26 maggio 2016

Art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – coincidenza delle ferie programmate con permessi per assistenza al congiunto disabile.

La CGIL ha avanzato istanza di interpello al fine di conoscere il parere di questa Direzione generale in merito alla corretta interpretazione dell’art. 33, comma 3, L. n. 104/1992, concernente il diritto a fruire dei tre giorni di permesso mensile retribuito per assistere il familiare con disabilità.
In particolare si chiede se, ai sensi della disposizione citata, il datore di lavoro possa negare l’utilizzo dei suddetti permessi nel periodo di ferie programmate anche nel caso di chiusura di stabilimento (c.d. fermo produttivo), nel rispetto delle disposizioni contrattuali in materia.
Al riguardo, acquisito il parere della Direzione generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro e delle Relazioni Industriali e dell’Ufficio legislativo, si rappresenta quanto segue.
In via preliminare, occorre muovere dalla ratio della L. n. 104/1992, recante disposizioni per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità, nello specifico dall’art. 33, comma 3, che disciplina il diritto del lavoratore al permesso retribuito di tre giorni al mese per assistere una persona in situazione di handicap grave.
La norma in argomento riconosce tali permessi ai familiari che assistono persone con handicap nonché agli stessi lavoratori con disabilità, proprio al fine di tutelare i diritti fondamentali del soggetto diversamente abile, garantendogli dunque una adeguata assistenza morale e materiale.
Per quanto concerne, invece, l’istituto delle ferie, diritto costituzionalmente garantito (art. 36, ult. comma, Cost.), la ratio risiede nella possibilità concessa al lavoratore di recuperare le energie psico-fisiche impiegate nello svolgimento dell’attività lavorativa corrispondendo altresì ad esigenze, anche di carattere ricreativo, personali e familiari.
In proposito, si fa presente come il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2109 c.c., possa stabilire il periodo di godimento delle ferie annuali nel rispetto della durata fissata dalla legge e dalla contrattazione collettiva. In particolare il datore di lavoro, in ragione delle esigenze produttive,potrà prevedere sia una programmazione della fruizione delle ferie dei lavoratori in forza, sia la chiusura dello stabilimento durante un periodo predeterminato in ragione della sospensione totale o parziale dell’attività produttiva.
Tenuto conto delle diverse finalità cui sono preordinati i due istituti, qualora la necessità di assistenza al disabile si verifichi durante il periodo di ferie programmate o del fermo produttivo, la fruizione del relativo permesso sospende tuttavia il godimento delle ferie.
Ciò comporterà, in virtù del principio di effettività delle ferie ed in analogia all’ipotesi di sopravvenuta malattia del lavoratore, la necessità di collocare le ferie non godute in un diverso periodo, previo accordo con il datore di lavoro (cfr. per l’ipotesi della malattia Corte UE 21 giugno 2012, C-78/11).
Ciò premesso, in risposta al quesito avanzato, si ritiene che debba trovare applicazione il principio della prevalenza delle improcrastinabili esigenze di assistenza e di tutela del diritto del disabile sulle esigenze aziendali e che pertanto il datore di lavoro non possa negare la fruizione dei permessi di cui all’art. 33, L. n. 104/1992 durante il periodo di ferie già programmate, ferma restando la possibilità di verificare l’effettiva indifferibilità della assistenza (v. anche art. 33, comma 7 bis, L. n. 104/1992).
Va infine richiamato quanto già precisato da questo Ministero nella risposta ad interpello n. 31/2010 nella parte in cui si ritiene possibile “da parte del datore di lavoro, richiedere una programmazione dei permessi, verosimilmente a cadenza settimanale o mensile, laddove il lavoratore che assiste il disabile sia in grado di individuare preventivamente le giornate di assenza,
purché tale programmazione non comprometta il diritto del disabile ad una effettiva assistenza e segua criteri quanto più possibile condivisi con i lavoratori o con le loro rappresentanze”.
IL DIRETTORE GENERALE
 Danilo Papa

25 maggio 2016

COMUNICATO AI LAVORATORI ALMAVIVA CONTACT

Licenziamenti: nuova fumata grigia nell’incontro con Governo
Si è concluso nella serata di ieri l’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico sulla vertenza Almaviva, un appuntamento molto atteso dopo la bocciatura da parte delle lavoratrici e dei lavoratori della proposta aziendale che ricalcava i punti tracciati dal Ministero stesso.
Il Ministero ha proposto di affrontare i prossimi mesi con un mix di ammortizzatori sociali previsti dal Jobs Act che, complessivamente, potrebbero coprire fino a 36 mesi continuativi: 6 mesi di contratto di solidarietà in deroga (tipo B), 12 mesi di cassa integrazione finanziata attingendo al fondo speciale per i call center (di 11 milioni di euro), 12 mesi di contratto di solidarietà con il fondo residuale (FIS), 6 mesi di cassa integrazione con il fondo residuale (FIS).
Le OO. SS. hanno replicato che questo percorso non è attuabile perché ogni tipo di ammortizzatore necessita di una diversa organizzazione del lavoro, organizzazione che difficilmente può essere modificata così spesso senza creare ulteriori danni all’azienda e ai lavoratori.
Inoltre il mix di ammortizzatori non opererebbe in continuità automatica, ma sarebbe necessaria l’apertura di una procedura di mobilità da parte dell’azienda alla fine di ogni periodo di ammortizzatore precedente.
Infine, ogni ammortizzatore sociale prospettato prevede una diversa ricaduta salariale, con l’evidente conseguenza di dare ancor meno certezze alle lavoratrici e ai lavoratori di Almaviva.
La disponibilità del Governo ad affrontare in tempi rapidi la questione delle delocalizzazioni di attività di call center all’estero, come normato dall’art. 24 bis Decreto Sviluppo 2012, e il problema delle gare al massimo ribasso per l’assegnazione degli appalti, rimandando ancora una volta la discussione su questi temi al tavolo generale di settore appare effimera e non coerente con la gravità della situazione in cui versa il settore.
Come ormai noto, le OO. SS. chiedono che il Governo si faccia carico di tre temi, fondamentali per affrontare gli esuberi dichiarati da Almaviva così come la crisi complessiva del settore:

-- Applicazione dell’art. 24 bis del Decreto Sviluppo 2012. Le OO.SS. hanno chiesto nuovamente l’avvio immediato delle ispezioni e le sanzioni per la committenza che, avendo de localizzato attività in Paesi collocati fuori dalla Comunità Europea, non
fornisca l’informazione preventiva sulla località di risposta e/o non dia al cittadino il diritto di scegliere se ottenere la risposta da un operatore in Italia o in altro Paese.

-- Contrasto alle gare al massimo ribasso. È necessario un riequilibrio dei rapporti di forza sul mercato, un consolidamento del settore che permetta la concentrazione di aziende che competano sugli investimenti in innovazione, sulla qualità dei servizi offerti e sulle economie di scala.

-- Ammortizzatori sociali adeguati a produrre effetti tangibili sulle condizioni di mercato garantendo un sistema di tutela certo e visibile che sia di reale supporto al supermento della condizione di crisi dell’azienda.

Le OO. SS. hanno ribadito la necessità di utilizzare per la vertenza Almaviva uno strumento che dia un tempo sufficientemente lungo da permettere un rafforzamento del settore dei call center e un riequilibrio dei rapporti di forza sul mercato.
Forti del voto delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno rigettato la proposta di accordo precedente, le Segreterie Nazionali hanno chiesto al Governo di modificare il D.lgs. 148/2015 inserendo le attività di call center tra quelle di cui all’art. 20 comma 2, affinché il settore dei call center abbia accesso agli ammortizzatori ordinari previsti per l’industria, che raggiungono un massimo di 36 mesi continuativi.
È evidente infatti che, diversamente da quanto chiesto dal Vice Ministro Bellanova, la vertenza Almaviva non potrà concludersi con un accordo che utilizzi gli ammortizzatori sociali esistenti, in quanto inadeguati ed inefficaci a risolvere il problema delle lavoratrici e dei lavoratori di questa azienda.
È indispensabile che in questo momento delicatissimo tutte le parti in causa tolgano dal tavolo qualsiasi pregiudiziale ideologica al fine di salvaguardare 3000 posti di lavoro.
Le Segreterie Nazionali confermano l’urgenza di proseguire la trattativa con Almaviva e il Ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro confermando la disponibilità a riprendere il confronto in qualsiasi momento.
Confermano inoltre la proclamazione dello sciopero dell’intera azienda e la manifestazione nazionale che si terrà venerdì 27 maggio a Roma, a partire dalle ore 10 in piazza SS. Apostoli.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL




ALMAVIVA CONTACT: NON C’È PIÙ TEMPO

La trattativa per scongiurare i 3000 licenziamenti è ad un punto delicatissimo. Le proposte governative non consentono di raggiungere un accordo che dia ai lavoratori garanzie su un reale percorso di risanamento che non preveda espulsioni dal mondo del lavoro e dia regole chiare per l’azienda e per il settore tutto.
Ora è il momento in cui si mettano da parte le ideologie e si rifletta sul merito delle questioni. Ma questo deve avvenire in tempi rapidissimi perché non c’è più tempo per risolvere la crisi Almaviva. Fra pochi giorni potrebbero partire le lettere di licenziamento ed allora l’intera vicenda potrebbe subire un’accelerazione dagli esiti del tutto imprevedibili.
Il Sindacato ha messo sul tavolo una proposta credibile che potrebbe fornire ai lavoratori quella visibilità sul sistema di tutele e quelle garanzie sulla reale volontà di mettere ordine nel settore.
La mobilitazione deve continuare con forza e determinazione!
Venerdì 27 maggio alle ore 10, in occasione dello sciopero per l’intero turno di tutte le sedi di Almaviva Contact, è indetta una manifestazione nazionale a Roma in piazza SS. Apostoli.



COMUNICATO VODAFONE 25 MAGGIO 2016

In data 23 Maggio si è svolto, presso la sede di Assolombarda il previsto incontro tra la Vodafone e Segreterie Nazionali, Territoriali di SLC/FISTEL/UILCOM alla presenza del nuovo Coordinamento Nazionale RSU.
Si sono da subito affrontati i temi previsti dall’ordine del giorno quali, il Premio di Risultato e il nuovo progetto organizzativo delle Customer Operation.
L’Azienda, nella sua esposizione prevede investimenti importanti con l’obiettivo di continuare a migliorare la qualità offerta alla clientela in un ottica di maggiore cura nel rapporto con il singolo cliente.
Conferma inoltre il recente annuncio per nuove assunzioni.
Quanto al nuovo P.d.R l’ azienda si rende disponibile ad intraprendere un confronto serrato che porti ad un nuovo accordo.
La Delegazione Sindacale ha esplicitato la propria disponibilità per un confronto di merito.
Necessita ulteriore approfondimento sul nuovo progetto soprattutto riguardo al rapporto “end to end” con il singolo cliente, occorre inoltre affrontare contemporaneamente tematiche che aiutino a migliorare la condizione lavorativa, ad iniziare dalla turnistica più flessibile per il lavoratore/lavoratrice, e rendere definitivo l’utilizzo volontario del P.Time verticale, visto il buon esito della sperimentazione, nonché sui turni full time con orario spezzato, che ormai non risultano essere più attuali.
Come OOSS abbiamo chiesto di lavorare in parallelo sui due temi, per accelerare i tempi, ma constatata la ferma intenzione dell’azienda di confrontarsi prima sul tavolo Call Center e poi su quello del PDR , abbiamo deciso di spingere e calendarizzare fin da subito quattro giornate di lavori a partire dal prossimo 31 Maggio – 01 Giugno e successivamente nei giorni 9 e 10 giugno 2016.
Relativamente al PdR anno fiscale 2015/2016 la cui erogazione sarà prevista con le competenze del prossimo Giugno 2016, l’Azienda conferma che sta chiudendo la fase di consuntivazione e che quanto prima sarà resa nota alla Commissione omonima il dato economico e quindi ai lavoratori di Vodafone
Roma, 25 Maggio 2016
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

Chiarimenti gestione servizi sportelli Filiale 1 Catania

Poste Italiane S.p.A.
Dott. P. Marchese –  M P
Dott. Antonino Foti – AT Sicilia
Dott. M. G. Buccafusco – RUR Sicilia
Dott. R. Mizzi Dir. Filiale 1 Catania
Segreteria Regionale SLC
Segreteria Nazionale SLC

Oggetto; chiarimenti gestione servizi sportelli Filiale 1 Catania
La scrivente O.S. si domanda con quale criterio il responsabile Servizi Sportelli della Filiale 1-Catania abbia impostato la gestione del proprio servizio, dove probabilmente in un sistema piramidale da egli costruito le fondamenta sembrano particolarmente fondate sulla sabbia e quindi senza particolare solidità.
Per i DUP e d eventuali sostituti e/o collaboratori riuscire a trovare un soggetto referente per le varie problematiche giornaliere diventa sempre più improbabile e nella speranza che quando riescono a trovarlo lo stesso sia di buonumore o altrimenti son guai.
Sembra che lo stesso referente stia più che altro a “ coccolare “ quegli Uffici con elimina code e/o con soggetti DUP particolarmente amici, od a sgrovigliarsi tra misteriosi calcoli kpi o statistiche scientifiche Einstaniane mirate a raggiungere chissà quali obbiettivi virtuali ma pur sempre remunerativi.
Ora o ci sfugge il senso di questo particolare Servizio , supporto a tutto tondo agli uffici Postali oppure tiriamo avanti fin che si può.
Ora Noi crediamo che il servizio suddetto abbia il compito di agevolare il più possibile le carenze degli Uffici, segnalare eventuali carenze strutturali per agevolare la immissione di eventuali CDT ma soprattutto ( possibilmente col sorriso ) essere reperibili e disponibili alla giusta soluzione del servizio a cui è preposto.
Si rimane in attesa di chiarimenti possibilmente esaustivi da parte delle S.V.
Tanto si doveva per opportuna conoscenza
Il Coordinatore Provinciale Settore Poste
Orazio Civello

NOTA A MARGINE:
Nella foto il Coordinatore Provinciale Settore Poste  Orazio civello                       







23 maggio 2016

Susanna Camusso, Sud in declino. Così perde la speranza

www.cgil.it

Dal 27 al 29 maggio la Cgil organizza a Lecce la terza rassegna «Giornate del lavoro». Ne parliamo con il segretario generale Susanna Camusso.

Perché a Lecce questa edizione? «Dopo le prime edizioni organizzate in centro Italia ci è sembrato giusto scegliere una realtà meridionale, dove i problemi del lavoro sono spesso più acuti. Abbiamo pensato di dedicare questa edizione ai diritti e abbiamo organizzato un percorso tematico che abbraccia Lecce città, cornice ideale per incastonare anche simbolicamente il tema del lavoro e del Mezzogiorno».

L’8 aprile avete iniziato a raccogliere le firme per la proposta di legge sui diritti dei lavoratori e su tre quesiti referendari, tra cui vi è quello per l’abolizione del lavoro occasionale rappresentato dai voucher. Con la carta universale dei diritti, praticamente riscrivendo lo Statuto dei lavoratori di Gino Giugni, volete forse correggere l’idea di un sindacato «conservatore»? «Siamo molto poco impegnati a inseguire critiche spesso gratuite e propagandistiche. La nostra intenzione è ridare organicità a una legislazione sul lavoro che, rispetto a 40 anni fa, non include più, fino in fondo, tutto il lavoro. Progressivamente gli interventi legislativi hanno cancellato le persone inventando formule che considerano il lavoro solo come costo e ne diminuiscono i diritti. Noi, al contrario, vogliamo ridare universalità ai diritti, per far sì che pur in nuovo contesto siano comunque esigibili da tutti i lavoratori, a prescindere dalla forma contrattuale che hanno. Per noi sono importanti le persone che hanno diritti universali insopprimibili nel lavoro».

Quindi il vostro giudizio negativo sul Jobs act del Governo Renzi non è mutato? «Se qualcosa di positivo avviene nel mercato del lavoro lo si deve, come confermano gli ultimi dati Inps forniti dall’Inps, all’enorme massa di incentivi erogati. Lo dimostrano i dati: nel primo trimestre 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono s tate il 77% in men o rispetto allo stesso periodo del 2015, mentre il ricorso ai voucher è cresciuto del 45%. Mi pare che il famoso messaggio del governo “ora arriviamo noi, sparirà il precariato e tutto cambierà in meglio” si sia dimostrato una clamorosa bufala, peggiorativa anche delle condizioni degli outsider».

In questo quadro il Mezzogiorno come è messo? «Basta guardare ai tassi di disoccupazione giovanile, al calo delle iscrizioni all’università, al tasso di scolarizzazione. Al Sud si rischia di perdere la speranza, anche perché le politiche d’industrializzazione faticano ad imporsi e i fondi europei non vengono finalizzati a progetti di sviluppo e inclusione sociale».

Tuttavia una settimana fa la camera di commercio di Bari e Bat offriva dati incoraggianti sul saldo della natalità-mortalità delle imprese: si deve ancora parlare di Sud a macchia di leopardo? «Come tutto il Paese. Anche tra Sondrio e Varese, per fare un esempio, le dina miche economiche son o differenti. Tuttavia i singoli dati non possono nascondere i tratti comuni all’area meridionale di cui dicevamo, a cominciare da quelli sull’occupazione giovanile. Lì dove si registra maggiore vivacità ciò dipende quasi sempre dalle politiche delle singole Regioni e dalla presenza di imprese che investono».

Al Sud è basso anche il tasso del lavoro femminile: perché? «Una delle ragioni è certamente l’insufficiente creazione di lavoro. Poi incidono anche il part time obbligatorio spesso imposto alle lavoratrici, i molti pregiudizi che ancora accompagnano l’occupazione femminile e le politiche economiche sbagliate: invece di costruire asili e considerarli investimenti, si elargisce un bonus be bé. È anche una questione culturale: non si è ancora compreso che il lavoro femminile è di per sé generatore di sviluppo».

Due questioni di grande impatto per l’economia meridionale: Ilva e Fiat. Per la prima, men tre si attende di capire chi l’acquisirà, la Ue ha messo sotto accusa l’Italia, per inadempienza nella difesa ambientale. Quanto alla seconda i dati di Melfi e Pomigliano d’Arco inducono ad un certo ottimismo sul futuro dei due siti industriali. Che ne pensa? «Ribadiamo ciò che abbiamo detto: bisogna risanare l’Ilva che deve continuare a produrre. Quanto al bando per la cessione dell’azienda, ripetiamo che è carente, non parla di difesa dell’occupazione e dell’integrità del gruppo. Penso che su un settore strategico come l’acciaio debba esserci la disponibilità all’intervento “pubblico”, facendo anche una battaglia dentro una Ue poco attenta a politiche di sviluppo».

Quanto alla Fiat si può dire che la ricetta Marchionne funzioni? «Grazie allo sbarco in Usa e ai finanziamenti lì ricevuti la Fiat è stata in grado di dedicarsi alla produzione industriale e alla creazione di lavoro e speriamo che continui perché siamo ancora lontani dalla piena occupazione di tutti i suoi lavoratori. In ogni caso non è quello che ha determinato la rottura operata dal management nelle relazioni sindacali e l’uscita da Confindustria. Per non parlare dell’abbandono dell’Italia operato da Fca».


La Cgil cosa suggerisce per far ripartire il Mezzogiorno? «Da tempo abbiamo avanzato proposte alle Regioni e al governo con un documento firmato anche da Cisl, Uil e Confindustria. A nostro avviso servono politiche sociali adeguate perché asili, scuole, servizi sono generatori di lavoro. C’è poi il te ma della qualità delle produzioni, in particolare nel settore dell’agroindustria, quello della trasformazione in industria del turismo e della valorizzazione territoriale e culturale. Pensiamo sia necessaria una visione di lungo periodo che sappia indirizzare gli investimenti e l’azione degli attori economici».

Slc Cgil Catania: Solidarietà ai lavoratori del Teatro Stabile di Catania


Le compagne e i compagni del comitato direttivo Slc CGIL di Catania, riunito in data 23-05-2016, esprimono la solidarietà ai lavoratori del Teatro Stabile di Catania.
Il termine cultura deriva dal latino colere che letteralmente vuol dire coltivare.
La cultura, la scuola, l'arte, hanno per tutto il genere umano un compito eccezionale, fondamentale che è quello di coltivare, far crescere, sviluppare. Ciò per ogni uomo vuole dire crescere e riscattarsi. Anche in una terra difficile come la Sicilia è indispensabile il "sapere".
Nell'esprimere dunque solidarietà ai lavoratori dello Stabile, crediamo che anche la nostra città, la nostra terra, hanno bisogno di ribellarsi ad una politica sorda, muta, che in un agire vuoto depaupera ancora di più e con violenza i nostri giovani, i nostri uomini, le nostre donne.
La lotta dunque va condotta da tutti contro chi ci condanna, ancora una volta, ad un futuro meno ricco e meno nobile.

Catania: 23/5/2016

19 maggio 2016

Il Garante multa Tim per 360 mila euro

di ALDO FONTANAROSA
Davide va contro Golia, e la spunta. Il signor Rossi (il nome è di fantasia) protesta contro la Tim e contribuisce ad infliggerle una sanzione da 360 mila euro. Questo cliente ha vissuto l’esperienza che anche noi abbiamo vissuto tante volte. Dopo aver chiamato il servizio clienti (il 119, nel caso di Tim), ha provato a parlare con una persona in carne ed ossa (senza riuscirci), ha provato a fare un reclamo via telefono come era suo diritto (senza riuscirci), ha provato a denunciare il furto della sua sim (senza riuscirci). Il Garante per le Comunicazioni (AgCom) – che ha raccolto la denuncia del signor Rossi – ha messo sotto esame il 119 (un classico risponditore automatico) ed alla fine si è deciso per questa sanzione, certo non trascurabile nell’importo.
Il Garante ha accertato che il cliente può arrivare ad una persona fisica solo se è interessato ad un’offerta commerciale. Questo privilegio non è certo riservato a chi ha semplicemente un problema. Il call center della Tim poi non permette di reclamare al telefono. Chi chiama è indotto semmai a spedire una e-mail, un fax, anche una raccomandata, se proprio vuole protestare. Infine non è semplice orientarsi nel labirinto delle risposte automatiche e denunciare il furto o anche lo smarrimento della sim.
La Tim – che si riserva di ricorrere al Tar contro la multa – si è difesa con forza davanti al Garante. A suo parere, il call center automatico permette di bloccare una sim rubata oppure persa semplicemente digitando il numero di telefono. Anche il reclamo telefonico è possibile quando il cliente lamenta che una clausola del contratto non è
stata rispettata. La società, in altre parole, si sarebbe sempre conformata alla delibera 79 del 2009, che precisa i diritti dei clienti e i doveri delle società.
Ma il Garante non ha dato credito alle argomentazioni della Tim, decidendosi per la multa.

Almaviva: sciopero unitario indetto per il prossimo 24 maggio

Come stabilito nel percorso per la gestione della vertenza, in occasione della convocazione dell’incontro di procedura presso il MiSE, le Segreterie Nazionali indicono una giornata di sciopero intero turno su tutte le sedi aziendali il prossimo 24 maggio 2016.
Durante l’incontro si svolgerà a Roma, presso la sede del MiSE in via Molise 2, un presidio dalle ore 13.
Nel contempo in tutte le altre sedi si dà mandato alle strutture territoriali di organizzare manifestazioni sotto le prefetture in concomitanza del presidio di Roma.






08 maggio 2016

Visiant Next"Finalmente si vede chiaro"


COMUNICATO: SLC - CGIL
Durante l'incontro tenutosi Venerdì in Assolambarda, alla presenza delle oo. Ss., Visiant Next e Fastweb, richiesto dalle organizzazioni sindacali preoccupate dalla riduzione dei flussi negli ultimi mesi, ci siamo inaspettatamente trovati di fronte alla conferma dei presentimenti avuti negli ultimi anni.
Alla presenza del cliente e di Assolambarda L'AZIENDA ha candidamente e senza timore annunciato di trasferire i pochi flussi inviati da Fw, attraverso Next, verso aziende del gruppo ove gli è più semplice effettuare margini di guadagno.
Vira dunque verso l'Albania parte delle attività destinate a Next ma sulle quali, facendole lavorare in Italia, non trarrebbe alcun profitto.
Tutto ciò viene comunicato chiaramente e senza indugio alla presenza della stessa Fastweb, accondiscendente nel suo silenzio.
Fastweb che assiste al destino dei suoi ex lavoratori, ceduti poco più di tre anni fa, e dei quali già oggi si disegna chiaramente il prossimo, imminente, futuro.
Grande è la responsabilità del nostro unico cliente che pur dichiarando di continuare a garantire i volumi, si trova impreparato davanti alla osservazione che il lavoro destinato a Next venga invece svolto presso altri outsourcers esterni al gruppo Visiant.
Facile per Fastweb dichiarare che la garanzia dei volumi è nell'anno solare...meno di certo lo è per la stessa prendere consapevolezza della propria responsabilità e del proprio ruolo nella vita dei lavoratori di Next, per evitare il concretizzarsi di quello che da sempre è stato il nostro timore: trovarci intrappolati in una scatola cinese.
Il sunto dell'incontro si definisce in soli pochi, amari, punti:
1. Con Next nessun profitto, spostiamo il possibile ove c'è il margine di guadagno. Guardo al lavoro e non ai lavoratori.
2. I lavoratori Next costano troppo e non sono sostenibili da una azienda che col contagocce prova a mantenersi distribuendo all'interno del gruppo i flussi garantiti dall'accordo di cessione.
3. Pensare ad una fusione con Contact alle nostre condizioni attuali è impossibile. Bisognerebbe adesso mettere mano alla riorganizzazione del lavoro in Next per poter procedere ad un accorpamento, forse, poi.
4. Ebitda non raggiunto. Pdr pagato solo nella parte della presenza, fortunatamente siamo riusciti a tutelarne il 50% nell'ultimo accordo.
Disdicevole, dice la nuova dirigenza, associare un premio alla presenza, facendo intendere quale possa essere l'intento per gli eventuali futuri accordi.
Unitariamente le Rsu e le segreterie nazionali credono che quanto sia stato appreso sia gravissimo.
Nelle assemblee della prossima settimana individueremo con i lavoratori la via da seguire.
È di certo il momento di agire e non indugiare.
Compagni, colleghi, al lavoro… e alla lotta!
RSU - SLC - CGIL 

06 maggio 2016

Almaviva: Slc Cgil, lavoratori bocciano la mediazione governativa. Azzola: basta incertezze e assenza di norme

5815 lavoratori sono stati consultati sulla mediazione del Governo inerente la vertenza Almaviva. 526 si, 5000 no 17 voti non validi, 22 schede bianche e 250 lavoratori che hanno dichiarato la loro volontà di astenersi.”
“Con questi risultati inequivocabili – dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil - i lavoratori hanno rifiutato il percorso proposto dal Governo di accedere ad ulteriori sei mesi di contratto di solidarietà per “comprare” tempo in attesa che si possa individuare una soluzione ai problemi del settore.”
“La “bocciatura” della proposta del Governo, accettata dall’azienda, è stata più marcata proprio nelle sedi impattate dai licenziamenti, Roma, Napoli e Palermo, con punte che hanno superato il 90% di no.”
“In un momento complesso per il settore e per tutto il Paese – prosegue il sindacalista - il fatto che migliaia di donne e uomini abbiano il coraggio e la dignità di rifiutare un accordo che prevedeva il ritiro dei licenziamenti ma senza dare alcuna prospettiva sul futuro che traguardasse i sei mesi di contratto di solidarietà, è una notizia sulla quale tutti dovremmo interrogarci, riflettere ed agire di conseguenza per dare risposte all’altezza di un tale atto.”
“E’ evidente che chiedere ulteriori sacrifici a lavoratrici e lavoratori che da anni stanno pagando prezzi altissimi per l’assenza di regole o per interventi sbagliati senza offrire loro nessuna garanzia sul fatto che si voglia veramente intervenire sulle distorsioni che hanno determinato questa condizione, è risultato inaccettabile per la stragrande maggioranza delle persone coinvolte – afferma Azzola.
“Lavoratrici e lavoratori che hanno espresso questo voto pur consapevoli che il risultato che si è determinato riapre il contatore della procedura, che fra 30 giorni porterà al licenziamento di 3000 persone sui siti di Palermo, Napoli e Roma.”
“In un momento nel quale in molti si stanno interrogando sul significato di questa bocciatura noi riteniamo che la risposta sia molto più semplice e lineare di quanto si possa pensare – incalza Azzola. Dopo anni di sacrifici, di incertezze, i lavoratori di Almaviva non sono più disposti a comprare quote di tempo sempre più brevi e a prezzi sempre più alti senza avere la certezza che chi deve provvedere non si decida una volta per tutte a lavorare per la costruzione di un quadro di norme certe e della garanzia che tutti debbano rispettare le leggi dello Stato per riportare la competizione nel settore dei call center in un alveo di civiltà e di rispetto.”
“La sfida che questo voto ci restituisce è nota: occorre che il Governo dia risposte serie in termini di strumenti stabili di gestione delle crisi (ammortizzatori sociali che non dipendano dal reperimento annuale di forndi, spesso neanche sufficienti a coprire l’intero fabbisogno), un impegno preciso a far applicare le leggi già approvate dal Parlamento e un impegno a proporre interventi normativi in grado di consolidare il settore, indirizzarlo verso l’innovazione e gli investimenti, contribuendo a garantire un servizio di qualità ai cittadini italiani.”
“Occorre poi che l’azienda dia un chiaro segnale di voler continuare a scommettere su questa attività in Italia, nelle attuali sedi. Chi non vuole capire queste cose, semplicemente rifiuta di guardare le cose come stanno. Un sacrificio anche oneroso, per essere accettato, bisogna che abbia una corrispondenza con delle prospettive plausibili.”
“Ora riprende il lavoro e la lotta per un accordo equo per Almaviva e regole certe per tutto il settore – conclude il sindacalista. Al Ministero dello Sviluppo Economico e a quello del Lavoro il compito di riaprire immediatamente il tavolo di confronto per cercare le giuste soluzioni che evitino il dramma sociale che si sta consumando.”




29 aprile 2016

Qè Call center a Paternò riduce di 90 unità il personale "per calo di volumi da riduzione di traffico"


Slc Cgil Ct: "Vergognosa la posizione delle committenti Enel Energia e Transcom di tagliare a danno della Qè"
Lo scorso 31 marzo  la società Qè Call center con sede a Paternò ha avviato la riduzione del personale per 90 unità su 275 lavoratori occupati. Qè call center, che gestisce in subappalto da Transcom la commessa Inps/inail  ed Enel energia, individua gli esuberi per calo di volumi causato da una riduzione del traffico che gestiscono le committenti.
 Circa 70 dei 90 esuberi sono sulla commessa INPS. Oggi si è svolto un incontro in sede di DTL come prevede la procedura ai sensi dell'art.4 e 24 legge 223/91 con un rinvio a giorno 5 maggio per verificare la percorribilità dei contratti di solidarietà per i lavoratori coinvolti. Per Davide Foti segretario generale  SLC CGIL Catania e Gianluca Patanè responsabile provinciale settore TLC:  "Stiamo cercando responsabilmente di garantire tutti i lavoratori del  call center Qè proponendo l'uso  dei contratti di solidarietà. Prendiamo atto della disponibilità  aziendale rispetto alle proposte sindacali ma riteniamo vergognosa la posizione delle committenti Enel Energia, e soprattutto quella di Transcom, di tagliare verso il basso i volumi di traffico a danno della Qè e dei suoi lavoratori, creando così un esubero di 70 lavoratori solo su commessa Inps. Abbiamo invitato tramite le segreterie nazionali l'amministratore delegato di Transcom nonchè Presidente di Assocontact ( ramo di Confindustria che gestisce e tutela le imprese di call center ) senza avere nessuna risposta. Ricordiamo a Transcom che il CCNL  Telecomunicazioni e  le leggi attualmente in vigore come la clausola sociale che demanda ai committenti la responsabilità sociale di imprese nella tutela del lavoro negli appalti di call center, devono essere rispettate. Ci sembra assurdo che il presidente dell'associazione datoriale dei call center crei esuberi ai suoi subappaltanti, dimenticandosi di applicare nelle sue aziende del Catanese il contratto di cui lui è garante. Chiederemo agli organi istituzionali competenti un intervento urgente e mirato che ripristini leggi e regole, non accetteremo senza lottare i licenziamenti".



28 aprile 2016

Accesso abusivo alla posta elettronica del lavoratore: è reato se protetta da password

La casella di posta elettronica è uno spazio di memoria di un sistema informatico destinato a contenere messaggi, immagini, files e altri dati. Di conseguenza l’accesso a questo spazio concreta un accesso al sistema informatico di cui la casella è porzione. Se tale porzione di memoria è protetta da una password ogni intrusione concreta l’elemento materiale del reato di accesso abusivo a sistema informatico. Lo ha sancito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13057/2016, confermando la condanna emessa nei confronti di un responsabile del servizio “entrato” nella casella di posta elettronica, protetta da password, di un dipendente.
La casella di posta elettronica aziendale fa parte di un sistema informatico e ad essa si applicano le tutele previste per il cd. "domicilio informatico". Pertanto, gli accessi non autorizzati integrano il reato di accesso abusivo a sistema informatico di cui all’articolo art. 615-ter c.p..
Lo ha sancito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13057/2016 confermando la condanna emessa dalla Corte di Appello nei confronti di un responsabile del servizio (nel caso un responsabile dell’ufficio di Polizia Provinciale) che era “entrato” nella casella di posta elettronica –protetta da password - di un dipendente, prendendo visione di alcuni documenti e scaricandone altri.

Il ricorrente ha difeso il proprio operato affermando l’inesistenza di un “sistema” vero e proprio coincidente con la posta elettronica, rappresentando questa una “entità” estranea alla lettera dell’articolo 615-ter del Codice Penale. Ne consegue che la casella di posta elettronica non rappresenterebbe, secondo il ricorrente il “domicilio informatico” tutelato dalla legge essedo essa solo un contenitore.

Cassazione: il rifiuto del lavoratore di trasferirsi equivale alle dimissioni

La Cassazione, in due recenti pronunce – la Cass. Civ., Sez. Lav., 15.3.2016, n. 5056 e la Cass. Civ., Sez. Lav., 31.03.2015 n. 6225 - è tornata ad affrontare la tematica vertente sulle conseguenze connesse all'inottemperanza del lavoratore all'ordine disposto dal datore di lavoro di modifica del luogo di adempimento della prestazione lavorativa ("trasferimento").
Le due sentenze si differenziano in termini di conseguenze specifiche ma partono dal medesimo presupposto principio secondo il quale la determinazione del luogo della prestazione lavorativa rientra nella potestà organizzativa datoriale e incontra un limite solo nelle previsioni dettate in materia di trasferimento del lavoratore (cfr. tra le più recenti Cass. Civ. n. 23110 del 2010) giungendo, la Cass. Civ., Sez. Lav., 15.3.2016, n. 5056, ad affermare la legittimità del licenziamento disciplinare del lavoratore sottrattosi alla direttiva di tornare a prestare l'attività lavorativa presso i locali aziendali anziché presso il proprio domicilio, nonostante la precedente decisione di disporre il cd. "lavoro a domicilio" fosse stata presa dal datore nell'ambito di proprie esigenze produttive ed organizzative, in quanto non sarebbe possibile ravvisare un'autonoma unità produttiva presso il domicilio del dipendente, ove al massimo è possibile rinvenire una cd. "dipendenza aziendale" rilevante ai fini di cui all'art. 413 c.p.c.
Ancor più interessante la Cass. Civ., Sez. Lav., 31.03.2015 n. 6225, in quanto investe la problematica particolarmente dibattuta (e mai, in verità, definitivamente risolta) delle cd. "dimissioni orali" o "dimissioni tacite" o "dimissioni per fatti concludenti" del lavoratore affermando come il diniego del lavoratore di trasferirsi presso altra struttura lavorativa equivale all'ipotesi di dimissioni volontarie dal posto di lavoro.
Anche in questo caso la S.C. parte dalla presupposta accertata legittimità del trasferimento - risultato giustificato da ragioni tecniche, organizzative e produttive, così come richiesto dall'art. 13, L. 300/1970 – in una fattispecie nella quale il lavoratore si è poi rifiutato di assumere servizio presso la nuova sede, giungendo alla conclusione che ciò sarebbe indicativo della manifestata (tacita, aggiungiamo noi) volontà del lavoratore di non voler più fornire la propria prestazione lavorativa.
Il passaggio motivo rilevante di tale statuizione, però, risiede nella circostanza che tale rifiuto escluderebbe qualsivoglia ipotesi di licenziamento orale implicando le dimissioni del dipendente stante una condotta tale da risultare equiparabile ad un atto di recesso dal contratto di lavoro.
Questo in quanto, secondo la S.C. "E' consolidato l'orientamento, per il quale, nell'ipotesi di controversia in ordine al quomodo della risoluzione del rapporto (licenziamento orale o dimissioni), si impone un'indagine accurata da parte del Giudice di merito, che tenga adeguato conto del complesso delle risultanze istruttorie (cfr., fra le altre, Cass. 20 maggio 2005, n. 10651)" che, nella fattispecie in esame, sarebbero indicative della volontà di non voler più garantire la prestazione lavorativa.
Va però sottolineato come la ricostruzione in ultimo data sarebbe interessante e conforme ai precedenti orientamenti ove si fosse limitata ad affermare l'esclusione, in determinate condotte datoriali, dei requisiti richiesti affinchè si rinvenga il "licenziamento orale", mentre si pone in aperto contrasto nei passaggi successivi con il principio secondo il quale il datore di lavoro non può presumere, dal comportamento del dipendente assente per più giorni dal posto di lavoro, la sua volontà di dimettersi.
Infatti è stato sinora pacificamente affermato (tra le tante la più recente Cass. Civ. sez. Lav. sent. 21.01.2015, n. 1025) che, in caso di prolungata assenza del lavoratore, e quindi di suo rifiuto a prestare l'attività lavorativa, il datore non può procedere alla risoluzione del contratto di lavoro ritenendo il prestatore dimissionario, ma deve provvedere sempre e comunque ad attivare il procedimento disciplinare che potrà portare, questa volta legittimamente, al licenziamento disciplinare per assenza ingiustificata (ossia per "giustificato motivo soggettivo" o "giusta causa", a seconda della gravità dei fatti).
Risultato: prima dell'espulsione è necessario procedere all'iter previsto dallo statuto dei lavoratori, con l'applicazione di tutte le garanzie in favore del lavoratore, ivi compresa la contestazione scritta e la comunicazione di licenziamento anch'essa scritta. Diversamente, il provvedimento è illegittimo.
Questo perché, sempre secondo la pronuncia in ultimo annotata, il datore non può rinvenire nell'assenza del lavoratore e nel suo rifiuto a svolgere la prestazione un caso di "dimissioni per fatti concludenti" prevedendo, la normativa, solo due forme di recesso dal contratto di lavoro: il licenziamento da parte del datore, anche di tipo disciplinare; le dimissioni dietro espressa volontà del lavoratore.
Non essendo possibile introdurre, nel nostro diritto del lavoro, un terzo genere di cessazione del rapporto, ossia per "fatti concludenti".
Considerandosi come la Cass. Civ., Sez. Lav., 31.03.2015 n. 6225 rinvii alla Corte di Appello la decisione, con applicazione dei principi di diritto in essa disposti, sarà ora interessante annotare come la Corte territoriale riuscirà ad uniformarsi a tali disposti dettami, soprattutto relativi alla distribuzione dell'onere probatorio tipico della disciplina delimitante i licenziamenti, senza incorrere in contrasto con l'orientamento precedente.

Avv. Riccardo Carlone

Tlc: Comunicato unitario Almaviva Contact

Il 26 aprile 2016, è ripreso il confronto con i vertici dell’azienda a seguito del verbale d’incontro definito dal Ministero dello Sviluppo Economico che indicava alle parti una soluzione atta a revocare i licenziamenti e utilizzare un nuovo periodo di contratto di solidarietà sino alla fine del prossimo mese di novembre.
L’azienda, in apertura, ha manifestato la volontà di aderire alle proposte del Governo con il solo intento di “comprare” tempo per consentire all’esecutivo di intervenire con soluzioni che modifichino le condizioni di mercato, considerate da tutti il vero problema della crisi del settore.
In tale ambito, la decisione di prorogare il contratto di solidarietà sino a novembre non rappresenterebbe la soluzione alle problematiche che hanno portato l’azienda ad aprire le procedure di licenziamento, ma una opportunità per evitare il ricorso ai licenziamenti, rinviando, eventualmente, tale decisione a valle degli interventi proposti dal Governo per il riordino del settore.
Per raggiungere questo obiettivo, in linea con i contenuti del verbale d’incontro del Ministero, l’azienda ha proposto di sottoscrivere un nuovo accordo con i seguenti contenuti:
* Revoca della procedura di licenziamento avviata in data 21 marzo 2016;
* Definizione di un nuovo accordo di solidarietà, in continuità a quello esistente agganciato alla procedura aperta e chiusa nel mese di dicembre 2015 con percentuali massime per Rende 3%, Catania 7%, Milano 13%, Napoli 35%, Palermo e Roma 45%.
* La programmazione della solidarietà sarà effettuata ogni 15 giorni, con piano mensile e rimodulazione a metà mese;
* La programmazione sarà verticale per il personale PT a 4 ore e a tempo pieno, mista (verticale e/o orizzontale) per il personale PT a 5/6 ore;
* L’azienda, in continuità a quanto previsto dall’accordo vigente, garantirà un’integrazione economica pari all’80% della retribuzione per la quota parte di solidarietà che ecceda il 25%; analogamente l’azienda nel programmare la solidarietà garantirà che il reddito del singolo lavoratore garantisca il mantenimento degli 80 euro del “bonus Renzi”;
* L’azienda garantirà l’anticipo dell’integrazione economica (pari al 50%) a condizione che le istituzioni completino le procedure di rimborso entro i due mesi successivi al trimestre in esame (esempio: trimestre gennaio, febbraio, marzo l’azienda anticipa l’integrazione sino a maggio, se entro tale mese non riceverà il rimborso dall’Inps sospenderà l’anticipazione).
Sulla base di questi contenuti si è, inoltre, dichiarata disponibile a accettare domande di trasferimento del personale da sedi con più alta solidarietà a sedi con solidarietà minore e valutare, se la normativa lo consentisse, di accompagnare la solidarietà con una mobilità volontaria, cosi come su una più puntuale programmazione della formazione.
Le OO.SS, pur individuando alcuni ambiti di criticità, vedi la solidarietà orizzontale per il personale PT a 5/6 ore e una incertezza sul mantenimento dei contratti e dei volumi sugli attuali siti, tematiche che dovranno essere affrontate all’atto della ripresa del confronto, hanno deciso, vista la estrema complessità della vertenza, di sospendere la trattativa e procedere alla consultazione dei lavoratori.
Infatti, l’accordo non risolve i problemi strutturali del settore che sono stati sollevati dalle lavoratrici e dai lavoratori di Almaviva, però consentirebbe di guadagnare 6 mesi di tempo per consentire al tavolo di crisi nazionale, istituito preso il Ministero dello Sviluppo Economico, di incidere sulle cause che determinano le ripetute crisi aziendali, anche attraverso i tavoli di monitoraggio che verranno istituiti, compreso quello specifico per Almaviva Contact.
Tale opportunità è necessario che sia condivisa dall’insieme dei lavoratori, per diffondere la consapevolezza che non siamo alla presenza di una soluzione strutturale ma che la vertenza dovrà continuare per scongiurare definitivamente il rischio dei licenziamenti.
Per questo entro il 3 maggio p.v. andranno proclamate le assemblee dei lavoratori di ogni sito che dovranno esprimersi, con voto certificato, sui contenuti del possibile accordo riportati nel presente comunicato.

LE SEGRETERIE NAZIONALI SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

14 aprile 2016

Comunicato stampa -Vertenza Almaviva, si prende tempo dopo riunione al Mise...

Foti (Slc): "Solo strategie: a fronte di sacrifici, si ripaghino i lavoratori con le garanzie"
Si è tenuto ieri il "faccia a faccia " al Mise per la delicata procedura di licenziamento aperta da AlmavivA a carico di circa 3000 lavoratori del gruppo delle sedi di Palermo, Napoli e Roma. Procedura che preoccupa ovviamente anche i lavoratori di Catania.
Il Governo, in questo caso rappresentato dal sottosegretario alle attività produttive On. Teresa Bellanova, ha chiesto all'azienda di revocare i licenziamenti e di cercare un' intesa sindacale per prendere tempo in attesa di intervenire su alcune regole per il settore call center. Si tratta di norme mirate alle gare al massimo ribasso messe in campo dalle committenti pubbliche e private e soprattutto per ricercare la corretta applicazione dell'art 24bis ad oggi di fatto inapplicato che non ha bloccato l'emoraggia di lavoro verso paesi esteri.
La Cgil al tavolo ha ribadito con forza che il grido di allarme lanciato qualche anno fa ed inascoltato dal governo, oggi rischia di creare migliaia di disoccupati in un settore giovane ed ad alta intensità di lavoro femminile nonché ha chiesto con forza interventi mirati ad una regolarizzazione delle gare di appalto ed ad una normativa sulla gestione della qualità del servizio tramite interventi dell'AgCom.
Per Davide Foti, segretario generale Slc Cgil Catania, "questa ennesima perdita di tempo, ovviamente a carico dei lavoratori, ci appare come una strategia che miri a fare trascorrere il periodo elettorale legato al voto amministrativo di Milano e Roma. Tutti i lavoratori ALmavivA sono stanchi ed in profonda crisi economica causa da anni di ammortizzatori sociali. Se un ' intesa bisogna trovare deve essere fatta su indicazione concrete e di reale cambiamento delle regole per tutto il settore. Questo Governo non può permettere alle committenti statali come Poste ed Enel e a quelle private come Teecom, Vodafone, Wind, ecc, di fare margine di guadagno sulla pelle di migliaia di lavoratori dei call center. L'immobilismo politico nei confronti di queste lobby finanziarie denota una subdola posizione del Governo . Ricordiamo che tutta la committenza del settore servizi lavora su concessioni Governative, ossia su concessioni dirette dello Stato. Per questo sembra paradossale che da un lato lo Stato, una volta assegnati il servizio diretto, e dall'altro non possa intervenire sulle gare garantendo l'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro. Come Slc Cgil di Catania non faremo sconti a nessuno, se si chiedono sacrifici ai lavoratori bisogna garantire agli stessi la propria salvaguardia non solo economica ma anche psicofisica. Ovviamente ci presenteremo a Roma il prossimo mercoledì alla ricerca di soluzioni condivise e con il giusto equilibrio sindacale soprattutto in riferimento di un eventuale applicazione di un ammortizzatore sociale".
Intanto, Almaviva ha preso in considerazione specificando che l'attesa potrà essere colmata solo attraverso ammortizzatori sociali in deroga. Almaviva ha anche convocato le parti sociali per il prossimo lunedì, fissando un incontro indirizzato ad un possibile accordo sugli ammortizzatori sociali.

L'incontro al Mise è stato spostato al prossimo mercoledì.

Call center: tavolo Almaviva, Governo non adotta regole per settore



13 aprile 2016
Si è tenuto oggi il tavolo sulla più grave crisi che attraversa il paese con i 3000 licenziamenti annunciati dal Gruppo Almaviva. In contemporanea, e per tutta la giornata, lo sciopero, con altissime adesioni dei lavoratori del Gruppo.
“Azienda, sindacati e istituzioni locali presenti hanno sottolineato come la crisi di Almaviva non sia una crisi aziendale ma sistemica, addebitabile ad un’assenza di regole con cui si è proceduto in questi anni – dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.  Abbiamo evidenziato al governo come sia necessaria una piena applicazione delle clausole sociali da parte delle imprese pubbliche quali Poste ed Enel per le gare effettuate nei mesi scorsi, una puntuale applicazioni delle leggi sulle delocalizzazioni delle attività e un intervento che fissi gli standard minimi di qualità del servizio che un call center debba garantire ai cittadini italiani.”
“Abbiamo chiesto al governo precisi pronunciamenti su quali siano le politiche che intende adottare per il settore perché le scelte che oggi si stanno concretizzando sono figlie degli errori delle politiche degli anni scorsi. Abbiamo chiesto al governo di compiere una scelta netta: se schierarsi con i lavoratori e i cittadini/clienti dei servizi di call center  o continuare a proteggere gli errori commessi dagli uffici acquisti delle grosse imprese pubbliche e private.”
“La risposta del governo è stata duplice – prosegue il sindacalista: da un lato assoluta mancanza di volontà nell’individuare regole per il settore che fermino le crisi in corso e aprano nuove prospettive industriali. Dall’altro la richiesta di revocare la procedura di licenziamento indirizzata all’azienda utilizzando gli ammortizzatori in deroga previsti dalla legislazione. L’azienda  si è riservata di dare una risposta definitiva nelle prossime 48 ore.”
“Il timore è che gli interventi che si stanno adottando siano più indirizzati a superare il periodo elettorale che a risolvere le crisi in atto. Infatti l’annunciata sospensione delle procedure di Gepin, al tavolo di ieri, si è risolta con uno spostamento della fine della procedura dal 10 al 31 maggio, data ultima per scavallare le tornate elettorali di Napoli e Roma.”
“Slc Cgil si è dichiarata indisponibile a sottoscrivere accordi che applichino alle soli sedi di Napoli Palermo e Roma gli ammortizzatori sociali, confermando così gli esuberi dichiarati dall’azienda, e riaffermando che la volontà di allungare il tempo a disposizione si possa realizzare solo attraverso il mantenimento dell’attuale perimetro dell’azienda e la conferma sulla volontà di non procedere a delocalizzare attività all’estero.”
“Siamo preoccupati per la strada che hanno preso le vertenze di Gepin e Almaviva che rischiano di trasformarsi in una lunga agonia in cui accompagnare fuori dal mercato del lavoro le migliaia di lavoratori coinvolti.

“Il 18 aprile riprenderà il tavolo generale sui call center, mentre il 20 è riconvocato il tavolo Almaviva. In quelle due date sarà necessario avere chiarezza su quali siano le reali intenzioni del governo sul settore – conclude Azzola. Se si è deciso di sacrificare migliaia di lavoratori del settore e i cittadini clienti dei call center sull’altare della grossa committenza italiana, scegliendo per l’ennesima volta le lobbies delle imprese forti in questo paese, il governo ha il dovere di dichiararlo.”

Segreteria Nazionale SLC-CGIL

04 aprile 2016

Almaviva: Azzola (Slc Cgil), senza intervento del governo non sono possibili alternative ai licenziamenti

Si è concluso il primo incontro previsto dalla procedura di legge sui 3000 licenziamenti avviati dalla società Almaviva. Le parti hanno effettuato una lunga analisi delle condizioni di mercato, che renderebbero impossibile trovare alternative ai licenziamenti che l’azienda ritiene irreversibili.

Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, ha invitato Almaviva  ad evitare una drammatizzazione della situazione che renderebbe ingovernabile la tensione sociale nelle tre città interessate (Roma, Napoli, Palermo), e ad accettare un confronto in sede ministeriale per individuare gli interventi necessari a modificare le attuali condizioni di mercato e rendendo possibile il ritiro dei licenziamenti.

“Interventi su articolo 24 bis per le delocalizzazioni, un contrasto a gare assegnate a prezzi non sostenibili, la piena applicazione delle clausole sociali anche da parte di imprese governate dallo stato (Poste ed Enel), nonché un intervento sulla qualità del servizio da erogare ai cittadini italiani sono la parole chiave – ha dichiarato Azzola - per contribuire al riassorbimento di tutti gli esuberi, migliorando nel contempo la qualità del customer care, oggi appesantita dalle condizioni del mercato.

“Tali strumenti sono agibili solo qualora il Governo decida di sviluppare una reale politica di settore, nell’interesse dei cittadini/clienti e dei lavoratori, mettendo fine allo scempio operato dagli uffici commerciali delle grandi ditte appaltatrici più interessati alle politiche retributive personali che agli impatti sociali e alla qualità del servizio.”

“Almaviva, accettando l’invito a rinunciare all’irreversibilità del processo, ha ribadito che parteciperebbe convintamente ad un incontro in sede istituzionale, in cui  tutte le parti contribuissero fattivamente a individuare soluzioni per consentire prospettive di medio-lungo periodo.”


“Per questi motivi i sindacati hanno inviato unitariamente una richiesta d’incontro al Mise, affinchè convochi immediatamente il tavolo di confronto. E’ il momento della responsabilità di tutti – conclude Azzola - bisogna evitare che la campagna elettorale cavalchi il malcontento dei lavoratori: soltanto  soluzioni certe e condivise potrebbero evitarlo. Se non si procedesse su questa strada, agli esuberi di Almaviva, si aggiungerebbero quelli di tutte le altre aziende che debbono sostenere un costo del lavoro non agevolato dagli incentivi alle nuove assunzioni, con ulteriori migliaia di licenziamenti in tutta la penisola.”

COMUNICATO ALMAVIVA 4 APRILE 2016

Venerdì primo aprile si è svolto il primo incontro con Almaviva Contact sulla procedura per circa 3000 licenziamenti aperti dall’Azienda sulle sedi di Roma, Napoli e Palermo.
L’azienda ha ribadito come questa decisione sia motivata dall’ulteriore peggioramento delle condizioni di mercato. Mancato rispetto della norma sulle delocalizzazione, continuo ricorso al massimo ribasso hanno portato, sempre secondo l’Amministratore Delegato di Almaviva, ad una condizione di non sostenibilità mettendo a rischio la tenuta di tutta l’azienda. L’ulteriore diminuzione di volumi, ed il conseguente aumento dell’esubero di forza lavoro, e la marginalità dei tre siti al di sotto della soglia del 21 % ha portato l’azienda a scegliere di addensare le eccedenze sulle tre sedi.
La gravità delle condizioni in cui versa il settore dei Call Center in Italia è un elemento che non sfugge alle Organizzazioni Sindacali. E’ ormai davanti agli occhi di tutti come l’assenza di regole, soprattutto nell’attribuzione delle commesse, sia ormai arrivata ad una condizione non più gestibile. L’assenza di ammortizzatori sociali stabili, la persistente incapacità delle istituzioni a far rispettare la norma sulle delocalizzazioni, la tendenza dei committenti, a partire da quelli pubblici, a dare commesse a costi drammaticamente al di sotto del costo del lavoro previsto dal CCNL Telecomunicazioni, sono elementi ormai non più eludibili. I sacrifici richiesti ai lavoratori in questi anni non sono più ulteriormente replicabili in assenza di azioni risolutive che mettano finalmente in sicurezza il settore. L’approvazione della clausola sociale, comunque una notizia importantissima per il comparto, deve necessariamente essere sorretta da ulteriori provvedimenti a cominciare dal rispetto del Dlgs 24 bis sulle delocalizzazioni, e da certe per l’aggiudicazione delle gare di appalto sia pubbliche che tra soggetti privati nel rispetto del costo del lavoro contrattuale.
Le questioni di mercato però non giustificano, a nostro avviso, la decisione di immettere un tale elemento di drammatizzazione. 3000 esuberi sono un atto capace di rompere il “patto sociale” che ha animato il nostro settore in questi anni. Nessun settore, e meno che meno il nostro, è nelle condizioni di reggere un evento simile. Occorre fare di tutto perché le lavoratrici ed i lavoratori di Almaviva non finiscano per divenire “ostaggi” di una condizione della quale loro, di sicuro, non hanno alcuna responsabilità ma, semmai, ne stanno pagando il conto da diverso tempo sia in termini di diminuzione di salario che di precarizzazione complessiva delle condizioni di lavoro.
E’ per questo motivo che tutte le OO.SS. hanno convenuto che questa crisi non possa e non debba essere affrontata se non dentro un percorso istituzionale. La crisi Almaviva è, anzitutto, crisi di settore e come tale deve essere affrontato. E’ di tutta evidenza che molte sarebbero le cose da affrontare con l’azienda a partire dall’organizzazione del lavoro e l’allocazione delle commesse. Ma prima di affrontare questi temi, non secondari, è semplicemente indispensabile che si apra un confronto risolutivo col Governo sui correttivi delle storture che hanno portato un comparto di circa 80000 persone allo stato attuale.
Le Segreterie Nazionali, d’accordo con le strutture territoriali e le RSU hanno deciso di procedere alla richiesta di apertura di un tavolo di crisi specifico per Almaviva presso il Ministero dello Sviluppo Economico e, parallelamente, di un tavolo presso la Presidenza del Consiglio per lo stato di crisi del settore.
Per sollecitare questo percorso e scongiurare licenziamenti massivi su Almaviva le OO.SS. hanno deciso di intensificare le iniziative vertenziali sia sulle tre sedi impattate che su tutto il perimetro aziendale. Deve essere ben chiaro a tutti che 3000 esuberi su tre sedi non sono un problema “locale”. Le storture normative e di mercato non mettono fuori gioco solo le tre sedi impattate ma l’intera azienda e licenziare 3000 persone non porterà Almaviva a competere su un mercato più giusto con regole più chiare.
Per questo motivo il giorno 13 aprile è indetto uno sciopero per l’intero turno di lavoro di tutte le sedi aziendali.
Nelle prossime ore si decideranno le iniziative da intraprendere in occasione dello sciopero per dare massima visibilità alle ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori di Almaviva.
Roma,4 Aprile 2016
Le Segreterie Nazionali
SLC/CGIL – FISTel/CISL – UILCOM/UIL