18 novembre 2010

SPETTACOLO: MICELI (SLC/CGIL), CRISI SOLO PRETESTO PER TAGLI ALLE RISORSE

"A tutt’oggi la Finanziaria non prevede risorse per la produzione culturale e lo spettacolo né sono previsti rifinanziamenti per il tax credit e il tax shelter - così dichiara in una nota Emilio Miceli, segretario generale Slc/Cgil.

"Il fondo unico per lo spettacolo nei fatti è tagliato del 36,6 %, e sarà, per il 2011, di 288 milioni di euro; senza gli incentivi fiscali per il cinema - prosegue il sindacalista - si prospettano processi di ulteriore delocalizzazione delle produzioni e un forte aumento delle giornate non lavorate e già nell’ultimo biennio ne sono state perse 150.000. Lunedì 22 novembre anche per queste motivazioni i lavoratori del cinema, della prosa e della musica sciopereranno unitariamente contro i tagli, per il diritto al lavoro e in difesa della produzione. Solidarietà allo sciopero è stata data dalle associazioni datoriali e dagli autori."

"Un governo che non investe in istruzione, in cultura e nelle infrastrutture tecnologiche non ha a cuore il futuro del paese - ricorda Miceli. La crisi è solo un pretesto, il disegno di questo governo è politico e tende alla implosione del sistema con l’obiettivo della privatizzazione della cultura."

"Ci batteremo fino in fondo perché i nostri settori abbiano i dovuti finanziamenti, le adeguate leggi di sistema e la definizione di una rete protettiva per i lavoratori - conclude. Ribadiamo che la produzione culturale e lo spettacolo, oltre a garantire migliaia di posti di lavoro, sono un forte volano di economia e un fondamentale strumento di coesione sociale."

MICELI (SLC/CGIL), IMPRESSIONANTE DATO EMERSO DA REFERENDUM USIGRAI

Il dato emerso dal voto promosso dall’Usigrai nei confronti del Direttore Generale Rai è impressionante.

La stragrande maggioranza dei giornalisti, di qualsiasi orientamento politico, ha espresso con chiarezza la propria contrarietà.

Credo che nella valutazione, insieme alle scelte di natura editoriale, abbiano pesato lo stato di abbandono dell’azienda, la mancanza di una strategia commerciale ed industriale, le condizioni finanziarie.

La Rai è un’azienda finanziariamente a rischio. In fondo sono questi i motivi alla base dello sciopero indetto dal sindacato per il 10 dicembre prossimo. Quest’azienda ha bisogno di un colpo di reni e la gestione dell’attuale DG non è stata in grado di assicurare una guida autorevole.


Rai 04 novembre 2010: Lettera a Zavoli. - Leggi...


Roma, 17 nov. (Apcom)

I giornalisti Rai sfiduciano il direttore generale Mauro Masi: il referendum promosso dal sindacato interno Usigrai ha un risultato molto netto: su 1.878 aventi diritto al voto (tutti i dipendenti Rai con contratto giornalistico, spiegano all'Usigrai, compresi quelli che hanno mansioni di telecineoperatore e quelli con incarichi dirigenziali) ben 1.314 hanno votato contro il dg, su 1438 votanti totali. "Noi - commenta il segretario dell'Usigrai Carlo Verna - porteremo i verbali un po' a tutti gli organismi di garanzia, li invieremo ai presidenti di Camera e Senato, al presidente della Vigilanza Sergio Zavoli e al presidente Rai Paolo Garimberti, al presidente dell'Agcom. E chiederemo un incontro al ministro Tremonti". "E' evidente che Masi non può più parlare di posizione dell'Usigrai ma deve dire che è dei giornalisti Rai. E' un dissenso senza precedenti. Mille sono bastati a fare l'unità d'Italia, se pensa di minimizzare è un'ulteriore conferma del fatto che non possa guidare l'azienda di servizio pubblico".

16 novembre 2010

Diritto del lavoro: Continua l'opera di demolizione

Lo Statuto dei Lavoratori non si tocca. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, subentrata a Guglielmo Epifani, ha respinto seccamente al mittente la richiesta del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, di “rimettere mano” alla storica legge del 1970, voluta dall’allora ministro Giacomo Brodolini (Psi) e il cui testo venne scritto da Gino Giugni. Una legge sulla quale ancora oggi si misurano le vertenze in materia di tutela dei diritti e di licenziamenti.

Per la sindacalista, è “ingiusto” che si voglia far pagare ai lavoratori i costi della crisi con la cancellazione dello Statuto e soprattutto con la cancellazione dell'articolo 18, quello che disciplina il licenziamento “per giusta causa e giustificato motivo”. Nello Statuto, ha replicato, ci sono diritti di libertà del lavoro e sindacali e azzerarlo sarebbe ingiusto. Questo governo, che mostra livelli di autoritarismo che mai avevamo raggiunto prima, dimostra così di avere un'idea della società che Camusso giudica “insopportabile”. Ed è pure grave che Sacconi sia convinto che siamo in un Paese dove va tutto bene.

Le nuove norme contenute nel disegno di legge sul lavoro, in vigore dal 24 novembre, ha precisato, ne fanno un provvedimento assolutamente ingiusto. La conseguenza è che i lavoratori avranno 60 giorni per fare ricorso e chiedere il riconoscimento dei propri diritti. O in alternativa, rinunciare e sperare in un rinnovo del proprio rapporto di lavoro che ovviamente sarà all’insegna del precariato. Per questi motivi, in difesa dei diritti di tutti, la Cgil sarà in piazza il 27 novembre con la speranza di poter festeggiare anche la caduta del Governo e del berlusconismo.

Sabato 27 novembre, la CGIL chiama tutte e tutti a manifestare a Roma, per chiedere più 'diritti e più democrazia', per rimettere al centro il lavoro, la contrattazione, per rivendicare sviluppo, equità e giustizia sociale e per imporre scelte che facciano uscire il Paese dalla crisi. Una crisi che per milioni di lavoratori si fa sempre più insostenibile. Il Governo, accusa la CGIL, nei due anni trascorsi della crisi economica, non si è preoccupato né dell'emergenza occupazionale, né del rilancio del sistema produttivo, l'unica azione avanzata è stato il sistematico attacco ai diritti del lavoro.

La CGIL in piazza per:

13 novembre 2010

Cassazione - Sentenza n. 21967/2010 - Licenziamento per rifiuto a trasferirsi in altra sede -

La Cassazione, con sentenza nr. 21967/2010 ha stabilito che il carattere ritorsivo di un licenziamento, fa scattare l’immediato obbligo di reintegra nel posto di lavoro.

Il caso ha riguardato una lavoratrice che si è vista licenziare, per essersi rifiutata di trasferirsi in altra sede perchè necessitato ad accudire un famigliare malato.

La signora in questione infatti ha il marito gravemente malato tanto da, beneficiare dei benefici previsti dalla L. 104 sulla disabilità.

La lavoratrice, dopo aver comunicato l’accettazione dei benefici previsti dalla L.104, veniva dapprima trasferita in altra città e, in seguito licenziata, con la motivazione di una riorganizzazione aziendale. Il Tribunale di primo grado, riconosceva l’illegittimità del licenziamento, condannando la società alla riassunzione e al risarcimento del danno.

12 novembre 2010

Cgil Nazionale: “Giovani (non +) disposti a tutto”

“Giovani (non +) disposti a tutto”. La campagna di comunicazione che ha dato voce al disagio degli under 30 alle prese con offerte e condizioni di lavoro al limite della decenza, con finti stage e occupazioni sottopagate e precarie, ora ha un volto e un nome: la Cgil.
Dietro il sito internet e il profilo Facebook del movimento, dietro i banner e i manifesti pubblicitari che hanno invaso le città a partire dal 30 ottobre con annunci di lavoro “indecenti” (uno per tutti “gruppo informatico cerca giovani laureati con il massimo dei voti e il minimo della dignità”) c’è il sindacato di corso d’Italia. “Oggi abbiamo deciso di svelarvi chi stava dietro alla campagna – ha annunciato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – L’elemento mistero ha attratto molti giovani” che hanno scelto di raccontare la loro esperienza, spesso umiliante e impossibile, nel mondo del lavoro. E non sono pochi, visto che la campagna ha ottenuto oltre 70 mila visite sul sito internet e quasi 6 mila fan su Facebook.
“Ci sono molti pregiudizi sui sindacati – ha spiegato Camusso – con questa iniziativa pensiamo di averne smontato qualcuno”, innanzitutto che oggi “tutto venga diretto dall’alto, che non ci sia spazio per l’autogestione”. Questa campagna “non ha nulla di tradizionale, qualche volta la Cgil sperimenta se stessa, e i nostri giovani hanno sperimentato come si costruisce un futuro di parola, di rappresentanza. Io penso che questo sia un altro messaggio positivo: abbiamo usato un metodo non per nascondere noi, ma per essere protagonisti in un altro modo”.

Susanna Camusso (Cgil): Governo vuole cancellare art. 18

12 novembre 2010
Sui temi del lavoro il governo manifesta "vette di autoritarismo mai raggiunte in precedenza". Lo ha sottolineato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, secondo cui "attraverso la cancellazione dello Statuto dei lavoratori si vogliono cancellare l'articolo 18 e i diritti fondamentali di libertà dei lavoratori nelle aziende e di associazione sindacale".
Nel corso di una conferenza stampa, la leader dell'organizzazione di corso d'Italia ha espresso critiche rispetto al testo inviato ieri dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ai sindacati, che rappresenta "la premessa per lo Statuto dei lavori".
Camusso ha aggiunto che "il ministro del Welfare, convinto che siamo in un paese dove tutto va bene, ha inviato un testo che è composto di due articoli. C'è una delega al governo, e quindi al ministro che a quel punto può fare tutto.
Lo Statuto parla poi ai lavoratori dipendenti, ma anche ai cocopro con un unico lavoro di comittenza. Non si vuole dunque costruire un sistema di diritti più avanzati, ma si vuole creare una prospettiva fatta di lavori precari e non di certezze". Secondo Camusso questo "è ancora più ingiusto dentro una crisi economica". Pertanto, azzerare lo Statuto dei lavoratori "è una ingiustizia" perché "c'è un'idea della società insopportabile"
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Una duro attacco al governo “che prima se ne va e meglio è” visto che “non ha risolto i problemi del Paese” e una stroncatura forte al ministro Maurizio Sacconi che con lo Statuto dei lavori “vuole cancellare l’articolo 18” dando “un pugno in faccia” ai “diritti dei lavoratori”. Ma anche una severa reprimenda alla Fiat che “ha messo in fila una serie di strappi successivi” senza comunque “raggiungere l’obiettivo” e pensando che sia realizzabile arrivare a “fabbriche senza la Cgil”. Il segretario generale di corso d’Italia, Susanna Camusso, conferma l’appellativo di "lady di ferro" e - concludendo l’attivo dei delegati Cgil di Roma e del Lazio - non usa parole tenere con nessuno e anzi rilancia la necessità della mobilitazione organizzata per il 27 novembre che vuole portare in piazza “quell’Italia che non si riconosce in questo governo”. E proprio in direzione dell’esecutivo Camusso lancia le prime parole di fuoco: “Prima questo governo se ne va e meglio è” anche se “bisogna temere code velenose da parte di questa maggioranza che non c’è più – spiega – e vedere cosa si inventerà”. Per Camusso infatti “ci sarà del veleno esercitato da chi ha pensato di superare la cultura democratica della Costituzione appellandosi al popolo invece che alle regole”. La leader della Cgil torna pure sui “festini di Arcore” ironizzando sulle parole del premier secondo cui dietro il "caso Ruby" ci sarebbe una vendetta della mafia: “Se non fosse molto triste – dice – ci sarebbe da seppellire questa affermazione con una risata”. La vera lotta alle mafie si fa piuttosto fronteggiando la crisi in atto, aggiunge, altrimenti “si consegna il controllo di una parte del territorio agli altri, alla criminalità organizzata”.

11 novembre 2010

Telecom, su voci esternalizzazione presidi su tecnologico

COMUNICATO

Stiamo assistendo in queste ore in Telecom Italia alla diffusione di voci sempre più insistenti che ipotizzano l’esistenza di un progetto aziendale circa l’esternalizzazione dei presidi sul tecnologico delle centrali Telecom e delle stazioni radio base TIM (S1, S2, S7) a partire dal 1° gennaio 2011.

In pratica, secondo tali voci, si potrebbe trattare di una possibile esternalizzazione della manutenzione dei gruppi e delle stazioni di energia.

A tal proposito si rincorrono indiscrezioni circa un contratto di manutenzione in fase conclusiva di predisposizione e su una serie di sopralluoghi che dovrebbero essere effettuati dal 22 Novembre al 17 Dicembre in affiancamento con le imprese per mostrare loro il lavoro da fare, probabilmente al fine di fare una stima sul valore dell'attività.

Le Segreterie Nazionali di SLC FISTEL e UILCOM chiedono a Telecom Italia una immediata smentita intorno a tali voci dal momento che, qualora fosse confermato, tale progetto sarebbe in gravissima e palese contraddizione con lo spirito degli accordi recentemente sottoscritti che prevedono processi di reinternalizzazione di attività e non il contrario.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Emilio Miceli (Slc/Cgil Nazionale) al Forum sull'ICT:

“Si può parlare seriamente di produttività in presenza di un saldo infrastrutturale, materiale ed immateriale, così pesantemente passivo?

È il sistema Italia ad essere improduttivo. Se non si riesce ad allungare un ponte, completare una strada, usare la rete come motore della pubblica amministrazione come si può pensare che il nostro sistema industriale possa competere con le altre aree del mondo? Chiedere un cambio nella politica degli investimenti non significa chiedere assistenza, ma pretendere che il governo faccia per intero la sua parte per fronteggiare la crisi producendo sviluppo.” Così il segretario generale di Slc/Cgil, Emilio Miceli, al Forum sull'ICT.

Quanto alla polemica di Brunetta con i medici della Cgil, Miceli spiega che “le dichiarazioni del ministro sono sopra le righe e ci colpisce che Brunetta non conosca la differenza tra una lobby e un sindacato. Prendiamo atto che il super decisionista Brunetta mostri tutta la sua impotenza nella riforma della pubblica amministrazione di fronte alle obiezioni del sindacato. Ci aspettavamo un alibi meglio congegnato.”

BT Italia, Slc-Cgil: "Ministero Sviluppo Economico chieda di fare marcia indietro"

"Dopo oltre tre mesi di iniziative di lotta, scioperi e interrogazioni parlamentari, a fronte delle chiusure aziendali e del tentativo di ridurre ulteriormente l’occupazione in BT Italia, azienda titolare di licenza telefonica, le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL hanno chiesto al Ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, la convocazione di uno specifico tavolo di crisi presso il Ministero." È quanto dichiara Alessandro Genovesi, Segretario nazionale di SLC-CGIL, il sindacato di maggioranza assoluta in BT Italia.

"Chiediamo a BT Italia – continua Genovesi – quello che abbiamo alla fine concordato con Telecom Italia, anche grazie all’intervento del Governo: una gestione responsabile degli esuberi attraverso i contratti di solidarietà e soprattutto una riconversione di tutti i lavoratori per scongiurare ulteriori tagli e poter rilanciare l’azienda. Non vogliamo assistere a una lenta morte industriale, che lascerebbe per strada centinaia di lavoratori. In pochi anni BT Italia ha più che dimezzato la propria forza lavoro operativa tra cessioni di ramo, esternalizzazioni, trasferimenti, mobilità e cassa integrazione a zero ore, rischiando con questa ennesima ristrutturazione di scendere sotto i mille dipendenti. Stiamo parlando di una dispersione di competenze e professionalità enorme, che per di più avviene dopo che, anni di sacrifici, hanno portato BT Italia a essere la filiale più remunerativa dopo l’Inghilterra, raggiungendo di fatto il pareggio pur in anni di crisi."

"Quando un’azienda – conclude Genovesi – chiede sacrifici e poi ottiene i propri risultati dovrebbe ripagare i propri dipendenti e il Paese entro cui opera con nuove assunzioni, con maggiori investimenti e non portando i profitti fuori scaricando sulle casse pubbliche i costi sociali. Aspettiamo che il Ministero dello Sviluppo Economico, senza fare doppi pesi e doppie misure, metta in campo tutte le proprie forze, come ha fatto durante la vertenza Telecom Italia, chiedendo all’azienda di tornare indietro e di scommettere sul nostro paese."

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Violazioni amministrative in materia di mancato godimento di riposi e ferie:

All’interno del c.d. “collegato lavoro” (Legge n. 183/2010), e precisamente nell’art. 7, il legislatore è nuovamente intervenuto sulla disciplina sanzionatoria in materia di orario di lavoro, modificando ancora una volta, nel volgere di pochi anni, disposizioni che rivestono una certa importanza sul piano applicativo sia per gli organi di vigilanza, che per gli Uffici legali e del Contenzioso operanti presso le Direzioni Provinciali.

Vale la pena, a mio giudizio, alla luce dell’ennesima riforma, soffermarsi brevemente sul susseguirsi delle norme sanzionatorie via via approvate, focalizzando per quanto possibile – in un’ottica prettamente pratica – l’attenzione sul processo di adeguamento delle norme medesime, e “ricapitolandone” contenuti e sfere di operatività.

Limiterò in questa sede l’analisi, prendendo spunto da quanto contenuto nel “collegato”, alle violazioni di natura amministrativa riguardanti la disciplina dei riposi giornalieri e settimanali, nonché quella relativa alle ferie, privilegiando sugli aspetti sostanziali quelli di carattere sanzionatorio, che maggiormente interessano gli operatori.


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10 novembre 2010

Telecomunicazioni: siglato memorandum tra le principali aziende italiane di Tlc

E' stato siglato il memorandum d'intesa tra il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, e gli amministratori delegati delle principali aziende italiane di Tlc per la costituzione della societa' per la realizzazione di una infrastruttura passiva per lo sviluppo di reti a banda ultra larga. L'intesa e' stata sottoscritta da Telecom Italia, Vodafone, Fastweb, Tre, Wind, British Telecom e Tiscali. Il veicolo societario costituito "secondo la modalita' della partnership pubblico privata", si legge in una nota, "effettuera' gli investimenti necessari per implementare tale infrastruttura (opere civili di posa, cavi in fibra spenta, canalizzazioni verticali negli edifici e locali per la terminazione delle fibre ottiche) con caratteristiche di neutralita', apertura, economicita', efficienza ed espandibilita'". Entro 3 mesi il comitato esecutivo istituito definira' il business plan della societa'.
Telecom Italia e' "molto soddisfatta dell'esito del lavoro" svolto per la costituzione di una newco fra tutti gli operatori di tlc per favorire lo sviluppo della banda larga in Italia. "Per il Paese e' un segnale importante di rilancio del settore", ha spiegato l'a.d. di Telecom Italia, Franco Bernabe', illustrando i termini del Memorandum of Understanding siglato oggi.

09 novembre 2010

Call & Call di Genova in cassa integrazione

Genova - Le Segreterie territoriali genovesi di SLC Cgil FISTel Cil UILCOM Uil con le loro RSA hanno incontrato la Direzione di Call & Call Genova e dopo lunga discussione hanno condiviso la sospensione dei licenziamenti collettivi annunciati il 20 ottobre scorso. Pur prendendo atto della situazione determinatasi nel call center, le OO.SS hanno chiesto fin dall’inizio all’azienda di ripensare la scelta di chiudere Call & Call Genova mettendo in atto tutte le iniziative possibili compreso il ricorso ad ammortizzatori sociali in deroga.
“In data 5 novembre –si legge in una nota- le parti hanno sottoscritto un verbale di accordo nel quale, come conseguenza dell’impegno alla non chiusura del sito si concorda il ricorso alla cassa integrazione in deroga ed una serie di interventi atti a individuare soluzioni di immediata ricollocazione in altre strutture della holding.
Su richiesta dei rappresentanti dei lavoratori la direzione aziendale si è resa disponibile a ricollocare 15 lavoratrici a La Spezia e 10 a Milano che vogliano trasferirsi intervenendo con una temporanea integrazione alla trasferta e calibrando gli orari di lavoro anche in funzione delle esigenze di spostamento.
Si sono svolte due assemblee alle quali hanno partecipato tutte le lavoratrici e si sono affrontate ancora una volta le cause che hanno portato all’attuale situazione e le problematiche relative alla gestione dell’accordo.

Inps e la riforma della pensione


Il preavviso e la mobilità salvano dalla stretta pensionistica: in alcune situazioni non si applicano le nuove regole delle pensioni, e cioè in particolare:
1 - nei confronti dei lavoratori dipendenti che hanno in corso il periodo di preavviso alla data del 30 Giugno 2010 e che maturano i requisiti di età anagrafica e di anzianità contributiva richiesti per il conseguimento del trattamento pensionistico entro la data di cessazione del rapporto di lavoro. Tale condizione, ha spiegato l’INPS, deve risultare da apposita dichiarazione di responsabilità del datore di lavoro, dalla quale risultino le clausole contrattuali in ordine alla durata del preavviso, la data iniziale del periodo di preavviso nonchè la data terminale dello stesso preavviso.
2 - nei confronti dei lavoratori per i quali viene meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa per raggiungimento dei limite di età.
3 - Le vecchie disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici, vigenti prima della manovra estiva, continuano ad applicarsi nei limiti di 10 mila beneficiari, ancorchè maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011:
- ai lavoratori collocati in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati antecedentemente alo 30 aprile 2010 e che maturaano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità in base alla Legge n. 223/1991.
- ai lavoratori collocati in mobilità lunga per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2010 (legge n.223/1991)
- ai lavoratori che, al 31 maggio 2010, data di entrata in vigore del decreto con la manovra estiva, sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore (legge n 662/1996)

08 novembre 2010

Inps, dal 2011 le indennità di disoccupazione si potranno richiedere solo via web

Indennità di disoccupazione, iscrizione di lavoratori domestici, certificazioni reddituali, assegni al nucleo familiare: sono solo alcune delle richieste all’Inps che dal 2011 potranno essere fatte solo via internet. Lo fa sapere lo stesso Istituto che da domani presenterà il sito web completamente rinnovato per rendere ancora più semplice il rapporto con il cittadino.
Dopo l’esperienza delle domande per la pensione di invalidità (dall’inizio del 2010 presentabili solo via internet) non sarà più possibile quindi presentarsi allo sportello per la richiesta dell’indennità di disoccupazione, per quella di mobilità, per l’iscrizione alla gestione separata (da parte dei collaboratori) ma anche per l’iscrizione e per la variazione dei lavoratori domestici da parte delle famiglie.
Cambia tutto anche per le aziende che dovranno utilizzare solo la via telematica anche per l’iscrizione e la richiesta di variazione dei lavoratori dipendenti. Per la richiesta di pensione di vecchiaia e di anzianità sarà invece ancora possibile per l’anziano presentarsi agli sportelli dell’Inps.

06 novembre 2010

Tim: Fabrizio Bona, responsabile della divisione consumer di Tim, "Cassato" da Franco Bernabè

Non ci ha pensato due volte Franco Bernabè a eliminare dalla squadra Telecom Italia.

L’amministratore delegato, deluso dai risultati di Tim sul mercato domestico (ricavi -9,8% sul trimestre e -8,2% nei primi 9 mesi del 2010 ), ha indicato nell’ex direttore commerciale di Wind l’agnello sacrificale. Fabrizio Bona, giunto in Tim da poco più di un anno (luglio 2009), è in uscita dal Gruppo Telecom; al suo posto, ad interim, Marco Patuano, direttore domestic market operations.

Per essere il settore all’avanguardia delle telefonia c’è di che restare sconfortati. È vero che il mercato è difficile per tutti, il mercato è saturo (con oltre 90 milioni si sim nelle tasche di 60 milioni di italiani) e la stessa Vodafone, che ha ormai affiancato Tim nella leadership nazionale, sta per annunciare risultati con una leggera perdita di ricavi. Alle spalle dei due giganti, che hanno 30 milioni di abbonati a testa, inseguono Wind con 20 milioni di sim e 3 lanciata verso i 12 milioni.

Ma per Tim la situazione sta diventando imbarazzante. Chi ha un po’ di memoria storica fa risalire i guai al 2005, quando la gestione Tronchetti Provera decise – per ragioni schiettamente finanziarie – la fusione di Tim dentro Telecom Italia. Ne seguì la guerra tra il capo della telefonia fissa Riccardo Ruggiero e quello di Tim, Marco De Benedetti, vinta dal primo. Conseguenza: azzeramento sostanziale di tutto il management del mobile, quello cioè più abituato a un mercato di concorrenza vera, dove l’amicizia di clienti e rete commerciale conta e te la devi conquistare.

Sono stati anni agitati per Tim. Bernabè ha fatto saltare prima Luca Luciani, passato alla storia per aver fatto vincere Napoleone a Waterloo (ma adesso sta vincendo lui con i risultati di Tim Brasile), poi Carlos Lambarri, adesso Bona. Tutto in un paio d’anni. Bona, palermitano accreditato di solide amicizie negli ambienti del Guardasigilli Angelino Alfano, nato in Tim e poi cresciuto con ottimi risultati in Vodafone prima e Wind poi, stavolta ha messo d’accordo tutti. I colleghi che non ne sopportano i modi spicci e accentratori. I venditori dei centri Tim, infuriati per i suoi tentativi di far pagare a loro il prezzo della crisi. I ragazzi dei call center, che talvolta sfogano sui malcapitati clienti del 119 la loro frustrazione. E infine Bernabè, che si vanta di aver fatto fuori 300 dirigenti quando esordì alla guida dell’Eni. E anche a Telecom non scherza.

05 novembre 2010

Fulvio Fammoni: Collegato Lavoro

Come sapete nel DdL 1441 quater F, cosiddetto collegato lavoro, assieme a tantissime altre norme sbagliate e incostituzionali è prevista l’equiparazione del termine dei 60 giorni per l’impugnativa per irregolarità nel caso di conclusione di contratto temporaneo.
Questo non solo per il futuro ma anche con effetto retroattivo per il passato.
Si tratta di un altro gravissimo attacco ai danni dei lavoratori precari, i più deboli e più colpiti durante la crisi.
Dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (non conosciamo ancora le date) ci saranno 60 giorni poi decadranno tutte le possibilità.
Abbiamo inviato una lettera formale al Ministro e ai gruppi parlamentari, (in allegato il comunicato stampa), chiedendo un provvedimento urgente che blocchi la norma.
Si tratta dunque di avviare, visti i tempi strettissimi, una campagna capillare di informazione verso questi lavoratori che veda impegnate al massimo tutte le strutture, il coinvolgimento degli organi di informazione e dei siti web, gli sportelli immigrati, i SOL e in primo luogo gli uffici vertenze e legali.

Sicurezza sul lavoro. “Norme violate? Ne risponde tutto il Cda dell’azienda”

04 novembre 2010

La Cassazione non transige, in caso di incidenti sul lavoro, causati da una violazione della normativa sulla sicurezza, sarà l'intero Cda a esserne responsabile. Il principio - pronunciato con riferimento alla responsabilità dei vertici "Montefibre" dello stabilimento di Verbania, dove 11 operai sono morti per aver inalato amianto - vale anche nel caso in cui le deleghe sulla salute siano state affidate a un singolo.

Le colpe non saranno più scaricabili.

Secondo la Corte Suprema, quando i morti in uno stesso posto di lavoro sono tanti e si susseguono negli anni, il datore di lavoro responsabile del mancato rispetto delle misure di sicurezza deve risarcire economicamente anche il sindacato e gli enti di fatto che si occupano di tutelare i diritti e la salute dei lavoratori.

Lo ha sancito la Cassazione - nella sentenza 38991 - confermando il diritto al risarcimento per la "Camera del lavoro" della Cgil di Verbania e per "Medicina democratica", costituitesi parte civile nel processo a "Montefibre" e a 14 dirigenti dello stabilimento.

03 novembre 2010

Susanna Camusso: Dichiarazione Programmatica del 3 novembre 2010

Care compagne, cari compagni,

vorrei iniziare con un ringraziamento, non formale, davvero non formale anche se può apparire una frase rituale, a Guglielmo e a tutta la segreteria per avanzato un’indicazione sul mio nome. Ed anche un ringraziamento a tutto il CD ed al comitato dei saggi per il clima della consultazione che viene evidenziato dal verbale. Quel verbale la sua conclusione, parlano del modo di essere della nostra organizzazione, quelle ragioni che rendono la Cgil grande, appassionante, collegiale, collettiva e solidale.

Dalla consultazione emerge questa caratteristica essenziale della nostra organizzazione, emerge tutto il senso di responsabilità per un’organizzazione sotto attacco, in una stagione in cui l’idea della contrattazione, la sua funzione, l’eguaglianza e l’universalità dai diritti alle grandi reti sociali, vengono messe in discussione da un Governo e dalle associazioni padronali che hanno scelto la divisione come strada di riduzione del potere dei lavoratori.

E’ per tutti noi evidente che vi è una relazione stretta tra l’intensità dell’attacco alla rappresentanza collettiva – di chi vuole esercitare una politica di cambiamento – e l’utilizzo di una crisi profonda, e che continua, e che viene usata per scaricarne i costi sui lavoratori. La crisi che nel nostro Paese continua – come dicemmo fin dall’inizio – con una profondità ben più radicale che in altri paesi, perché incrocia e si somma ai problemi strutturali del nostro Paese.


LEGGI DICHIARAZIONE PER INTERO....


Leggi pure:

Intervento di Guglielmo Epifani - 3 novembre 2010

Susanna Camusso Nuovo Segretario Generale della Cgil Nazionale:

03 novembre 2010
Oggi è stata eletta con 125 voti a favore, 21 contrari e 12 astenuti, dal Comitato Direttivo, il nuovo Segretario Generale della Cgil Nazionale Susanna Camusso che subentra al Segretario uscente Guglielmo Epifani che non lascierà la Cgil, ma sarà il presidente della fondazione Bruno Trentin, che coordinerà Ires (ricerca), Isf (formazione) e fondazione Di Vittorio, anche se non è da escludere un futuro in politica , in caso di elezioni anticipate.
Susanna Camusso inizia il suo percorso sindacale nel 1975 e da allora è stata sempre una donna protagonista che tramite le sue idee, il duro lavoro, la sua identità e cultura ha sempre lottato per difendere con sagacia e passione i diritti, la dignità e gli interessi di tutti i lavoratori.
Con un lungo trascorso in Fiom chi la conosce ha sempre apprezzato comportamenti, modi e metodo definendola "negoziatrice paziente, determinata ma anche disponibile e con una grande umanità". Una donna dal carattere forte, dall'approccio sicuro e che non ha mai lesinato consigli ed aiuti a nessuno.

02 novembre 2010

Epifani, lascio la guida, ma non la Cgil.

Mani femminili, sì, ma “sicure e capaci”. La Cgil da domani sarà affidata alle cure di Susanna Camusso, 55enne milanese, ma Guglielmo Epifani, ancora per poche ore segretario generale di Corso d’Italia, non ha dubbi sul futuro del sindacato: “Lascio una Cgil che sta in campo e vuole continuare ad essere un riferimento per milioni di lavoratori” ha detto.
Dopo otto anni Guglielmo Epifani lascia. Non sarà più Segretario della CGIL. Domani sarà il giorno del direttivo, che valuterà l’esito delle consultazioni e poi ci sarà il voto. Che eleggerà Susanna Camusso, una donna per la prima volta alla guida del sindacato. Il giorno dopo, a Roma, al Teatro Quirino, il doppio saluto: quello del vecchio Segretario e quello del nuovo. Un rito: fu così nel settembre 2002, tra Cofferati ed Epifani, al Palasport. Otto anni tempestosi, tra due governi Berlusconi e, in mezzo, il secondo governo Prodi.
“Sempre in campo - dice a questo punto Guglielmo Epifani - senza mai abbassare la guardia”. Molti lo vedono già in politica. Ma non è così, spiegherà. Continuerà a lavorare per la CGIL, dove arrivò trentacinque anni fa (venti dei quali trascorsi in Segreteria). Cominciò in una paese molto diverso, di grandi fabbriche, di radicata cultura operaia, “quando s’avvertivano - ricorda Epifani - passione politica e senso profondo di solidarietà”. Tutto il contrario del presente, lacerato, diviso, in una società dove primeggia l’individualismo, condizionata dalla precarietà, impoverita e incerta, in un paese dove il sindacato è ancora uno degli anelli forti della sopravvivenza democratica, malgrado anche per il sindacato sia tempo di lacerazioni.