010 – E’ una delle più rilevanti novità introdotte in occasione del rinnovo del contratto delle TLC-ICT, già considerato un contratto di nuova generazione. Il 1° Forum della filiera delle telecomunicazioni e informatica, appuntamento annuale di studio e approfondimento sul futuro del settore, si è tenuto oggi a Milano tra i Segretari Generali di SLC/CGIL, FISTEL/CISL, UILCOM/UIL e i vertici delle aziende aderenti ad ASSTEL. Erano, inoltre, presenti i rappresentanti di CONFINDUSTRIA, ANITEC, CSIT, ASSOCONTACT.
L’incontro, avvenuto oggi a porte chiuse con la partecipazione di oltre 90 invitati, ha così rappresentato una prima tappa di un nuovo percorso di relazioni industriali negoziali e partecipative nell’ambito della filiera delle TLC, rappresentata per intero nel contratto nazionale di lavoro del settore. Compito del Forum non è affrontare specifiche tematiche aziendali, ma condividere una visione di scenario e individuare i punti di convergenza tra le Imprese e le Organizzazioni sindacali, al fine di promuovere azioni congiunte per lo sviluppo del settore.

Slc-Cgil Segreteria Nazionale: Lettera aperta alle lavoratrici e lavoratori del 119

119: BASTA CON IPOCRISIE E PROVOCAZIONI DA PARTE
DELL’AZIENDA
Cara lavoratrice e caro lavoratore del 119, il giorno 21 Giugno Telecom Italia ha convocato il Sindacato e il Coordinamento Nazionale delle RSU per il prossimo 5 luglio (4 giorni prima dello sciopero nazionale) al fine di svolgere un esame congiunto in materia di turni e – recita la convocazione – per affrontare le “nostre richieste di approfondimento sull’organizzazione del settore”.
Come giudicare tutto ciò? Una svista, una provocazione o che altro? Innanzi tutto ci corre l’obbligo di evidenziare che, con il recente comunicato sul 119, non si è chiesto di approfondire alcunché: sono state denunciate pressioni sui
singoli lavoratori, il non rispetto delle norme sul controllo a distanza, un aumento di indebiti interventi da parte delle linee, in barba anche agli accordi sottoscritti in materia di benessere.
Nulla che l’azienda deve approfondire: Telecom Italia deve solo far rispettare ai suoi dirigenti le leggi e gli accordi sindacali sottoscritti! Quindi è evidente la strumentalità di una convocazione per un esame congiunto sui turni: l’azienda si è forse accorta che i nuovi turni sono insopportabili, stanno penalizzando i lavoratori oltre ogni limite e non servono neanche a recuperare competitività? Bella scoperta: come sindacato lo abbiamo denunciato sin dal primo momento.
Ma forse l’obiettivo non dichiarato dall’azienda è un altro: applicare unilateralmente la proposta finale fatta al sindacato l’11 Gennaio scorso (migliorativa di quella attuale certo, ma sicuramente non in grado di venire incontro ai bisogni dei
lavoratori), che però fu bocciata nelle assemblee dal 90% dei lavoratori e che portò al riuscito sciopero unitario del 15 febbraio.
Sbaglia l’azienda se confida che i lavoratori siano senza dignità alcuna, pronti “ad accettare di tutto”, anche una brutta e finta mediazione di fronte a turni ancora peggiori (come quelli attuali). Ribadiamo oggi, con ancora più convinzione di ieri, alla luce del piano industriale, degli oltre 7000 esuberi dichiarati, del non rilancio del 1254 (con oltre mille colleghi in solidarietà) che, come Sindacato, riteniamo che la discussione deve tenere insieme più piani di merito.

22 giugno 2010

Telecom - Comunicato unitario controlli a distanza Giano e Babilon

COMUNICATO

Regolamentazione accesso a Centrali

Su richiesta aziendale, la Commissione nazionale sui Controlli a distanza, ha condiviso il testo allegato per la regolamentazione, ai sensi dell'art. 4 della legge 300, dei sistemi di accesso nelle centrali di Telecom Italia.

I sistemi citati (Giano e Babilon) consentono di accedere ai locali sociali mentre le videocamere sono quelle perimetrali che guardano gli accessi e/o siti esterni. Queste apparecchiature sono già installate e funzionanti da parecchi anni.

Il percorso individuato é che il testo sarà sottoposto nei prossimi giorni alle RSU dell'unità produttive e OO.SS. Territoriali per la sottoscrizione.

Il testo condiviso, regolamenta una situazione esistente con la quale, fino ad oggi, l'azienda poteva estrapolare ed utilizzare i dati a suo piacimento, con la regolamentazione, il tutto dovrà essere gestito con doppia password di cui una in possesso dei componenti di nomina sindacale della Commissione e sopratutto, da soli, non possono essere utilizzati per eventuali provvedimenti disciplinari. Inoltre i report del Giano resteranno attivi per max 6 mesi e le registrazione delle telecamere, oltre alla legge, anche per accordo sindacale non possono essere conservate, ad eccezione dei festivi e del sabato, per più di 24 ore.

Ulteriori chiarimenti sul testo, se necessari, possono essere richiesti ai componenti la Commissione.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL


Poste: Piattaforma contrattuale 2010/2012

Le scriventi OO.SS. di categoria affrontano il rinnovo del contratto del Gruppo Poste Italiane consapevoli della difficile situazione del sistema Italia che caratterizza l’attuale contesto economico e sociale del Paese.
Sicurezza, innovazione, sviluppo e salario, sono da tempo le priorità indicate dalle organizzazioni sindacali per ridare slancio e vigore alla economia e che, unitamente ad una occupazione stabile e di qualità, possono mantenere e garantire un elevato livello di coesione sociale.
Le scriventi OO.SS. hanno fino ad oggi improntato tutte le rivendicazioni, le vertenze, i rinnovi contrattuali ad una convinzione profondamente radicata nella loro storia: non esiste una efficace azione di rappresentanza e di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori senza un comportamento del sindacato di categoria volto a favorire lo sviluppo complessivo del Paese anche attraverso una crescita qualificata del settore e dell’Azienda in cui opera il sindacato stesso.
Infatti gli ultimi otto bilanci di Poste italiane, chiusi con utili significativamente crescenti, sono la testimonianza del grande impegno profuso dai lavoratori e di un atteggiamento costruttivo del sindacato che ha permesso all’Azienda di diventare una solida e fondamentale realtà del sistema produttivo nazionale, rendendo l’infrastruttura postale con tutta la sua capillare rete materiale e immateriale, un fattore importante di coesione sociale e un volano per lo sviluppo dell’intera economia.
L’imminente liberalizzazione del settore postale porrà tutte le Parti sociali di fronte alla delicata scelta strategica relativa al rapporto tra la competizione effettiva nel mercato ed il ruolo ed il valore del lavoro.
Soprattutto il processo di liberalizzazione, che eliminerà del tutto anche la residua posizione di monopolio di Poste italiane e aprirà la strada a strategie competitive diverse, renderà progressivamente necessario superare le marcate distanze contrattuali che esistono tra i contratti del settore anche per contrastare pericolosi fenomeni di dumping sociale.
Nel nuovo scenario concorrenziale il “fattore lavoro”, dunque, con la sua qualità, le sue competenze, le sue necessità e i suoi bisogni, è l’elemento decisivo intorno al quale affrontare la vera sfida competitiva della liberalizzazione per un servizio che mantenga tuttavia i connotati di universalità.