12 giugno 2014

Stress da lavoro, problema a livello europeo. Cause e giurisprudenza.

E' iniziata in parallelo con quella per le elezioni del Parlamento europeo, ma durerà molto più a lungo. È la campagna, biennale (2014- 2015), lanciata il 7 aprile a Bruxelles dall’Agenzia di Bilbao per la prevenzione dello stress correlato al lavoro. Il problema è esteso e preoccupante.
Le statistiche parlano chiaro: lo stress è il problema di salute più frequente legato all’attività lavorativa in Europa dopo i disturbi muscolo-scheletrici. Circa la metà dei lavoratori considera lo stress lavorocorrelato un fenomeno comune nella propria azienda e, del resto, il 50-60 per cento di tutte le giornate lavorative perse è riconducibile allo specifico problema. Il citato sondaggio mette in luce le cause più comuni dello stress e tra queste ha evidenziato la riorganizzazione del lavoro (per il 72 per cento degli addetti), le ore lavorate o il carico di lavoro eccessivo (per il 66) e il fatto di essere oggetto di comportamenti inaccettabili, da parte di responsabili aziendali che colpiscono mentalmente e psicologicamente  lavoratori ed addetti su produzione lavoro e numeri di qualsiasi genere creando pure eventi discriminatori tra i vari colleghi di uno stesso posto di lavoro.
In base ai dati Eurostat, nell’arco degli ultimi 9 anni, il 28 per cento dei lavoratori europei ha riferito di essere esposto a rischi psicosociali che hanno compromesso il loro benessere mentale. I rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato generano costi significativi sia per le aziende, sia per le economie nazionali. In generale, i lavoratori tendono ad assentarsi per periodi consistenti quando soffrono di stress e di altri problemi di natura psicologica e a volte vanno al lavoro pur non essendo in grado di svolgere le mansioni in modo efficace (fenomeno noto come “presenzialismo”).
Ciò porta a una riduzione della produttività, con conseguente diminuzione della redditività dell’impresa, che è stimata essere di 136 miliardi di euro, compreso l’assenteismo per malattia. I vantaggi economici sono invece evidenti: la prevenzione e la gestione dei rischi psicosociali sono attività importanti, che favoriscono la presenza di una forza lavoro sana e produttiva, la riduzione dei tassi di assenteismo e di quelli di incidenti e infortuni e un più stretto legame dei lavoratori con l’azienda. Ne consegue il miglioramento complessivo dei risultati aziendali.

Quali sono i reati che interessano il lavoratore esposto a candizioni lavorative dannose?
- Chiunque cagioni ad un lavoratore una lesione personale dalla quale derivi una malattia del corpo o della mente è punito dalla legge con la reclusione fino a tre anni. (lesione personale art.582 c.p.)
Le lesioni perseguibili in ufficio possono essere:
- lievi con prognosi superiore a venti giorni
- gravi con prognosi superiore a 40 giorni
- gravissime con danni permanenti
- si ricorda inoltre  che è vietata costituzionalmente  qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale.

Fondamentale importanza, nella tutela contro qualsiasi condotta  discriminatoria  vessatoria o violenza verbale e psichica che, incidendo sulla figura personale e professionale del lavoratore, provochi conseguenze lesive per la sua salute, riveste il disposto dell'art. 2087 c.c.: "L'imprenditore è tenuto a adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro (..)".
Tale norma - interpretata dalla giurisprudenza alla luce dell'art. 32 Cost. (diritto alla salute), dell'art. 41, comma 2, Cost. (che limita la libertà di iniziativa economica privata, vietandone l'esercizio con modalità tali da pregiudicare la sicurezza e la dignità umana) e degli artt.1175 e 1375 c.c. (principio di correttezza e di buona fede) - impone al datore di lavoro di attuare tutte le misure generiche di prudenza e diligenza necessarie al fine di tutelare l'integrità psicofisica del lavoratore (v. C. Cass. 17/7/1995 n. 7768, in Mass. Giur. Lav., 1995, pag. 561 e segg.).
Ciò implica per il datore non solo il divieto di compiere qualsiasi comportamento lesivo dell'integrità fisica e della personalità morale del dipendente, ma anche il dovere di prevenire e scoraggiare simili condotte nell'ambito dello svolgimento dell'attività lavorativa. L'inadempimento di tale obbligo genera la responsabilità contrattuale del datore di lavoro (v. C. Cass. 5/2/2000 n. 1307, in Foro It., 2000, I, pag. 1554 e segg.).
Di fronte al crescente fenomeno delle patologie legate ai rischi psico-sociali nel lavoro, governi, parlamenti e organismi di assicurazione riflettono da anni sull’opportunità di un loro riconoscimento e indennizzo come malattie professionali. Uno studio appena pubblicato, commissionato dal Forum europeo per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e coordinato dall’ente francese Eurogip, descrive le modalità di riconoscimento dei disturbi psichici da parte degli organismi nazionali di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di dieci Paesi europei: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera.







11 giugno 2014

RAI: CESTARO (SLC CGIL), ADESIONE ALTISSIMA ALLO SCIOPERO. GOVERNO E CDA RIFLETTANO


DICHIARAZIONE DI MASSIMO CESTARO
SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL
Per la RAI oggi è stata una giornata importante: per i lavoratori e per la difesa del Servizio Pubblico. Le percentuali di adesione allo sciopero sono altissime: in nessuna unità produttiva meno del 65% con punte fino al 90% e con una media nazionale di oltre il 75%. Presidi si sono tenuti in tutte le Sedi Regionali e da molte di esse è venuta la solidarietà dei Comitati di Redazione, segno, questo, che anche il sindacato dei giornalisti dovrà riflettere sulle proprie posizioni.
Sarebbe davvero opportuno che il Governo assumesse la mobilitazione di oggi come un elemento per aprire davvero una riflessione sul futuro del servizio pubblico Radio Televisivo e non si trincerasse dietro vuote, quanto generiche e strumentali schermaglie dialettiche su sprechi e privilegi: chi ha scioperato oggi vuole una azienda pulita, efficiente e trasparente che torni ad essere il principale crocevia della cultura e dell’informazione nazionale ed internazionale.
Il processo di risanamento, di cui la RAI ha bisogno, non potrà mai essere realizzato contro la parte migliore dell’azienda. Auspico che il C.d.A., convocato per domani, sappia utilizzare la mobilitazione di oggi per svolgere fino in fondo il suo ruolo di tutela dell’Azienda che ha il dovere di difendere. Mi permetto, infine, e col massimo rispetto, di invitare le redazioni dei TG a fornire informazioni più complete sulle iniziative sindacali: la RAI è una azienda di produzione larga e complessa che si estende ben oltre il perimetro dei suoi giornalisti.
Roma, 11 Giugno 2014

09 giugno 2014

Lettera aperta a FNSI e USIGRAI

Leggo il vostro comunicato sulla vicenda RAI e mi sembra in sintonia con quanto
dichiarano quotidianamente tanti naviganti, mossi dall’ardore di spiegare le vele al
Vento Nuovo. Così che il mondo della comunicazione (ma non solo quello e non da ora!) si infittisce di quelli che, di fronte ad evidenti violazioni che provengono dall’alto (che, ricordo, ancora non è l’Altissimo) anziché reagire con la dovuta fermezza, attaccano col dire che bisogna “andare oltre” oppure che reagire è giusto, ma che i problemi veri sono “ben altro”.
Stupisce e amareggia che tali posizioni vengano, invece, da chi dovrebbe alzare la voce per una ferita che appare insopportabile: per gli abbonati che pagano il canone e per l’Azienda alla quale, così come per tutte le altre aziende, non si può imputare un prelievo forzoso a bilanci chiusi, a piano industriale approvato e a contratti fatti.
L’illegittimità dell’atto è evidente e, per quanto ci riguarda, la diffida al Governo è già partita. Ma ci sono due punti sui quali intendo soffermarmi.
La RAI è prioritariamente e prevalentemente una azienda di produzione multimediale, nella quale l’informazione ha sicuramente un ruolo importante che tuttavia sarebbe poco più di niente se in RAI si indebolisse drasticamente la sua funzione produttiva.
Per questo il vostro messaggio sulle redazioni regionali “salvate” appare deviante e, consentitemi, mistificante.
La RAI vince sul mercato nazionale e internazionale solo se sviluppa principalmente la sua capacità di competere sul terreno produttivo. (Ragione per cui l’11 scioperano con noi gli addetti del settore cineaudiovisivo).
La realtà è che il mercato italiano nasce drogato. Unico caso al mondo nel quale la concorrenza ha decuplicato i costi dei prodotti offerti: costi sostenuti da una raccolta pubblicitaria esplosa senza limiti; un sistema che ha impennato le tariffe delle collaborazioni esterne, impedito la creazione di un terzo polo, ammazzato la carta stampata e l’emittenza locale, massacrato di pubblicità i programmi e i telespettatori.
E questa questioncina non la si risolve con l’anticipo della convenzione RAI - Stato.
Ma è il secondo aspetto quello che davvero stupisce della vostra posizione. La RAI è stata violentata due volte. Ieri, con le forme più aberranti del conflitto di interessi penetrato in profondità e con l’obbiettivo del puro asservimento: una TV pubblica epurata, inguardabile e inascoltabile. E oggi, quando si vuole a tutti i costi, con larghi mezzi e antiche connivenze, presentare i dipendenti (anche voi) non come vittime di quel periodo, ma come complici. E questo, francamente, lo trovo insopportabile.
Che i complici di quel tempo ci siano stati e ci siano tutt’ora è fuori dubbio e lo sappiamo benissimo; ma è altrettanto fuor di dubbio che una larga parte dei dipendenti, a quel sistema, si è generosamente opposta anche pagando qualche prezzo.
Soprattutto per questo chiedo ai giornalisti e a chiunque altro si ritenga libero da vecchie e nuove incrostazioni, di aderire allo sciopero dell’11.
Gli altri restino pure a lavorare.
Sinceramente, non interessano.
Roma, 9 giugno 2014
Massimo Cestaro

Segretario Generale SLC CGIL

Rai: Slc, Uilcom e Consumatori diffidano Ministero Sviluppo Economico su taglio 150 ml

Venerdì 6 giugno 2014 le Segreterie Nazionali Slc Cgil e Uilcom Uil, unitamente alle associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef hanno notificato una diffida ex art.3, decreto legislativo 20 dicembre 2009, n. 198 al Ministro dello Sviluppo Economico.
“La diffida – annuncia una nota congiunta – che si pone l’obiettivo di bloccare il taglio ampiamente definito incostituzionale dei 150 milioni a carico della Rai, rappresenta l’atto formale con cui le organizzazioni sindacali, unitamente alle associazioni dei consumatori, agiscono legalmente nei confronti del Ministero.”
“Il decreto legge n.66 del 2014 rischia di peggiorare irreversibilmente gli standard qualitativi ed economici stabiliti dall’AGCOM, mettendo in pericolo il rinnovo della concessione del Servizio Pubblico, nonché le prospettive occupazionali dei dipendenti RAI.”

“La diffida – prosegue il comunicato – è il primo atto del procedimento disciplinato denominato Ricorso per l’efficienza della P.A.. Si tratta di uno strumento normativo che consente agli utenti una tutela giurisdizionale specifica nei confronti delle pubbliche amministrazioni inadempienti. Trascorsi 90 giorni dalla ricezione della diffida e in caso di perdurante inerzia del MISE, sarà possibile proporre ricorso dinanzi al giudice amministrativo per violazione degli obblighi di corresponsione di quanto dovuto al servizio pubblico radiotelevisivo al fine di mantenere gli standard qualitativi concordati.”

08 giugno 2014

RAI: L'Usigrai sospende lo sciopero, Cgil e Uil lo confermano

Rassegna.it
Sindacati divisi sullo sciopero Rai del prossimo 11 giugno contro il taglio di 150 milioni deciso dal governo Renzi. I giornalisti dell’Usigrai, il sindacato interno, sospendono la protesta. Il resto dei dipendenti, che fanno capo ai confederali, trova posizioni differenti: Cgil e Uil confermano l’agitazione, mentre la Cisl si è defilata.
Una situazione davvero caotica sulla quale interviene il segretario generale della Slc Cgil, Massimo Cestaro, con toni molto duri verso chi ha fatto un passo indietro. "Sappiamo bene - afferma - che un partito di governo che riceve il 40,8% di consensi è un bel pentolone di miele sul quale affondare le dita. Ma per infilare le mani nella pentola bisogna piegarsi, sì che le schiene dritte sono diventate una rarità; o meglio, il loro numero, in generale, pare inversamente proporzionale al reddito". Dopo lo sciopero, annuncia, "daremo conto degli stipendi dei dipendenti Rai, così si parlerà di cose meno astratte e con un po’ più di concretezza. Perché capita spesso che quelli che detengono rendite di posizione non muovano mai un dito per interessi generali, ma ne parlino sempre tantissimo".
Il segretario Slc elenca poi una serie di "imbrogli" a suo avviso perpetrati ai danni cittadini. Primo, "il populismo mediatico e rampante" dello spot pubblicitario del governo. Secondo, "il canone è una 'tassa di scopo' e i governi, esclusi quelli populisti, non possono 'distrarre' quote da una tassa con destinazione precisa per finalità diverse". Il terzo imbroglio è "la svendita di parte della rete per incassare subito un pugno di lenticchie e indebitare le aziende nei secoli a venire". Infine, il danno per gli agli abbonati:_ "Lo Stato preleva 150 milioni dal canone, ma è debitore verso la stessa Rai di oltre un miliardo. Cioè, preleva illecitamente denari dalle tasche degli abbonati, ma poi non paga i suoi debiti verso il servizio pubblico".
Come se non bastasse, osserva Cestaro, c'è un quinto imbroglio, questa volta ai danni del sindacato: "Avremmo piacere che nessuno avesse la sfrontatezza e la spudoratezza di venirci a fare prediche sulle sofferenze dei lavoratori italiani contrapponendoli ai 'privilegiati' della Rai. È dal 2008 che frequentiamo ininterrottamente i luoghi istituzionali per provare a gestire al meglio gli effetti di questa crisi che ha attraversato drammaticamente tutti i nostri settori".
La Slc ricorda una serie di battaglie per i lavoratori, soprattutto quelli precari: "Abbiamo consentito, con una serie di accordi, che uscissero dalla Rai oltre 400 lavoratori più anziani in cambio di tutele crescenti per i precari. Ma col taglio previsto - si chiede Cestaro - l’azienda manterrà i patti sottoscritti con noi per i precari, o dobbiamo mandarli a colazione, pranzo e cena a palazzo Chigi?. Tanto per recuperare un po’ di memoria a chi l’ha persa o è pagato per perderla - conclude - abbiamo fatto tutte le battaglie per la libertà di stampa, per la difesa del pluralismo e per la tutela del servizio pubblico; abbiamo scioperato (da soli) contro la gestione Masi nel luglio del 2010 e poi a dicembre con gli altri sindacati, ma, coincidenza, in quel caso senza Cisl e Usigrai".

NOTA DI REDAZIONE:
Nella foto, Barbara Apuzzo Segretaria Nazionale della Slc Cgil


07 giugno 2014

Intercettazioni

Il Datagate si arricchisce di un nuovo inquietante capitolo. Ad esattamente un anno di distanza dalle scottanti rivelazioni di Edward Snowden, un ex-dipendente CIA che svelò i programmi USA per il monitoraggio di tutte le comunicazioni trasmesse tramite rete telefonica e Internet,Vodafone ha svelato, attraverso il rilascio di un corposo comunicato di 40 mila parole sulla gestione della privacy, che le agenzie governative di alcuni Paesi in cui opera hanno l’accesso diretto alla sua rete, cioè hanno la facoltà di ascoltare le telefonate senza bisogno di alcuna autorizzazione, bypassando tutti i controlli che l’operatore porrebbe in atto per proteggere le informazioni dei propri clienti.
Vodafone non specifica quali siano questi Paesi, anche se sottolinea che sarebbero comunque solo un “piccolo numero” dei 29 in cui opera. Comunque, la volontà di non divulgare i nomi dei colpevoli è dettata anche dal fatto che in Paesi come Albania, Egitto, Ungheria, India, Malta, Qatar, Romania, Sud Africa e Turchia è illegale fornire qualsiasi genere di informazioni riguardanti le intercettazioni e la capacità di farlo. Inoltre, in 6 dei Paesi in cui opera, le leggi obbligano Vodafone a fornire l’accesso alla rete ai Governi locali. Dunque, per tutelare i sui dipendenti da eventuali rappresaglie, l’operatore ha preferito non diffondere i nomi dei Paesi coinvolti.
Con queste clamorose rivelazioni, Vodafone intende rompere quel muro di silenzio che c’è dietro il fenomeno delle intercettazioni illegali per spingere i Governi locali a cambiare le normative in materia per fermare questo inquietante fenomeno e per rendere le intercettazioni possibili solo dietro espressa autorizzazione dei giudici.

Le Intercettazioni

Vodafone ha sottolineato come le agenzie governative interessate erano collegate direttamente non solo alla propria rete ma anche a quella di altri operatori e questo permetteva loro non solo di ascoltare ma anche di registrare le conversazioni degli utenti arrivando in alcuni casi ad individuare la loro posizione.
Inoltre, l’accesso diretto alla rete degli operatori, consentiva alle agenzie governative di lasciare all’oscuro gli operatori delle operazioni svolte. In breve, un operatore non poteva mai sapere chi è stato spiato e perché. Esisterebbero varie modalità di accesso diretto alla rete. A volte, le agenzie governative installavano solo delle semplici apparecchiature direttamente all’interno delle centrali telefoniche o sugli switch delle linee. Apparecchiature di intercettazione gestite direttamente dai tecnici degli operatori che pur avendo firmato un preciso codice di condotta con il loro datore di lavoro, in realtà operavano anche per conto del Governo.
Rivelazioni che hanno fatto tremare i polsi agli attivisti che lottano per la protezione della privacy che hanno sottolineato come lo scenario descritto da Vodafone sia un vero e proprio “incubo” ma che comunque va solo a confermare i loro peggiori sospetti.

Le intercettazioni in Italia

Sebbene Vodafone per motivi di sicurezza non abbia fatto i nomi dei Paesi coinvolti, comunque ha fornito un elenco dei Paesi in cui sono effettuate intercettazioni legali all’interno della sua rete. Per legali si intende autorizzate dai giudici. Tra i Paesi con la più alta richiesta di intercettazioni spicca l’Italia. Un fenomeno che si spiega da solo con la costante lotta del Paese contro l’attività mafiosa che necessita anche di continui controlli telefonici.
Intercettazioni vodafone
Il primato della nazione più spiata tocca però a Malta. 3773 richieste su una popolazione totale di appena 420 mila abitanti.

"Alcuni governi controllano le telefonate". Allarme Vodafone. Garante: "Intollerabile"

Londra, 6 giugno 2014 - Il gruppo britannico Vodafone, la seconda società mondiale di telefonia mobile, denuncia che le agenzie governative di alcuni Paesi in cui il gruppo opera hanno accesso diretto alla sua rete e possono ascoltare le telefonate dei suoi utenti. “In un limitato numero di Paesi - si legge nel ‘disclosure report’ di Vodafone - le legge prevede che alcune specifiche agenzie e autorità debbano avere accesso diretto alla rete di un operatore, bypassando qualsiasi forma di controllo operativo sulle intercettazioni legali da parte dell’operatore stesso”.

Nel rapporto Vodafone viene precisata che in molti dei 29 Paesi in cui opera le agenzie governative hanno bisogno di un mandato legale per intercettare le comunicazioni, ma in alcuni paesi la procedura è più semplice e diretta. Vodafone non intende fornire le richieste che ha ricevuto, perché diffondere queste informazioni è illegale, e non ha neanche fornito la lista dei Governi che hanno accesso diretto alla rete, ma ha chiesto che dove ciò avviene la legislazione venga modificata.

ITALIA NEL MIRINO - E' l’Italia uno dei paesi più spiati nel network di Vodafone. Questo emerge dall’analisi delle tabelle pubblicate questa mattina dal Guardian, che hanno come fonti l’azienda stessa e i report governativi. Tuttavia, questa mattina, il gigante delle comunicazioni non ha rivelato se anche in Italia siano in vigore le intercettazioni “ad accesso diretto” di cui tanto si parla nelle ultime ore.
Secondo la tabella pubblicata dal giornale progressista,nel 2013 Vodafone ha ottenuto 606mila richieste di “metadata” (identita’, numero e indirizzo dell’intercettato) da parte del nostro Paese, contro le 99mila circa della Tanzania, le 76mila dell’Ungheria, le 49mila della Spagna e le 6mila dell’Albania.
La tabella, in molte parti incompleta, riporta per l’Italia anche 140.577 intercettazioni legali (dato 2012), il numero più alto della classifica dei paesi più “spiati”. Il Guardian tira in ballo la mafia e la criminalità organizzata come uno dei motivi principali del primato italiano in senso assoluto, anche se il paese europeo più controllato della rete Vodafone risulta comunque Malta, con 3.800 richieste su 420mila abitanti nel 2013.

LA REPLICA DI ROMA - "Sicuramente l’Italia non agisce al di fuori delle prerogative e delle leggi,” ha risposto Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni, a chi chiedeva un commento sul rapporto Vodafone. “Credo che si possa escludere che l’Italia possa agire al di fuori delle prerogative della Costituzione e delle leggi”, ha aggiunto Giacomelli parlando a margine di un consiglio Ue telecomunicazioni a Lussemburgo.

L'IRA DEL GARANTE - “Non è tollerabile che i Governi svolgano un’opera di sorveglianza così massiva,generalizzata ed indiscriminata come quella rivelata dal Rapporto Vodafone. Così come non è accettabile che i Governi accedano direttamente alle telefonate dei cittadini, al di fuori delle garanzie previste dalla legge e senza un provvedimento della magistratura. E questo vale innanzitutto per i Paesi europei dove vige un ordinamento rispettoso dei diritti fondamentali delle persone.” Lo afferma Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la privacy, commentando il rapporto Vodafone diffuso. “Quello che a partire dal Datagate sta emergendo a livello globale - sottolinea Soro - è l’assoluta necessità di ripensare e riequilibrare il rapporto tra sicurezza e privacy, spostando il baricentro nella direzione della difesa del diritto al rispetto della persona e quindi della sua liberta’ e della sua dignita’”. Secondo il Garante, “va riaffermata l’idea che il rispetto dei diritti fondamentali debba ancora essere una delle principali discriminanti tra i regimi democratici e quelli illiberali. Non si può in alcun modo giustificare - conclude - la pretesa di proteggere la democrazia attraverso la compressione delle libertà dei cittadini perché in questo modo si rischia di calpestare l’essenza stessa del bene che si vuole difendere”.

REAZIONI IN GRAN BRETAGNA - La stampa britannica accoglie la notizia dei controlli sul network di Vodafone parlando apertamente di “possibile effetto Snowden”.Guardian a mettere in diretto collegamento la notizia di questa mattina con il caso di Edward Snowden, l’informatico e agente della National security agency americana che rivelò al mondo l’esistenza e l’entità del programma di sorveglianza americano. Secondo il Daily Telegraph, inoltre, in molti paesi dove opera Vodafone, come India ed Egitto, e’ illegale rivelare come le agenzie governative di spionaggio operino, con possibilità di ritorsioni e di processi penali contro chi riveli qualcosa di segreto. Ecco di qui la cautela di questa mattina, da parte dell’azienda, nel rivelare l’esatta lista di tutti i paesi coinvolti. Dopo le rivelazioni di Edward Snowden sui controlli della Nsa, molti Paesi hanno deciso una stretta sulla possibilità di acquisizione delle informazioni e di intercettazione da parte di agenzie governative. I programmi di sorveglianza statunitensi e britannici comprendevano l’accesso da parte di agenzie governative a comunicazioni telefoniche ed elettroniche.

SI MUOVE LA UE - La commissaria Ue alla giustizia, Viviane Reding, ha esortato l’Ue a dotarsi di regole comuni sulle intercettazioni che limitino queste attività al minimo.
Lo ha detto a margine di una conferenza stampa a Lussemburgo.
“E’ veramente importante avere regole che blocchino questo ricorso massiccio alle intercettazioni. Quando si tratta di una normale azione di polizia, non di una situazione di emergenza, bisognerebbe usare le pinze, non l’aspirapolvere”, ha commentato Reding con i giornalisti presenti alla conferenza.
Il commissario ha sottolineato che “quando si tratta di sicurezza nazionale, l’Ue non ha poteri”, ma ha esortato a norme comuni in materia di normali azioni di polizia. “Bisogna avere una legge e un giudice che autorizza ad accedere a dati personali”, ha aggiunto Reding.





06 giugno 2014

Davide Foti: Lettera di ringraziamento ai lavoratori


Care Lavoratrici e Cari Lavoratori, Care Compagne e Cari Compagni,
Mi sembrava doveroso esprimere la mia gratitudine per il grande sforzo fatto per la realizzazione della più grande manifestazione organizzata dal Sindacato a sostegno dei lavoratori dei Call Center.
Migliaia di lavoratrici e lavoratori , provenienti da ogni parte d’Italia, hanno manifestato per le vie di Roma non solo per protestare ma per urlare la propria aspirazione alla libertà e quindi ad un lavoro dignitoso, alle Istituzioni e soprattutto consapevolmente la propria voglia ad esistere e ad essere cittadini a pieno titolo ad una Politica oramai in piena crisi etica e di rappresentatività.
La nostra mobilitazione giunge al termine di una lunga elaborazione condivisa, che da Catania, abbiamo iniziato a costruire attraverso una fitta rete di iniziative messe in campo da SLC CGIL Catania sin dai primi mesi del 2008.
Sin da allora ed ancora oggi abbiamo sottolineato la necessità per il settore di regole per mettere fine allo sciacallaggio industriale e quindi alle gare al massimo ribasso nelle quali non si tiene conto del reale costo della mano d’opera ,per dire basta all'emorragia del lavoro trasferito all'estero soprattutto verso i paesi extra UE ed ancora No alle agevolazioni a pioggia che vengono destinate a tutte quelle aziende che nascono oggi per chiudere nel giro di tre anni e abbiamo proposto il varo di norme per regolare, applicando le normative europee, i cambi di appalto già in vigore in altri paesi.
Qualche mese fa a qualcuno sembrava utopico poter cercare nelle Istituzioni un adeguato livello di interlocuzione ma noi , di SLC CGIL, ci abbiamo creduto, d’altronde il progresso è la realizzazione di utopie, e a seguito di una semplice audizione alla Camera dei Deputati in Commissione Lavoro si è riusciti a trasformare una vertenza sindacale a favore degli ultimi, degli esclusi, in iniziativa politica.
Ciò lo si deve anche grazie all’impegno dell' On. Luisa Albanella, che ho l’obbligo di ringraziare per l'opportunità che ci ha dato e al Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati On. Cesare Damiano che ha garantito quotidianamente il suo impegno a favore di questa giusta causa che coinvolge circa 80.000 lavoratrici e lavoratori , la nuova classe operaia fatta da una intera generazione di donne e uomini altamente scolarizzati che adesso ha preso coscienza non solo della propria condizione ma anche dei propri diritti e delle proprie potenzialità sociali manifesta a favore della libertà e del diritto.
La lotta e quindi l’impegno ci vedrà coinvolti quotidianamente. Bisogna continuare a fare sentire la nostra voce per spingere sempre di più Governo e Parlamento a legiferare in materia e ciò è necessario per la salvaguardia del lavoro nel settore, per l’applicazione della regolamentazione europea in materia di cambio d’appalto e di cessione di ramo d'azienda, per l’utilizzo dei dati personali dei cittadini italiani all’interno dei paesi UE, per norme di vantaggio a favore delle aziende human intensive.
Ringrazio, ancora una volta , i lavoratori catanesi che insistentemente hanno confermato la loro capacità di partecipazione aderendo in massa allo sciopero le cui adesioni sono state del 95% circa e i 350 valorosi di SLC CGIL Catania che hanno potuto e voluto partecipare alla manifestazione di Roma e a tutti coloro che si sono impegnati , attraverso un grande sforzo organizzativo, per la riuscita della manifestazione.
Catania lì, 6 Giugno 2014
Il Segretario Generale SLC CGIL Catania
(Davide Foti )

05 giugno 2014

L’articolo 2087 del codice civile e gli obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro è obbligato non solo al rispetto delle misure imposte da leggi e regolamenti in materia di salute e sicurezza, ma anche all’adozione di tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica del lavoratore.
L’obbligo del datore di lavoro è di adottare tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica dovessero risultare necessarie  per tutelare la integrità fisica dei lavoratori. E' stato ribadito dalla Corte di Cassazione Civile che le misure di prevenzione degli infortuni, finalizzate ad impedire l’insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare i lavoratori non solo dagli incidenti legati alla sua disattenzione ma anche da quelli dovuti alla loro imperizia,  imprudenza e negligenza. Il datore di lavoro dal canto suo, ha ribadito la Corte di Cassazione, risponde dell’infortunio occorso ad un lavoratore dipendente non solo quando non ha adottato le misure necessarie ma anche se non ha provveduto a verificare che le misure stesse fossero messe in atto indipendentemente dal comportamento dei lavoratori a meno che questi non abbia compiuto delle abnormità e non abbia tenuto un comportamento, rispetto alle sue mansioni,  esorbitante, imprevedibile e inopinabile.
In merito a quanto sopra alcuni lavoratori si sono lamentati della mancata osservanza sia dei regolamenti in materia si salute e sicurezza (Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008) sia di alcune prescrizioni stabilite dal medico competente aziendale. Ricordando che la prevenzione è un elemento essenziale per la tutela dei lavoratori e che le leggi vanno rispettate invito tutti a denunciare, qualora ce ne siano i presupposti, eventuali irregolarità ed abusi agli organi competenti ed alle organizzazioni sindacali della propria provincia.

Call Center: Il rapporto Isfol


04 maggio 2014 - Un rapporto redatto dall’ Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol) e presentato nel corso di un audizione alla Camera dei deputati, disegna il profilo degli 80 mila addetti del settore. Donne e istruite Il 70% degli operatori sono donne e il 58% ha meno di 35 anni. Quasi tutte hanno un alto livello di istruzione: il 51,6% è diplomato, il 25,1% laureato e il 17,7% si sta per laureare. Il resto degli occupati hanno tra i 35 e i 50 anni (34%) mentre solo il 7,5% ha più di 50 anni.
 Contratti di lavoro: Dal punto di vista contrattuale il lavoro nei call center si caratterizza per un elevato turnover e per la tendenza a utilizzare contratti flessibili. Questo elemento, unito all’alto grado di istruzione della maggior parte degli addetti, ha creato fenomeni di sottoinquadramento (i giovani sono sottopagati rispetto al loro livello di preparazione). "La lunga crisi occupazionale, che ha colpito in misura maggiore la componente più giovane della popolazione, ha prodotto – scrive Isfol - un eccesso di offerta di lavoro anche nei segmenti più istruiti della popolazione. Sono aspetti che hanno favorito l’idea che i call center vadano ad ampliare l’area dei lavori instabili, mal pagati e dequalificati, privi di effetti moltiplicativi sul lungo periodo".
Il business dei call center: Nel 2014 i call center prevedono di raggiungere un fatturato pari a 1 miliardo e 300 milioni, in aumento rispetto all’anno precedente del +5.6%.  Positivo anche il trend degli addetti. Secondo le stime dei sindacati sono circa 80.000 gli occupati totali.
 I problemi del settore: La competizione tra call center viene giocata tutta sul costo del personale che è la voce che pesa di più sul totale dei costi. In assenza di specifiche regole la compressione dei costi avveniva in passato tramite l’utilizzo di forme di lavoro atipico e flessibile. Ora invece, scrive Isfol, "sembra perseguita prevalentemente tramite delocalizzazioni. La lunga fase recessiva ha posto in evidenza proprio questa tendenza a delocalizzare alcune attività di call center, in specie in Albania, Romania e Tunisia". Secondo alcune stime il fenomeno riguarderebbe circa 10.000 addetti.

CALL CENTER. RAIA (PD) SOSTEGNO AI LAVORATORI CALL CENTER


COMUNICATO STAMPA
"Condividiamo le ragioni dello sciopero nazionale dei lavoratori dei call center, un settore che occupa in Sicilia circa 25 mila addetti, a Catania, oltre 9 mila che versa in una gravissima crisi. Tra le principali cause della crisi del settore ci sono la delocalizzazione delle attività in Paesi al di fuori dell’UE nonché appalti al massimo ribasso che molto spesso è al di sotto delle retribuzioni minime previste dai contratti di lavoro". Lo dichiara la deputata regionale del partito democratico Concetta Raia.

"Nella nostra Regione abbiamo incontrato i sindacati del settore e i lavoratori- ha aggiunto- e faremo tutto quello che è possibile per mantenere alta l’attenzione e trovare tutte le possibili soluzioni a partire dallo sviluppo di un settore e dalla tutela dell’occupazione anche riconoscendo le diverse professionalità impiegate nei call center che soffrono invece di una forte deregolamentazione di tipo contrattuale e di lavoro".

LUCIA TORRISI: "HO ASSISTITO AD UN EVENTO STRAORDINARIO..."


ROMA 4 GIUGNO 2014
HO VISTO la richiesta di 80.000 persone prendere forma e trasformarsi, da paura individuale, in una sola voce.
HO VISTO la voglia di rivalsa nascere tra la gente e trasformarsi nella più grande manifestazione del nostro settore a cui abbia mai preso parte negli ultimi 10 anni.
HO VISTO le massime cariche delle nostre organizzazioni sindacali sposare la nostra causa e scendere in piazza con noi:
Oggi è la base che allerta i vertici per difesa della propria dignità e del proprio futuro...
HO VISTO che non siamo visionari ma abbiamo imparato a vedere le cose per tempo perché siamo stanchi di rincorrere le emergenze quando ormai è troppo tardi....
HO VISTO Lavoratori Aziende Sindacato e Politica
camminare insieme..fianco a fianco perché solo così possiamo guardare con fiducia al domani.
Lo sciopero di ieri è stato un'esplosione!
Ed è solo l'inizio!!!
L'adesione ha raggiunto percentuali allucinanti.
Il 90% di noi ha fatto pesare il proprio pensiero, le proprie paure, la propria rabbia...
Manca qualcuno che forse non ha ancora capito ...o non vuole capire.....
Ma noi c'eravamo... In 7000 abbiamo manifestato a tutela anche del loro lavoro e del loto futuro.
E continueremo a farlo...
ORGOGLIOSA di essere in prima linea a tutelare il nostro DOMANI.
FIERA di far parte di questa grande Organizzazione.
W il lavoro. W la dignità . W la CGIL
E permettetemi....
W la Slc Cgil Catania
ancora una volta grande fautrice e coinvolgente trascinatrice! 

11 GIUGNO 2014 SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI DELLA RAI


Ci spiace deludere chi prova a fare della vicenda Rai una operazione mediatica "buttando in caciara" la protesta di chi sta provando a difendere servizio pubblico e posti di lavoro, ma l'11 giugno a scioperare non saranno i "mezzibusti sediziosi", guidati da un insieme variegato di sindacati corporativi, pronti a difendere "privilegi" mentre l'Italia tutta è chiamata a fare ancora sacrifici.
A scioperare saranno coloro che da sempre e prima di tutti hanno denunciato sprechi e privilegi perché non é assolutamente l'idea di fare la nostra parte che ci preoccupa. L’abbiamo già fatto in passato, contribuendo al risanamento del bilancio Rai e siamo pronti ancora oggi.
A preoccupare e' invece un taglio chirurgico che nasconde dietro la "nobile causa" della spending review un'operazione politica, toccando l'ennesimo asset strategico del paese, Raiway.
Nessun ragionamento d'insieme, nessuna visione strategica, solo un intervento mutilante che in nessun modo potrà produrre benefici al servizio
pubblico, ma che con qualche probabilità avvantaggerà i soliti noti.
Ci spiace deludere chi si sente umiliato da questo sciopero, dichiarato "illegittimo" da quanti dovrebbero sapere che, come in ogni altra circostanza, la Commissione di garanzia sullo sciopero si limita ad invitare le organizzazioni a verificare la corretta applicazione della legge 146.
Se lo sciopero fosse stato davvero illegittimo l'avremmo saputo a sciopero effettuato e solo allora, a istruttoria conclusa, verremmo sanzionati.
Ci preoccupa tutta questa disinformazione e ci sorprende che proprio mentre siamo impegnati a difendere il pluralismo quale valore democratico, si registri una comunicazione così uniformante e fuorviante.
A scioperare saranno i precari che non verranno più' stabilizzati e i lavoratori che vedono il loro posto in pericolo insieme a coloro che credono ancora che il servizio pubblico sia un bene comune, che va liberato dalle ingerenze e dalle invasioni della politica . Non i supermanager, che non vedranno tagliato il loro stipendio, né le mega consulenze esterne, né gli appalti.
Noi stiamo con i primi, il popolo dei titoli di coda, e siamo pronti a riformare la Rai, non ci si chieda però di adeguarci all'ondata di
populismo che sembra aver travolto tutto e tutti e che fa di chi chiede il confronto sul merito un nemico della Patria.
Le Segreterie Nazionali

Slc-Cgil, Uilcom-Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf.sal

04 giugno 2014

CALL CENTER: MOBILITAZIONE A ROMA: "NO A DELOCALIZZAZIONE E DUMPING"


Roma, 4 giugno 2014 - Ultima chiamata per gli operatori dei call center di tutta Italia, arrivati a piazza della Repubblica per lo sciopero e la manifestazione nazionale CALL CENTER, CORTEO NAZIONALE: "NO A DELOCALIZZAZIONE E DUMPING" indetti da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Alcune migliaia di lavoratori soprattutto dal Centro-Sud, dove opera la maggior parte delle società, per chiedere la salvaguardia dei 90.000 posti di lavoro del settore e ribadire il no alla delocalizzazione fuori dall’Italia.
 Per il segretario nazionale della Slc-Cgil Massimo Cestaro “la situazione è sempre più pesante: le aste al massimo ribasso sono insopportabili per i lavoratori ma anche per le imprese sane”. C’è bisogno, attacca, di un “sistema di regole in linea con la normativa europea, precisa su questo aspetto”. Spesso questo tipo di lavoro “è nato come temporaneo per gli studenti, in realtà per tantissimi è diventato il lavoro fisso, anche se i rapporti il più delle volte sono part-time”. Lo racconta Salvatore Seggio, di Palermo, dal 2001 dipendente ad Almaviva, principale operatore italiano: “È cambiato tutto in peggio: ora le aziende ci pagano a chiamata e per rimanere nei costi dobbiamo parlare il meno disponibile. La colpa è della delocalizzazione, pensa al classico call center in Albania”. Al momento, spiega “siamo in ammortizzatore sociale, con un contratto di solidarietà da 0 a massimo di 7 giorni.
La marcia dei manifestanti prosegue su Via Cavour – I Mondiali in Brasile alle porte danno un tocco calcistico ai cori degli operatori dei call center in corteo nazionale contro delocalizzazioni e dumping. Dal “Po-po-po-po-po” a “Siamo noi, siamo noi, i call center italiani siamo noi” fino a “Il lavoro, italiano”, con salto d’accompagnamento.
Al corteo nazionale degli operatori dei call center, all’altezza di via dei Fori Imperiali è arrivato anche l’ex ministro del Lavoro e attuale presidente della commissione Lavoro  della Camera Cesare Damiano (Pd) - “Come commissione Lavoro della Camera – ha spiegato – stiamo portando avanti un’indagine conoscitiva sui call center. Ci sono diversi problemi: dobbiamo rivedere la logica dell’appalto, rivitalizzare il settore e combattere le delocalizzazioni”. A chi gli ricordava il pericolo per il diverso trattamento dei dati sensibili in altri Paesi, ha risposto: “Noi sappiamo che mentre in Italia c’è legge su privacy tassativa, in altro Paesi non c’è questa garanzia slla privacy. Stiamo lavorando anche su questo nell’indagine”. Damiano ha infine aggiunto: “Non sono uno di quelli che ritengono il settore un passaggio a Nord Ovest. Nel 2007 da ministro ha contribuito alla stabilizzazione di 25.000 precari. Il 70% sono donne, la maggior parte è sotto i 35 anni e con alta scolarizzazione. Questo è il futuro dell’Italia”. Ad accogliere il parlamentare il coro dei manifestanti: “Sotto la curva, Damiano, sotto la curva”, e l’invito: “Parlane con Renzi di noi!”.
“Le preoccupazioni dei lavoratori dei call center di tutta Italia, che oggi stanno manifestando per le vie di Roma, non solo sono del tutto legittime ma vanno fatte proprie dal Governo. Problemi strutturali, delocalizzazioni, gare al massimo ribasso e precarietà, sono le piaghe di questo settore che devono al più presto essere sanate con l’intervento del Parlamento. L’indagine conoscitiva, avviata in questi giorni dalla Commissione Lavoro della Camera, oltre a condividere le rivendicazioni dei lavoratori e delle imprese, deve riuscire a proporre soluzioni che possano dare una mano affinché la stabilizzazione e la crescita del settore vengano garantiti”.
Così, in una nota, Marco Miccoli, deputato PD e membro della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, presente al corteo insieme a una delegazione di parlamentari Partito Democratico, guidata da Cesare Damiano, Presidente della Commissione stessa.

03 giugno 2014

Telecom Italia: Comunicato regionale del 29 maggio 2014

"Si predica bene e si razzola male" oppure "Il lupo perde il pelo ma non il vizio".
Tranquilli, non è nostra intenzione parlare di proverbi, ma solo denunciare il modo di operare delle linee Open Access.
Ancora una volta dobbiamo pentirci di avere creduto ad un nuovo corso nella gestione delle risorse in Telecom Italia .
Qualche mese fa in un incontro regionale, al quale oltre alle Relazioni Sindacali ha partecipato anche un collega della gestione Open Access , c'era stato illustrato un processo di riorganizzazione in ambito Open Access, che attraverso l'ottimizzazione delle strutture di governo di AOL, avrebbe portato allo spostamento di personale da attività impiegatizie o indirette ad attività dirette sul campo ossia il tecnico, definito progetto di DIRETTIZZAZIONI, al fine di incrementare la produzione .
Impegni solenni a procedere con trasparenza, condivisione, informazione.
Oggi, dopo una comunicazione telefonica che ci preannunciava l' invito a visita medica dei lavoratori, le uniche informazioni in nostro possesso sono quelle forniteci dai lavoratori.
Ufficialmente nulla si sa su:
- numero dei lavoratori chiamati a visita medica
- territori e reparti coinvolti
- criteri di scelta
- tempi del progetto
e ciliegina sulla torta la formazione on the job per i lavoratori sottoposti a visita medica senza conoscerne ancora l'esito.
Considerato che a visita medica sono stati mandati anche lavoratori che già nel recente passato erano risultati non idonei al lavoro esterno, per patologie non certo guaribili, i preposti e chi ha la delega di datore di lavoro saranno chiamati a risponderne penalmente nel caso qualcuno, durante il training on the job, abbia conseguenze per la propria salute.
Perche' tutto ciò? Distrazione? Mancanza di tempo? o la solita "ammoina" per permettere ai responsabili AOL di gestire con i soliti metodi clientelari processi che prevedono scelte discrezionali oppure tutta questa "confusione" serve solo ad affidare il lavoro alle imprese esterne?
A cosa servono gli incontri sindacali se poi i famosi o famigerati gestori permettono di tutto e di piu' ai responsabili?
Rivendichiamo, pena il ricorso alla denuncia per attività antisindacali, il DIRITTO ad una tempestiva e corretta informativa su quanto sta accadendo.
Palermo 29 maggio 2014

Le Segreterie Regionali
SLC/CGIL - FISTEL/CISL - UILCOM/UIL


Call center: Azzola (Slc Cgil) domani in piazza per tutelare lavoratori senza volto

Domani, mercoledì 4 giugno, lo sciopero unitario dei lavoratori dei call center vedrà l’arrivo a Roma di oltre 50 pullman da tutta Italia, un treno dalla Sicilia e la conseguente presenza di migliaia di lavoratori al corteo.
Il concentramento è previsto alle ore 9.30 in piazza della Repubblica: il corteo proseguirà per via Nazionale per raggiungere piazza SS Apostoli dove sono attesi gli interventi di esponenti politici e sindacali intorno alle 12.30.
“Tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei giovani – ricorda Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – sostengano la protesta di lavoratori che grazie a questo impiego mantengono le proprie famiglie e che quindi chiedono di vedere migliorate le condizioni di lavoro, a partire dalle tutele sociali e dallo stesso stipendio.”
“Bisogna permettere alle aziende sane che operano nel settore di poter competere sulla qualità e l’innovazione, ingredienti ideali per vincere le gare di appalto che non possono più essere avvelenate dal massimo ribasso – prosegue il sindacalista. Non è più possibile che aziende italiane delocalizzino all’estero in maniera selvaggia ed è pertanto necessario che l’Italia recepisca in maniera esaustiva la direttiva 2001/23/CE a tutela dei lavoratori. Pertanto è un bel segnale che molte aziende appoggino la nostra lotta.”

“Ci dispiace per i disagi che subiranno i cittadini romani – conclude Azzola - non siamo in presenza di una protesta corporativa ma di una vertenza che mira a ottenere dignità per un settore che vede occupati 80.000 addetti che con la voce risolvono i problemi quotidiani dei cittadini e a cui nessuno dà un volto.”

Cesare Damiano, Presidente Commissione Lavoro Camera dei deputati su sciopero 4 giugno a Roma


Lo sciopero di domani dei lavoratori dei call center va sostenuto con grande convinzione. Le rivendicazioni unitarie dei sindacati hanno a cuore il futuro di un settore che occupa attualmente circa 80.000 lavoratori. I problemi fondamentali sono due: le delocalizzazioni in territori extra UE e gli appalti al massimo ribasso. Dopo le regole individuate attraverso la concertazione al tempo del Governo Prodi, che avevano consentito la stabilizzazione di circa 25.000 addetti, nel settore sono tornate a manifestarsi logiche di concorrenza sleale alimentate dal trasferimento di attivita’ in Paesi al di fuori dell’Unione Europea che hanno un bassissimo costo della manodopera e che non garantiscano adeguate tutele della privacy, come stabilito dalla legislazione nazionale. Il secondo problema e’ costituito dagli appalti, il cui massimo ribasso e’ al di sotto delle retribuzioni minime previste dai contratti di lavoro. In questo modo si crea lavoro nero. La Commissione lavoro della Camera ha avviato una indagine conoscitiva sul settore al fine di intervenire con regole che garantiscano una concorrenza leale e che non penalizzino, paradossalmente, le aziende che hanno scelto la strada della trasparenza retributiva e della stabilita’ del lavoro.

Call Center: Domani 4 giugno i lavoratori scendono in piazza

www.today.it
No delocalizzazioni Day: la manifestazione dei lavoratori dei call center Sempre più operatori hanno iniziato a spostare i servizi di call center fuori dai confini nazionali: Albania, Romania, Tunisia. Adesso sono circa 80mila i lavoratori di questo settore, sparsi per tutto il territorio nazionale, che non hanno certezze. Tagli ai salari, casse integrazioni e anche licenziamenti. Ma i lavoratori dei call center hanno deciso di dire basta: per questo scenderanno in piazza il 4 giugno a Roma per una manifestazione nazionale che li vedrà tutti insieme.
No Delocalizzazioni Day: così è stata chiamata la giornata di mobilitazione, organizzata nello stesso giorno in cui imprese e sindacati del settore hanno ottenuto un tavolo con il ministero dello Sviluppo.
La maggior parte di queste imprese si trova al sud: Taranto, Reggio Calabria, Catania. Aziende e sindacati chiedono di intervenire per evitare i ribassi e avere degli incentivi pubblici, in modo da non costringere alle delocalizzazioni. Delocalizzare significa anche abbassare la qualità del servizio: lo fa notare la Slc Cgil, sigla del settore. Senza contare che in questi casi c'è anche il rischi privacy: il sindacato ricorda che c'è una normativa dell'Unione europea che impone ai call center di affidare i servizi solo a paesi dell'Ue in modo che i dati dei clienti non viaggino troppo al di fuori dei suoi confini.
Sono tutte le sigle confederali del settore a scendere in piazza il 4 giugno, un vero e proprio sciopero congiunto. Per questo sono a lavoro per promuovere la mobilitazione anche attraverso i social network, su cui è stato diffuso un video che cerca di spiegare con ironia che cosa sta succedendo nel mondo dei call center.

Rai: i Sindacati scioperano insieme l’11 giugno


Rai taglia 150 milioni, 11 giugno sciopero dipendenti e giornalisti
 Sindacati Rai compatti: l'11 giugno sara' sciopero dei dipendenti del servizio pubblico radiotelevisivo, giornalisti compresi. E sara' anche manifestazione a Roma. La giornata di mobilitazione proclamata dalle segreterie nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai e' contro il taglio di 150 milioni previsto dal Dl. 66/2014, che a detta degli stessi sindacati "mostra evidenti profili di incostituzionalita'".
Un taglio delle risorse derivanti dal canone che e' definito "drastico" e che "non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, creando le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di Rai Way alla vigilia del 2016 (data in cui dovra' essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico), lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei governi. Indicare in Raiway e nelle sedi regionali i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa infatti far morire la Rai e compromettere seriamente il rinnovo della concessione per il servizio pubblico".
A parere dei sindacati, "il dibattito sul fatto che in tempi di crisi anche la Rai 'deve contribuire al risanamento del Paese' (riferimento alle parole del premier Renzi nel corso di una trasmissione del servizio pubblico, ndr) risulta infatti affascinante quanto fuorviante, perche' nasconde, dietro un'affermazione condivisibile, un'operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale nella piu' grande azienda culturale del Paese". 
Secondo le sigle sindacali unitarie "altro tema, lo abbiamo gia' detto, e' quello della discussione su come ridurre gli sprechi e riformare la piu' grande azienda culturale del Paese, rispetto al quale i sindacati sono come sempre disponibili al confronto. Un confronto che non puo' avvenire se il campo non verra' sgombrato dall'idea che la rete possa essere usata per fare cassa".
Rai: i Sindacati scioperano insieme l’11 giugno
Le Segreterie Nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai  indicono una giornata di sciopero con manifestazione a Roma per tutti i dipendenti del gruppo RAI per il giorno 11 giugno 2014 contro il taglio di 150 milioni previsto dal Dl. 66/2014, che mostra evidenti profili di incostituzional...ità.
Un taglio drastico che non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, creando le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di RaiWay alla vigilia del 2016 (data in cui dovrà essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico), lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei Governi.
Indicare in Raiway e nelle sedi regionali i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa infatti far morire la Rai e compromettere seriamente il rinnovo della concessione per il servizio pubblico.
Il dibattito sul fatto che in tempi di crisi anche la Rai "deve contribuire al risanamento del paese" risulta infatti affascinante quanto fuorviante, perché nasconde, dietro un'affermazione condivisibile, un'operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale nella più grande azienda culturale del paese.
Altro tema, lo abbiamo già detto, è quello della discussione su come ridurre gli sprechi e riformare la più grande azienda culturale del paese, rispetto al quale i sindacati sono come sempre disponibili al confronto.
Un confronto che non può avvenire se il campo non verrà sgombrato dall’idea che la rete possa essere usata per fare cassa.
Rai, Camusso: «Lo sciopero rimane».
«Siamo intenzionati a insistere: le vertenze si fanno così». Così, a proposito dello sciopero Rai previsto per l’11 giugno, si esprime il segretario generale della Cgil Susanna Camusso: «È grave sostenere che lo sciopero è umiliante. In quanto qualunque controparte dovrebbe sapere che lo sciopero è una cosa normale. Se cambiano le cose, siamo pronti a discutere». "La vendita di Raiway - ha proseguito Camusso - determina incassi di breve periodo, ma costi di lunga durata. Il problema generale di rendere le reti di trasmissione private mette a rischio il sistema paese". "Altro tema è il mancato riconoscimento alla Rai di una quota del canone - ha detto ancora il segretario Cgil - il canone è una tassa di scopo, se cambia lo scopo questa non è una variabile indifferente per chi paga il canone, è un atto eticamente non accettabile. Se si vogliono ridurre i trasferimenti alla Rai, allora si abbassa il canone. Una grande azienda deve avere le risorse per andare avanti, il tema non è sottrarsi ai sacrifici necessari". "Il terzo tema è quello delle sedi regionali - ha proseguito Camusso - si parla di razionalizzazione del servizio ma il vero problema è difendere un patrimonio importante della tv pubblica".

01 giugno 2014

Ticket, dal 1 luglio si cambia: “Si paga di più se non si chiama”

Cambiano le regole per il pagamento del ticket e le Usl raccomandano a tutti i cittadini di telefonare per verificare e autocertificare la fascia di reddito negli elenchi della tessera sanitaria. Il nuovo sistema dematerializzato della sanità, che introduce anche la prescrizione farmaceutica digitale, infatti, comporta nuove procedure e le Usl  spiegano tutto quello che devono sapere e fare i cittadini entro e non oltre il 30 giugno per non avere problemi legati a pagamento di ticket in base alla fascia di reddito.

COSA CAMBIA:  Attualmente il pagamento del ticket (di compartecipazione alla spesa dei farmaci e delle visite) può avvenire sia tramite attestazione della fascia di reddito da parte del medico prescrittore (che la rileva dal Sistema TS – Tessera Sanitaria), sia con autocertificazione dell’assistito al momento della prenotazione, ma dal primo luglio le cose cambieranno e la fascia di reddito di appartenenza (attribuita dal Ministero delle Finanze sulla base della dichiarazione dei redditi) comparirà in automatico sulla ricetta senza possibilità di modifica o inserimento ex-novo da parte del medico prescrittore o del farmacista.

I RISCHI: E’ importante sapere che per varie motivazioni di ordine sia fiscale che informatico, alcuni assistiti potrebbero non risultare presenti nel Sistema TS (per esempio potrebbero non essere presenti i lavoratori dipendenti che hanno solo il Cud e non hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi), oppure potrebbero essere presenti con una fascia di reddito non corrispondente a quella dichiarata. Ma l’assenza dal Sistema TS dopo il 1° luglio comporterà una attribuzione automatica alla fascia più alta (con pagamento intero del ticket) e inoltre, sempre dopo il 1° luglio, l’autocertificazione della fascia di reddito da parte dell’assistito non potrà più essere fatta al medico stesso contemporaneamente alla prescrizione/ricettazione, ma potrà avvenire solo presso gli sportelli Cup, oppure on line (Pec, e-mail) o fax della azienda Usl di appartenenza, mediante la compilazione e invio di un apposito modulo regionale.

CHIAMARE SUBITO: E’ quindi importante – comunica la Usl  al quotidiano Umbria24– che i cittadini si informino subito, e comunque entro e non oltre il 30 giugno, della propria presenza nell’anagrafe del Sistema TS e nel caso di assenza o di errata attribuzione della fascia di reddito è importante autocertificarsi tempestivamente. Si possono ottenere informazioni sulla presenza o meno nel sistema TS ed eventuale supporto per l’autocertificazione chiamando l’Usl di competenza, preferibilmente nelle ore pomeridiane per abbreviare l’attesa. Informazioni dettagliate e moduli sul sito. Una volta inviata l’autocertificazione, l’Azienda Usl di appartenenza iscriverà il cittadino nel Sistema TS o ne correggerà la posizione e rilascerà il certificato relativo alla fascia di reddito dichiarata.

INFO:  Il calcolo per stabilire la fascia di reddito deve essere fatto sulla base delle informazioni che si trovano in calce al modello di autocertificazione o di autocertificazione per variazione di fascia (modello 4 e modello 5). Le informazioni nel Sistema TS relative alla fascia di reddito e all’eventuale diritto all’esenzione vengono aggiornate al 31 marzo di ogni anno, il certificato rilasciato dalle Aziende USL ai cittadini aventi diritto avrà validità dal momento del rilascio fino al 31 marzo dell’anno successivo. Non dovranno presentare l’autocertificazione gli esenti totali per reddito, né chi fa parte di un nucleo familiare con reddito complessivo superiore a 100mila euro in quanto tenuto al pagamento del ticket nella quota massima.

A CHI SI RIVOLGE A tutti gli assistiti, eccetto gli esenti per reddito*  (che hanno già fatto l’autocertificazione) e i cittadini in fascia di reddito superiore a 100mila euro.

SONO ESENTI PER REDDITO I SEGUENTI SOGGETTI:

* E01 Soggetti con meno di 6 anni o più di 65 anni con reddito familiare inferiore a euro 36.151,98.

* E02 Disoccupati – e loro familiari a carico – con reddito familiare inferiore a euro 8.263,31, incrementato a euro 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516 euro per ogni figlio a carico.

* E03 Titolari di assegno (ex pensione) sociale e loro familiari a carico.

* E04 Titolari di pensione al minimo, con più di 60 anni – e loro familiari a carico – con reddito familiare inferiore a euro 8.263,31, incrementato a euro 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516 euro per ogni figlio a carico.

Si riepilogano di seguito le fasce di reddito e le relative codifiche che devono comparire sulla ricetta per l’applicazione delle quote di compartecipazione:

 fasce di reddito