08 settembre 2011

Manovra - Sintesi - L’aumento dell’Iva costerà 385 euro in più a famiglia

L’aumento dell’Iva dell’1% (dal 20 al 21%) per l’aliquota ordinaria scatta subito dall’entrata in vigore della manovra: il gettito previsto per il 2011 è pari a 700 milioni, mentre dal prossimo anno salirà a 4,2 miliardi. Secondo le stime del Codacons una famiglia di 3 persone pagherà 290 euro in più nel 2012: 209 euro per l’aumento diretto di un punto dell’Iva e 81 euro per via degli arrotondamenti al rialzo dei commercianti. Per una famiglia di 4 persone il conto sale a 385 euro. Ma quella dell’Iva non sarà l’unica misura“sofferente”, eccone altre:

- Il taglio ai salari pubblici. Il taglio previsto dalla manovra 2010 era stato «mutato» in contributo di solidarietà. Con la modifica della norma torna il taglio del 5% per gli stipendi superiori ai 90.000 euro e del 10% per i redditi oltre 150.000 euro. Dai tagli per i redditi oltre 90.000 euro sono escluse la presidenza della Repubblica e la Corte dei conti. Per i parlamentari la riduzione dell’indennità è pari al 20% per i redditi oltre 90.000 e del 40% per i redditi oltre 150.000 euro.


Continua a leggere la sintesi della manovra ....

07 settembre 2011

LETTERA DI EMILIO MICELI SULLA POLEMICA DEL CORRIERE DELLA SERA SULLO SCIOPERO CGIL

Vengono sempre i brividi quando un sindacato promuove un presidio solo perché è stato indetto uno sciopero, e pure generale.

La Cisl ha inteso così supportare il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, nella sua polemica con la CGIL. E poi giù dichiarazioni di Bonanni e di Angeletti che rischiano, sull’onda della competizione accesa, di mettere in discussione principi generali e diritti salvaguardati dalla Costituzione Repubblicana. Ma se superiamo le piccole beghe sindacali, sappiamo che c’è un terreno di discussione importante, vista la rilevanza dei due temi, sciopero ed informazione, sul piano dei principi che detta la Costituzione.

Non possiamo accettare né in via di principio né in via di fatto, come ci suggerisce il Direttore del Corriere, l’idea che lo sciopero si fa solo se si ha la certezza che tutte le imprese riceveranno identico danno. Una visione “mercatista” porterebbe certamente all’impraticabilità del diritto di sciopero nel nostro paese. In ogni settore, in ogni campo dell’attività economica, lo sciopero determina differenze negli atteggiamenti e nei risultati perché non è appunto uno strumento di mercato, ma un’azione proclamata da un sindacato e praticata dai singoli lavoratori. Si può, in un campo regolato e protetto dall’art. 21 della Costituzione, limitare la libertà individuale di esercizio del diritto di sciopero? Un terreno che è per sua stessa natura vettore di libertà e democrazia, può negare il diritto ad una uguale espressione di libertà e democrazia?

Cisl e Uil a parte, la personale protesta del Direttore del Corriere, cui va dato merito di non avere utilizzato, come purtroppo altri hanno fatto, espedienti discutibili per essere in edicola il giorno dello sciopero, penso sia stata sotto e non sopra la dovuta cautela di fronte a temi così delicati ed importanti. Pronti a discutere di questo tema, ovviamente, seppure al massimo disponiamo di un ciclostile!


Poste: Lettera SLC a Poste Italiane su PdR

Il perdurare di una difficile fase nelle relazioni sindacali, più volte denunciata dalla nostra organizzazione, non può continuare a produrre effetti negativi sulle lavoratrici ed i lavoratori di Poste Italiane.

Questo è quanto abbiamo sostenuto fin dal primo momento, quando, in maniera pretestuosa, veniva spaccato il tavolo nazionale anche su temi importanti come il PDR.

Ci siamo sempre resi disponibili al confronto, a condizione che questo fosse “vero”, invece per mesi abbiamo assistito ad una trattativa che aveva un unico intento: escludere la SLC CGIL.

Oggi la misura è colma. Le lavoratrici ed i lavoratori non possono più aspettare che “incomprensioni” o “strategie” abbiano la meglio sui loro interessi. Anche perché, difficilmente comprenderebbero un ulteriore ritardo nel pagamento del premio di risultato, visti i risultati positivi registrati ancora una volta da Poste Italiane, con la chiusura del bilancio 2010 in attivo (800 milioni di euro).

Per questo motivo, in attesa di ritrovare sobrietà ed equilibrio nelle relazioni sindacali, chiediamo all’azienda di pagare l’acconto del PDR con la busta paga di settembre. Pensiamo che questa possa essere una soluzione immediata che potrà e dovrà ovviamente prevedere un successivo momento di confronto, ci auguriamo unitario, per la sottoscrizione di tutto l’impianto relativo al triennio 2011-2013.

Cordiali saluti.

p. la Segreteria Nazionale Area Servizi

Barbara Apuzzo

legge 30 luglio 2010, n. 122 - Lavoratori in mobilità iscritti ai soppressi fondi Elettrici e Telefonici -

Con circolare n. 142 del 5 novembre 2010 sono state illustrate le innovazioni introdotte dall’articolo 12, commi da 12septies a 12undecies, della legge 30 luglio 2010, n. 122 in materia di ricongiunzione e di trasferimento delle contribuzioni nel FPLD, con conseguente abrogazione delle norme che disciplinavano la costituzione delle posizioni assicurative.


Con circolare n. 97 del 22 luglio scorso è stata estesa ai soppressi Fondi speciali Elettrici e Telefonici l’applicazione della legge n. 322/1958 che in precedenza non aveva mai trovato applicazione in quanto il trasferimento delle posizioni assicurative dai predetti Fondi all’Ago era regolato dalle specifiche norme, abrogate dalla citata legge 122 a far tempo dal 1° luglio 2010.


Per effetto delle disposizioni contenute nelle circolari sopra citate i lavoratori iscritti ai Fondi Telefonici ed Elettrici che siano cessati dal servizio entro la data del 30 luglio 2010 senza diritto a pensione e che non si siano avvalsi della facoltà di versare volontariamente, possono ottenere il trasferimento d’ufficio delle posizioni assicurative nel FPLD.


I lavoratori cessati dal 31 luglio 2010 che intendano trasferire la contribuzione dai soppressi Fondi Elettrici e Telefonici potranno invece esercitare tale facoltà solo a titolo oneroso, con le modalità già descritte nella predetta circolare n. 142.


In merito alla trasferibilità della posizione assicurativa dai soppressi Fondi Elettrici e Telefonici sono pervenuti alla scrivente Direzione numerosi quesiti, con particolare riguardo ai soggetti in mobilità.


Per meglio individuare i criteri applicabili in tale situazione contributiva occorre innanzitutto stabilire in quale delle seguenti tipologie rientrino gli interessati:


1. lavoratori che, cessati entro il 30 luglio 2010, pur maturando ulteriore contribuzione di natura non obbligatoria, anche successivamente alla predetta data, non raggiungano comunque il diritto a pensione nel Fondo Elettrici o Telefonici (v. circ. n. 142, parte seconda, punto 1.1., lettera b);


2. lavoratori cessati prima dell’abrogazione delle norme riguardanti il trasferimento gratuito che, per effetto dell’accredito della contribuzione figurativa per mobilità, raggiungano il diritto alla pensione del Fondo;


3. lavoratori cessati dopo il 30 luglio 2010.


Sulla base di quanto già disposto nelle circolari citate in premessa, i lavoratori di cui al punto 1) hanno diritto al trasferimento della posizione assicurativa dal Fondo all’AGO a titolo gratuito e d’ufficio.


Invece, i lavoratori che rientrano nelle ipotesi di cui ai punti 2) e 3) potranno ottenere il trasferimento della posizione assicurativa avvalendosi dell’art.12, commi 12octies e 12novies, della legge 122, ovvero, ricorrendone i requisiti, potranno esercitare la facoltà di ricongiunzione di cui all’art. 1 della legge 7 febbraio 1979, n. 29, come modificato dal citato art. 12, comma 12septies, della legge n. 122/2010, in entrambi i casi a titolo oneroso.


In proposito va ulteriormente precisato che la posizione assicurativa dei soggetti in mobilità, iscritti ai Fondi Elettrici e Telefonici, che intendano liquidare la pensione a carico del FPLD utilizzando anche la contribuzione figurativa accreditata nel Fondo speciale in corrispondenza dei periodi di fruizione della relativa indennità, dovrà essere trasferita, sia a titolo gratuito che oneroso, solo in epoca successiva all’ultimo contributo figurativo accreditato per tale evento.


Ciò in quanto il trasferimento della contribuzione obbligatoria al FPLD farebbe venire meno il requisito contributivo necessario ad accreditare nel Fondo i periodi di mobilità successivi a tale operazione, con conseguente impossibilità per gli interessati di vedersi riconosciuta e valutata ai fini pensionistici la corrispondente anzianità contributiva.


Analogamente - qualora i medesimi lavoratori, ancora in mobilità, presentino istanza di ricongiunzione nel FPLD ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 29/1979 – potranno far transitare nel FPLD solo i periodi contributivi maturati entro la fine del mese di presentazione della relativa domanda, perdendo il diritto all’accredito figurativo nel Fondo dei periodi di fruizione dell’indennità di mobilità successivi a tale momento.


Paginone Legge 122, Messaggio INPS Leggi la documentazione...

Slc Cgil Catania: Il Segretario Generale ringrazia la città e l'hinterland catanese

- 7 settembre 2011 -

Cari compagni/e,

dopo lo sciopero di ieri colgo l'occasione per ringraziare tutte quelle persone che ci sono state vicine e che insieme alla Segreteria, i quadri sindacali, gli attivisti, le Categorie e la nostra Confederazione hanno fatto si che il sei settembre sia stata una giornata fondamentale per il riconoscimento dei nostri diritti e la tutela del nostro lavoro.

La Nazione sta attraversando il più alto grado di difficoltà che io ricordi a memoria d'uomo. Questo mi fa e ci fa capire come "le decisioni prese oggi sulla manovra sono il risultato di un governo in evidente stato confusionale, sordo di fronte al paese e sempre più condizionato dagli umori dei mercati. Tutto questo conferma l’iniquità di una manovra sbagliata, che produce effetti depressivi e non è in grado di raggiungere gli obiettivi di sviluppo e di crescita. ” Lo stesso attacco all' art. 18 ed allo Statuto dei lavoratori (autorizzando i liberi licenziamenti) è un atto di regime e di follia compulsiva che prova a mettere in ginocchio l'intero mondo del lavoro italiano.

Noi come Slc Cgil catanese continueremo a contrastare con tutte le nostre forze ogni tipo di manovra che tenterà di cancellare diritti civili, di legge e dignità morale acquisiti nel tempo e staremo sempre accanto ai nostri lavoratori ed alle nostre lavoratrici che proprio questo sei settembre ci hanno dimostrato fiducia, coesione e senso di appartenenza partecipando in massa a quello che è il più grande strumento di libertà e lotta sindacale come lo SCIOPERO GENERALE.

Con affetto

Davide Foti

Segretario Generale Provinciale Slc Cgil Catania

SCIOPERO: BARBARA APUZZO: (SEGRETARIO NAZIONALE SLC/CGIL), SCIOPERO IN POSTE AL 30%

"Lo straordinario risultato ottenuto anche in Poste Italiane, con adesioni allo sciopero pari al 30% in quasi tutte le regioni d’Italia, con punte che hanno superato il 50%, conferma che ancora una volta la CGIL va nella direzione giusta - cosi' dichiara Barbara Apuzzo, segretaria nazionale di Slc Cgil.

"Le lavoratrici e i lavoratori hanno capito che le persone che hanno tentato di mettergli un bavaglio sostenendo che lo sciopero è lesivo dei loro interessi, sono le stesse che tentano di far passare una manovra che li massacrerà sotto tutti i punti di vista. Per questo motivo oggi, insieme alla SLC e alla CGIL , nelle 100 piazze d’Italia , erano presenti molti più lavoratori rispetto a quelli iscritti alla nostra organizzazione."

Il Governo ha una volontá precisa: cancellare lo statuto dei lavoratori, l’art. 18 contro i licenziamenti e il CCNL.

Noi - conclude la sindacalista - continueremo a stare in prima linea accanto alle lavoratrici e ai lavoratori per contrastare questo folle progetto di chi pensa di cancellare, magari con un accordo aziendale, diritti acquisiti per legge.

Abbiamo sempre detto con chiarezza da che parte stiamo e lì siamo rimasti. Spieghino gli altri come si possono tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori condividendo al contempo quanto il Governo sta facendo."

06 settembre 2011

Sciopero Generale: migliaia di lavoratori in piazza a Catania - www.cgilct.it -

Il corteo dello sciopero generale contro la manovra a Catania è stato aperto, simbolicamente, dai ragazzi dell' Udu e dai sindaci di Biancavilla, Pippo Glorioso, di Linguaglossa, Rosa Maria Vecchio, di San Cono, Nunzio Drago, di Giarre, Teresa Sodano, di Raddusa, Cosimo Marotta, e di Licodia eubea Nunzio Li Rosi, presidente provinciale dell' Anci. Sono rappresentate tutte le categorie di lavoratori; moltissimi gli studenti- compresi quelli del Movimento studentesco catanese- e i ricercatori, così come i metalmeccanici e i lavoratori del pubblico, i pensionati e gli atipici e tante altre categorie.

"A Catania oggi abbiamo la dimostrazione che i lavoratori sono dalla nostra parte" commenta a caldo il segretario generale della Camera del lavoro di Catania Angelo Villari. I numeri delle adesioni allo sciopero sono straordinari e gli danno ragione: uno strabiliante 90% all'aeroporto e un ottimo 90% nel settore delle medie imprese industriali, 70% alla St dove aderiscono persino le Rsu di Fim Cisl e Uilm Uil (nonostante la mancata adesione formale allo sciopero), 100% negli impianti fissi edili, e circa il 35% dei dipendenti pubblici; un dato quest'ultimo che supera di molto la rappresentanza effettiva della Cgil negli uffici.

La manifestazione si è chiusa con un comizio tenutosi alle 11,30 in pizza Manganelli con l' apertura dello stesso segretario generale dal palco, a cui ha fatto seguito l'intervento del segretario di Caltagirone Pasquale Timpanaro e di Santina Sconzo rappresentante dell'Anpi. Ha chiuso i contributi Serena Sorrentino, segretario nazionale Cgil che sottolinea la sua piena soddisfazione per avere partecipato ad una manifestazione del Mezzogiorno: “Oggi in tutte le piazze del Sud manifesta la rabbia dei lavoratori e dei pensionati. I cittadini dichiarano la loro contrarietà alle scelte del Governo e, soprattutto, non si rassegnano ad essere trattati da ultima provincia dell' Impero. Non solo questo Governo non ha fatto nulla per far crescere il lavoro, nel Mezzogiorno, ma con questa manovra fatta di tagli agli enti locali, ai cittadini meridionali non verranno garantiti neppure i servizi essenziali. Il sud ha bisogno di risorse e investimenti destinati soprattutto all' occupazione; purtroppo l 'art 8 non va in questa direzione perche cancellando i diritti del lavoro nel Mezzogiorno i ricatti saranno sempre più forti. Per questo è necessario cambiare la manovra assumendo il Mezzogiorno come questione nazionale”.

Il fortissimo caldo non ha fermato gli interventi, e neppure gran parte della folla, sebbene si sia inevitabilmente registrato qualche piccola indisposizione sul palco della piazza.

L'intervento di Angelo Villari ha puntato sul “prima” dell'ufficialità della crisi e il “dopo”, quando il Governo dopo anni di negazioni ha dovuto prendere atto del crollo di un sistema che ha danneggiato la maggioranza dei cittadini. Non i più ricchi, però: “mentre invece bisognerebbe attivare un'imposta sulle grandi ricchezze, per tutti quei redditi e quei patrimoni che suoerano gli 800 mila euro. Così come oramai non è più rinviabile la tassazioni delle rendite e delle transazioni finanziarie intervenendo in modo tale da evitare l'evasione fiscale”.

“A Catania- ha aggiunto Villari- chiediamo più attenzione verso le nostre aziende, le nostre industrie in crisi, la Pfizer, la St, la Numonyx- Micron, la Sat, la Cesame e le tante piccole e medie imprese in crisi e chiediamo una politica seria per la nostra agricoltura che rappresenta una parte importante della nostra economia, insieme alla riorganizzazione del nostro sistema commerciale per eliminare le storture esistenti per la eccessiva presenza di ipermercati e per l'etremo utilizzo di lavoro precario e senza prospettiva”.

NOTA A MARGINE:

Nella foto Serena Sorrentino (Segreteria Nazionale CGIL)

Sciopero Generale: Miceli (Slc/Cgil), manovra dannosa e inutile

- 6 settembre 2011 -

Emilio Miceli, segretario generale Slc/Cgil, nel corso del discorso tenuto alla manifestazione regionale Cgil a Teramo, in Abruzzo alla presenza di 10.000 persone, ha dichiarato:

"Oggi si stanno svolgendo grandi manifestazioni in tutto il paese perché i lavoratori hanno ben capito quanto la manovra del governo sia un vero e proprio atto d’odio nei loro confronti e soprattutto perché hanno chiaro che oltre ad essere dannosa questa manovra è inutile. Basta vedere le reazioni della borsa e dei mercati.

La verità è che una classe dirigente non credibile e ormai delegittimata non è un interlocutore affidabile per nessuno. La serietà e la compostezza dei lavoratori sono l’unica vera certezza per il paese."

Sciopero generale: La Camusso si è presentata battagliera e determinata al primo sciopero generale della sua gestione.

Sul palco allestito a due passi dal Colosseo, la leader della Cgil si è presentata battagliera e determinata al primo sciopero generale della sua gestione. Cento piazze italiane mobilitate, nessuna esitazione nonostante il no dei “cugini” di Cisl e Uil. L’adesione media allo sciopero – secondo la Cgil che si basa sulle rilevazioni in un campione di 800 tra aziende, uffici, servizi pubblici, attività commerciali – è al 58%. La Fiat ha reso noto che l’adesione allo sciopero nei suoi stabilimenti è stata del 25%.

Domani ci sarà il solito balletto dei numeri tra sindacato e questure. Oggi però è il giorno per dire no alla manovra, per fischiare il governo, per riprendersi la scena. L’introduzione nel testo della manovra della deroga all’articolo 18 ha fornito in extremis una conferma ulteriore alle ragioni della protesta: anche il Pd ha messo da parte riserve e timidezze e si è accodato in corteo.

Ovvio che il “nemico” da abbattere oggi fosse il ministro del Lavoro Sacconi, ritenuto l’affossatore dell’articolo 18 ed estensore materiale dell’articolo che secondo la Camusso “di deroga in deroga fa saltare tutto lo Statuto dei Lavoratori”. Altro bersaglio prevedibile era Bonanni, il segretario della Cisl, che aveva definito “demenziale” il ricorso allo sciopero in questa congiuntura. E infatti davanti alla folla imbandierata la Camusso ci è andata giù dura: “E’ sull’orlo di una crisi di nervi” ha detto. Non era quel palco il luogo adatto per ripristinare la pur tanto rimpianta unità sindacale: “Chi si muove autonomamente è chi dà sempre ragione al governo e non ai lavoratori” ha rincarato la dose. Bloccando tuttavia il mare di fischi che si alzava dalla piazza al solo sentir pronunciare le sigle di Cisl e Uil.

Non ci sono stati per fortuna episodi gravi di violenza e scontri: qualche agente a Napoli è rimasto stordito dallo scoppio di alcuni petardi, un lancio di uova verso la sede della Banca d’Italia a si è registrato a Torino. Non ha dimenticato, la Camusso, nemmeno il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, che ieri la accusava platealmente di vendetta e ritorsione, avendo impedito l’uscita del quotidiano in edicola. “Lo sciopero è un diritto dei lavoratori e non è mai un ricatto. Altri ricattano, non chi sciopera. Su una cosa però il direttore ha ragione: solo pochi giornali non sono usciti. Lo pigliamo come monito affinché le prossime volte siano molto di più”.

Nota di redazione Cgil Nazionale:

L'adesione dei lavoratori allo sciopero della Cgil è stata del 60%. Il sindacato di corso d'Italia completa la rilevazione sul campione statistico, con gli ultimi dati giunti dalla Lombardia e dall'Emilia Romagna, e rivede al rialzo la percentuale di lavoratori che hanno incrociato le braccia per aderire alla protesta contro la manovra economica.

Terminato il lavoro di raccolta dei dati del panel fatto di 900 unità tra aziende, reti, uffici, servizi pubblici e commerciali altamente rappresentative del mondo del lavoro, la Cgil aggiorna la percentuale diffusa intorno alle ore 12 e la rivede sensibilmente al rialzo, portandola dal 58% al 60%. Ne dà notizia il sindacato in una nota.

Controllati in azienda anche al bagno? Sì potrà fare con l’accordo dei sindacati

Una telecamera vi segue dall’ingresso dell’azienda fino alla porta del bagno; un dispositivo informatico controlla che tra i preferiti sul pc non compaia la pagina di Facebook; un sorvegliante vi perquisisce la borsetta all’uscita a fine turno. Per ora nelle piccole aziende tutto questo è vietato, lo Statuto dei Lavoratori disciplina rigorosamente i limiti entro i quali un datore di lavoro può controllare la produttività dei dipendenti: niente vigilanti, o perquisizioni indiscriminate e per verificare le assenze per malattia ci si affida a organismi terzi. Ma l’articolo 8 introdotto nella manovra può far saltare queste tutele. Il principio della deroga all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, non si limita solo alla possibilità di licenziare in presenza di un accordo territoriale con i sindacati. Dipenderà dalla “fantasia” con la quale questi accordi verranno impostati. Pensiamo a un’azienda con l’acqua alla gola: non è difficile prevedere che pur di non chiudere gli impianti si possa giungere al sacrificio di quelli che sono considerati “privilegi non sostenibili”. Nel testo dell’articolo 8, d’altra parte, c’è l’esplicita menzione di “impianti audioviosivi e l’introduzione di nuove tecnologie”.

Il fatto è che il campo di applicazione delle deroghe è potenzialmente infinito: si potrà cambiare la mansione del personale, accorciare le pause lavorative, assumere giovani con salari più bassi, utilizzare personale esterno per occupazioni svolte da personale dipendente, trasferire altrove gli indesiderati e chi è considerato in esubero. E soprattutto licenziare non per giusta causa pagando qualche mese di stipendio come indennità. Il mondo del lavoro non è più quello di una volta si sente spesso dire. Troppe tutele e garanzie limitano la crescita e la produttività: ma la ricetta non può essere “sorvegliare e punire”: quello era un titolo di un famoso saggio, che riguardava la follia e i manicomi. Il confine tra diritti e privilegi c’è ed è ben illuminato. Sono i primi che limitano i secondi, non il contrario. Non esistono deroghe alla dignità lavorativa. Rendere il mercato del lavoro più flessibile si può e si deve. Anche prendere provvedimenti perché la produttività non cali. Guardie e telecamere non sono strumenti moderni, anche utilizzando le tecnologie più all’avanguardia.

Slc Cgil Catania: Sciopero del 6 settembre 2011

Cari lettori, amici, colleghi e compagni,

in questo momento straordinariamente difficile, vi chiedo di aderire allo sciopero del 6 settembre e di partecipare alla manifestazione con concentramento in via Etnea di fronte la villa Bellini a Catania alle ore 9,30. Bisogna scioperare contro la manovra iniqua e discriminatoria che colpisce i redditi medio bassi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

"Un vero «accanimento» contro il ceto medio, che «scivola nella povertà», mentre «sonni tranquilli» dormono «i più ricchi, gli evasori e i grandi speculatori». Intanto chi può «si sfila» dalla solidarietà nazionale, come i calciatori, definiti «ignobili», o peggio «la casta politica», che «danza allegramente sulle macerie del Paese». Un quadro che dipinge una «politica miope» da «statisti improvvisati», in un'Italia che è sempre più «una nave senza timoniere»."

Bisogna scioperare contro le misure adottate dal Governo che annullano i CCNL e art. 18 ( tutela sui licenziamenti senza giusta causa )

Per la libertà e la democrazia chiedo uno sforzo a tutti.

Sciopera con la CGIL

Davide Foti

Segretario Generale Provinciale Slc Cgil Catania

05 settembre 2011

Pippo Di Natale: Lettera aperta (senza pensarci due volte e di getto) alle compagne/i e amiche/i di Cisl e Uil

Carissime/i,

spesso Fb è visto come un momento di svago, di cazzeggio (come dicono i giovani), l'occasione di dialogare con qualcuno anche se non si conosce, di allacciare nuovi rapporti.

Anch'io mi diletto, trascorro un pò del mio tempo libero navigando su fb, cercando di comprendere ciò che accade intorno a me, tenendomi informato, in tempo reale.

Non vi nascondo la mia grande sorpresa nell'apprendere le modifiche apportate in Commissione Bilancio del Senato all'art.8 della manovra.

Ciò che mi ha sorpreso è il non leggere alcuna osservazione critica da parte dei dirigenti di Cil e Uil come se la vicenda non li riguardasse o, cosa ancora più grave, ne fossero a conoscenza e consenzienti.

Ogni Sindacato (lo scrivo con rispetto e con lettera maiuscolo) ha il diritto di decidere della propria linea politica, di seguire le proprie indicazioni rispetto alla contrattazione anche se da sempre il limite all'autonomia di ciascuno si è sempre attestato dinanzi alle leggi e ai contratti che, liberamente, le Organizzazioni hanno sottoscritto.

Abbiamo sempre parlato, infatti, di una derogabilità in meglio, della possibilità per via contrattuale di modificare in positivo quanto previsto dalla legge.

Per fare degli esempi mentre l'orario di lavoro legale (previsto dalla legge) era di 48 ore settimanali, tutti i contratti prevedevano un 'orario inferiore. Il congedo matrimoniale previsto dalla legge per gli operai è di 7 giorni, i contratti ne prevedono 15.

Potrei continuare ma mi fermo qua.

Aggiungo in relazione al famoso articolo 18 che la legge ha previsto il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa, senza giustificato motivo, senza giustificato motivo oggettivo. Tenendo presente che a decidere non sono i soggetti coinvolti ma un giudice terzo cui è affidato il compito di valutare la correttezza dei comportamenti datoriali.

E' scandaloso questo? Blocca lo sviluppo? Falsa il mercato? Non credo, non ne sono convinto.

Eppure negli ultimi anni pare che i problemi dell'Italia sia direttamente collegati alla condizione dei lavoratori. Più diritti hanno, più è in difficoltà sta il paese.

Ne consegue che se ritornassimo a 50 anni fa potremmo competere con la Germania e altri paesi "virtuosi".

Voi, però, sapete come me che non è così. Si compete sui mercati internazionali con la qualità, con la ricerca, con la capacità di innovare.

Un esempio?

Perche le persone comprano macchine tedesche? Perche costano meno? Perche lì i lavoratori guadagnano meno? O solo perchè fanno macchine migliori?

E le macchine migliori dipendono dai lavoratori o dalle imprese?

Rammarica molto che a seguire le imprese su questa strada siano stati anche le vostre organizzazioni sindacali, ritenendo che si trattava di singole vertenze non emulabili, non esportabili.

Non è stato così. Lo sapete bene bene. Dopo Pomigliano, Mirafiori dopo Mirafiori la Maserati e dopo? Tutte.

Vi siete chiesti perchè la Cgil non ha firmato il contratto del commercio? Qualche dirigente di Cisl e Uil si è interrogato sul significato di quel No? O era sufficiente il No della Cgil per definire un buon contratto quel contratto?

Avremmo dovuto fare fronte comune, invece? La Cgil è stata rappresentata come un sindacato ideologico. il sindacato del no a prescindere, il sindacato espressione del vecchio che dovevamo lasciarci alle spalle.

Un si oggi, un si domani ci ha portato al risultato dell'articolo 8 della manovra.

Che vuol dire in concreto? Che il contratto nazionale (non mi dilungo sul suo significato) si trasforma in un'indicazione di massima e da lì si può partire per modificarlo per intero.

L'orario di lavoro, ferie, retribuzione e quant'altro.

La derogabilità è prevista a livello aziendale, dove è, notorio, il potere contrattuale dei lavoratori è più basso.

Sapete cosa significa? che due aziende dello stesso settore, dello stesso territorio in presenza di due contratti aziendali diversi potranno garantire stipendi, tutele e diritti diversi. Lo accettereste? Non credo.

Sarà possibile che in un'aziende di pari dimensionidue in una chi viene licenziato senza giusta causa venga reintegrato e nell'altra riceva solo un indennizzo economico deciso in azienda. Lo ritenute giusto?

Eppure, dovesse rimanere nell'attuale formulazione l'articolo 8, sarà così.

Domani quando nei posti di lavoro sarete chiamati a spiegare le ragioni del conmportamento del vostro gruppo dirigente nazionale non date la colpa alla crisi (non c'entra niente) ma al fatto che dividere i lavoratori non ha fatto più forte un sindacato rispetto a un altro ma ha reso solo più deboli tutti.

E oggi è arrivato il momento di fare sentire la nostra voce.

Con affetto

Pippo Di Natale - Cgil Palermo -

04 settembre 2011

VIA LIBERA AI LICENZIAMENTI

I contratti di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale ”operano anche in deroga alle disposizioni di legge” e ”alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali”. Restano escluse dalla contrattazione aziendale alcune materie e norme generali a tutela di diritti e interessi superiori. Così non si potranno fare accordi locali su temi quali "il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento".

Questo è quanto spiega un emendamento alla manovra, presentato dalla maggioranza e approvato dalla Commissione Bilancio del Senato. Tra le materie per le quali è possibile la deroga dalla legge e dai contratti nazionali figura anche il licenziamento. Significa che anche le aziende con più di 15 dipendenti potranno ricorrere ai licenziamenti. L'emendamento approvato prevede anche che piccoli sindacati percentualmente più rappresentativi a livello territoriale possano sottoscrivere accordi con le aziende. la modifica all'articolo 8 del decreto stabilisce infatti che possono sottoscrivere le intese o le "associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale", ovvero le "loro rappresentanze sindacali operanti in aziende"; le intese, inoltre, come già previsto, avranno "efficacia per tutti i lavoratori, a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alla presenze sindacali".

SUSANNA CAMUSSO:

”Le modifiche della maggioranza di governo all’articolo 8 indicano la volonta’ di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l’articolo 18, in violazione dell’articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama”.

Cosi’ il leader della Cgil, Susanna Camusso, sul nuovo art.8 della manovra che esplicita per gli accordi aziendali e territoriali la possibilita’ di derogare alla legge ed ai contratti nazionali, anche sul licenziamento.

”Il governo autoritario distrugge autonomia parti”, aggiunge. ”Il governo sconfitto sulle pensioni vuole ora distruggere l’autonomia e l’autorevolezza del sindacato e, cosi’ come per le pensioni, i segretari di Cisl e Uil non si accorgono di quello che sta succedendo e parlano d’altro”, afferma Camusso.

Il segretario generale della Cgil sottolinea ”ancora una volta il comportamento autoritario del governo che interviene sull’autonomia contrattuale delle parti con una scelta – dice – senza precedenti nella storia della nostra Repubblica”. Per il numero uno di Corso d’Italia, inoltre tali previsioni ”negano il principio di rappresentativita’ che non puo’ che essere dato dall’iscrizione al sindacato e dal voto dei lavoratori che viene invece escluso dalle modalita’ previste dall’articolo 8”.

”Nessuno – aggiunge Camusso – ci racconti che quell’articolo e’ coerente con l’ipotesi di accordo del 28 giugno con Confindustria che aveva come cardini il ruolo del contratto collettivo nazionale di lavoro e la misura della rappresentativita’ connessa al voto dei lavoratori: tanto che in assenza del voto dei rappresentanti sindacali si rendeva per la prima volta obbligatorio, in un accordo con le controparti, il voto dei lavoratori”.

02 settembre 2011

CGIL Catania: Tutto pronto per lo Sciopero Generale -www.cgilct.it -

Il Segretario Generale Angelo Villari ha presentato alla stampa la manifestazione del capoluogo: partenza da Villa Bellini, arrivo in PIazza Manganelli con comizio finale


“Abbiamo scelto la forma di lotta più adatta a questo momento storico: lo sciopero generale e la manifestazione che dia voce ai cittadini. Ci spiace che Cisl e Uil non siano con noi, ma anche loro sono contrari alla manovra. La differenza non è di giudizio ma solo sulle modalità del dissenso”.

E' il segretario generale della Camera del lavoro di Catania Angelo Villari a prendere la parola e ad illustrare, nel corso della conferenza stampa di presentazione dello sciopero generale del 6 settembre prossimo le modalità di svolgimento della giornata di protesta nel capoluogo etneo. Presenti, nella sala Russo della Cgil, i segretari confederali e quelli di categoria (hanno partecipato, tra gli altri, Luisa Albanella, Pina Palella, Margherita Patti, Giovanni Pistorio, Giacomo Rota) e pure molti iscritti e simpatizzanti del sindacato che anche a Catania da giorni è attivissimo sul fronte dell'informazione all'opinione pubblica con incontri e volantinaggi che in queste ore si susseguono senza tregua, anche per via dei tempi organizzativi molto brevi; una corsa per permettere alla protesta di stare nei tempi di discussione della manovra. E a Catania vale quanto detto nel resto d'Italia: l'iniziativa è messa in campo dalla Cgil contro la manovra economica, giudicata “ingiusta ed iniqua”, che il governo si appresta a varare.

“Il governo si guarda bene dal colpire i benestanti, nonostante la Cgil abbia più volte proposto la tassa per chi supera gli 800 mila euro di patrimonio - spiega Angelo Villari - . Ribadiamo la nostra contrarietà verso l’art. 8 del decreto relativo alla manovra economica, che contiene misure che riguardano contrattazione e relazioni industriali. Bisogna invece invertire la tendenza rilanciando i consumi ed evitare ulteriori tagli agli enti locali che finiscono per colpire le fasce deboli”.

Villari ha anche comunicato la scaletta ufficiale della manifestazione: concentramento Villa Bellini ore 9, comizio alle 11,30 in pizza Manganelli con apertura dello stesso segretario generale dal palco, seguirà l'intervento del segretario di Caltagirone Pasquale Timpanaro e di un rappresentante dell'Anpi. Chiuderà gli interventi Serena Sorrentino, segretario nazionale Cgil.

“Oggi lanciamo l'appello a tutti: lavoratori e pensionati, dipendenti e autonomi, disoccupati e precari, studenti. Diciamo loro: partecipate allo sciopero e scendete in piazza”, conclude il segretario Villari. Gli fa eco il segretario confederale Giacomo Rota: “La crisi del sistema Italia è gravissima eppure il governo nazionale si ostina a chiedere nuovi contributi ai ceti meno abbienti; gli stessi ceti che hanno già dato. E che dire dell'iniziativa di abolire le tre feste civiche più importanti, ossia il 25 aprile, il 1 maggio e il 2 giugno, o di attaccare i contratti nazionali di lavoro?”. Il provvedimento andrebbe anche ad alimentare disoccupazione e precarietà, rendendo ancor più critica ed incerta la situazione occupazionale di molti in lavoratori in bilico.

Anche da Catania la Cgil è decisa a fare la propria parte diventando una delle 100 piazze di protesta che il 6 tuoneranno in tutta Italia con slogan e striscioni.


MANOVRA: PONTI E FESTE RISPARMIATI

Salve le feste del Primo Maggio, del 25 aprile e del 2 giugno, ma non le feste patronali. L’emendamento è stato proposto dal Pd e l’annuncio è arrivato da Vincenzo Vita, che ha spiegato come le tre feste non saranno più accorpate alla domenica.

Salvi dalla soppressione anche i mini-enti, quelli con meno di 70 dipendenti, come gli enti di ricerca e le istituzioni culturali. L’emendamento era stato presentato dal Pd ed è stato accolto dal relatore, dunque non rischieranno più di scomparire istituzioni come l’Accademia della Crusca o l’Accademia dei Lincei.

Un altro emendamento invece stabilisce che l’introito che arriverà ai comuni tramite la partecipazione alle attività di accertamento tributario non sarà calcolato nel patto di stabilità, insomma “la destinazione della totalità delle somme recuperate al bilancio dei Comuni, rimanendo tali introiti al di fuori del calcolo del patto di stabilità interno per gli enti locali”, ha spiegato Tremonti. Inoltre è stato accolto lo spending review, previsto da un emendamento del Pd, che servirà a definire correttamente le necessità della spesa pubblica.

MANOVRA: LA CGIL DIFENDE I LAVORATORI, AD ALTRI FARE IL “TEATRINO”.

- 6 SETTEMBRE SCIOPERO GENERALE -

Abbiamo letto con stupore il comunicato della Segreteria Nazionale della Fistel, che sembra dedicare tutte le proprie energie comunicative più a criticare altri sindacati che non a contestare con forza le misure inique del Governo (cosa pensa la Fistel del fatto che, con la manovra di luglio, i lavoratori dipendenti non potranno più detrarre come prima le spese per il mutuo, per i figli, per le spese mediche? Cosa pensa del fatto che le pensioni fino a 1500 saranno rivalutate meno dell’inflazione? Cosa pensa del fatto che il 25 Aprile, il 1 maggio e il 2 Giugno saranno festività soppresse, spostabili alla domenica così da produrre, tra le altre cose, 3 giorni in meno di riposo o 3 giorni in meno di maggiorazioni salariali? Cosa pensa degli oltre 20 miliardi complessivi di tagli, in due manovre, agli enti locali, cioè agli asili nido, agli ospedali, al sostegno ai disabili, ai trasposti pubblici? Cosa pensa del fatto che accordi aziendali possano derogare all’art. 18 contro i licenziamenti senza giusta causa? Cosa pensa del fatto che si è portato a 65 anni il requisito per le donne per andare in pensione, come se non si sapesse che in Italia sono soprattutto le donne in quanto madri, mogli, figlie a farsi carico della cura e assistenza in famiglia? E potremmo continuare …)

La CGIL al contrario di altri, fin da Luglio, si è opposta alla babele di proposte, insieme ad un decreto ormai irriconoscibile, per riportare i saldi di bilancio in direzione degli obiettivi UE, al fine di fermare la speculazione sui nostri titoli pubblici. Siamo stati da soli ad opporci, anche se la filosofia delle misure di governo - fin da Luglio ed ancora oggi - è esclusivamente orientata a fare cassa con i lavoratori dipendenti ed i pensionati. Anzi, di decisione in decisione si è andata consolidando nel governo l’idea che i più ricchi, comunque ed in qualsiasi contesto, debbano essere esonerati dai necessari sacrifici che il paese dovrà fare.

Si tratta, quindi, di una manovra sulla pelle della gente più povera e più esposta. Non siamo contenti, ma stupiti, che le altre organizzazioni sindacali, di fronte all’evidenza della manovra, non abbiano deciso una mobilitazione unitaria.

La verità sta nel fatto, probabilmente, che il decreto di Agosto è stato fatto dopo che le altre organizzazioni sindacali, insieme a Confindustria, hanno separatamente incontrato il Governo e dato il via libera sia all’art. 8 del nuovo decreto, che stabilisce l’equiparazione del contratto nazionale con quello aziendale mettendo in crisi il principio stesso l’accordo sulla contrattazione firmato insieme solo qualche settimana prima (il 28 Giugno), sia al complesso delle misure a carico del pubblico impiego e dei lavoratori del settore privato. Del resto basta rileggere tutte le dichiarazioni dei rappresentanti di Cisl e Uil per avere la prova lampante di queste affermazioni. Nessuno si è preso la briga di capire cosa succedeva ai lavoratori che hanno firmato la mobilità o dello scippo delle liquidazioni del Pubblico impiego o delle tredicesime. E’ bastato un sms scambiato con Sacconi per dare l’iniziale via libera, pena poi tornare indietro quando ci si è accorti di aver esagerato (e forse le denuncie immediate della CGIL e di SLC-CGIL, hanno accelerato i tempi…).

Si continua a teorizzare uno scambio tra aumento dell’iva e riforma dell’Irpef e si nasconde il fatto che il governo intende risparmiare con una nuova riforma, così come sulle pensioni, su entrambi i fronti, facendo pagare le tasse ancora di più a chi le paga veramente.

Ed allora, di fronte a questi comportamenti francamente stupefacenti si risponde cercando di enfatizzare il tema dei costi della politica, che è un altro tema, e sostenendo che la CGIL, come dice sempre Sacconi, ministro della disoccupazione giovanile, ha obiettivi politici. Accusa ben strana visto che sullo sciopero della Cgil si è aperto un dibattito serrato dentro tutti i partiti, e basta leggere i giornali, e che le riunioni segrete con il Governo di centrodestra sono le uniche evidenze di questa fase politica.

La verità è che c’è molto nervosismo perché la proclamazione dello sciopero generale, dentro i tempi del dibattito in Parlamento, ha inserito un cuneo nelle certezze dei “ nostri” negoziatori. Il clima cresce ed aumenta la preoccupazione che la Cgil stia con la gente che rappresenta mentre c’è chi manovra e non intende essere disturbato. Ed allora è necessario un grande sforzo perché l’impatto dello sciopero sia forte e sposti il carattere della mediazione sociali in tavoli più decenti e trasparenti.

E’ davvero penoso che le decisioni di questo paese debbano prendersi in conciliaboli segreti con le forze sociali ed a Villa S.Martino tra Bossi, Berlusconi e Sacconi sotto lo sguardo quasi divertito di Tremonti. Non sono stati capaci nemmeno di mettere insieme i numeri mentre l’Europa e i mercati stanno a guardare sconcertati. Che poi si faccia un presidio davanti il Senato è una notizia talmente irrilevante e irrispettosa per il movimento dei lavoratori da non meritare nemmeno una considerazione critica.

Preferiamo il confronto aperto e leale con Cisl e Uil ed abbiamo dimostrato che quando tutto è fatto in maniera trasparente si fanno pure gli accordi. Peccato che Sacconi poi abbia la forza, sorprendentemente, di costringerli a fare retromarcia.

Oggi possiamo essere fieri del fatto, che in questo paese preoccupantemente votato all’avanspettacolo, i lavoratori sono un punto fermo….anche per ripartire! Il 6 settembre non sarà lo sciopero della CGIL, ma di tutti coloro che con fatti veri e concreti vogliono dimostrare che un altro Paese è possibile.

La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL


Quello che ha scritto Fistel

Il 1° Settembre la CISL e la UIL si mobiliteranno con un presidio “Sit-in” davanti al Senato della Repubblica, per chiedere al Governo una manovra economica più equa e più giusta nei confronti dei milioni di lavoratori dipendenti che pagano regolarmente le tasse.

La CISL si è caratterizzata in questi lunghi mesi - ormai anni - della grande crisi economica mondiale, con mobilitazioni imponenti come le ultime insieme alla UIL a piazza del Popolo a Roma, per chiedere la riforma del fisco, un moderno welfare state, una durissima lotta all’evasione fiscale ed il taglio del costo della politica. Le iniziative di mobilitazione sono sempre state organizzate di Sabato per non pesare sulle buste paga dei lavoratori già provati dalla depressione economica e per non compromettere ulteriormente la competitività delle imprese italiane, che come tutti sanno sono tra le meno produttive sul piano internazionale. Questo atto di responsabilità nei confronti dei lavoratori e del Paese, qualcuno vuole farlo passare come una subalternità al Governo, solo perché la CISL non ha aderito ad uno sciopero politico, che in questo momento rischia di essere fortemente devastante per gli interessi dell’Italia. La CISL storicamente non ha mai guardato al colore dei Governi, (cosa che non tutte le OO.SS. possono vantare) ma si è sempre fatta carico degli interessi generali del Paese anche quando, come in questo momento, non condivide le scelte del Governo sugli interventi in materia economica. La CISL continuerà a tenere alta la protesta non solo con la mobilitazione di piazza, che in questi mesi ha esercitato insieme alla UIL, ma anche e soprattutto con il confronto con tutte le parti politiche, non avendo pregiudiziali ideologiche nei confronti di nessuno.

Un primo risultato lo abbiamo già registrato in queste ore: il tanto ventilato aumento dell’IVA che il Governo voleva utilizzare per fare cassa è stato bloccato grazie alla fermezza della CISL. Per la CISL l’eventuale aumento dell’IVA deve servire a sorreggere la riforma del fisco per diminuire l’IRPEF ai lavoratori, alle famiglie numerose e alle imprese, spostando di fatto la tassazione dalle persone alle cose.

La fermezza della CISL sarà altrettanto forte per far cambiare idea al Governo in merito alle soluzioni adottate sulle pensioni. Il mancato riconoscimento della laurea e del servizio militare ai fini della maturazione del diritto a pensione è sbagliata e sgradevole. Così come è sgradevole l’attribuzione del provvedimento al Segretario Generale della CISL, riportato da alcuni quotidiani negli articoli di stampa con la volontà di mistificare la realtà dei fatti. La smentita di Bonanni è la testimonianza di un clima di caccia alle streghe istaurato nel Paese ad opera dei professionisti del “tanto peggio tanto meglio”.

In queste settimane la CISL utilizzerà tutte le proprie forze per dare accelerazione in Parlamento all’iter previsto dalla legge delega sul fisco, in modo da incrementare i consumi.

La CISL continuerà ad incalzare il Governo sulla riduzione dei costi della politica, sull’urgenza della riforma del fisco, sulla lotta all’evasione fiscale e sulla riforma dell’assistenza con la mobilitazione costruttiva, perché sono in gioco gli interessi del Paese e non quelli di una maggioranza politica che qualcuno ritiene di mandare a casa con gli scioperi facendo pagare un duro prezzo ai lavoratori.

La Segreteria Nazionale

FISTEL - CISL


Comunicato Segreteria Nazionale dopo comunicato FISTEL-CISL

Care compagne e compagni, in questi giorni sta girando un comunicato della Fistel-Cisl contro la CGIL e lo sciopero generale del 6 Settembre.

Come Segreteria abbiamo predisposto un comunicato di risposta. Ovviamente per non cadere in provocazioni della Fistel-Cisl vi invitiamo a verificare se anche nelle vostre aziende è in corso una campagna contro lo sciopero e ad utilizzare tale comunicato come risposta, stando noi sempre sul merito delle questioni.

La Segreteria Nazionale