17 settembre 2011

Delocalizzazioni nel settore delle TLC

Il settore delle TLC continua a rappresentare nel Paese un settore ricco e non in particolare difficoltà, con margini di fatturato ampi e con una liquidità mediamente alta. Eppure come SLC-CGIL denunciamo oggi pubblicamente il comportamento delle grandi aziende (Telecom, Vodafone, Wind, H3G, Fastweb, BT Italia, SKY) in materia di esternalizzazioni e delocalizzazioni. Un comportamento sbagliato ed ingiusto, che recherà danni all’occupazione e – più in generale – alla qualità del settore.

In particolare, dopo una sommaria indagine e uno studio sui principali contratti commerciali in essere e in via di definizione, è evidente la scelta dei principali operatori (scelta inedita per quantità e qualità), di avviare nei prossimi mesi un processo massiccio di delocalizzazione di attività oggi lavorate in Italia. Una delocalizzazione verso quei paesi (Tunisia, Albania, Romania in particolare) cui costo del lavoro è pari circa ad un quarto di quello italiano.

Inutile dire che tali lavoratori, in quei paesi, sono oggi privi di tutele collettive anche lontanamente paragonabili alle nostre, di un Contratto Collettivo Nazionale con minimi salariali dignitosi. E che in molti casi non vi sono quelle libertà sindacali minime come definite dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

Nello specifico, solo analizzando le politiche di delocalizzazione avviate dalle sette aziende sovra indicate, riteniamo siano a rischio nel breve periodo (anno 2010) circa tre/quattro mila posti di lavoro, con evidente sottrazione di volumi di attività all’intera filiera delle TLC.

Ed il tutto esclusivamente per aumentare gli attuali profitti a vantaggio degli azionisti, come risposta ad un calo dei guadagni, in un settore che genera comunque profitti e liquidità.

In particolare come SLC-CGIL denunciamo una politica non solo di esternalizzazioni di attività verso imprese di outsourcing italiane (Comdata, Almaviva, Teleperformance, E-Care, ecc.), ma - tramite subappalto delle stesse - verso aziende oggi operanti in Romania, Albania, Tunisia, Turchia, Sud America.

Una scelta questa sbagliata socialmente e industrialmente, in contraddizione con la produzione normativa dell’Autorita Garante per la Comunicazione (AGCOM) che, anche ultimamente, ha sottolineato l’esigenza di una maggiore trasparenza, una maggiore responsabilità delle imprese titolari di licenza, una maggiore attenzione alla qualità verso i consumatori (si veda per tutte la delibera n. 79/09).

Una scelta sbagliata socialmente in sé ma che si colloca oggi in un momento di difficoltà dell’economia nazionale con una delle più gravi crisi occupazionali degli ultimi decenni: il sistema delle imprese (soprattutto quelle che si basano su servizi avanzati, sulla capacità commerciale di fornire soluzioni personalizzate, ecc.) dovrebbe salvaguardare i livelli occupazionali, eventualmente ripensando le politiche di esternalizzazione di volumi di attività, non certo incoraggiandole.

Lo scandalo delle imprese che riducono la forza lavoro ed intanto esternalizzano e delocalizzano.

Vi è poi uno “scandalo nello scandalo”. Da un lato assistiamo da parte di queste aziende (Telecom, H3G, BT) ad una politica di riduzione dei livelli occupazionali interni (tramite contratti di solidarietà, cassa integrazione, mobilità incentivata, ecc.) con forti sacrifici da parte dei lavoratori più sindacalizzati; dall’altra vi è una politica di sistematica riduzione di attività fino ad oggi lavorate in casa (per esempio di Telecom) su cui potrebbero essere riconvertiti gli esuberi dichiarati.

Per di più secondo un modello che “stressa” le imprese di outsourcing con politiche sugli appalti basati al massimo ribasso, tanto da rendere difficile anche la stessa tenuta occupazionale negli outsourcing che sono - quindi - “invitati” a sub appaltare all’estero.

Insomma, siamo alle prese con una vera e propria strategia che rischia di:

a- ridurre le attività lavorate internamente dalle grandi aziende, riducendo i livelli occupazionali interni ed impedendo possibili riconversioni degli attuali occupati;

b-“stressare”con gare al massimo ribasso anche la parte finale della filiera,con outsourcing sempre più ridotti a divenire stazioni appaltanti di altre aziende (con fenomeni di sub appalto, che fanno perdere poi “le tracce” delle stesse attività di customer);

c-incentivare la delocalizzazione di attività a forte valore aggiunto,verso paesi dove le condizionidei lavoratori sono drammatiche.

Il tutto per aumentare i margini di profitto, con grande danno verso tutti: i lavoratori dipendenti delle grandi aziende, i lavoratori degli outsourcing, i clienti finali (cui dati vengono lavorati presso aziende estere, con buona pace della qualità, della trasparenza, della tutela della privacy). E questo in un momento di difficoltà del sistema paese, con centinaia di migliaia di disoccupati in più.

Istituto Bellini: per i dipendenti la liquidazione del 50% degli arretrati. “Ecco il risultato dell'azione del sindacato”

- www.cgilct.it -

Da 5 anni non ricevevano arretrati contrattuali; fondo d'istituto relativo ad attività aggiuntive; lezioni per bienni di specializzazione ed abilitante. Adesso, grazie all’azione del sindacato, si sbloccano i pagamenti salariali non corrisposti per i circa 120 dipendenti dell'Istituto Superiore di Studi Musicali Vincenzo Bellini di Catania.

Proprio in questi giorni l'Istituto ha avviato con decorrenza immediata la liquidazione del 50% di tali spettanze, mentre la rimanente somma sarà presumibilmente liquidata entro il prossimo mese di ottobre.

“Il risvolto positivo di questi giorni è il risultato, immediatamente tangibile, della costante azione rivendicativa della CGIL e della FLC che nel corso del mese di luglio è culminata nel decisivo incontro tenutosi con il sindaco di Catania che, avendo riconosciute come valide e legittime le posizioni esposte dal sindacato, si è da subito reso disponibile per la risoluzione di questa annosa questione”, spiegano i rappresentanti sindacali.

Il sindaco Stancanelli, inoltre, condividendo le posizioni espresse dal sindacato, si è dichiarato disponibile a rinunciare alle risorse economiche messe a disposizione dal Ministero a condizione, continua la Cgil e la Flc, che a fronte di tale rinuncia si possa procedere alla statalizzazione di tale importante istituzione musicale che va riconosciuta quale Conservatorio, premiando così l'altissima professionalità di quanti vi operano, a tal proposito ci sembra opportuno sottolineare che presso l'Istituto studiano ogni anno complessivamente circa 900 allievi e che sono previste attività didattiche in tutti i corsi di studio previsti per i conservatori ed in più sono attivi anche corsi per musica elettronica e jazz.

"Noi ci abbiamo sempre creduto e siamo soddisfatti per il risultato che abbiamo ottenuto" sottolineano CGIL ed FLC CGIL provinciali, "così come crediamo che il livello di attenzione debba essere sempre alto e la mobilitazione costante, ciò almeno fino a quando il Vincenzo Bellini, non verrà formalmente riconosciuto Conservatorio e fino a quando non verranno stabilizzati i lavoratori precari".

CGIL ed FLC ritengono che il Comune di Catania debba continuare la sua azione a favore dell'Istituto Vincenzo Bellini per consolidarlo ulteriormente e per raggiungere l'importante obiettivo della statalizzazione e della stabilizzazione dei lavoratori precari.

16 settembre 2011

10.000 derogati dalle finestre mobili: messaggio INPS n. 13655 del 12 agosto 2011

Si è svolta il 14/09/2011, presso la Direzione generale dell'INPS, una riunione delle Commissioni Entrate e Prestazioni del Consiglio di indirizzo e vigilanza in merito alla questione dei 10000 derogati dalle finestre mobili. Come ben sapete come CGIL abbiamo denunciato subito che il numero di 10000 fosse del tutto insufficiente. Il monitoraggio fatto dall'INPS ha confermato le nostre preoccupazioni stimando che i lavoratori che si trovano in questa situazione vanno da 40000 a 45000.

Il 1 luglio si è aperta la prima finestra utile per il pensionamento di questi lavoratori ed abbiamo avuto notizia di comportamenti difformi da parte delle sedi territoriali dell'Istituto, con il rischio che molti lavoratori potessero trovarsi senza prestazioni di sostegno al reddito e senza pensione.

A seguito dei nostri continui e pressanti interventi l'INPS, che a fine luglio non era ancora in grado di definire la lista dei diecimila derogati, ha chiesto al Ministero del Lavoro di essere autorizzato a continuare a pagare per i mesi di luglio ed agosto le prestazioni di sostegno al reddito per non lasciare i lavoratori senza alcun sostegno economico. Con messaggio n. 13655 del 12 agosto 2011l, che troverete in allegato, la Direzione generale dell'INPS ha comunicato a tutte le sue strutture territoriali di essere stata autorizzata dal Ministero del Lavoro a continuare a pagare le prestazioni. Ciò in attesa della definizione della lista dei 10000 e quindi della possibilità di liquidare le domande di pensione presentate. L'INPS ha comunque continuato a pagare l'indennità a tutti i lavoratori per i quali la mobilità è cessata al 30 giugno 2011, considerando ciò o un anticipo sulla futura pensione o un anticipo sulla continuazione del trattamento di sostegno al reddito, così come previsto dall'articolo 5 bis della legge 122 del 2010.

Nella riunione di ieri l'INPS ci ha comunicato che sta finalmente ultimando la lista dei diecimila e che una volta definita la lista verranno inviate le lettere di comunicazione ai lavoratori interessati. L'INPS, inoltre, ha chiesto al Ministero del lavoro di attivare la procedura di cui all'articolo 5 bis della legge 122 del 2010, e cioè la possibilità di continuare ad erogare le prestazioni di sostegno al reddito per coloro che non rientrano nei diecimila.

Per quanto ci riguarda abbiamo fatto presente all'INPS che la lista dei diecimila deve essere definita in tempi rapidissimi; che le lettere ai lavoratori devono essere inviate immediatamente, che è necessario che l'Istituto solleciti di nuovo il Ministero del lavoro per una rapidissima applicazione delle procedure previste dall'articolo 5 bis della legge 122 del 2010 e che è necessario, (vista ancora l'incertezza dei tempi ed il fatto che il 1 ottobre si apre un'altra finestra per i derogati) che l'Istituto si faccia autorizzare dal Ministero anche per la continuazione del pagamento delle prestazioni di sostegno per i mesi di settembre ed ottobre, considerandole sempre come anticipi sui futuri trattamenti. L'Istituto ha accolto le nostre richieste e ci anche comunicato che a giorni emetterà un maxi messaggio con tutte le indicazioni tecniche, operative e procedurali relative all'argomento in questione.

Abbiamo fatto presente all'Istituto che ci risulta che sul territorio ci siano comportamenti difformi delle sedi. Ci sarebbero infatti alcune sedi che hanno continuato a pagare la mobilità, alcune sedi che hanno liquidato la pensione, altre che non hanno corrisposto alcunché lasciando i lavoratori in totale stato di abbandono. Secondo la Direzione generale INPS ciò non sarebbe possibile, visto che affermano di non aver ricevuto alcuna segnalazione al riguardo. C'è comunque un impegno dell'Istituto a verificare tutti i casi per i quali si siano verificate incongruenze rispetto a quanto previsto nel messaggio del 12 agosto. E' per questo motivo che vi invitiamo a segnalarci qualsiasi caso atipico.

Vi facciamo presente inoltre che su questa questione, così come su altre relative agli ammortizzatori sociali, abbiamo richiesto unitariamente al Ministero del lavoro un incontro per affrontare con la necessaria urgenza tutta una serie di problemi aperti.

15 settembre 2011

SIELTE: CIGS IN DEROGA PER SIELTE

Con la presenza dell’On. Nello Musumeci – Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro – è stato raggiunto l’accordo di ulteriori 6 mesi di cassa integrazione in deroga per i lavoratori dei “cantieri chiusi” dell’azienda SIELTE. La proroga, con scadenza il 31/12/2011, è stata concessa per prolungare un sostegno al reddito di lavoratori già da tempo senza occupazione, con opportunità di rioccupazione tramite progetti formativi da parte di Italia Lavoro.

Le Segreterie Nazionali

SLC CGIL - FISTEL CISL - UILCOM UIL



Sielte - partenza con il piede sbagliato!

Il 30/08/2011 è stato ratificato, c/o il Ministero del Lavoro, dalle OO.SS. Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM e la SIELTE l’accordo definitivo sulla cassa integrazione guadagni straordinaria, sulla base del travagliato preaccordo del 26/07/2011 che definiva modalità e criteri applicativi (110 lavoratori del technology dal 1/09/2011, 240 delivery e 20 di Direzione Generale gradualmente a partire dal 1/10/2011).

Sielte senza tenere conto degli affidamenti e stravolgendo le condizioni negoziate con il sindacato, ha deciso di partire unilateralmente con l’applicazione dell’accordo a partire dal 1 settembre, mettendo in CIGS circa 70 lavoratori del technology e circa 40 lavoratori in prevalenza del delivery, ma anche di altri reparti.

Questo comportamento è inaccettabile !

Non si possono scrivere le regole e poi tentare di cambiarle in corso d’opera! La posizione assunta dall’Azienda sta generando un forte livello di tensione e di protesta sui territori e rischia di mettere in discussione la credibilità e conseguentemente il livello di Relazioni Industriali che si stava faticosamente tentando di costruire.

Non è etico e corretto, in un momento così difficile, fare arrivare un messaggio distorto ai lavoratori Sielte che, in funzione delle scelte fatte, hanno dimostrato di possedere un altissimo senso di responsabilità. Le Segreterie Nazionali di SLC-FISTEL-UILCOM invitano l’azienda a rivedere, nel più breve tempo possibile, le proprie scelte; diversamente, non escludendo forme di protesta, si attiveranno per riconvocare una riunione di verifica al Ministero del Lavoro al fine di valutare nuovamente la questione in oggetto.


SEGRETERIE NAZIONALI

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL

Disoccupazione giovanile: Il calo è un’illusione in 15 milioni non cercano più lavoro

Nell’area dell’euro la moneta è unica e l’inflazione, pur sottoposta a forti pressioni esterne, tende ad assumere più o meno gli stessi valori. Diversamente, oltre ai differenziali di rendimento tra i titoli pubblici, ciò che non converge tra i principali partner comunitari sono le dinamiche del mercato del lavoro. Una conferma viene dai dati nazionali relativi alla prima metà del 2011 diffusi in agosto dalle autorità statistiche come pure da riscontri regionali sul 2010 che Eurostat ha reso disponibili di recente.

A metà 2011 il numero dei disoccupati è sceso in Italia intorno ai 2 milioni di unità. Alla stessa data il conteggio dei senza lavoro è salito in Spagna a 4,2 milioni, più del doppio del dato italiano. Italia e Spagna si collocano ai due opposti estremi del ventaglio dei valori assunti dal tasso di disoccupazione, dai noi pari all’8% contro il 21% di Madrid. Meglio dell’Italia, nell’Eurozona, ci sono la Germania con il 6% e i Paesi Bassi e l’Austria, dove l’incidenza dei disoccupati sulla forza lavoro scende addirittura al 4%.

Le differenze tra i tassi di disoccupazione raccontano, però, solo una parte della storia. Oltre ai disoccupati ci sono, infatti, gli inattivi, ovvero coloro che rimangono fuori dal mercato del lavoro perché scoraggiati, inabili o comunque non interessati alla ricerca di una occupazione. L’innalzamento del numero di persone inattive rappresenta un problema non meno grave dell’aumento dei disoccupati in un’economia dove la crescita langue e le riserve di ricchezza accumulate dalle generazioni passate tendono a ridursi.

Il tasso di inattività varia in Europa non meno di quello di disoccupazione. Tra i paesi dove la quota di chi rimane fuori dal mercato del lavoro è più alta c’è l’Italia, con 38 inattivi ogni 100 persone in età compresa tra i 15 e i 64 anni. Al contrario, tra i paesi dove l’inattività è più bassa c’è la Spagna, con 27 casi ogni 100. Per avere un termine di confronto, in Germania il tasso di inattività è di poco inferiore a quello spagnolo e pari al 23%. Ragionando sulle teste invece che sulle percentuali, in Italia gli inattivi sono 15 milioni su una popolazione tra i 15 e i 64 anni di circa 40 milioni di persone. Tra la primavera del 2008, quando iniziò la recessione, e la metà del 2011 la popolazione italiana che è in età da lavoro ma che si colloca fuori dal mercato del lavoro è cresciuta di 620mila unità. Tra il primo trimestre del 2008 e il primo trimestre del 2011 il numero degli inattivi è invece diminuito di 300mila unità in Germania e di 400mila in Spagna.

Difficile è stabilire se per un’economia sia meno grave avere molta disoccupazione, come accade in Spagna, o molta inattività, come succede in Italia. Cosa succederebbe nel nostro paese se gli 11 inattivi ogni cento persone in età da lavoro che abbiamo più della Spagna entrassero da un giorno all’altro nel mercato del lavoro? Aumenterebbe la disoccupazione o potrebbero invece coprirsi le "vacancies", le opportunità di lavoro su tanti mestieri, dimenticati e non, che pure esistono? In ogni caso, l’ambigua miscela tra disoccupazione e inattività è il retroterra del grave deficit di occupazione che l’Italia segna soprattutto nel segmento giovanile. I dati al riguardo più interessanti si colgono a livello regionale, confrontando la situazione in "cluster" di territori comparabili.

Tra il 2007 e il 2010 il tasso di occupazione giovanile è sceso dal 33 al 26% in Lombardia. Nello stesso periodo e nel medesimo insieme che raggruppa le regioni industrialmente più progredite d’Europa, il tasso giovanile di occupazione è rimasto stabile intorno al 50% in Baviera e al 33% nella regione francese del RodanoAlpi. E’ diminuito drasticamente, invece, dal 45 al 29% in Catalogna, Spagna. In un altro cluster, quello che raggruppa le regioni "capitali", il tasso di occupazione dei giovani del Lazio tra il 2007 e il 2010 è rimasto stabile intorno al 20%. E’ rimasto ugualmente stabile, ma su valori intorno al 38%, nella regione di Berlino, mentre è diminuito dal 29 al 25% nell’area di Parigi e dal 41 al 27% in quella di Madrid. Secondo i dati più recenti, oggi solo un giovane su quattro è occupato in Lombardia contro uno su due in Baviera. Solo un giovane su cinque è occupato nel Lazio contro uno su quattro a Madrid.

Caratteristica della globalizzazione 2.0 è riportare al centro della scena il valore del lavoro, oltre al suo costo. Per essere competitivi non basta più spostare le produzioni. Sono la capacità d’innovazione, il plus di qualità, l’investimento nel capitale umano dei giovani a fare la differenza nel determinare la competitività dei territori e il loro potenziale di sviluppo. Nel mondo della globalizzazione 2.0 rimanere alla finestra del mercato del lavoro diverrà sempre più costoso. Per un paese come l’Italia ridurre l’area dell’inattività, specie dei giovani, è condizione necessaria per un rilancio della crescita.

GIOVANNI AJASSA

Responsabile Servizio Studi BNL Gruppo BNP Paribas


ALCUNE NOTE UTILI

Il margine operativo lordo (MOL) è un indicatore di redditività che evidenzia il reddito di un'azienda basato solo sulla sua gestione caratteristica, al lordo, quindi, di interessi (gestione finanziaria), tasse (gestione fiscale), deprezzamento di beni e ammortamenti.

Spesso si utilizza l'acronimo inglese EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization). Tuttavia, i due indicatori esprimono grandezze diverse: il MOL è calcolato utilizzando l'utile prima di ammortamenti, accantonamenti, oneri e proventi finanziari, straordinari e imposte mentre l'EBITDA rappresenta semplicemente l'utile prima degli interessi passivi, imposte e ammortamenti su beni materiali e immateriali.

Questo indicatore, l'EBITDA, risulta utile per comparare i risultati di diverse aziende che operano in uno stesso settore attraverso i multipli comparati (utili in fase di decisione del prezzo in un'offerta pubblica iniziale). È spesso utilizzato poiché l'EBITDA è molto simile al valore dei flussi di cassa prodotti da una azienda, e quindi fornisce l'indicazione più significativa al fine di valutarne il valore.

Può essere inoltre utilizzato per calcolare il risultato operativo di un'azienda, partendo dall'utile lordo, togliendo le imposte, gli ammortamenti, i deprezzamenti e gli interessi dell'azienda. Se i costi saranno maggiori dei ricavi, si avrà una perdita, rispettivamente se figureranno dei ricavi maggiori dei costi, si avrà un utile.

Il MOL è un dato più importante dell'utile per gli analisti finanziari perché permette di vedere chiaramente se l'azienda è in grado di generare ricchezza tramite la gestione operativa, escludendo quindi le manovre fatte dagli amministratori dell'azienda (ammortamenti e accantonamenti, ma anche la gestione finanziaria) che non sempre danno una visione corretta dell'andamento aziendale.


14 settembre 2011

SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL: SU LAVORATORI TELECOM ITALIA IN MOBILITA'

- LETTERA -

Oggetto: Lavoratori in mobilità, 10.000 derogati da nuove decorrenze ai sensi dell'art. 12 comma 5 D.L. 78 del 31/5/2010 convertito in legge 30 luglio 2010 ed integrato dall'art. 1 comma 37 della legge 13/12/2010 n. 220 (vedi circolare Inps n. 90/2011), Accordo dei sindacati confederali Cgil,Cisl e Uil con Telecom Italia in sede di Ministero del lavoro


Con la presente, le scriventi Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTELCISL, UILCOM-UIL intendono rappresentare il disagio che, a livello nazionale, si sta determinando tra i lavoratori Telecom attualmente in mobilità e vicini al pensionamento. In seguito all'Accordo sindacale siglato il 4 agosto 2010 presso il Ministero del Lavoro, congiuntamente al Ministero per lo Sviluppo Economico, si é convenuto che Telecom Italia avrebbe erogato un contributo integrativo a copertura di eventuali periodi intercorrenti tra la fine della mobilità e l'accesso al pensionamento a quei lavoratori che non fossero rientrati nei 10 mila derogati dalle nuove decorrenze, ai sensi dell'art. 12 comma 5 D.L. 78 del 31/5/2010 convertito in legge 30 luglio 2010 ed integrato dall'art. 1 comma 37 della legge 13/12/2010 n. 220 (vedi circolare Inps n. 90/2011).

L'erogazione del contributo da parte dell'azienda, secondo quanto stabilito nell'accordo citato, é subordinata alla presentazione da parte del lavoratore di un'attestazione rilasciata dall'INPS contenente l'effettiva data di decorrenza del suo

trattamento pensionistico.

Si sta constatando, purtroppo, l’impossibilità di venire in possesso della suddetta attestazione; l'Inps sta comunicando ai lavoratori Telecom in mobilità, che hanno presentato in queste ultime settimane domanda di pensione, che ”la trattazione

della domanda é sospesa” invitandoli a presentare ricorso amministrativo e/o legale, secondo i termini di legge.

Sebbene l'art. 12 comma 5 bis della legge 30/7/2010 n. 122 contempli la possibilità che il Ministro del lavoro , con apposito decreto, decida il prolungamento del trattamento di mobilità per consentire al lavoratore il raggiungimento della data di

decorrenza del suo trattamento pensionistico, allo stato attuale, tuttavia, non esiste alcuna garanzia al riguardo; si tratta di una possibilità concessa al Ministro, non di un obbligo.

Nell'attuale situazione, quindi, le scriventi Segreterie chiedono all'Inps di voler rilasciare ai lavoratori Telecom non derogati una certificazione con l'indicazione della data di decorrenza effettiva del trattamento pensionistico, in modo che l'azienda

possa onorare il suo impegno di corrispondere il trattamento integrativo previsto dall'Accordo; si tenga conto che per una parte dei lavoratori il trattamento di mobilità é in scadenza e che essi potrebbero trovarsi senza indennità di mobilità, senza

pensione e senza il trattamento integrativo.

Restando a disposizione per fornire eventuali ulteriori delucidazioni in merito, si inviano distinti saluti.


Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

10 settembre 2011

Certificati Malattia on-line si parte il 13 Settembre 2011

- In particolare si evidenzia che:

1) il periodo transitorio per cui varranno ancora le attuali disposizione di legge e CCNL (consegna fisica del certificato, anticipo via fax, ecc.) terminerà senza eccezione alcuna il 13 Settembre 2011;

2) è fondamentale dare ampia diffusione ai lavoratori delle nuove modalità che alleggeriranno in termini teorici gli adempimenti dei dipendenti;

3) poiché è prevista la possibilità del datore di richiedere al dipendente anche il “codice” del certificato elettronico è fondamentale che il lavoratore si ricordi sempre di chiedere al medico che emette il certificato “il numero del protocollo identificativo del certificato inviato per via telematica”, al fine di evitare eventuali e spiacevoli disguidi.


Leggi o scarica la circolare sulla certificazione di malattia

La Cgil chiede il rispetto dell' accordo del 28 giugno

«L’articolo 8 della manovra è stato fortemente voluto dal ministro del Lavoro e dal governo come reazione e negazione dell’accordo del 28 giugno. È dunque evidente che l’ipotesi d’intesa raggiunta con Cisl, Uil e Confindustria rappresenta, ancor di più rispetto a prima, uno strumento di tutela per i lavoratori».

Questo è quanto affermato dal Segretario Generale, Susanna Camusso, al Direttivo Nazionale ribadendo che la mobilitazione andrà avanti partendo dalla manifestazione dei lavoratori pubblici e della conoscenza a Roma proseguendo con quella promossa dallo Spi contro gli effetti delle due manovre che prendono di mira pensioni, servizi socio assistenziali e sanità per finire entro la fine dell'anno con una grande manifestazione nazionale sul tema del lavoro.

In merito allo sciopero generale il leader della Cgil ha pure dichiarato in maniera netta e decisa che: « è stato un successo straordinario», «una difficile sfida vinta», «una mobilitazione non solo della Cgil», «rappresentando un sentire generale del paese», «con una diversa partecipazione politica» «che ci porta a chiedere alle forze politiche un impegno coerente nella cancellazione dell’articolo 8 della manovra».

Si chiede quindi a tutti i firmatari di applicare interamente l’accordo del 28 giugno ed un pronunciamento formale da parte di Cisl, Uil e Confindustria sul rispetto delle firme. Da Chianciano Bonanni ha commentato positivamente la relazione di Susanna Camusso e sembra concedere disponibilità ad accordi.

08 settembre 2011

Bernabè non vuole pagare la tassa aggiuntiva e si prepara a tagliare i call center e il loro personale.

- www.zeusnews.com -

In Italia chi possiede una rete televisiva paga un canone di concessione allo stato ridicolo, molto più basso che in altri Paesi. Questo si spiega facilmente: chi dovrebbe aumentare la tassa per l'utilizzo di frequenze pubbliche, cioè il Governo e il Parlamento, sono controllati a maggioranza dallo stesso signore che controlla il maggior numero di reti Tv: Silvio Berlusconi.

Il popolo ha deciso così, si dice: è la democrazia. Peccato che chi possiede un gestore telefonico debba pagare un miliardo di euro per ottenere nuove frequenze, come per esempio Franco Bernabè, che controlla oltre a Tim anche due reti Tv: Mtv Italia e La7.

Bernabè ha detto a gran voce che non è d'accordo, e adesso dice che non vuole pagare un'eventuale nuova tassa sulle reti che godono di tariffe regolamentate, come elettricità, autostrade, gas e telefoni: la cosiddetta Robin Hood Tax.

Sarebbe invece molto giusto che pagasse questa tassa, che però lo stato dovrebbe reinvestire in un piano per lo sviluppo della banda larga in Italia: visto che Telecom Italia tarda ad affrontare di petto e in tempi rapidi il problema, lo Stato dovrebbe obbligarla a farlo anche con la leva fiscale. I privati non possono sempre fare quello che vogliono, solo per rimpinguare i loro profitti.

Intanto Bernabè si prepara al malaugurato caso che la Robin Hood Tax (che anche gli altri gestori come Fastweb e Vodafone non vogliono) diventi davvero legge dello Stato. A Torino, a latere di un incontro in cui Bernabè ha ufficializzato la vendita agli americani di Loquendo, Onofrio Capogrosso, responsabile delle relazioni industriali di Telecom Italia, ha preannunciato al sindacato, sia pure informalmente, che nel settore dei call center ci sono dei grossi problemi. Tagli in vista? Probabilmente sì, insieme a ulteriori chiusure di sedi e trasferimenti.

Per la cronaca, si stima in almeno 300 il numero dei manager Telecom Italia che godranno della cancellazione del contributo di solidarietà inizialmente previsto dalla manovra economica.

Pier Luigi Tolardo

Manovra: I parlamentari si fanno lo sconto

Uno sconto, né più né meno, infilato nel maxiemendamento blindato dalla fiducia con cui il governo si appresta, finalmente, a tradurre in legge la manovra finanziaria. A godere dello sconto saranno gli stessi attori che la manovra hanno scritto e devono votare, ovvero i parlamentari. Tutto nero su bianco nell’articolo 13 del testo, quello che regola proprio i tagli alla politica, articolo in cui si riducono i tagli alle indennità e si ammorbidiscono sensibilmente le norme sull’incompatibilità tra mandati.

Il capitolo tagli è il più evidente. Fino al maxiemendamento, infatti, si parlava di un taglio di retribuzioni o indennità del 10% per la parte eccedente i 90 mila euro, il 20% su quella che supera i 150 mila. Con lo sconto le cifre restano le stesse, ma cambia la tempistica, e quindi la sostanza. Il nuovo taglio non sarà infatti definitivo come era stato pensato in un primo momento ma varrà solo per il biennio 2011-2013. Significa, detto in parole povere, che passata (si spera) la tempesta finanziaria, per i parlamentari tutto tornerà come prima.

C’è di più: dalla sforbiciata restano fuori la presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale. “Privilegio” che ha fatto imbufalire un viceministro dello stesso governo che la legge ha scritto, ovvero Roberto Castelli. Dal Quirinale gli è arrivata una risposta chiara che suona più o meno così: “La legge non l’abbiamo scritta noi, chiedi al tuo governo. I dipendenti del Quirinale pagano comunque già il contributo di solidarietà a suo tempo introdotto per la pubblica amministrazione”. Vero. Peccato che tale contributo sia esattamente la metà di quanto previsto dai nuovi tagli.

Sostanzialmente svuotata anche la norma sulle incompatibilità. Prima del maxi emendamento, infatti, era proibito ai parlamentari ricoprire qualsiasi altra carica pubblica elettiva. Ora, spiega Mario Sensini sul Corriere della Sera, ”l’incompatibilità è circoscritta alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti». Traduzione: i parlamentari potranno continuare a fare i sindaci nei Comuni piccoli e medi. Ma potranno anche avere l’incarico di assessore in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città”.

Manovra - Sintesi - L’aumento dell’Iva costerà 385 euro in più a famiglia

L’aumento dell’Iva dell’1% (dal 20 al 21%) per l’aliquota ordinaria scatta subito dall’entrata in vigore della manovra: il gettito previsto per il 2011 è pari a 700 milioni, mentre dal prossimo anno salirà a 4,2 miliardi. Secondo le stime del Codacons una famiglia di 3 persone pagherà 290 euro in più nel 2012: 209 euro per l’aumento diretto di un punto dell’Iva e 81 euro per via degli arrotondamenti al rialzo dei commercianti. Per una famiglia di 4 persone il conto sale a 385 euro. Ma quella dell’Iva non sarà l’unica misura“sofferente”, eccone altre:

- Il taglio ai salari pubblici. Il taglio previsto dalla manovra 2010 era stato «mutato» in contributo di solidarietà. Con la modifica della norma torna il taglio del 5% per gli stipendi superiori ai 90.000 euro e del 10% per i redditi oltre 150.000 euro. Dai tagli per i redditi oltre 90.000 euro sono escluse la presidenza della Repubblica e la Corte dei conti. Per i parlamentari la riduzione dell’indennità è pari al 20% per i redditi oltre 90.000 e del 40% per i redditi oltre 150.000 euro.


Continua a leggere la sintesi della manovra ....

07 settembre 2011

LETTERA DI EMILIO MICELI SULLA POLEMICA DEL CORRIERE DELLA SERA SULLO SCIOPERO CGIL

Vengono sempre i brividi quando un sindacato promuove un presidio solo perché è stato indetto uno sciopero, e pure generale.

La Cisl ha inteso così supportare il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, nella sua polemica con la CGIL. E poi giù dichiarazioni di Bonanni e di Angeletti che rischiano, sull’onda della competizione accesa, di mettere in discussione principi generali e diritti salvaguardati dalla Costituzione Repubblicana. Ma se superiamo le piccole beghe sindacali, sappiamo che c’è un terreno di discussione importante, vista la rilevanza dei due temi, sciopero ed informazione, sul piano dei principi che detta la Costituzione.

Non possiamo accettare né in via di principio né in via di fatto, come ci suggerisce il Direttore del Corriere, l’idea che lo sciopero si fa solo se si ha la certezza che tutte le imprese riceveranno identico danno. Una visione “mercatista” porterebbe certamente all’impraticabilità del diritto di sciopero nel nostro paese. In ogni settore, in ogni campo dell’attività economica, lo sciopero determina differenze negli atteggiamenti e nei risultati perché non è appunto uno strumento di mercato, ma un’azione proclamata da un sindacato e praticata dai singoli lavoratori. Si può, in un campo regolato e protetto dall’art. 21 della Costituzione, limitare la libertà individuale di esercizio del diritto di sciopero? Un terreno che è per sua stessa natura vettore di libertà e democrazia, può negare il diritto ad una uguale espressione di libertà e democrazia?

Cisl e Uil a parte, la personale protesta del Direttore del Corriere, cui va dato merito di non avere utilizzato, come purtroppo altri hanno fatto, espedienti discutibili per essere in edicola il giorno dello sciopero, penso sia stata sotto e non sopra la dovuta cautela di fronte a temi così delicati ed importanti. Pronti a discutere di questo tema, ovviamente, seppure al massimo disponiamo di un ciclostile!


Poste: Lettera SLC a Poste Italiane su PdR

Il perdurare di una difficile fase nelle relazioni sindacali, più volte denunciata dalla nostra organizzazione, non può continuare a produrre effetti negativi sulle lavoratrici ed i lavoratori di Poste Italiane.

Questo è quanto abbiamo sostenuto fin dal primo momento, quando, in maniera pretestuosa, veniva spaccato il tavolo nazionale anche su temi importanti come il PDR.

Ci siamo sempre resi disponibili al confronto, a condizione che questo fosse “vero”, invece per mesi abbiamo assistito ad una trattativa che aveva un unico intento: escludere la SLC CGIL.

Oggi la misura è colma. Le lavoratrici ed i lavoratori non possono più aspettare che “incomprensioni” o “strategie” abbiano la meglio sui loro interessi. Anche perché, difficilmente comprenderebbero un ulteriore ritardo nel pagamento del premio di risultato, visti i risultati positivi registrati ancora una volta da Poste Italiane, con la chiusura del bilancio 2010 in attivo (800 milioni di euro).

Per questo motivo, in attesa di ritrovare sobrietà ed equilibrio nelle relazioni sindacali, chiediamo all’azienda di pagare l’acconto del PDR con la busta paga di settembre. Pensiamo che questa possa essere una soluzione immediata che potrà e dovrà ovviamente prevedere un successivo momento di confronto, ci auguriamo unitario, per la sottoscrizione di tutto l’impianto relativo al triennio 2011-2013.

Cordiali saluti.

p. la Segreteria Nazionale Area Servizi

Barbara Apuzzo

legge 30 luglio 2010, n. 122 - Lavoratori in mobilità iscritti ai soppressi fondi Elettrici e Telefonici -

Con circolare n. 142 del 5 novembre 2010 sono state illustrate le innovazioni introdotte dall’articolo 12, commi da 12septies a 12undecies, della legge 30 luglio 2010, n. 122 in materia di ricongiunzione e di trasferimento delle contribuzioni nel FPLD, con conseguente abrogazione delle norme che disciplinavano la costituzione delle posizioni assicurative.


Con circolare n. 97 del 22 luglio scorso è stata estesa ai soppressi Fondi speciali Elettrici e Telefonici l’applicazione della legge n. 322/1958 che in precedenza non aveva mai trovato applicazione in quanto il trasferimento delle posizioni assicurative dai predetti Fondi all’Ago era regolato dalle specifiche norme, abrogate dalla citata legge 122 a far tempo dal 1° luglio 2010.


Per effetto delle disposizioni contenute nelle circolari sopra citate i lavoratori iscritti ai Fondi Telefonici ed Elettrici che siano cessati dal servizio entro la data del 30 luglio 2010 senza diritto a pensione e che non si siano avvalsi della facoltà di versare volontariamente, possono ottenere il trasferimento d’ufficio delle posizioni assicurative nel FPLD.


I lavoratori cessati dal 31 luglio 2010 che intendano trasferire la contribuzione dai soppressi Fondi Elettrici e Telefonici potranno invece esercitare tale facoltà solo a titolo oneroso, con le modalità già descritte nella predetta circolare n. 142.


In merito alla trasferibilità della posizione assicurativa dai soppressi Fondi Elettrici e Telefonici sono pervenuti alla scrivente Direzione numerosi quesiti, con particolare riguardo ai soggetti in mobilità.


Per meglio individuare i criteri applicabili in tale situazione contributiva occorre innanzitutto stabilire in quale delle seguenti tipologie rientrino gli interessati:


1. lavoratori che, cessati entro il 30 luglio 2010, pur maturando ulteriore contribuzione di natura non obbligatoria, anche successivamente alla predetta data, non raggiungano comunque il diritto a pensione nel Fondo Elettrici o Telefonici (v. circ. n. 142, parte seconda, punto 1.1., lettera b);


2. lavoratori cessati prima dell’abrogazione delle norme riguardanti il trasferimento gratuito che, per effetto dell’accredito della contribuzione figurativa per mobilità, raggiungano il diritto alla pensione del Fondo;


3. lavoratori cessati dopo il 30 luglio 2010.


Sulla base di quanto già disposto nelle circolari citate in premessa, i lavoratori di cui al punto 1) hanno diritto al trasferimento della posizione assicurativa dal Fondo all’AGO a titolo gratuito e d’ufficio.


Invece, i lavoratori che rientrano nelle ipotesi di cui ai punti 2) e 3) potranno ottenere il trasferimento della posizione assicurativa avvalendosi dell’art.12, commi 12octies e 12novies, della legge 122, ovvero, ricorrendone i requisiti, potranno esercitare la facoltà di ricongiunzione di cui all’art. 1 della legge 7 febbraio 1979, n. 29, come modificato dal citato art. 12, comma 12septies, della legge n. 122/2010, in entrambi i casi a titolo oneroso.


In proposito va ulteriormente precisato che la posizione assicurativa dei soggetti in mobilità, iscritti ai Fondi Elettrici e Telefonici, che intendano liquidare la pensione a carico del FPLD utilizzando anche la contribuzione figurativa accreditata nel Fondo speciale in corrispondenza dei periodi di fruizione della relativa indennità, dovrà essere trasferita, sia a titolo gratuito che oneroso, solo in epoca successiva all’ultimo contributo figurativo accreditato per tale evento.


Ciò in quanto il trasferimento della contribuzione obbligatoria al FPLD farebbe venire meno il requisito contributivo necessario ad accreditare nel Fondo i periodi di mobilità successivi a tale operazione, con conseguente impossibilità per gli interessati di vedersi riconosciuta e valutata ai fini pensionistici la corrispondente anzianità contributiva.


Analogamente - qualora i medesimi lavoratori, ancora in mobilità, presentino istanza di ricongiunzione nel FPLD ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 29/1979 – potranno far transitare nel FPLD solo i periodi contributivi maturati entro la fine del mese di presentazione della relativa domanda, perdendo il diritto all’accredito figurativo nel Fondo dei periodi di fruizione dell’indennità di mobilità successivi a tale momento.


Paginone Legge 122, Messaggio INPS Leggi la documentazione...

Slc Cgil Catania: Il Segretario Generale ringrazia la città e l'hinterland catanese

- 7 settembre 2011 -

Cari compagni/e,

dopo lo sciopero di ieri colgo l'occasione per ringraziare tutte quelle persone che ci sono state vicine e che insieme alla Segreteria, i quadri sindacali, gli attivisti, le Categorie e la nostra Confederazione hanno fatto si che il sei settembre sia stata una giornata fondamentale per il riconoscimento dei nostri diritti e la tutela del nostro lavoro.

La Nazione sta attraversando il più alto grado di difficoltà che io ricordi a memoria d'uomo. Questo mi fa e ci fa capire come "le decisioni prese oggi sulla manovra sono il risultato di un governo in evidente stato confusionale, sordo di fronte al paese e sempre più condizionato dagli umori dei mercati. Tutto questo conferma l’iniquità di una manovra sbagliata, che produce effetti depressivi e non è in grado di raggiungere gli obiettivi di sviluppo e di crescita. ” Lo stesso attacco all' art. 18 ed allo Statuto dei lavoratori (autorizzando i liberi licenziamenti) è un atto di regime e di follia compulsiva che prova a mettere in ginocchio l'intero mondo del lavoro italiano.

Noi come Slc Cgil catanese continueremo a contrastare con tutte le nostre forze ogni tipo di manovra che tenterà di cancellare diritti civili, di legge e dignità morale acquisiti nel tempo e staremo sempre accanto ai nostri lavoratori ed alle nostre lavoratrici che proprio questo sei settembre ci hanno dimostrato fiducia, coesione e senso di appartenenza partecipando in massa a quello che è il più grande strumento di libertà e lotta sindacale come lo SCIOPERO GENERALE.

Con affetto

Davide Foti

Segretario Generale Provinciale Slc Cgil Catania

SCIOPERO: BARBARA APUZZO: (SEGRETARIO NAZIONALE SLC/CGIL), SCIOPERO IN POSTE AL 30%

"Lo straordinario risultato ottenuto anche in Poste Italiane, con adesioni allo sciopero pari al 30% in quasi tutte le regioni d’Italia, con punte che hanno superato il 50%, conferma che ancora una volta la CGIL va nella direzione giusta - cosi' dichiara Barbara Apuzzo, segretaria nazionale di Slc Cgil.

"Le lavoratrici e i lavoratori hanno capito che le persone che hanno tentato di mettergli un bavaglio sostenendo che lo sciopero è lesivo dei loro interessi, sono le stesse che tentano di far passare una manovra che li massacrerà sotto tutti i punti di vista. Per questo motivo oggi, insieme alla SLC e alla CGIL , nelle 100 piazze d’Italia , erano presenti molti più lavoratori rispetto a quelli iscritti alla nostra organizzazione."

Il Governo ha una volontá precisa: cancellare lo statuto dei lavoratori, l’art. 18 contro i licenziamenti e il CCNL.

Noi - conclude la sindacalista - continueremo a stare in prima linea accanto alle lavoratrici e ai lavoratori per contrastare questo folle progetto di chi pensa di cancellare, magari con un accordo aziendale, diritti acquisiti per legge.

Abbiamo sempre detto con chiarezza da che parte stiamo e lì siamo rimasti. Spieghino gli altri come si possono tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori condividendo al contempo quanto il Governo sta facendo."

06 settembre 2011

Sciopero Generale: migliaia di lavoratori in piazza a Catania - www.cgilct.it -

Il corteo dello sciopero generale contro la manovra a Catania è stato aperto, simbolicamente, dai ragazzi dell' Udu e dai sindaci di Biancavilla, Pippo Glorioso, di Linguaglossa, Rosa Maria Vecchio, di San Cono, Nunzio Drago, di Giarre, Teresa Sodano, di Raddusa, Cosimo Marotta, e di Licodia eubea Nunzio Li Rosi, presidente provinciale dell' Anci. Sono rappresentate tutte le categorie di lavoratori; moltissimi gli studenti- compresi quelli del Movimento studentesco catanese- e i ricercatori, così come i metalmeccanici e i lavoratori del pubblico, i pensionati e gli atipici e tante altre categorie.

"A Catania oggi abbiamo la dimostrazione che i lavoratori sono dalla nostra parte" commenta a caldo il segretario generale della Camera del lavoro di Catania Angelo Villari. I numeri delle adesioni allo sciopero sono straordinari e gli danno ragione: uno strabiliante 90% all'aeroporto e un ottimo 90% nel settore delle medie imprese industriali, 70% alla St dove aderiscono persino le Rsu di Fim Cisl e Uilm Uil (nonostante la mancata adesione formale allo sciopero), 100% negli impianti fissi edili, e circa il 35% dei dipendenti pubblici; un dato quest'ultimo che supera di molto la rappresentanza effettiva della Cgil negli uffici.

La manifestazione si è chiusa con un comizio tenutosi alle 11,30 in pizza Manganelli con l' apertura dello stesso segretario generale dal palco, a cui ha fatto seguito l'intervento del segretario di Caltagirone Pasquale Timpanaro e di Santina Sconzo rappresentante dell'Anpi. Ha chiuso i contributi Serena Sorrentino, segretario nazionale Cgil che sottolinea la sua piena soddisfazione per avere partecipato ad una manifestazione del Mezzogiorno: “Oggi in tutte le piazze del Sud manifesta la rabbia dei lavoratori e dei pensionati. I cittadini dichiarano la loro contrarietà alle scelte del Governo e, soprattutto, non si rassegnano ad essere trattati da ultima provincia dell' Impero. Non solo questo Governo non ha fatto nulla per far crescere il lavoro, nel Mezzogiorno, ma con questa manovra fatta di tagli agli enti locali, ai cittadini meridionali non verranno garantiti neppure i servizi essenziali. Il sud ha bisogno di risorse e investimenti destinati soprattutto all' occupazione; purtroppo l 'art 8 non va in questa direzione perche cancellando i diritti del lavoro nel Mezzogiorno i ricatti saranno sempre più forti. Per questo è necessario cambiare la manovra assumendo il Mezzogiorno come questione nazionale”.

Il fortissimo caldo non ha fermato gli interventi, e neppure gran parte della folla, sebbene si sia inevitabilmente registrato qualche piccola indisposizione sul palco della piazza.

L'intervento di Angelo Villari ha puntato sul “prima” dell'ufficialità della crisi e il “dopo”, quando il Governo dopo anni di negazioni ha dovuto prendere atto del crollo di un sistema che ha danneggiato la maggioranza dei cittadini. Non i più ricchi, però: “mentre invece bisognerebbe attivare un'imposta sulle grandi ricchezze, per tutti quei redditi e quei patrimoni che suoerano gli 800 mila euro. Così come oramai non è più rinviabile la tassazioni delle rendite e delle transazioni finanziarie intervenendo in modo tale da evitare l'evasione fiscale”.

“A Catania- ha aggiunto Villari- chiediamo più attenzione verso le nostre aziende, le nostre industrie in crisi, la Pfizer, la St, la Numonyx- Micron, la Sat, la Cesame e le tante piccole e medie imprese in crisi e chiediamo una politica seria per la nostra agricoltura che rappresenta una parte importante della nostra economia, insieme alla riorganizzazione del nostro sistema commerciale per eliminare le storture esistenti per la eccessiva presenza di ipermercati e per l'etremo utilizzo di lavoro precario e senza prospettiva”.

NOTA A MARGINE:

Nella foto Serena Sorrentino (Segreteria Nazionale CGIL)