21 gennaio 2016

Call center, Camusso incontra i lavoratori di Almaviva


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Susanna Camusso incontra gli operatori del call center Almaviva nella sede di Palermo. Sarà la prima assemblea di presentazione del nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori e l'occasione per rimettere al centro dell'attenzione la vertenza Almaviva.
"La vertenza Almaviva è una vertenza che continua. Questa è una vertenza che riguarda tutto il gruppo ma anche tutto il settore del call center - ha sottolineato Camusso, parlando con i lavoratori - Bisogna essere coscienti che, in particolare nel Mezzogiorno, ma non solo, l'occupazione nei call center resta ancora l'unica possibilità che tanti giovani e tante persone hanno di trovare lavoro". La leader della Cgil ha definito "assolutamente ragionevoli" le preoccupazioni dei lavoratori e ha ricordato nuovamente che la vertenza Almaviva "non trova l'interlocuzione che dovrebbe avere, cioè quella del governo. Siamo di fronte a norme che nel Paese ci sono ma non vengono fatte applicare - ha aggiunto - siamo di fronte a grandi aziende pubbliche e partecipate che fanno le gare al massimo ribasso e siamo agli effetti che temevamo, cioè che dall'annuncio che tutti avrebbero avuto gli ammortizzatori in realtà si è determinata una situazione di riduzione e di maggior costo".
"Siamo contenti che il leader della Cgil abbia scelto di partire dal nostro posto di lavoro, questo dimostra l'interesse che la Cgil ha e ha sempre avuto per questo settore - ha dichiarato il segretario della Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso -. E' un'occasione importante per riaccendere i fari su un segmento diventato ormai strategico per lo sviluppo produttivo palermitano e siciliano. Almaviva occupa da noi 10 mila lavoratori e Palermo non può permettersi il lusso di perdere un'azienda come questa".
"Arriva un momento in cui bisogna fermarsi e tracciare un bilancio: le politiche di destrutturazione dei rapporti di lavoro di tipo subordinato degli ultimi 20 anni non hanno fatto avanzare il Paese ma lo hanno fatto arretrare", ha detto Camusso, presentando  la "Carta dei diritti universali del lavoro", il nuovo statuto dei lavoratori oggetto di un progetto di legge di iniziativa popolare promosso dalla Cgil. "Il cambiamento bisogna provocarlo e per cambiare dobbiamo mutare atteggiamento - ha aggiunto - Pensavamo che prima o poi sarebbe arrivato un governo che avrebbe risolto il problema della precarietà. Oggi non possiamo delegare ad altri. E' una scelta politica, stiamo parlando di quale profilo di società vogliamo e dell'idea di società che abbiamo". "E' la prima volta - ha proseguito - che attiviamo la consultazione straordinaria delle iscritte e degli iscritti della Cgil per affrontare decisioni sulla strategia del sindacato. Va costruita un'ampia mobilitazione. I diritti vanno ricostruiti in un ordine di universalità".
L'incontro tra gli addetti Almaviva e la segretaria Cgil avviene una settimana dopo l'approvazione della clausola sociale nei call center.
In quell'occasione Camusso ha rilasciato un'intervista a CorCom.    L'approvazione della norma, "è sicuramente il coronamento di un lunghissimo lavoro che abbiamo fatto in questi anni per mantenere la tutela ad un settore caratterizzato dalla precarietà, che hanno conseguenze sui lavoratori – diceva - Dentro il ddl Appalti ci sono altre norme che vanno nella direzione giusta, soprattutto quelle che non permettono di effettuare gare al massimo ribasso nei settori ad alta intensità di manodopera. Ma si deve continuare a lavorare affinché diventi davvero una regola universale ed affinché la clausola sociale sia estesa anche ad altri settori".

Sulle gare al massimo ribasso si concentrava l’attenzione della segretaria Cgil. “Nell’attuazione della norma (il ddl Appalti necessita di decreti attuativi ndr) bisogna tenere conto anche dei rischi che si possono generare con le gare basate sull’offerta economicamente più vantaggiosa. Il punto è che bisogna smettere di fare impresa comprimendo il costo del lavoro perché questo frena la produttività”. Di qui la necessità che le imprese investano in innovazione e formazione.

ELEZIONI RINNOVO RSU 2016

Quasi 4 lavoratori su 10 hanno assegnato il loro voto a SLC CGIL.
Grazie agli oltre 10.000 voti riconosciuti alla SLC CGIL si conferma il primato della CGIL in Telecom che viene confermata come prima organizzazione sindacale con un distacco significativo rispetto alle altre OO.SS
SLC CGIL risulta primo sindacato in quasi tutte le unità produttive e in alcune di esse diventa maggioranza assoluta della rappresentanza dei lavoratori.
Ciò ha consentito sostanzialmente, dopo tre anni complicati in cui si è dovuto intervenire pesantemente sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori di Telecom Italia, di mantenere il risultato delle precedenti elezioni nonostante l’aggressione subita dai vertici aziendali in occasione dei recenti accordi separati.
Anzi, il voto manifesta che le organizzazioni sindacali che non hanno sottoscritto gli accordi di settembre e ottobre uu.ss, hanno acquisito la maggioranza assoluta di RSU elette, ribadendo, in questo modo, la contrarietà dei lavoratori alle intese sottoscritte.
Questo dato deve aprire una profonda riflessione tra tutti i soggetti coinvolti. A partire dall’azienda che esce sconfitta nella sua impostazione che ha portato alla sottoscrizione delle intese separate, escludendo il più grande sindacato dal tavolo negoziale.
Ciò dimostra che non esistono scorciatoie, che non si può più scaricare sui lavoratori gli errori commessi dai responsabili aziendali, che è necessario aprire un confronto sull’organizzazione del lavoro che, rimettendo al centro del processo produttivo il cliente, rimetta Telecom nelle migliori condizioni per competere sul mercato.
In quest’ambito è necessario intervenire su tutti quei comportamenti che sono finalizzati al guadagno dei singoli attraverso l’alterazione dei dati aziendali per il raggiungimento delle canvass.
Parallelamente, andrà aperto un tavolo di confronto con il Governo per avere chiarezza sulle politiche industriali per il settore, sullo sviluppo della banda larga e sull’assetto azionario di Telecom, nella consapevolezza che il mantenimento dell’unicità aziendale, compresa la rete, non solo allinea il nostro Paese agli altri Paesi europei ma è l’unica condizione che associa gli interessi del Paese (realizzazione della banda larga e digitalizzazione) a quelli del futuro delle decina di migliaia di lavoratrici e lavoratori che direttamente o indirettamente operano in Telecom.
Per questi motivi è necessario costituire prontamente il nuovo coordinamento delle RSU a aprire un serio negoziato sul piano di impresa che l’azienda sta elaborando.
Infine, è necessario avviare la fase del rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto da ormai un anno, per garantire ai lavoratori l’adeguamento delle retribuzioni e una normativa in grado di tutelarli al meglio.
Grazie alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori che hanno voluto confermaci la loro fiducia confermandoci il primo sindacato di Telecom Italia

La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

Cassazione: danno da stress e risarcibilità

La Corte di Cassazione, sez. Lav, con sentenza n. 17285 del 28 agosto 2015 ha rigettato il ricorso del datore di lavoro che chiedeva di non riconoscere il danno subito dai lavoratori come danno da stress (o da usura psicofisica).
Il datore non ha dimostrato di non aver violato la disciplina sui riposi giornalieri e settimanali e pertanto, gli Ermellini hanno riconosciuto sussistente il danno non patrimoniale in virtù della violazione del diritto al riposo costituzionalmente protetto.
Secondo gli Ermellini e per giurisprudenza recente (Cass. Sez. L, Sentenza n. 2886 del 10/02/2014), il danno da stress o da usura psicofisica rientra nella categoria dei danni non patrimoniali causati da inadempimenti contrattuali.
La risarcibilità dei danni in questione presuppone l'esistenza di un pregiudizio concreto, che deve essere sofferto e provato dal titolare dell'interesse leso.
Il danno da usura psicofisica si configura quando il lavoro è prestato oltre il sesto giorno consecutivo (Sez. L, Sentenza n. 16398 del 20/08/2004, Rv.576013), e va distinto dal danno alla salute o dal danno biologico, che si concretizza quando il lavoratore presenta una infermità determinata dall'attività lavorativa continua ed usurante (così anche Sez. L, Sentenza n. 2455 del 04/03/2000).
La tutela del lavoratore deriva dall'art. 36 della Cost., da cui si ricava che il datore di lavoro deve risarcire il danno non patrimoniale.
Nel caso in esame, secondo i giudici di legittimità, la corte territoriale ha ritenuto dimostrata documentalmente la violazione della disciplina sui riposi, giornalieri e settimanali, e pertanto ha correttamente riconosciuto il danno da usura come quel danno non patrimoniale, concernente la violazione del diritto al riposo costituzionalmente protetto, prodottosi per la protrazione dei turni di lavoro senza far ricorso ai riposi compensativi.
La corte d'Appello, infatti, ha rilevato che i turni di lavoro avevano superato i limiti legali previsti per i riposi giornalieri e settimanali, e pertanto che gli stessi avevano dato luogo all'inadempimento contrattuale riguardante l'obbligo di sicurezza del datore di lavoro.
Il datore di lavoro, in sede giudiziale, avrebbe dovuto provare l'esistenza dei riposi compensativi per andare esente da responsabilità, ed invece, non vi ha ottemperato.
Quanto al motivo sollevato dal ricorrente sulla quantificazione del danno e per il quale è stato utilizzato il parametro della retribuzione straordinaria, i giudici di legittimità hanno confermato che la corte di merito ha correttamente applicato il criterio di liquidazione del danno prescelto, tenendo conto della maggior penosità della prestazione lavorativa, in quanto non accompagnata dai prescritti riposi giornalieri e settimanali, proprio per la sua analogia con la fattispecie dei mancati riposi giornalieri dello straordinario.
La giurisprudenza di legittimità, Sez. 3, con la sent. 1529/2010, ha affermato che la valutazione equitativa del danno è suscettibile di rilievi in sede di legittimità solo se "difetti totalmente la giustificazione che quella statuizione sorregge, o macroscopicamente si discosti dai dati di comune esperienza, o sia radicalmente contraddittoria".
Pertanto, per la Corte, la decisione è immune da vizi ed è in linea con le Sezioni Unite (sent. n. 1607 del 03/04/1989), secondo le quali "nel caso di prestazione dell'attività lavorativa di domenica, senza fruizione del riposo in altro giorno della settimana, il mancato riposo settimanale, con l'usura psicofisica che ne deriva, costituisce per il lavoratore uno specifico titolo di risarcimento, che è autonomo rispetto al diritto alla maggiorazione per la penosità del lavoro domenicale; tale risarcimento, in mancanza di criteri legali o di principi di razionalità che ne impongano la liquidazione in una somma pari ad un'altra retribuzione giornaliera, dev'essere liquidato in concreto dal giudice del merito, alla stregua di una valutazione che tenga conto della gravosità delle varie prestazioni lavorative, non essendo il danno per il sacrificio del riposo settimanale determinabile in astratto".

Per tutte queste ragioni, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del datore di lavoro.

19 gennaio 2016

Susanna Camusso a Palermo per "Carta diritti universali lavoro"


La campagna di presentazione della "Carta dei diritti universali del lavoro" fa una delle primissime tappe giovedì 21 a Palermo. A presentare i contenuti della Carta e l'impianto del nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, oggetto di un progetto di legge nazionale di iniziativa popolare promosso dalla Cgil, sarà il leader nazionale del sindacato Susanna Camusso.

L'appuntamento è alle 10 all'Hotel San Paolo Palace. L'assemblea dei quadri e dei delegati del 21, rivolta ai 116 componenti dell'assemblea generale della Cgil Palermo, alle assemblee delle 12 categorie, alle Rsu, alle Rsa, alle associazioni della Cgil e a tutti i lavoratori, sarà aperta dalla relazione del segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo.

L'iniziativa sarà conclusa dal leader nazionale Susanna Camusso, che dalle 16 alle 17 parteciperà a un'assemblea con i lavoratori di Almaviva, nella sede di via Marcellini, per parlare del nuovo statuto e della vertenza del call center. A Palermo le assemblee, in calendario dal 21, dureranno fino al 19 marzo. Da aprile si comincia con la raccolta di firme per accompagnare la legge di iniziativa popolare.



LA RIORGANIZZAZIONE DI TELECOM? UTILE PER DANNEGGIARE AZIENDA E LAVORATORI!!!!!

Come noto l’azienda ha deciso di chiudere tutte le supervisioni e gli Help Desk di Network di Italia e concentrare le relative attività su Roma e Milano; nell’operazione il personale operante viene ridotto di più di 200 lavoratori, perdendo così totalmente il controllo del territorio e delle specializzazioni presenti; inoltre le attività concentrate a Roma e Milano saranno svolte, in parte, da personale proveniente dal 119, quindi con skill totalmente diversi da quelli da svolgere.
Come era facile prevedere e come più volte abbiamo denunciato, l’operazione si sta dimostrando dannosa per tutti: azienda, clienti, lavoratori e i nodi stanno venendo al pettine.
A seguito degli accordi separati del 27 ottobre 2015 che hanno lasciato completa libertà di azione all’azienda su tutte le riorganizzazioni e sulle esternalizzazioni di attività, in aggiunta al totale asservimento alle volontà degli OLO e dell’AGCOM, nei giorni scorsi c’è stata un’accelerazione improvvisa per spostare il personale in Open Access con pesanti ripercussioni in Network e sui lavoratori.
La chiusura entro il mese di gennaio 2016 delle sedi della supervisione 0‐24, con il contestuale passaggio di tutti i lavoratori in Open Access, in reparti messi in solidarietà e dichiarati in esubero (ASA), toglie a Network delle professionalità pregiatissime utilizzabili nelle attività di NOA.
Senza considerare che ai lavoratori delle sedi in chiusura è stato negato anche la possibilità di partecipare al recente internal recruiting lanciato dall’Azienda (posizione Specialist delivery&assurance), con la contestuale chiusura ai lavoratori di Caring di accedere alla posizione di TOL ASA e che sarà probabilmente anche preclusa loro la possibilità di occupare la posizione di tecnico esterno.
Tale scelta conferma anche la riduzione delle internalizzazioni: infatti i lavoratori dei reparti in chiusura erano già stati selezionati da tanti responsabili di Network che potevano così internalizzare attività pregiate oggi gestite tramite appalto.
A questo si aggiunge che dopo più di 6 mesi l’azienda ancora non ha riallocato i lavoratori che, oggi già in parte privi di lavoro, non sanno ancora quale attività andranno a svolgere, se manterranno la loro professionalità e, soprattutto, in che luogo.
E’ fondamentale riportare l’azienda a ragionare in termini industriali e non finanziari come le è stato permesso con gli accordi separati, rimettendo il cliente al centro del processo produttivo: unica condizione per invertire il trend di riduzione del fatturato che da anni caratterizza le politiche di Telecom.
Infatti sino a quando il gruppo dirigente dell’azienda sarà concentrato a ragionare su quali stratagemmi adottare per raggiungere gli obiettivi che gli consentono di percepire le canvass e non si concentrerà su come migliorare la qualità del servizio da erogare alla clientela, il futuro dell’azienda non potrà che procedere in direzione di un suo ridimensionamento che si ripercuoterà in automatico sul personale dipendente.

La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

15 gennaio 2016

Comunicato Stampa approvazione clausula sociale


Foti (Slc) : "Tutto partì da Catania nel 2008. Oggi giornata di festa"
È una giornata da ricordare per i lavoratori dei call center: oggi il
Senato ha approvato il DDL appalti, che comprende le clausole sociali
nei cambi di appalto delle strutture. In parole povere, i lavoratori
saranno garantiti nella prosecuzione dei rapporti di lavoro già
esistenti in caso di successione di imprese negli appalti con il
medesimo committente. Saranno anche protetti i trattamenti economici e
normativi contenuti nei contratti collettivi.
La battaglia partì proprio da Catania nel 2008, quando la Slc Cgil
iniziò a porre il problema delle mancate garanzie ai lavoratori dei
call center, ad esempio , nel caso in cui l'azienda di appartenenza
perdesse una o più commesse. Con questa modifica, il dipendente del
call center segue il destino della commessa, continuando a lavorare
per la nuova azienda.

"L'approvazione di oggi corona una lotta appassionata, partita qui a
Catania insieme ai lavoratori dei call center catanesi, proseguita in
Commissione lavoro, alla Camera e infine in Senato, sempre sotto
l'occhio attento della Slc nazionale. Anche i cittadini hanno dato il
loro apporto partecipando a diverse mobilitazioni nazionali e firmando
una importante petizione sulla clausola sociale - commenta il
segretario generale della Slc Cgil, Davide Foti - Oggi per noi è
giornata di festa. Non può esserci vittoria migliore per un sindacato,
se non quando una rivendicazione si trasforma addirittura in legge".
 

14 gennaio 2016

Sit-in addetti Almaviva,lettera a Mattarella e Renzi

(AGI) - Palermo, 13 gennaio - Una lettera rivolta alle massime istituzioni, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al presidente del Senato Pietro Grasso. Un "sos disperato" dei lavoratori di Almaviva, tremila dei quali solo a Palermo a rischio esubero, e un sit-in programmato per il 22 gennaio, davanti alla Regione. I sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl hanno deciso di tornare in piazza dopo lo sciopero dell'11 dicembre scorso, a causa della mancanza di risposte sul loro futuro. Dopo la perdita della commessa di Enel la sorte del call center, i cui lavoratori per evitare i licenziamenti hanno rinunciato a un'altra parte di salario, e' sempre piu' incerta. "Non possiamo aspettare oltre che ci convochino. Andiamo a bussare alle porte dell'illustre assente, il presidente della Regione, e questa volta devono farci entrare", dicono i sindacati. Nella lettera inviata anche al presidente della Camera Laura Boldrini, al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al presidente della Regione Rosario Crocetta, i lavoratori sottolineano l'importanza del center di Almaviva, azienda italiana che occupa oltre 15.000 lavoratori in Italia. In particolare a Palermo su due sedi, sono impiegati 5000 persone tra lavoratori a tempo indeterminato e precari. "Da qualche anno - scrivono - anche questa unica occupazione e' messa in serio pericolo a causa di un quadro normativo carente per il settore, della mancata applicazione delle pochi leggi dello Stato esistenti in materia e di una politica industriale di settore mai realmente affrontata". Sono ormai quattro anni che i dipendenti di Almaviva "tirano a campare" con le stampelle dei contratti di solidarieta'; nel mese di dicembre, "sembrerebbe in seguito a delle ispezioni Inps, ci e' stata tolta una stampella", in quanto, e' stato unilateralmente modificato l'inquadramento dell'Azienda da industria a terziario; questa modifica ci ha lasciati in balia della giungla degli ammortizzatori sociali deroga, le cui coperture, oltre che inferiori, sono sempre avvolte da incertezza. Ci rivolgiamo a voi perche' siamo fortemente preoccupati per il nostro futuro e per quello delle nostre famiglie".

Contratti di solidarietà: addio dal 1° luglio 2016

Con la nota prot. n. 524 dell’11 gennaio 2016, il Ministero del lavoro spiega le disposizioni della legge di Stabilità 2016 in merito ai contratti di solidarietà difensivi di tipo B in vista della loro abrogazione a decorrere dal 1° luglio 2016.
In particolare, la legge di Stabilità 2016, all’art. 1, comma 305, ha stabilito che “in attuazione dell’articolo 46, comma 3, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, le disposizioni dì cui all’articolo 5, commi 5 e 8, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e successive modificazioni, trovano applicazione per l’intera durata stabilita nei contratti collettivi aziendali qualora detti contratti siano stati stipulati in data antecedente al 15 ottobre 2015, e, negli altri casi, esclusivamente sino al 31 dicembre 2016, nel limite massimo di 60 milioni di euro per l’anno 2016“.
Tutti i contratti di solidarietà stipulati in data antecedente al 15 ottobre 2015 saranno applicati per la durata del contratto prevista dal verbale di accordo firmato dalle parti.
Tutti i contratti di solidarietà stipulati a partire dal 15 ottobre 2015 saranno applicati comunque non oltre la data del 31 dicembre 2016, anche nel caso in cui il verbale di accordo sindacale preveda una scadenza del periodo di solidarietà successiva a tale data.
L’ultimo giorno valido per la stipula di un contratto di solidarietà rimane, in ogni caso, il 30 giugno 2016, così come stabilito dall’articolo 46, comma 3, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, che abroga, a decorrere dal 1° luglio 2016, l’articolo 5 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.

Per ciò che attiene alle risorse finanziarie, il Ministero del Lavoro impegnerà le risorse stanziate in ordine cronologico, procedendo quindi all’esaurimento dei residui degli anni precedenti – compresi i 140 milioni di euro autorizzati con l’art. 4, comma 1, del decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2015, n. 109 – e successivamente impegnerà le risorse, 60 milioni di euro, previste dalla legge di Stabilità 2016.

Call center: Cestaro (Slc Cgil), approvate definitivamente le clausole sociali negli appalti dei call center

DICHIARAZIONE DI MASSIMO CESTARO
SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL
Da pochi minuti il Senato ha approvato in ultima lettura il DDL appalti, che comprende le clausole sociali nei cambi di appalto dei call center.
Questa norma, oggi approvata in via definitiva, prevede la prosecuzione dei rapporti di lavoro già esistenti in caso di successione di imprese negli appalti con il medesimo committente e la protezione dei trattamenti economici e normativi contenuti nei contratti collettivi.
È una giornata storica per le lavoratrici e i lavoratori del settore customer, che vedono finalmente tutelata la loro continuità occupazionale. Un risultato importante, che è stato possibile raggiungere anche grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno sostenuto questa battaglia con mobilitazioni durante tutto l’iter parlamentare, oltre che dei 18mila cittadini che hanno firmato la petizione su change.org a sostegno della clausola sociale.
Con l’approvazione definitiva di questa norma il Parlamento ha finalmente riportato l’Italia in linea con il resto dell’Europa, dimostrando di voler fare passi avanti per riequilibrare un sistema illogico e costoso per la collettività e i lavoratori.
Slc Cgil plaude all’esito positivo del voto e auspica che questo sia l’inizio di una maggiore disponibilità delle Istituzioni ad affrontare la necessaria fase di riordino complessivo del settore dei call center. Da settimane ormai Slc Cgil sottolinea l’incongruenza della discussione parlamentare di questa norma con l’assegnazione degli appalti di Poste Italiane e Enel – aziende pubbliche – sotto il costo del lavoro.
Roma, 14 Gennaio 2016


TLC: Crisi settore Call Center richiesta incontro

Roma, 14 Gennaio 2016

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
On. Claudio DE VINCENTI
Ministro del Lavoro
On . Giuliano POLETTI
Ministro dello Sviluppo Economico
On. Federica GUIDI
a/mezzo e mail
Oggetto: Crisi settore Call Center – richiesta incontro urgente
Come a Voi noto, il settore dei Call Center sta attraversando una crisi strutturale molto profonda, conseguenza di una concorrenza non congrua tra imprese che determina, in occasione dei cambi di appalto, una sostituzione sistematica del personale con gravi crisi sociali e una spesa pubblica, in incentivi e ammortizzatori, del tutto ingiustificata.
Gli elementi centrali che alterano la concorrenza sul mercato perpetuando crisi sociali, sono riconducibili a tre direttrici:
 una forte spinta a de-localizzare le attività verso Paesi con un costo del lavoro inferiore a quello del nostro Paese, in cui i controlli su privacy e sicurezza risultano, nei fatti, impraticabili riducendo ulteriormente il costo per l’impresa;
 l’utilizzo improprio degli incentivi alle assunzioni previste dalla legge di stabilità che, in un’attività in cui il costo del lavoro arriva a rappresentare sino all’80% del costo totale del servizio, consente la partecipazione a gare con tariffe inferiori sino al 40% rispetto a una società che ha personale già assunto;
 la stipula di contratti commerciali che non definiscono i volumi delle attività oggetto di appalto in maniera certa, ma sostanzialmente introducono una prestazione a “cottimo” attraverso il pagamento della prestazione legato a un importo per minuto di attività di risposta telefonica.
Su queste tematiche, da circa 24 mesi, si è instaurato un tavolo di crisi del settore presso il Ministero dello Sviluppo Economico, partecipato anche dal Ministero del Lavoro, che però non è più stato convocato da ormai diversi mesi.
Il ripetersi delle crisi ha portato il legislatore a intervenire con specifiche norme di legge, prima con l’approvazione dell’art. 24-bis del d.l. 22 giugno 2012, n. 83 convertito con legge 7 agosto 2012, n.134, in materia di de-localizzazioni di attività e sicurezza dei dati personali.
Successivamente attraverso una norma che garantisce la continuità occupazionale nel cambio di appalto, inserita nel DDL appalti, già approvata dalla Camera lo scorso novembre e oggi approvata in via definitiva al Senato.
In tutte queste occasioni, sia le aziende che svolgono attività di call center che le organizzazioni sindacali hanno evidenziato come il sistema di affidamento al massimo ribasso delle attività renda impossibile il prosieguo dell’attività per le aziende che intendano rispettare le regole.
Nonostante i ripetuti impegni assunti dai rappresentanti del Governo e gli annunci sulle sanzioni che sarebbero dovute scattare già nel gennaio del 2015, il mancato rispetto delle previsioni di cui all’art. 24 bis del Decreto Legge 22 giugno 2012 n. 83, convertito dalla Legge 134/2012, per disciplinare le delocalizzazioni all’estero delle attività di contact center, è rimasto totale.
Ciò determina un grave danno per gli interessi dei clienti, cui non è consentito il “diritto di scelta” previsto dalla Legge, una distorsione rilevante della concorrenza e lo spostamento ingente di quote di attività verso mercati collocati fuori dai Paesi comunitari.
Inoltre, l’Inps ha agito per inquadrare l’intero settore nel terziario, anche attraverso il passaggio coatto di grandi imprese, restringendo significativamente la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali per attuare le riorganizzazioni necessarie a fronteggiare le crisi aziendali inatto.
A questa situazione particolarmente complicata, negli ultimi mesi si è aggiunta la “gara” effettuata da due importanti imprese, a partecipazione statale: Poste Italiane ed Enel.
Il processo d’individuazione delle aziende fornitrici del servizio, infatti, sta procedendo attraverso il meccanismo del “massimo ribasso” ed ha portato a preassegnare le attività a società che hanno offerto un prezzo, stiamo parlando d’importi inferiori a 0,30 centesimi di euro per minuto di risposta telefonica, del tutto insufficienti a garantire l’applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di riferimento.
Inoltre, cosa ancora più sconcertante, proprio mentre il Parlamento ha approvato, con il consenso del Governo, il DDL Appalti, in cui è contenuta una norma che garantisce la continuità occupazionale nei cambi di appalto di attività di call center, le procedure adottate dalle due imprese, controllate dal pubblico, e i prezzi con cui stanno per essere assegnate ne rende impossibile l’applicazione aprendo una crisi che coinvolgerà oltre 3000 persone sul territorio nazionale.
È del tutto evidente come risulti inaccettabile che società “pubbliche” si prestino a non rispettare norme volute e approvate dal Parlamento determinando condizioni di mercato - è evidente che i prezzi di tutte le attività si andranno ad allineare verso gli importi definiti in queste gare - in grado di mettere a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e la sopravvivenza stessa delle imprese oggi presenti sul mercato.
Proprio per evitare tali situazioni, c’è una esigenza condivisa, scaturita nell’ambito del “Forum Contrattuale” delle TLC, tra Asstel, associazione che rappresenta gli operatori telefonici, Assocontact, in rappresentanza delle aziende di call center e le scriventi Segreterie Nazionali di operare per favorire processi di consolidamento del settore - attraverso soluzioni da individuare nel prossimo rinnovo contrattuale - unica condizione per rilanciare gli investimenti necessari a migliorare la qualità del servizio e impedire il perpetuarsi di crisi occupazionali determinate da una concorrenza sleale operata sul costo del lavoro.
Per i motivi sopra richiamati, le scriventi Segreterie Nazionali sono a richiedere la convocazione di un tavolo di crisi, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in grado di intervenire sulle procedure di assegnazione in corso, al fine di garantire l’applicazione delle norme che tutelano la continuità occupazionale , evitare crisi con imprevedibili ricadute territoriali e trascinare l’intero settore verso la china dell’ illegalità.
Inoltre, in tale confronto dovranno essere previsti tutti gli interventi necessari a garantire il rispetto dell’articolo 24 bis in tema di delocalizzazioni e procedure che impediscano le gare al massimo ribasso individuando l’importo minimo in grado di garantire il pagamento di quanto previsto dal CCNL.
Per consentire una prospettiva ai lavoratori coinvolti dai cambi di appalto sopra richiamati ed evitare l’insorgere di proteste inevitabili vista la collocazione geografica di tali aziende, le scriventi Segreterie Nazionali restano in attesa di una convocazione urgente.
Distinti saluti.
LE SEGRETERIE GENERALI
SLC/CGIL – FISTel/CISL – UILCOM/UIL

Finita era Telecom, unico brand Tim

Un’icona semplice per un logo moderno, in grado di essere immediatamente e universalmente riconoscibile: un privilegio riservato ai grandi protagonisti del mercato.
E’ una tappa importante del percorso di rinnovamento della nostra identità di marca. Un percorso che ci vede impegnati da diversi mesi nel far convergere tutte le offerte commerciali verso TIM, in modo da costruire una brand experience capace di unire la solidità e la grandezza di Telecom Italia alla personalità innovativa di TIM.
La vision si riassume nel nostro nuovo posizionamento: in un mondo in cui il possesso diventa accesso, TIM diventa il nuovo abilitatore dell’Italia Digitale, per essere connessi alla vita, sempre, ovunque, meglio.
Due brand in uno: l'autorevolezza di Telecom Italia è da sempre un'eredità importante per TIM. Per sintetizzarla nel nuovo logo è stato necessario lavorare sui codici espressivi correnti, conosciuti e riconosciuti: da una parte avevamo lo storico tetragramma - poi trigramma - rosso di Telecom Italia, dall’altra il celebre biscotto TIM. E’ stato scelto di eliminare qualsiasi forma contenitiva e mantenere il distintivo colore blu all'interno dell'identità comune, per poi ridefinire il trigramma in modo da dare vita a un design forte e contemporaneo. E, soprattutto, semplice.
Un nuovo logo ma non solo: il percorso di trasformazione è accompagnato da una campagna istituzionale che affronta il cambiamento radicale del nostro modo di comunicare, le nuove tecnologie ci stanno portando verso un’era dove le connessioni tra gli individui sono sempre più profonde e significative.
La campagna di lancio del nuovo posizionamento è nata per raccontare questo nuovo mondo connesso, attraverso il coinvolgimento di tre testimonial d’eccezione che presentano il loro punto di vista: Sir Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, Fabio Fazio e Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif.
E poi il nuovo headquarter TIM, anche questo parte integrante del progetto di rinnovamento in corso: sorgerà a Roma dal recupero delle Torri realizzate nel quartiere dell’EUR negli anni Cinquanta dall’architetto Cesare Ligini.
La nuova sede centrale della società rappresenterà uno dei complessi edilizi più all’avanguardia dal punto di vista architettonico e bioclimatico in Italia, realizzato secondo le tendenze più attuali dello smart working per garantire flessibilità organizzativa e qualità degli ambienti di lavoro.

Ci siamo quindi. Dal 14 gennaio, il nuovo marchio sarà on air su tutte le properties aziendali e nelle comunicazioni media. Ritorna il 14, un numero che accompagna TIM fin dalla sua nascita, il 14 luglio 1995.






Teatro Stabile, Cgil e Slc: "Da evitare strappi e paralisi politiche. L'attenzione vada ai lavoratori"



"Il prestigio del Teatro Stabile e di tutti i suoi lavoratori va considerato al di sopra di ogni cosa, oggi più che mai. Ogni strappo, ogni paralisi politica o organizzativa va evitato. Serve invece un Consiglio di amministrazione che guidi con autorevolezza e grande unità; si pensi soprattutto alle maestranze e agli artisti che in questi anni hanno condiviso sacrifici quotidiani con i vertici dell'Ente".
La pensano così il segretario generale della Cgil Giacomo Rota e il segretario Slc Cgil, Davide Foti, che in una nota unitaria si appellano "al buon senso dei soci e al cda dell'ente per ricercare soluzioni di linearità gestionale nella correttezza di azioni, evitando strappi che recherebbero danni alle maestranze e alla massa artistica" . Per i rappresentanti sindacali sono "i lavoratori i veri capisaldi di un teatro che ha mantenuto alto il livello di produzioni culturali. Le priorità sono note: risanare la situazione economica garantendo il reperimento di nuove risorse e organizzare il mansionario indispensabile per la valorizzazione di chi opera quotidianamente allo Stabile".

07 gennaio 2016

Telecom Italia la sfida del voto

www.rassegna.it
Martedì 19 e mercoledì 20 gennaio si terranno le elezioni per il rinnovo delle Rsu di Telecom Italia. Un rinnovo di grande importanza, che arriva in un momento particolarmente delicato per la vita dell’azienda. “Una dirigenza poco avveduta – spiega un comunicato dalla Slc Cgil – ha spinto Telecom Italia verso una stagione di forte conflittualità, che rischia seriamente di spostare l’attenzione dalle vere priorità per il futuro prossimo”. Per il sindacato, occorre rimettere Telecom Italia “al centro del dibattito sul futuro delle reti di telecomunicazioni italiane, in particolare di quella a banda larga”. Nello stesso tempo, è necessario “riaprire un confronto con il governo per ridefinire il ruolo dell’azienda nello sviluppo del paese, a partire dai progetti per l’Agenda Digitale”.
Il programma della Slc per le proprie Rappresentanze tocca tutti i punti nevralgici del potenziamento aziendale. Un rafforzamento, però, che può realizzarsi soltanto rifiutando “accordi al ribasso sugli ammortizzatori sociali”, ma puntando invece “su una diversa organizzazione del lavoro in tutti i settori e su una maggiore attenzione agli sviluppi professionali delle lavoratrici e dei lavoratori”. Sulla questione della “professionalità”, si sottolinea l’urgenza di “riallineare i livelli contrattuali dei lavoratori di Telecom Italia con quelli dei lavoratori degli altri operatori telefonici. La crescita professionale dei lavoratori non deve essere considerata solo un costo, bensì il segno distintivo di un’azienda dinamica che punta allo sviluppo”.
Centro dell’attività sindacale è ovviamente la contrattazione. Da questo punto di vista, la Slc rimarca che “in questi ultimi tre anni i lavoratori hanno contribuito in modo significativo al contenimento dei costi attraverso sacrifici economici e importanti aumenti di produttività”. È quindi arrivato il momento di invertire la tendenza, iniziando dalla “ricontrattazione del Premio di risultato e diminuendo la portata delle elargizioni unilaterali”. Un’azienda che chiede sacrifici ai propri dipendenti, ammonisce il Sindacato dei lavoratori della comunicazione della Cgil, deve “dare il buon esempio, tagliando gli sprechi e limitando le consulenze”.
Il programma della Slc entra anche nel merito delle linee di sviluppo aziendale. La prima esigenza è quella di reinternalizzare: “Bisogna riportare in Telecom Italia il lavoro pregiato che oggi è svolto in appalti esterni. Più lavoro di qualità porta più professionalità per i lavoratori e meno ammortizzatori sociali. Così si difende il perimetro dell’azienda”. Vi è la necessità, infine, di elaborare un piano di rafforzamento che passi attraverso quattro direttrici: rete, commerciale, staff e caring. “Il passaggio di professionalità fra questi quattro settori non può più essere né episodico né del tutto unilaterale” conclude la nota Slc: “I processi di reinternalizzazione devono servire ad alimentare questi passaggi in modo trasparente, condiviso e certo”.





Comunicato Sindacale: Comdata CContact


In data 21/12/2015 si è svolta una videoconference fra l’azienda e la Commissione Tecnica Controllo a Distanza Nazionale riguardo l’implementazione dell’applicativo denominato “CCONTACT”.
Lato azienda rappresentata da: Luca Mattana R.I, Daniele Demarie Hr Manager Ivrea, Claudio Guerrini Responsabile Dell’ Innovazione e Carla Vercellotti struttura IT.
Lato sindacale rappresentata da: Slc Cgil Anna Mannoni e Vincenzo Ariano, Fistel Cisl Valeria Picciau e Irene Torta, Uilcom Uil Elisa Agostini e Alessandra Paolucci.
L'incontro e' stato richiesto dalla parte sindacale a seguito di alcune segnalazioni ricevute dai colleghi del sito di Lecce circa l’utilizzo del suddetto applicativo.
Facciamo presente che questo viene utilizzato in tutte le sedi, ma che in ognuna di queste ha delle diverse funzionalità.
Più precisamente: sul sito di Lecce e’ un surrogato di “OAS” (forse anche maggiormente dettagliato); su altri siti si occupa semplicemente di assegnare pratiche al lavoratore senza, apparentemente, nessun'altra funzione.
Il Responsabile Innovazione Claudio Guerrini ha presentato a livello prettamente tecnico la struttura dell'applicativo e le sue funzionalità.
CCONTACT viene definito come l’evoluzione di BEEP e CIT -applicazioni utilizzate in più realtà- e l’obiettivo aziendale è quello di far confluire tutti i programmi in questa piattaforma, per uniformare i sistemi oggi presenti sulle varie sedi.
E’ gestito da una Regia preposta a questo tipo di mansione e svolge a regime un lavoro di riconoscimento per tipologia e assegnazione delle pratiche assegnando all'operatore, in base alla sua formazione e quindi al suo skill e al suo turno giornaliero una serie di pratiche che potrà lavorare in ordine di SLA. Il regista ha la totale visualizzazione delle pratiche lavorabili per la giornata, in base a giacenza e priorità, ma non può visualizzare la produzione del singolo in base all'assegnazione delle pratiche.
L’operatore ha invece come visibilità principale il tempo medio stimato per la lavorazione della pratica.
A seguito della presentazione, lato sindacale, sono stati espressi seri dubbi e perplessità sul controllo che può generare l'utilizzo di CCONTACT, in quanto consideriamo che con il sistema si possa avere il tempo di lavorazione della pratica, attraverso la reportizzazione automatica ed in tempo reale del dipendente ed inoltre :
- La mancanza di tutele specifiche come per l’applicativo OAS, per esempio la visualizzazione della produzione su microteam di 6 persone e l’autocertificazione dei dati riportati;
- Controllo in tempo reale da parte del diretto superiore ed eventuali contestazioni;
- L’inserimento di un blocco - come pausa generica – che va al di là delle pause definite per legge e da Ccnl per le pause lunghe;
- La visibilità da parte del lavoratore del tempo medio stimato per pratica con contdown.
L’azienda su questo punto ha affermato che i valori di controllo della produttività rimarranno i precedenti e che tutte le funzionalità andranno a regime a partire dal mese di gennaio.
Vi è stato anche un ulteriore passaggio sul nuovo quadro normativo che dal 2016 potrebbe presentarsi in riferimento alle modifiche dell’art. 4 della legge 300/70 e che potrebbe mutare le regole fino ad ora utilizzate, ma che ad oggi non è chiaro né lineare per entrambe le parti.
A fronte di qualsiasi modifica strutturale possa essere attuata, rimandiamo ad un incontro successivo prossime valutazioni e informazioni alle Lavoratici e ai Lavoratori .
Slc Cgil: Anna Mannoni, Vincenzo Ariano
Fistel Cisl: Valeria Picciau, Irene Torta
Uilcom Uil: Agostini Elisa, Alessandra Paolucci



05 gennaio 2016

Antitrust proroga a luglio 2016 istruttoria su inadempienza Telecom Italia

L'Autorità per la concorrenza e il mercato ha prorogato a fine luglio 2016, su richiesta di Telecom Italia, l'istruttoria con la quale ha contestato alla compagnia telefonica di non aver eliminato la disparità di trattamento nei confronti dei concorrenti nell'acquisto all'ingrosso delle linee.
Lo si legge nel Bollettino Antitrust pubblicato oggi.
L'Autorità spiega che è "necessario accogliere l'istanza presentata da Telecom Italia, disponendo il differimento del termine di conclusione del procedimento, anche al fine di effettuare approfondimenti in merito alle informazioni che Telecom Italia ha trasmesso. Tale differimento consentirà anche di valutare l'effettiva implementazione da parte di Telecom Italia" del progetto di riforma del servizio.
La compagnia telefonica "ha annunciato, nel corso dell'audizione tenutasi presso gli uffici dell'Autorità il data 10 novembre 2015, di avere avviato un progetto di riforma dell'attuale modello di equivalenza nell'accesso alla rete" che si pone l'obiettivo di mettere sullo stesso piano le richieste dei concorrenti con quelle provenienti dalla propria direzione commerciale.

A luglio del 2015 l'Autorità, su sollecitazione di Fastweb e Wind, ha aperto un procedimento per inottemperanza di una propria delibera con la quale aveva ordinato a Telecom di eliminare le discriminazioni nei confronti degli altri operatori nella fase di acquisizione delle linee per i clienti.

Vertenza Almaviva al Ministero del Lavoro - 5 gennaio 2016

Questa mattina le OO. SS. hanno incontrato il Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle politiche sociali Teresa Bellanova presso il Ministero del Lavoro, in seguito alla richiesta avanzata dai sindacati nei giorni successivi al Natale.
Il tema dell’incontro è stato il nuovo inquadramento previdenziale di Almaviva che - come è noto - è stato spostato dal settore merceologico dell’industria a quello del terziario, la cui conseguenza è che l’azienda non ha più accesso agli ammortizzatori sociali ordinari bensì solamente a quelli in deroga, come è stato evidenziato nell’incontro del 18 dicembre u.s. che ha portato ad un nuovo accordo per il contratto di solidarietà di tipo B.
Le OO.SS. hanno ribadito il motivo per cui l’incontro era stato richiesto, aggiungendo al caso specifico di Almaviva il fatto che il settore dei call center necessiti in maniera evidente di un riordino complessivo, che passa anche per una decisione chiara sul far rientrare le aziende di customer nell’inquadramento previdenziale dell’industria e per l’approvazione delle clausole sociali negli appalti del settore.
Il Ministero, pur comprendendo la preoccupazione delle OO.SS., ha ribadito che il cambio di inquadramento è una decisione sovrana dell’INPS, sulla quale non ha voce in capitolo.
Ha inoltre confermato l’intento di non lasciare scoperti da tutela le lavoratrici e i lavoratori che operano nel settore, contando però solo sul finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga appena approvato nella legge di stabilità.
Infine, ha fatto sapere che intende adoperarsi per trovare una soluzione alla mancanza di integrazione salariale per le lavoratrici e i lavoratori di Almaviva del mese di dicembre 2015, poiché questa si è determinata per la retroattività della decisione dell’INPS sul cambio di inquadramento previdenziale.
Le Segreterie Nazionali di SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL si incontreranno il 7 gennaio p.v. per programmare ulteriori iniziative necessarie a proseguire la vertenza in modo più stringente, portando la questione anche su altri tavoli istituzionali.

Segnalazione applicazione accordo Assocall commessa outbond Telecom

Spett.le Asstel
Dott.ssa Di Raimondo

Spett.le Telecom Italia Spa
Dott. Di Loreto
Dott. Capogrosso

Spett.le Segreteria Nazionale SLC CGIL




Oggetto: Segnalazione applicazione accordo Assocall commessa outbond Telecom presso Wami, Kronos e Orange con sedi a Catania e provincia

    La scrivente O.S. Con la presente mette a conoscenza della grave anomalia che in questi giorni sta investendo territorio Siciliano e nello specifico quello Catanese.
    Le aziende citate in oggetto con sede a Catania e provincia con commesse outbond Telecom in questi giorni stanno procedendo a fare firmare “conciliazioni” illegali, a causa della mancanza di conciliatore di parte sindacale lato lavoratore, e al relativo contratto co.co.co. con riferimento all'accordo assocall e ugl terziario.
    Riteniamo che dopo gli incontri e gli accordi avvenuti in data 11 e 22 Dicembre 2015 e dopo l'interpello al Ministero del Lavoro,  lo spirito che unisce le aziende, le associazioni datoriali e il sindacato è quello di fare chiarezza e soprattutto regolarizzare il settore appalti customer per evitare che contratti capestri possano mettere in crisi aziende che hanno scelto di seguire la linea della regolarità e non alimentare azienducole da sottoscala dove lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori ne fa da padrone.
    Ci lascia perplessi che la prima azienda di TLC italiana che ha fortemente presenziato agli incontri del 11 e 22 non conosca la realtà dei suoi appaltanti e nel frattempo indichi come via indiscussa l'accordo co.co.co. Con il quale da un lato sospende temporalmente gli avanzamenti economici e dall'altro apre ai diritti sindacali.
    Ci aspettiamo che venga subito ripristinata la regolarità nell'applicazione dell'accordo sui lavoratori coordinati e continuativi e soprattutto venga rispettato il CCNL e tutelata la dignità dei lavoratori interessati.
Catania lì, 29-12-2015

Il Coordinatore Generale Slc CGIL Sicilia
( Davide Foti )

30 dicembre 2015

Nota Almaviva su esito Gara ENEL

Apprendiamo da una comunicazione del Gruppo Almaviva Contact che i lotti della gara Enel sarebbero stati assegnati ad altri fornitori, con un ribasso di oltre il 22% rispetto all’offerta effettuata da Almaviva.
Se tale decisione dovesse essere confermata si aggraverebbe ulteriormente la tenuta occupazionale non solo del sito palermitano e siciliano, ma dell’intero Gruppo in Italia.
È scandaloso che, mentre si sta deliberando il ddl appalti sulle clausole sociali, servizi come Enel o Poste siano oggetto di gare al massimo ribasso, e ancora più scandaloso è l’atteggiamento del Governo su questo tema, come sull’art. 24 bis. Non è possibile che si facciano solo annunci promettendo controlli, in realtà mai effettuati, quando si tratta di applicare leggi dello Stato (come per le delocalizzazioni) e permettere al contempo che le gare vengano assegnate su basi che non tengono conto nemmeno dei minimi contrattuali di riferimento.
La SLC CGIL SICILIA si attiverà sin da subito per richiedere un intervento nazionale su questa complessa vertenza che solo in Sicilia conta più di 5000 addetti, senza contare gli effetti che si creerebbero sull’intero indotto.
Il Coordinatore generale  SLC CGIL SICILIA                             
 Davide Foti

BONUS BEBE’ 2016

Il Bonus Bebè è una delle misure per la famiglia introdotte con la legge di Stabilità 2015 (legge n. 190 del 23 dicembre 2014) con l’obiettivo di «incentivare la natalità e contribuire alle relative spese per il sostegno».

Si tratta di un assegno erogato mensilmente a partire dalla nascita o di adozione di un bambino. Le modalità di fruizione e i limiti del bonus sono stati indicati nel decreto del Presidente del Consiglio pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10 aprile 2015. È stato possibile presentare domanda a partire dall’11 maggio 2015.

BONUS BEBE’ 2016: CHI PUO’ RICHIEDERLO
L’assegno è destinato ai nuclei familiari con un figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 e viene riconosciuto su domanda di un genitore convivente con il figlio. Per ottenere il Bonus Bebè è necessario che, al momento della richiesta e per tutta la durata del beneficio, i nuclei familiari siano in possesso di un ISEE (l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente) non superiore a 25mila euro annui.

È previsto per i figli di residenti in Italia: per i figli di cittadini italiani o comunitari, ma anche per i figli di cittadini di paesi extracomunitari con permesso di soggiorno Ue e soggiornanti di lungo periodo. I cittadini italiani sono equiparati ai cittadini stranieri aventi lo status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria.

BONUS BEBE’ 2016: QUANTO VALE
Il Bonus Bebè è fissato in un importo annuo pari a 960 euro (80 euro al mese), che diventano 1.920 euro (160 euro al mese) per i nuclei familiari in possesso di un ISEE fino a 7mila euro. L’assegno non viene tassato perché non concorre alla formazione del reddito complessivo.

BONUS BEBE’ 2016: QUANTO DURA
L’assegno viene corrisposto dall’Inps con cadenza mensile e viene concesso per 36 mensilità, a partire dal giorno di nascita del bambino (o di ingresso nel nucleo familiare in seguito di adozione) fino al compimento dei tre anni di età (o fino al terzo anno dall’ingresso in famiglia).

BONUS BEBE’ 2016: COME RICHIEDERLO
Il Bonus Bebè dev’essere richiesto all’Inps presentando una domanda per via telematica secondo modelli predisposti dall’Istituto. La domanda può essere presentata a partire dal giorno della nascita del bambino o del suo ingresso nel nucleo familiare e non oltre i 90 giorni. Le domande consegnate in ritardo saranno accolte ma il rimborso avverrà a partire dal momento in cui è stata presentata la domanda, e non dalla nascita del bambino.
La richiesta all’Inps per via telematica può essere inoltrata direttamente dal genitore mediante accesso al portale, se si possiede il PIN dispositivo, oppure recandosi presso uno dei Caf o Patronati dislocati sul territorio, che provvederanno  a compilare il modello e a trasmetterlo on line all’Istituto. Per immediatezza di ricerca vi invitiamo a consultare il seguente link: http://www.cafcisl.it/sedi.cfm.
Il modulo è scaricabile direttamente dal sito: www.inps.it -> Accedi ai servizi -> Servizi per il cittadino -> Autenticazione con PIN -> Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito -> Assegno di natalità – Bonus bebè.

BONUS BEBE’ 2016: QUANDO VIENE INTERROTTO
La legge ovviamente prevede anche i casi in cui i genitori non hanno più diritto a ricevere il bonus. Ciò avviene quando: il nucleo perde i requisiti per l’assegnazione, come il limite dell’ISEE; interviene il decesso del bambino; interviene la revoca dell’adozione; interviene la decadenza dell’esercizio della responsabilità genitoriale, dell’affidamento del figlio a terzi, dell’affidamento esclusivo al genitore che non ha presentato la domanda.
Il genitore richiedente è obbligato a comunicare tempestivamente all’Inps il verificarsi di una delle causa dei decadenza dall’assegno.

BONUS BEBE’ 2016: QUANTO COSTA ALLO STATO
La legge di Stabilità 2015 ha stabilito l’onere del Bonus Bebè per ognuno degli anni in cui dovrebbe essere erogato, dal 2015 al 2020. Per il 2016 il governo ha previsto un costo per lo Stato di 607 milioni di euro.

Il decreto del presidente del Consiglio che ha stabilito modalità di fruizione dell’assegno ha stabilito che nel caso in cui, in seguito al monitoraggio dell’Inps, l’onere sostenuto dall’istituto dovesse rivelarsi maggiore delle previsioni di spesa stabilite dalla manovra finanziaria, un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà rideterminare l’importo annuo del bonus e i valori dell’ISEE.

Telecom partorisce una nuova azienda per evitare le multe

Di Pier Luigi Tolardo (www.zeusnews.it)
Neanche due mesi fa, Telecom Italia aveva stipulato un accordo con tutte le organizzazioni sindacali tranne la Cgil, che ha fatto causa all'azienda (e l'ha persa nella settimana precedente il Natale).
L'accordo contempla prepensionamenti per 2.800 lavoratori, un contratto di solidarietà che prevede circa un mese di lavoro in meno nel 2016 e nel 2017, ma anche l'impegno a non esternalizzare più i call center dei servizi clienti di telefonia fissa e mobile.
Ciò che i sindacati però non sapevano, e che si è scoperto con l'ultimo ordine di servizio, è che allo stesso tempo Telecom ha costituito un gruppo di lavoro al massimo livello dirigenziale per progettare e dar vita a una nuova società.
Tale società si dovrà occupare dell'assistenza tecnica, e dovrebbe iniziare a operare a giugno 2016.
Perché questa mossa a sorpresa da parte di Telecom Italia? La risposta alla domanda sta nella situazione dell'azienda nei confronti dell'Agcom e dell'Antitrust, che spesso hanno bacchettato Telecom infliggendole anche pesanti sanzioni e accusandola di non trattare equamente gli operatori concorrenti.Con la costituzione della nuova società per l'assistenza, Telecom ritiene di poter dimostrare la propria buona volontà nell'offrire a tutti i concorrenti (o OLO) le stesse condizioni di accesso alla Rete: sarà la prova che Telecom non riserva per sé alcuna corsia preferenziale e che anche gli altri operatori possono garantire ai propri clienti i medesimi tempi per la realizzazione dei collegamenti alla fibra o all'ADSL, e per la riparazione dei guasti, che Telecom garantisce ai propri clienti diretti.
In altre parole: aver portato l'area Open Access sotto la divisione Wholesale diretta da Stefano Ciurli non è bastato per evitare di dover pagare almeno 2 miliardi di euro in multe. È questa, infatti, la cifra enorme che risulta dalla somma delle sanzioni inflitte da Antitrust e Agcom per il comportamento tenuto nei confronti dei concorrenti.
Soltanto un progetto complessivo, che preveda la costituzione di una nuova azienda che si occupi dell'assistenza tecnica e sia dotata di un management separato, potrebbe evitare nuove multe e forse anche di pagare le vecchie, risparmiando così al bilancio di Telecom Italia un durissimo colpo che poi gli azionisti imputerebbero agli attuali dirigenti.
Le nuove rappresentanze sindacali di Telecom Italia, che saranno elette il 19 e il 20 gennaio, dovranno dunque affrontare queste domande: quanti e quali dipendenti di Telecom dovranno transitare nella nuova società? E quali saranno i loro compiti?
Non è un caso se l'Antitrust, proprio alla vigilia di Natale, ha inflitto a Telecom Italia un'ennesima multa, pari a 28 milioni di euro e contro la quale l'azienda ricorrerà presso il Tar del Lazio.

NOTA A MARGINE
Nella foto Stefano Ciurli divisione Wholesale